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Articoli del 04/09/2025

Il robot umanoide Atlas di Boston Dynamics al lavoro in un magazzino logistico.
Il robot umanoide Atlas di Boston Dynamics al lavoro in un magazzino logistico.

Quello che fino a ieri era confinato in video virali e laboratori di ricerca, oggi diventa realtà operativa. Boston Dynamics ha annunciato l'avvio del suo primo programma pilota commerciale per Atlas, il robot umanoide più avanzato al mondo. In collaborazione con il colosso della logistica DHL, diversi esemplari del nuovo Atlas completamente elettrico verranno impiegati in un centro di smistamento in Germania. Non è più un esperimento, ma il primo, cruciale passo per capire come gli esseri umani e i robot umanoidi potranno collaborare negli ambienti di lavoro del futuro.

Dal laboratorio alla logistica: il compito di Atlas
Il test si concentrerà su una delle mansioni più faticose e ripetitive all'interno di un magazzino: il "case picking" e la pallettizzazione. I robot Atlas saranno incaricati di prelevare pacchi di varie forme, pesi e dimensioni dagli scaffali e posizionarli ordinatamente sui pallet per la spedizione. Questo compito, apparentemente semplice, richiede un livello di destrezza, equilibrio e percezione spaziale che va ben oltre le capacità dei tradizionali robot su ruote (AMR) attualmente in uso. La sfida per Atlas sarà operare in un ambiente dinamico, adattandosi in tempo reale a situazioni imprevedibili e lavorando in sicurezza a fianco del personale umano.

Sotto la scocca: la tecnologia che lo rende possibile
Il successo di questa impresa è reso possibile dall'ultima versione, completamente elettrica, di Atlas. Abbandonato il rumoroso sistema idraulico, i nuovi attuatori elettrici garantiscono una forza superiore e una gamma di movimenti molto più ampia e precisa. La vera magia, però, risiede nel software.


  • Visione 3D: Grazie a sensori di profondità e telecamere RGB, Atlas percepisce il mondo a colori e in tre dimensioni, permettendogli di identificare e localizzare gli oggetti con precisione.

  • IA di controllo: Algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning consentono ad Atlas di prevedere come si comporterà un oggetto una volta afferrato, adattando la presa e il movimento di conseguenza.

  • Navigazione autonoma: Il robot è in grado di muoversi autonomamente all'interno del magazzino, evitando ostacoli fissi e mobili, inclusi i colleghi umani.


Non sostituzione, ma collaborazione: l'obiettivo del test
Boston Dynamics e DHL sottolineano che lo scopo di questo programma pilota, della durata di 12 mesi, non è quello di sostituire i lavoratori umani. L'obiettivo è studiare le modalità di collaborazione più efficaci. L'idea è di delegare ad Atlas i compiti fisicamente più usuranti, come il sollevamento di carichi pesanti o i movimenti ripetitivi, che spesso sono causa di infortuni sul lavoro. Questo permetterebbe al personale umano di concentrarsi su attività a più alto valore aggiunto, come la supervisione, il controllo qualità e la risoluzione di problemi complessi, trasformando il robot in un "cobot" o collega collaborativo.

Questo test segna un punto di svolta. Per la prima volta, un robot umanoide bipede con capacità di manipolazione avanzate esce dal laboratorio per affrontare le complessità di un vero ambiente di lavoro. I dati raccolti da DHL saranno fondamentali per perfezionare la tecnologia e definire i casi d'uso più efficaci. Sebbene la strada per un'adozione su larga scala sia ancora lunga, il futuro del lavoro fisico, in cui robot e umani lavorano fianco a fianco per migliorare sicurezza ed efficienza, inizia oggi.

 
Di Alex (pubblicato @ 17:00:00 in Salute, cibo e benessere, letto 647 volte)
Una persona che corre con le cuffie e un telefono al braccio
Una persona che corre con le cuffie e un telefono al braccio

Sia che tu stia iniziando a correre o che ti stia preparando per la tua prossima maratona, le app per smartphone sono diventate uno strumento indispensabile per monitorare i progressi, motivarsi e migliorare le proprie prestazioni. Con una vasta gamma di opzioni disponibili, può essere difficile scegliere quella giusta. Ecco una guida alle migliori app per i runner, ognuna con caratteristiche uniche per soddisfare diverse esigenze.

