\\ Home Page : Pubblicazioni
Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 17/06/2026
Di Alex (pubblicato @ 17:00:00 in Storia Contemporanea, letto 34 volte)
Aereo schiantato montagne Ande sopravvissuti neve e gelo
Bonus Video
La lotta per la sopravvivenza a 3.600 metri
L'aereo, un Fairchild FH-227D turboelica, era decollato da Montevideo diretto a Santiago del Cile, ma le cattive condizioni meteorologiche e un errore di navigazione indussero il pilota a iniziare la discesa troppo presto, schiantandosi contro una cima a circa 3.600 metri di quota. Delle 45 persone a bordo, 12 morirono nell'impatto o nelle ore successive, mentre i feriti iniziarono una lotta contro le temperature che scendevano a -30 gradi centigradi. La fusoliera, squarciata e parzialmente sepolta nella neve, divenne un rifugio di fortuna dove i superstiti si ammassavano per proteggersi dal gelo, utilizzando i sedili come barelle e i bagagli per chiudere le falle. Le ricerche aeree, condotte da Cile, Argentina e Uruguay, vennero sospese dopo otto giorni, poiché il velivolo bianco si confondeva con il manto nevoso e la zona era vastissima. L'ottavo giorno, una valanga travolse la fusoliera uccidendo altre otto persone, compreso il capitano della squadra di rugby. Rimasti senza scorte alimentari, i sopravvissuti presero la drammatica decisione di cibarsi dei corpi dei compagni deceduti, conservati nella neve, un gesto estremo che fu poi compreso dall'opinione pubblica e dalla Chiesa come un atto di necessità per preservare la vita. Dopo settimane di stenti, due dei giovani più forti, Fernando Parrado e Roberto Canessa, decisero di tentare una sortita attraverso le montagne. Il 12 dicembre 1972 partirono senza attrezzatura alpinistica, con scarponi da rugby e sacchi a pelo cuciti alla meglio, scalando picchi di oltre 4.000 metri per dieci giorni, finché non incontrarono un pastore cileno, Sergio Catalán, sulle rive di un torrente. L'uomo avvisò le autorità e il 22 dicembre due elicotteri raggiunsero i superstiti, portando in salvo i sedici che ancora erano vivi. La vicenda scosse il mondo e diede origine a libri e film, tra cui "Alive", che raccontano una storia di resilienza umana spinta ai limiti. La tragedia delle Ande rimane una delle più straordinarie testimonianze di sopravvivenza e solidarietà in condizioni impossibili.
Di Alex (pubblicato @ 16:00:00 in Storia Contemporanea, letto 44 volte)
Bunker Berlino suicidio Hitler voci fuga Sud America
Bonus Video
La fine nel bunker e le ombre del dopoguerra
La situazione militare nei primi giorni di aprile era disperata: le forze sovietiche avevano sfondato le linee tedesche sull'Oder e si preparavano all'assalto finale. Hitler, che aveva rifiutato di lasciare la capitale, si era rifugiato nel Führerbunker il 16 gennaio 1945, dove avrebbe trascorso gli ultimi mesi tra sfuriate, ordini impossibili e il progressivo sfaldamento del Terzo Reich. Il 22 aprile, durante una riunione, ebbe un crollo nervoso quando apprese che un suo ordine di contrattacco non era stato eseguito, e da quel momento molti testimoni lo descrissero come un uomo fisicamente devastato, curvo, con tremiti e uno sguardo assente. Negli ultimi giorni sposò Eva Braun, dettò il testamento politico in cui espelleva Hermann Göring e Heinrich Himmler dal partito e nominava il grandammiraglio Karl Dönitz come suo successore. Il 30 aprile, dopo aver salutato lo staff e aver dato istruzioni di bruciare i corpi, Hitler e la moglie si ritirarono nella stanza privata: lei assunse cianuro, lui si sparò alla tempia destra con una pistola Walther PPK, mordendo