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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Alex (del 11/10/2026 @ 08:00:00, in Storia meno nota e miti, letto 306 volte)
Averroe ibn rushd Averroe ibn rushd 1926-1998 a. C. commentatore di aristotele e padre dell averroismo europeo.
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Il contesto storico e culturale dell'al andalus
Nel cuore della civiltà islamica medievale fiorita nella penisola iberica, nota come Al Andalus, visse una delle menti più lucide e influenti della storia del pensiero universale: Abu al Walid Muhammad ibn Ahmad ibn Muhammad ibn Rushd, universalmente noto in Occidente come Averroe, vissuto tra il millecentoventisei e il millenovecentonovantotto dopo Cristo. Nato a Cordova in una famiglia di illustri magistrati e giuristi, Ibn Rushd operò in un contesto di straordinario fermento culturale, caratterizzato dal dialogo fecondo tra cultura araba, ebraica e cristiana. La sua formazione spaziava dalla giurisprudenza malikita alla medicina, dalla astronomia alla filosofia aristotelica, disciplina quest'ultima che lo avrebbe reso celebre in tutto il continente europeo come il Commentatore per antonomasia.
Il monumentale commento ad aristotele e l'autonomia della ragione
Il contributo intellettuale più rilevante di Averroe consiste nei suoi imponenti commenti alle opere di Aristotele, suddivisi in tre categorie: compendi brevi, parafrasi medie e grandi commenti analitici riga per riga. Di fronte a un corpus filosofico greco spesso ritenuto oscuro o pericoloso per la fede ortodossa, il pensatore cordovano dimostrò con rigore logico che non poteva esserci alcuna contraddizione insanabile tra la verità rivelata del testo sacro e la verità dimostrata attraverso la ricerca razionale della filosofia. Egli sostenne con forza l'autonomia della scienza e dell'indagine scientifica, affermando che l'uso dell'intelletto umano rappresenta il più alto atto di devozione verso il Creatore. Questa visione illuminata anticipò di secoli i dibattiti sul libero pensiero che avrebbero caratterizzato il Rinascimento europeo.
L'eredità dell'averroismo e l'influenza sul pensiero occidentale
Le opere di Averroe, tradotte in latino a Toledo nel corso del tredicesimo secolo grazie all'opera di traduttori come Gerardo da Cremona, ebbero un impatto dirompente nelle università europee nascenti, in particolare a Parigi e a Bologna. Filosofi scolastici come Tommaso d'Aquino dovettero confrontarsi direttamente con le sue tesi rigorose sulla natura dell'intelletto e sull'eternità del mondo, dando origine a una corrente di pensiero nota come averroismo latino. Nonostante le condanne ecclesiastiche iniziali, il metodo critico e l'amore per il rigore dimostrativo trasmessi da Ibn Rushd contribuirono in modo determinante alla nascita del razionalismo moderno e alla separazione dei confini tra fede e filosofia.
La lezione di Averroe rimane un monito immortale sulla necessità di difendere il valore universale della ricerca razionale e del dialogo tra culture diverse in ogni epoca storica.
Di Alex (del 05/10/2026 @ 08:00:00, in Storia meno nota e miti, letto 320 volte)
Incisioni rupestri e pilastro monumentale degli editti di Ashoka
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La violenza del Kalinga e la crisi di coscienza del sovrano
Nel duecentosessantuno avanti Cristo, l'imperatore Ashoka condusse l'esercito maurya contro il regno indipendente del Kalinga, situato lungo le coste orientali dell'India odierna. La campagna militare si concluse con una vittoria schiacciante, ma il costo umano fu spaventoso: oltre centomila guerrieri perirono sul campo di battaglia, centocinquantamila persone furono deportate in schiavitù e un numero imprecisato di civili morì per fame e pestilenze. Camminando tra i cadaveri e osservando le acque del fiume tinte di rosso, il sovrano fu travolto da un profondo rimorso esistenziale. Quella vittoria segnò la fine della sua ambizione espansionistica militare e l'inizio di una metamorfosi spirituale senza precedenti nella storia dei grandi conquistatori dell'antichità.
Gli editti scolpiti nella pietra come manifesto politico universale
Convertitosi agli insegnamenti del Buddismo, Ashoka decise di fondare la propria sovranità sul principio dell'Ahimsa, la non violenza assoluta verso ogni essere vivente. Per comunicare direttamente con i suoi sudditi, fece incidere su rupi montane e su maestosi pilastri monolitici di arenaria levigata una serie di editti redatti nei dialetti locali pracriti e in lingua greca e aramaica nei confini occidentali. Questi testi prescrivevano il rispetto per i genitori, la tolleranza verso tutte le sette religiose, la costruzione di ospedali gratuiti per uomini e animali, la piantumazione di alberi da ombra lungo le vie carovaniere e lo scavo di pozzi pubblici, inaugurando uno stato sociale fondato sull'empatia civile.
L'eredità morale e istituzionale nel panorama politico dell'Asia
L'azione diplomatica di Ashoka non mirava alla sottomissione dei regni vicini, ma all'irradiazione di principi di concordia e cooperazione pacifica. Inviò missionari ed emissari culturali in Birmania, nello Sri Lanka e fino alle corti ellenistiche del Mediterraneo, trasformando il Buddismo da corrente filosofica regionale in una delle grandi tradizioni spirituali del mondo. Il capitello con quattro leoni scolpito sul pilastro di Sarnath, simbolo della forza subordinata alla legge morale, è stato adottato oltre duemila anni dopo come emblema ufficiale della Repubblica dell'India indipendente.
La parabola storica di Ashoka il Grande dimostra che la vera grandezza imperiale non si misura nell'estensione geografica dei territori conquistati col sangue, ma nella capacità di rinunciare alla violenza per porre la potenza dello Stato al servizio della giustizia, della tolleranza e della cura per il creato.





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