Strava: il social network dei runner
Conosciuta come il "social network" per gli sportivi, Strava è molto più di una semplice app per tracciare la corsa. Permette di registrare attività come corsa, ciclismo e nuoto, visualizzando dati come distanza, ritmo, elevazione e calorie bruciate. La sua forza principale, però, risiede nella comunità. È possibile seguire gli amici, unirsi a club e partecipare a sfide, creando un senso di competizione e supporto reciproco. Una delle funzionalità più popolari sono i "segmenti", tratti di percorso predefiniti dove gli utenti possono competere per il miglior tempo.

Nike run club: il coach virtuale
Se cerchi motivazione e un piano di allenamento strutturato, Nike Run Club è la scelta ideale. Offre una vasta libreria di corse guidate con voci di coach famosi, atleti d'élite e celebrità, che offrono consigli e incoraggiamento in tempo reale. L'app include piani di allenamento personalizzati per obiettivi specifici, come la prima 5K o una mezza maratona, che si adattano ai tuoi progressi. È completamente gratuita e integra una funzione di condivisione sui social, premi per il raggiungimento di obiettivi e la possibilità di competere con gli amici.

Runkeeper: la semplicità e la personalizzazione
Runkeeper (di ASICS) si distingue per la sua interfaccia intuitiva e le opzioni di personalizzazione. Oltre al tracciamento standard, offre la possibilità di impostare allenamenti a intervalli personalizzati e di seguire piani di allenamento specifici per i propri obiettivi, dalla perdita di peso all'allenamento per una gara. L'app fornisce un feedback audio in tempo reale durante la corsa, informandoti su ritmo, distanza e tempo. Offre anche una versione premium, Runkeeper Go, che include piani di allenamento più dettagliati, approfondimenti sui dati e il monitoraggio dei progressi.

Adidas running: la sfida e la musica
Precedentemente nota come Runtastic, Adidas Running offre una vasta gamma di funzionalità, tra cui il tracciamento GPS, piani di allenamento personalizzati e statistiche dettagliate. Una caratteristica interessante è l'integrazione con Spotify, che permette di controllare la musica direttamente dall'app. L'app organizza regolarmente sfide e classifiche, motivando gli utenti a raggiungere i propri obiettivi. La versione premium, Adidas Running Premium, sblocca piani di allenamento avanzati, inclusi quelli per la preparazione di maratone e mezze maratone, e offre feedback vocale in tempo reale.

Scegliere l'app giusta dipende dai tuoi obiettivi personali. Se cerchi una comunità, Strava è la scelta migliore. Se hai bisogno di un allenatore virtuale e di motivazione costante, prova Nike Run Club. Per la personalizzazione e un'interfaccia semplice, Runkeeper è un'ottima opzione, mentre Adidas Running si distingue per l'integrazione con la musica e le sfide. Indipendentemente dalla tua scelta, queste app possono trasformare la tua esperienza di corsa, rendendola più efficace, divertente e gratificante.
 
Un concept del nuovo desktop di Windows 12 con la barra delle applicazioni fluttuante.
Un concept del nuovo desktop di Windows 12 con la barra delle applicazioni fluttuante.

Dopo mesi di indiscrezioni e build interne trapelate, Microsoft ha finalmente iniziato a svelare le prime carte sul futuro del suo sistema operativo. Windows 12, atteso per la primavera del 2026, si preannuncia come uno degli aggiornamenti più radicali nella storia di Windows, con due pilastri fondamentali: una rivoluzione dell'interfaccia utente e un'integrazione dell'intelligenza artificiale così profonda da cambiare il modo in cui interagiamo con il PC. Dimenticate il Copilot come lo conosciamo oggi; stiamo parlando di un'IA che vive e respira all'interno del kernel del sistema.

Addio barra delle applicazioni: la nuova "Floating UI"
La prima cosa che salta all'occhio dai concept e dalle prime build per sviluppatori è il nuovo design del desktop. Microsoft sembra pronta a mandare in pensione la classica barra delle applicazioni ancorata al fondo dello schermo. Al suo posto, troveremo una "dock" fluttuante e arrotondata, molto più simile a quella vista su macOS o ChromeOS, che conterrà le icone delle app e il menu Start. La parte superiore dello schermo, invece, potrebbe ospitare una nuova "shelf" dinamica, una sorta di super-widget che mostrerà informazioni contestuali come il meteo, gli appuntamenti e le notifiche in modo più organico e meno invasivo. L'obiettivo è creare un'esperienza più pulita, moderna e focalizzata sul contenuto.