una capsula di acido prussico. I cadaveri vennero avvolti in coperte, trasportati nel giardino della Cancelleria, cosparsi di benzina e incendiati mentre l'artiglieria sovietica bombardava la zona. I resti furono recuperati dai soldati dell'Armata Rossa e trasferiti più volte prima di essere sepolti in una base a Magdeburgo; nel 1970 il KGB li esumò, li cremò e disperse le ceneri in un fiume. Nonostante questa ricostruzione, già Stalin alimentò dubbi, dichiarando a più riprese che Hitler era fuggito, forse per addossare agli occidentali la complicità. Negli anni successivi, varie testimonianze non verificate indicavano la presenza del dittatore in Argentina, Paraguay o perfino in Antartide. Il libro "Grey Wolf" del 2011 sostenne che Hitler e Braun fuggirono in Patagonia attraverso un'operazione segreta, ma la comunità storica ha sempre bollato queste ipotesi come fantasiose. Nel 2009, un'analisi del DNA su un frammento di cranio conservato a Mosca, che si riteneva appartenesse a Hitler, rivelò che in realtà apparteneva a una donna di età inferiore ai quarant'anni, ravvivando per un attimo le speculazioni; tuttavia i diari e le testimonianze dei presenti, tra cui il segretario Traudl Junge e l'aiutante Otto Günsche, restano coerenti e dettagliati. Il suicidio nel bunker è una delle pagine più documentate della fine del nazismo, eppure il fascino oscuro del mistero continua a nutrire leggende.
Di Alex (pubblicato @ 15:00:00 in Storia Contemporanea, letto 58 volte)
Cuba Porto Rico persi Spagna guerra ispanoamericana 1898
Bonus Video
La guerra che cambiò il destino di due imperi
L'esplosione della corazzata statunitense USS Maine nel porto dell'Avana il 15 febbraio 1898, costata la vita a 266 marinai, fornì il casus belli che l'amministrazione McKinley attendeva per intervenire nell'isola caraibica. Sebbene le cause dell'esplosione rimangano ancora oggi dibattute, la stampa americana, in particolare i giornali di William Randolph Hearst e Joseph Pulitzer, montò una campagna accusando la Spagna di sabotaggio, scatenando un'ondata di fervore bellico. Il 25 aprile 1898 gli Stati Uniti dichiararono guerra, avviando un conflitto che si sarebbe combattuto su due fronti oceanici. Nelle Filippine, il commodoro George Dewey distrusse la flotta spagnola del Pacifico nella battaglia della baia di Manila il primo maggio, mentre a Cuba le forze statunitensi sbarcarono a Santiago e sconfissero le truppe spagnole nella battaglia terrestre di San Juan Hill, resa celebre dalla carica dei Rough Riders di Theodore Roosevelt. L'episodio decisivo avvenne il 3 luglio, quando la squadra navale spagnola dell'ammiraglio Cervera tentò di forzare il blocco del porto di Santiago e fu annientata dalla marina americana, con la perdita di tutti i sei incrociatori e oltre 400 uomini. Pochi giorni dopo, Santiago si arrese e le operazioni militari cessarono. Il trattato di Parigi, firmato il 10 dicembre 1898, imponeva alla Spagna la rinuncia a ogni pretesa su Cuba, che divenne formalmente indipendente ma di fatto sotto il controllo statunitense grazie all'emendamento Platt, mentre Porto Rico, Guam e le Filippine venivano cedute direttamente agli Stati Uniti per la somma di 20 milioni di dollari. L'evento segnò la fine del secolare impero spagnolo e l'ingresso definitivo degli Stati Uniti nel novero delle potenze coloniali, con una proiezione navale e commerciale che si estendeva dai Caraibi al Pacifico. La guerra del 1898 fu un punto di svolta che consegnò a Washington un ruolo egemonico e aprì un dibattito sull'interventismo che avrebbe segnato il secolo successivo.
Di Alex (pubblicato @ 14:00:00 in Storia del Rinascimento, letto 72 volte)
David e Cappella Sistina capolavori del Rinascimento italiano
Bonus Video
Il genio del Rinascimento
Nato il 6 marzo 1475 a Caprese, vicino ad Arezzo, Michelangelo venne affidato a una balia di famiglia di scalpellini, circostanza che lui stesso indicò come origine della sua passione per il marmo. Dopo l'apprendistato presso la bottega del Ghirlandaio a Firenze, entrò nel giardino di San Marco voluto da Lorenzo il Magnifico, dove studiò le statue antiche e incontrò i protagonisti dell'umanesimo. Le sue prime opere rivelano già una padronanza assoluta dell'anatomia e un'inclinazione verso il "non finito", visibile nella Madonna della Scala e nella Battaglia dei centauri. Nel 1496 si trasferì a Roma, dove a soli ventitré anni scolpì la Pietà vaticana, un gruppo marmoreo di dolcezza e perfezione tecnica ineguagliate, che lo rese celebre in tutta Italia. Tornato a Firenze, ricevette la commissione per il David, un blocco di marmo abbandonato da altri scultori, dal quale trasse un colosso di oltre quattro metri, simbolo della libertà repubblicana e della potenza umana. Negli stessi anni affrontò la pittura, dapprima con il Tondo Doni e poi, su pressione di papa Giulio II, con l'impresa titanica della volta della Cappella Sistina, dipinta tra il 1508 e il 1512 in condizioni fisiche estreme: per quattro anni lavorò su ponteggi a oltre venti metri d'altezza, realizzando oltre trecento figure in un ciclo che va dalla Creazione al Diluvio Universale, con la celebre scena del Dito di Dio che infonde la vita ad Adamo. Il linguaggio michelangiolesco, fondato sulla torsione del corpo e sulla "terribilità" delle espressioni, raggiunse l'apice nelle sculture per la tomba di Giulio II, tra cui il Mosè, e nelle allegorie delle Tombe Medicee nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo, dove le figure del Giorno, della Notte, dell'Aurora e del Crepuscolo riflettono una meditazione sullo scorrere del tempo. L'ultimo grande affresco, il Giudizio Universale sulla parete d'altare della Sistina, terminato nel 1541, suscitò scandalo per la nudità delle figure e per la rappresentazione di Cristo giudice dal gesto imperioso. A oltre sessant'anni iniziò la carriera di architetto, progettando la piazza del Campidoglio, la Porta Pia e, soprattutto, la cupola di San Pietro, che completò fino al tamburo e di cui lasciò un modello ligneo affinché i successori potessero portarla a termine. Michelangelo morì a Roma il 18 febbraio 1564, all'età di ottantotto anni, e le sue spoglie furono traslate a Firenze, nella basilica di Santa Croce. La sua vita interamente dedicata all'arte ha lasciato un segno incancellabile nella storia dell'umanità, innalzando il ruolo dell'artista da artigiano a creatore divino.
Di Alex (pubblicato @ 13:00:00 in Storia Inghilterra Scozia Irlanda, letto 66 volte)
Città vittoriana con ciminiere fumo e carrozze ippiche
Bonus Video
Il cuore dell'impero vittoriano
Con oltre 2,6 milioni di residenti, la metropoli britannica aveva appena superato Pechino come agglomerato urbano più vasto, e la sua crescita era alimentata dalla rivoluzione industriale. Il censimento del 1851, realizzato l'anno seguente, avrebbe registrato un ulteriore balzo, ma già nel 1850 la città assorbiva ogni giorno centinaia di immigrati dalle campagne inglesi e irlandesi, attratti dalle fabbriche tessili, dalle officine e dal commercio. Il Tamigi era la via commerciale principale, solcato da migliaia di battelli a vapore e chiatte che trasportavano carbone, cotone, tè e spezie verso i dock delle Indie occidentali e orientali. Il fiume era però anche una fogna a cielo aperto: gli scarichi domestici e industriali vi si riversavano senza alcun trattamento, producendo un fetore così intenso che nel 1858 avrebbe provocato il "Grande Puzzo" e costretto il Parlamento a finanziare il sistema fognario di Joseph Bazalgette. Le ciminiere delle migliaia di opifici e delle case riscaldate a carbone emettevano una coltre perenne di smog giallastro, il famoso "pea soup fog", che riduceva la visibilità e causava malattie polmonari diffuse soprattutto nei quartieri operai come Whitechapel, Bethnal Green e Southwark. In