Un Copilot con i superpoteri: l'IA integrata nel kernel
La vera rivoluzione di Windows 12 non sarà estetica, ma funzionale. L'intelligenza artificiale non sarà più un'applicazione o una barra laterale, ma un servizio fondamentale del sistema operativo. Si parla di funzionalità come "AI Explorer", una cronologia intelligente che permetterà di cercare file e attività passate usando il linguaggio naturale (es. "trova la presentazione a cui lavoravo martedì scorso"). Funzionalità come Snap Layouts verranno potenziate per suggerire automaticamente la disposizione migliore delle finestre in base al workflow dell'utente. Questa profonda integrazione richiederà però nuovo hardware: per sfruttare appieno Windows 12 sarà quasi indispensabile un PC dotato di una NPU (Neural Processing Unit) di ultima generazione.

Modularità e requisiti: il progetto "CorePC"
Sotto il cofano, Windows 12 sarà basato su un'architettura più moderna e modulare, internamente nota come "CorePC". Questo permetterà a Microsoft di creare versioni più leggere e sicure del sistema operativo, ottimizzate per diversi tipi di dispositivi, dai tablet ai PC da gaming. La modularità consentirà anche aggiornamenti più veloci e affidabili, separando lo stato del sistema dalle applicazioni e dai dati dell'utente. Tuttavia, come accennato, questa evoluzione alzerà l'asticella dei requisiti hardware. Sebbene sarà probabilmente possibile installare una versione base su macchine più vecchie, le funzionalità IA che rappresentano il cuore di Windows 12 saranno un'esclusiva dei nuovi PC, spingendo di fatto il mercato verso un nuovo ciclo di aggiornamenti.

In conclusione, Windows 12 si profila come una scommessa audace e necessaria da parte di Microsoft. Non è un semplice maquillage estetico, ma un tentativo di riprogettare il sistema operativo per un'era dominata dall'intelligenza artificiale. L'interfaccia più pulita e le funzionalità IA proattive potrebbero davvero migliorare la produttività e l'esperienza d'uso quotidiana. Resta da vedere come reagirà il mercato alla probabile necessità di nuovo hardware, ma una cosa è certa: il modo in cui usiamo il PC sta per cambiare di nuovo, e in modo significativo.

Fonte della news
 
Di Alex (pubblicato @ 11:45:00 in Scienza e Spazio, letto 596 volte)
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Rappresentazione artistica della Starship HLS di SpaceX, uno dei due lander che la NASA metterà alla prova con Artemis III.
Rappresentazione artistica della Starship HLS di SpaceX, uno dei due lander che la NASA metterà alla prova con Artemis III.

Il ritorno degli astronauti verso la Luna richiederà un passo intermedio. La NASA ha trasformato Artemis III in un collaudo in orbita terrestre bassa nel 2027, con Orion agganciata ai prototipi di SpaceX e Blue Origin. Il vero sbarco slitta ad Artemis IV nel 2028. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.

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Dall'allunaggio al collaudo: che cosa è cambiato
Fino all'inizio del 2026 Artemis III era la missione che avrebbe riportato due astronauti sulla Luna dopo l'ultima missione Apollo, nel 1972. Il 27 febbraio 2026 l'amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha ribaltato il piano: Artemis III diventa un volo con equipaggio in orbita terrestre bassa, a circa 430 chilometri di quota, in cui la capsula Orion proverà a incontrarsi e ad attraccare con i prototipi dei lander lunari commerciali. Il primo vero sbarco passa ad Artemis IV, previsto all'inizio del 2028, mentre Artemis V, con un secondo allunaggio, potrebbe seguire a fine anno. Dopo che a gennaio si era parlato di uno slittamento al 2028, l'annuncio ha riportato il volo con equipaggio al 2027, a condizione di rinunciare alla discesa sul suolo lunare. La scelta è prudente: prima di far scendere degli astronauti sulla Luna conviene verificare in orbita terrestre, dove un'emergenza si può gestire rientrando in poche ore, le operazioni più delicate, cioè l'incontro, l'attracco e il lavoro a bordo dei lander. Ha anche un vantaggio tecnico: la missione non ha bisogno dell'ICPS, lo stadio superiore dell'SLS, e l'ultimo esemplare disponibile viene tenuto per Artemis IV.

Il programma resta però in ritardo. In un memo interno, trapelato alla stampa nel settembre 2026, Isaacman ha scritto che Artemis III accumula circa 90 giorni di ritardo sulla tabella di marcia, ma che ci sono ancora molte decisioni da prendere e occasioni per recuperare, e che la NASA non lancerà finché non sarà pronta; la situazione, ha aggiunto, è comunque molto migliore di quanto molti immaginassero solo pochi mesi fa. Il volo resta possibile nell'estate del 2027, ma potrebbe slittare all'autunno, e un ritardo ulteriore rischierebbe di ridurre a un solo allunaggio i due previsti nel 2028, spostando il secondo al 2029. Sullo sfondo c'è la corsa con la Cina, che secondo le previsioni riportate dalla stampa specializzata punta a far scendere i propri astronauti sulla Luna tra il 2029 e il 2030.

L'equipaggio: dopo Artemis II, tocca a tre americani e a un italiano
Prima di Artemis III c'è stata Artemis II, il primo volo con equipaggio della capsula Orion e del razzo SLS. È partita il 1° aprile 2026 e in dieci giorni di missione ha portato Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, dell'agenzia spaziale canadese, in un sorvolo della Luna senza allunaggio. Il 6 aprile l'equipaggio ha stabilito il record di distanza dalla Terra, 252.756 miglia, pari a circa 406.800 chilometri, superando di circa 4.100 miglia il primato di Apollo 13 del 1970, e ha osservato regioni della faccia nascosta mai viste direttamente da occhi umani e un'eclissi totale di Sole. Il 10 aprile la capsula, battezzata Integrity, è rientrata a una velocità di circa 32 volte quella del suono e ha ammarato nell'Oceano Pacifico al largo di San Diego, superando la prova dello scudo termico, che nel volo senza equipaggio del 2022 aveva subìto un'erosione superiore alle attese; per ridurre il rischio, i tecnici avevano modificato la traiettoria di rientro. Con quella missione Glover, Koch e Hansen sono stati il primo astronauta di colore, la prima donna e il primo non statunitense a partecipare a un volo lunare.

L'equipaggio di Artemis III è stato annunciato il 9 giugno 2026 al Johnson Space Center di Houston: Randy Bresnik comandante, l'astronauta italiano dell'ESA Luca Parmitano pilota, Frank Rubio e Andre Douglas specialisti di missione, con Bob Hines come sostituto. Bresnik e Parmitano affronteranno il loro terzo volo spaziale, Rubio il secondo e Douglas il primo. La presenza di Parmitano riconosce il contributo europeo al programma, a partire dal modulo di servizio di Orion costruito da Airbus. Nell'equipaggio non ci sono donne, una scelta che Isaacman ha riconosciuto aver suscitato reazioni che vanno dalla delusione all'indignazione, spiegando che sono stati scelti gli astronauti più adatti agli obiettivi della missione e che altri erano già assegnati a spedizioni sulla Stazione Spaziale Internazionale o ritenuti più adatti a missioni successive. Diversamente da quanto si pensava quando Artemis III era la missione dell'allunaggio, quindi, la prima donna e la prima persona di colore a mettere piede sulla Luna dovranno essere cercate negli equipaggi di Artemis IV e delle missioni successive.

La sfida più grande: la Starship di SpaceX e il Blue Moon di Blue Origin
Il problema più grosso resta lo sviluppo dei lander, i veicoli destinati a scendere sulla Luna, noti come HLS (Human Landing System). Per Artemis III la NASA ha deciso di mettere alla prova due prototipi, che chiama pathfinder, basati sui lander che SpaceX e Blue Origin stanno sviluppando ma privi di diversi sistemi indispensabili per l'allunaggio. Quello di Blue Origin segue l'architettura del lander Blue Moon Mark 2: ha la stessa cabina per l'equipaggio dei lander futuri e un sistema di supporto vitale funzionante, e fino a due astronauti di Artemis III apriranno il portello, entreranno nel veicolo e ne proveranno i sistemi, comprese le interfacce con le nuove tute Axiom AxEMU. Quello di SpaceX sarà una Starship di terza generazione, la versione V3, uscita dalla linea di produzione e dotata di un adattatore di aggancio, ma senza supporto vitale e senza cabina attrezzata: Orion resterà attraccata per circa un giorno e gli astronauti non entreranno nella Starship.