queste aree, intere famiglie vivevano in stanze anguste e prive di finestre, pagando affitti esosi a proprietari assenteisti; il colera colpì a più ondate, con l'epidemia del 1848-1849 che uccise oltre 14.000 londinesi. Parallelamente, il volto monumentale della città si arricchiva: nel 1850 erano in costruzione le strutture di ferro e vetro del Crystal Palace a Hyde Park, in vista della Grande Esposizione del 1851, che avrebbe celebrato il primato tecnologico britannico. Le stazioni ferroviarie di Euston, Paddington e King's Cross, terminate da pochi anni, riversavano pendolari e merci nel centro, mentre la Borsa di Londra quotava titoli di compagnie minerarie e ferroviarie di tutto il mondo. La ricchezza dell'impero si manifestava nei club esclusivi di Pall Mall, nei teatri del West End e nelle eleganti residenze di Belgravia, ma a pochi isolati di distanza si trovavano i workhouses, istituti di assistenza dove i poveri venivano impiegati in lavori forzati in cambio di un letto e di una ciotola di farinata. La stampa, grazie all'abolizione delle tasse sulla carta e alla diffusione dell'alfabetismo, raggiungeva un pubblico di massa con giornali come il "Times" e l'"Illustrated London News", che documentavano con incisioni sia gli eventi mondani sia gli slum più degradati. Londra era anche un crocevia di intelligenze: Charles Dickens pubblicava a puntate "David Copperfield", mentre Karl Marx, profugo politico, trascorreva ore nella biblioteca del British Museum per scrivere "Il Capitale". Il 1850 rappresenta dunque un punto di massima tensione tra il progresso materiale e le sue pesanti contraddizioni sociali. Londra in quell'anno era la vetrina del mondo moderno, ma anche il laboratorio di tutte le sue disuguaglianze.
Di Alex (pubblicato @ 12:00:00 in Storia Contemporanea, letto 98 volte)
Bandiera irlandese e murales repubblicano a Belfast, simboli del conflitto nordirlandese
Bonus Video
Le radici del nazionalismo irlandese: dalla Grande Carestia ai Volontari
Per comprendere l'Irish Republican Army non si può partire dal millenovecentodiciannove. Bisogna scavare molto più a fondo nella storia dell'isola, fino alle radici di una relazione tra Irlanda e Inghilterra che per secoli fu fatta di conquista, spoliazione e resistenza. L'Irlanda era entrata nell'orbita inglese nel dodicesimo secolo dopo Cristo, sotto Enrico II, e nei secoli successivi la presenza anglonormanna si era trasformata in dominazione coloniale. La Riforma protestante del sedicesimo secolo aveva aggiunto una dimensione religiosa al conflitto: mentre l'Inghilterra diventava protestante, l'Irlanda rimaneva in larga parte cattolica, e quella differenza confessionale si sovrappose alle già profonde disuguaglianze economiche e politiche tra coloni e colonizzati. Nel corso del diciassettesimo e diciottesimo secolo il Penal Code, il codice penale discriminatorio imposto dalla Corona britannica, proibiva ai cattolici irlandesi di votare, possedere terre superiori a un certo valore, accedere alle professioni liberali, frequentare le università, esercitare cariche pubbliche. L'Irlanda era governata da una classe dirigente protestante anglicana — the Ascendancy — che controllava quasi tutta la terra dell'isola mentre la maggioranza cattolica la coltivava come affittuaria in condizioni spesso vicine alla servitù della gleba. Le rivolte non mancarono: quella del milleseicentovantatré guidata da Owen Roe O'Neill, quella del millesettantaottanove, quella dei Pikes del millesettecentonovantotto ispirata agli ideali della Rivoluzione Francese e guidata da Wolfe Tone, fondatore della Society of United Irishmen. Tutte furono soppresse nel sangue. L'Atto di Unione del milleottocentouno soppresse il parlamento irlandese di Dublino e incorporò l'Irlanda nel nuovo Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, creando la struttura politica contro cui il nazionalismo irlandese avrebbe combattuto per tutto il secolo successivo. Ma fu la Grande Carestia del milleottocentoquarantacinque al milleottocentoquarantasette — the Great Famine, the Potato Blight — a trasformare il nazionalismo irlandese in qualcosa di profondo, viscerale, irriducibile. Tra il milleottocentoquarantacinque e il