La sequenza prevede tre lanci. Per primo parte il razzo New Glenn di Blue Origin con il prototipo del lander, dal pad LC-36A di Cape Canaveral, che resterà in orbita per il tempo necessario a offrire più finestre di lancio a Orion. Poi l'SLS con Orion e i quattro astronauti decolla dal pad 39B del Kennedy Space Center e si aggancia al lander di Blue Origin per circa due giorni. Infine, quando le operazioni a bordo sono concluse e Orion si è staccata, parte la Starship dal complesso SLC-37, per un secondo attracco di circa un giorno. Dopo circa due settimane Orion rientrerà con uno scudo termico aggiornato e ammarerà nel Pacifico, al largo di San Diego.

Nessuno dei due veicoli ha ancora completato la certificazione della NASA per il volo umano, e entrambe le aziende hanno avuto incidenti con esplosioni nell'ultimo anno. Blue Origin ha dichiarato che la costruzione del lander procede, ma il razzo New Glenn dovrebbe tornare a volare, nella versione 7x2, solo verso la fine dell'anno, dopo la ricostruzione di una rampa danneggiata alcuni mesi fa. SpaceX, secondo la NASA, proverà non prima del 10 dicembre a recuperare il primo Super Heavy V3 e la prima Ship V3 e a compiere il primo lancio di Starship dalla Florida. Resta poi da dimostrare l'operazione più complicata, mai tentata su questa scala: il rifornimento di propellente da una nave all'altra in orbita terrestre, indispensabile per caricare un lander prima di mandarlo verso la Luna, che SpaceX prevede di dimostrare nel primo trimestre del 2027.

Dove siamo oggi: il calendario aggiornato
Secondo il documento che la NASA ha diffuso intorno al 18 ottobre 2026, firmato dal responsabile del programma HLS Steve Creech, Artemis III è prevista non prima del terzo trimestre del 2027, senza date certe. Nel frattempo il razzo prende forma: il 18 ottobre la NASA ha annunciato che nell'edificio di assemblaggio del Kennedy Space Center è stato completato l'impilaggio dei due booster a propellente solido, mentre il core stage con i quattro motori RS-25 verrà integrato per formare la configurazione detta short stack, cioè senza stadio superiore, che servirà a un test di caricamento del propellente. Per la capsula è previsto un sistema di comunicazione basato su Starlink, che permetterà di trasmettere video ad alta risoluzione dall'orbita bassa.

Il calendario dei due partner prevede nel primo trimestre del 2027 il completamento del pad SLC-37 e la prima dimostrazione di trasferimento di propellente tra due navi Starship. Nel secondo trimestre sono attesi i test dell'hardware del prototipo Starship HLS, con il trasferimento in Florida via chiatta, e l'integrazione del prototipo Blue Moon con il razzo New Glenn. Nel terzo trimestre dovrebbero partire la missione e una Starship in versione cisterna. A Starbase, in Texas, è in completamento Cabin One, un modello in scala reale della cabina della Starship HLS per le prove con le tute di nuova generazione. La stampa specializzata sottolinea che questi tempi sono molto ottimistici e presuppongono che non ci siano altri problemi. Il 23 ottobre, alle 20:00 ora italiana, la NASA terrà la conferenza chiamata Artemis Acceleration, in cui è previsto un resoconto aggiornato dei progressi.

Obiettivi della missione



  • Attracco ai lander: Provare incontro e aggancio di Orion con i prototipi di Blue Origin, per circa due giorni e con gli astronauti che entrano nel veicolo, e di SpaceX, per circa un giorno e senza accesso all'interno.
  • Verifica dei sistemi: Collaudare propulsione, comunicazioni, supporto vitale e il nuovo scudo termico di Orion, oltre alla gestione dei veicoli agganciati e al rientro nel Pacifico dopo circa due settimane.
  • Tecnologia: Verificare l'interfaccia fra le nuove tute Axiom AxEMU e almeno un lander, tappa necessaria per una presenza umana sostenibile sulla Luna.
  • Ispirazione: Preparare Artemis IV, il primo allunaggio, previsto nel polo sud lunare, regione mai esplorata dall'uomo, dove nei crateri perennemente in ombra si cerca il ghiaccio d'acqua, e ispirare una nuova generazione (la "generazione Artemis") a intraprendere carriere scientifiche e tecnologiche.


Il cammino verso la Luna è complesso e costellato di sfide tecniche che richiedono tempo e cautela. Lo spostamento dell'allunaggio ad Artemis IV non è una battuta d'arresto, ma una scelta di prudenza: provare in orbita terrestre ciò che andrà fatto nello spazio profondo riduce i rischi, anche se costa tempo e mette sotto pressione un calendario già in ritardo di circa tre mesi. L'attesa non fa che aumentare il valore di un momento che, quando arriverà, sarà ricordato per sempre nella storia.