milleottocentocinquantadue, circa un milione di persone morirono di fame e malattie correlate al fallimento del raccolto di patate. Un altro milione emigrò, con navi così sovraffollate e malsane che molte divennero note come "Coffin Ships", le navi-bare. In quegli anni la popolazione irlandese si ridusse di circa un quarto, e la percezione che il governo britannico avesse fatto ben poco per alleviare la calamità — continuando anzi a esportare cereali dall'Irlanda durante la carestia — rimase impressa come una ferita collettiva indelebile. È in questo terreno di dolore storico accumulato che germogliò il movimento feniano, fondato attorno al milleottocentocinquantotto negli Stati Uniti tra gli emigrati irlandesi e in Irlanda attraverso la Irish Republican Brotherhood. I Feniani — il nome derivava da "Fianna", i guerrieri mitologici irlandesi — credevano che solo la forza armata potesse liberare l'Irlanda dal dominio britannico. Nel milleottocentosessantacinque, per la prima volta, utilizzarono la denominazione Irish Republican Army per indicare la loro struttura militare negli Stati Uniti. Era la prima comparsa di un nome che avrebbe attraversato la storia per oltre un secolo.
La Rivolta di Pasqua del millenovecentosedici: il fuoco che accese la nazione
Il ventisei aprile del millenovecentosedici — il Lunedì di Pasqua — un gruppo di circa milleduecento volontari prese il controllo del General Post Office di Dublino e di altri edifici strategici della città. Patrick Pearse, poeta e insegnante, lesse dall'alto dei gradini del GPO la Proclamazione della Repubblica Irlandese, dichiarando la nascita di uno Stato indipendente a nome di un "governo provvisorio della Repubblica d'Irlanda". Accanto a lui c'erano James Connolly, leader sindacalista e comandante dell'Irish Citizen Army, e decine di altri uomini e donne che sapevano di stare firmando probabilmente la propria condanna a morte. La rivolta durò sei giorni. I britannici risposero con forza schiacciante: artiglieria, fucilieri, una cannoniera che risalì il fiume Liffey per bombardare i quartieri insorti. Il centro di Dublino fu ridotto in macerie. Il ventinovesimo aprile i capi della rivolta si arresero per evitare ulteriori perdite civili. La reazione della popolazione di Dublino fu inizialmente ostile: molti irlandesi avevano familiari nell'esercito britannico che combatteva sul fronte della Prima Guerra Mondiale, la rivolta sembrava un pugnale nella schiena in un momento già devastante per l'Europa intera. Ma la risposta britannica capovolse completamente l'umore popolare. Nei giorni successivi alla resa, quindici dei leader della rivolta furono fucilati dopo processi sommari celebrati a porte chiuse, uno alla volta, nell'arco di due settimane. Patrick Pearse fu fucilato il terzo maggio del millenovecentosedici. James Connolly, ferito così gravemente durante i combattimenti da non riuscire a stare in piedi, fu fucilato seduto su una sedia. L'unico dei principali leader a salvarsi fu Éamon de Valera — nato negli Stati Uniti, il che complicava la sua esecuzione — e Michael Collins, ancora troppo giovane e poco noto per essere considerato una minaccia prioritaria. Quella sequenza di esecuzioni trasformò degli insurrezionalisti sconfitti in martiri nazionali. L'opinione pubblica irlandese si spostò rapidamente: nelle elezioni del millenovecentodiciotto il Sinn Féin — il partito politico del movimento repubblicano — ottenne settantatré dei centocinque seggi assegnati all'Irlanda nel parlamento di Westminster. I parlamentari eletti rifiutarono di prendere posto a Londra, come avevano promesso, e si riunirono a Dublino il ventuno gennaio del millenovecentodiciannove per costituire il Dáil Éireann, il parlamento irlandese, e dichiarare l'indipendenza della Repubblica d'Irlanda. Nello stesso giorno, in una fattoria a Soloheadbeg nella contea di Tipperary, un gruppo di Volontari irlandesi tese un'imboscata a due agenti della polizia reale che trasportavano esplosivi per una cava locale. Entrambi furono uccisi. Quello è generalmente considerato il primo atto della Guerra d'Indipendenza Irlandese, e i Volontari protagonisti dell'azione erano quelli che di lì a poco si sarebbero chiamati Irish Republican Army.