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# FILE: prompt_immagini.txt artemis-iii-allunaggio-starship.jpg Cinematic shot of Orion spacecraft docked with Starship giant white spaceship hovering in low Earth orbit photorealistic view of planet Earth in background atmosphere dramatic sunlight reflecting on metallic hull and solar panels ultra wide angle cinematic lighting high science detail # FILE: fact_checking.txt Missione Artemis III: la Nasa conferma il 2027 per il ritorno sulla Luna (artemis-iii-allunaggio-starship.txt) Data di verifica: 2026-10-22 Ultima fonte usata: NASA Artemis Program Official Updates - https://www.nasa.gov/specials/artemis/ Caratteri introduzione: 364
 
La futura Tesla Model 2, l'elettrica da 25.000 euro.
La futura Tesla Model 2, l'elettrica da 25.000 euro.

Da anni se ne parla come del sacro Graal della mobilità elettrica: un'auto a marchio Tesla accessibile alle masse. Ora, la cosiddetta "Model 2", o comunque verrà battezzata l'elettrica da 25.000 euro, è più vicina che mai. Le ultime indiscrezioni non si concentrano tanto sul design o sulle prestazioni, quanto sul vero cuore del progetto: un processo produttivo talmente innovativo da poter dimezzare i costi e i tempi di assemblaggio, gettando un'ombra minacciosa su tutta l'industria automobilistica tradizionale.

La piattaforma di nuova generazione: il segreto è "l'unboxed process"
Il vero game-changer della Model 2 non sarà la batteria o il software, ma il modo in cui verrà costruita. Tesla sta mettendo a punto un metodo rivoluzionario chiamato "Unboxed Process". Invece di assemblare l'auto su una singola linea progressiva, diverse macro-componenti (come il frontale, il posteriore e il pacco batteria strutturale con i sedili già montati sopra) vengono costruite e completate in parallelo su linee dedicate. Solo alla fine queste sezioni vengono unite, o "inscatolate", per formare il veicolo finito. Questo approccio modulare riduce drasticamente lo spazio necessario in fabbrica, il numero di operazioni e i tempi morti, consentendo un abbattimento dei costi di produzione stimato intorno al 50% rispetto alla Model 3.

Specifiche attese: cosa sappiamo su batteria e autonomia
Per raggiungere il target di prezzo, Tesla farà scelte mirate e intelligenti. L'obiettivo non è creare un'auto da record, ma un veicolo estremamente efficiente per l'uso quotidiano. Le specifiche più probabili sono le seguenti:


  • Batteria: Tecnologia LFP (Litio-Ferro-Fosfato), meno costosa e molto durevole, con una capacità stimata intorno ai 50 kWh.

  • Autonomia: Obiettivo di circa 400-450 km nel ciclo WLTP, un valore più che adeguato per la maggior parte degli spostamenti urbani ed extraurbani.

  • Architettura: Molto probabile l'adozione di un sistema a 48V per ridurre i cablaggi e i costi.

  • Motore: Singolo motore posteriore per massimizzare l'efficienza.


Design e data di uscita: le ultime indiscrezioni
Le forme definitive sono ancora avvolte nel mistero, ma i render più accreditati e alcuni avvistamenti di prototipi camuffati suggeriscono una carrozzeria da crossover compatto, a metà strada tra una hatchback e un SUV. Un design funzionale, pensato per massimizzare lo spazio interno pur mantenendo dimensioni esterne ridotte. Per quanto riguarda la data di uscita, i piani di Tesla parlano di un avvio della produzione nella Gigafactory del Texas nella seconda metà del 2026, per poi espandersi rapidamente anche a Berlino e Shanghai. La sfida più grande non sarà progettarla, ma produrla in milioni di unità per soddisfare una domanda che si preannuncia senza precedenti.

In conclusione, la Tesla Model 2 è destinata a essere molto più di una semplice auto elettrica a basso costo. Rappresenta il culmine della visione industriale di Elon Musk, un attacco frontale al cuore del sistema produttivo automobilistico tradizionale. Se Tesla riuscirà a mantenere le promesse, non solo renderà la mobilità elettrica accessibile a un pubblico enormemente più vasto, ma costringerà ogni altro produttore a ripensare da zero il modo in cui si costruisce un'automobile, pena l'essere spazzati via da questa rivoluzione.
 

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