La Guerra d'Indipendenza (millenovecentodiciannove-millenovecentoventuno): la guerriglia di Collins
Michael Collins aveva trentaquattro anni quando divenne il principale organizzatore militare dell'IRA e il suo Direttore dell'Intelligence. Era nato a Clonakilty, nella contea di Cork, figlio di un agricoltore, ed era cresciuto nella tradizione nazionalista irlandese. Aveva lavorato a Londra come impiegato postale e bancario prima di tornare in Irlanda per partecipare alla Rivolta di Pasqua. Internato nel campo di prigionia di Frongoch, in Galles, aveva utilizzato la detenzione per costruire reti di contatti e pianificare la fase successiva. Collins era un uomo pragmatico, crudele quando necessario, dotato di un talento straordinario per l'organizzazione e l'intelligence. Capì subito che l'IRA non poteva sconfiggere l'esercito britannico in uno scontro frontale — i britannici avevano cannoni, aeroplani, centinaia di migliaia di soldati. L'unica strategia possibile era la guerriglia: colpi di mano rapidi, agguati, eliminazione sistematica degli informatori e degli agenti dell'intelligence britannica, azioni che rendessero l'Irlanda ingovernabile senza un costo politico e militare che Londra non potesse accettare. Collins organizzò la "Squad", un'unità speciale con sede a Dublino specializzata nell'eliminazione di agenti, spie e collaboratori dei britannici. Costruì una rete di informatori all'interno del Dublin Castle — la sede dell'amministrazione britannica — capace di avvisarlo di imminenti operazioni contro l'IRA prima che potessero essere eseguite. La risposta britannica fu brutale. Il governo Lloyd George, incapace di pacificare l'Irlanda con i mezzi normali dell'ordine pubblico, reclutò contingenti di ex soldati smobilitati dalla Prima Guerra Mondiale — molti di loro traumatizzati e violenti — nelle forze di sicurezza irlandesi. Questi contingenti, noti come Black and Tans per via delle loro uniformi improvvisate che mescolavano divise militari kaki e uniformi di polizia nere, si resero responsabili di episodi di violenza indiscriminata contro la popolazione civile che alienarono ulteriormente l'opinione pubblica irlandese e internazionale. Il ventuno novembre del millenovecentoventi — il "Bloody Sunday" originale, da non confondere con quello del millenovecentosettantadue — Collins mandò la Squad a eliminare quattordici agenti dell'intelligence britannica a Dublino in una sola mattinata. Nel pomeriggio, i Black and Tans aprirono il fuoco su una folla radunata a Croke Park per una partita di hurling, uccidendo quattordici persone. Quello stesso giorno, altri tre prigionieri dell'IRA furono "uccisi nel tentativo di fuga" nelle loro celle. La campagna dell'IRA fu spesso coraggiosa ed efficace, ma i suoi limiti erano evidenti. Le unità rurali, le "Flying Columns" che colpivano e si dissolvevano nel territorio, erano molto più efficaci di quelle urbane nell'evitare la cattura. In tutto, circa quindicimila volontari su centomila arruolati parteciparono attivamente alla guerra. Al luglio del millenovecentoventuno, quando entrò in vigore il cessate il fuoco, erano morti circa millecinquecento combattenti e civili. La guerriglia aveva reso l'Irlanda ingovernabile: il costo politico, militare e finanziario del restare era più alto di quanto il governo britannico fosse disposto a pagare.
Il Trattato, la guerra civile e la scissione dell'IRA
Il Trattato Anglo-Irlandese, firmato il sei dicembre del millenovecentoventuno tra i rappresentanti irlandesi — tra cui Michael Collins e Arthur Griffith — e il governo britannico, stabilì la creazione dello Stato Libero d'Irlanda come dominio autonomo all'interno del Commonwealth britannico, con la stessa posizione costituzionale del Canada. Le sei contee del nord-est dell'isola — Ulster — rimasero parte del Regno Unito, con la promessa di una commissione di confine che avrebbe dovuto ridefinire i limiti tra le due entità. Il re d'Inghilterra restava capo dello Stato, e i parlamentari dovevano prestare giuramento di fedeltà alla Corona. Collins stesso era profondamente insoddisfatto del Trattato. In una lettera privata scrisse che stava "firmando la propria condanna a morte". Ma lo difese pubblicamente come il meglio che era possibile ottenere in quel momento: "Non è la Repubblica Irlandese per cui abbiamo combattuto, ma la libertà di ottenere la libertà". Éamon de Valera rifiutò il Trattato. Una parte significativa dell'IRA lo rifiutò insieme a lui. Il Dáil Éireann ratificò il Trattato per sessantaquattro voti contro cinquantasette — una maggioranza risicatissima. L'Irlanda si divise in due: pro-Treaty e anti-Treaty, quello che era stato un movimento unito si frammentò lungo linee di fedeltà e principio. La guerra civile irlandese, che durò dal giugno del millenovecentoventidue al maggio del millenovecentoventitre, fu in molti sensi più devastante della guerra d'indipendenza. I combattenti si conoscevano, erano stati compagni di lotta, fratelli d'armi. Le atrocità furono commesse da entrambe le parti. Il governo provvisorio dello Stato Libero, paradossalmente, fu costretto ad applicare misure più dure contro i propri ex alleati di quanto i britannici avessero osato fare durante la guerra d'indipendenza: settantasette anti-Treaty prisoners furono fucilati ufficialmente, un numero ancora maggiore moriì in circostanze non del tutto chiare. Michael Collins fu ucciso il ventidue agosto del millenovecentoventidue in un agguato ad Béal na Bláth, nella sua contea di Cork natale, da una pattuglia anti-Treaty. Aveva trentuno anni. L'IRA anti-Treaty depose le armi nel maggio del millenovecentoventitre, senza un vero accordo di pace, semplicemente dichiarando una sospensione dei combattimenti. Da quel momento esistevano di fatto due entità separate: le forze armate dello Stato Libero Irlandese — che sarebbero diventate le Oglaigh na hÉireann, le Forze di Difesa della Repubblica d'Irlanda — e una IRA clandestina che rifiutava di riconoscere la legittimità dello Stato Libero, considerato un tradimento della Repubblica proclamata nel millenovecentosedici. Questa scissione avrebbe strutturato la politica irlandese per decenni e avrebbe reso l'IRA un'organizzazione perennemente divisa tra chi voleva continuare la lotta armata e chi preferiva la via politica.
I Troubles: trent'anni di guerra nelle strade del Nord
Quando si parla di IRA nel senso comune del termine — quello che domina la memoria popolare e l'immaginario cinematografico e letterario — ci si riferisce principalmente alla Provisional IRA, la fazione nata da una scissione nel dicembre del millenovecentosessantanove e operativa dal millenovecentosettanta al duemilacinque. Per capire perché questa scissione avvenne, bisogna capire i Troubles. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la situazione in Irlanda del Nord era cristallizzata in una struttura di potere profondamente ineguale. La maggioranza protestante unionista — fedele alla Corona britannica — controllava il parlamento di Stormont, la polizia (la Royal Ulster Constabulary, RUC), il governo locale, l'accesso all'edilizia pubblica, all'occupazione, ai servizi. La minoranza cattolica nazionalista era sistematicamente discriminata in quasi ogni ambito della vita civile. I quartieri di Belfast e Derry (Londonderry per i protestanti) erano fisicamente separati, e quella separazione si rifletteva in disuguaglianze concrete: tassi di disoccupazione molto più alti tra i cattolici, accesso differenziato alle case popolari, esclusione dalle forze dell'ordine. Alla fine degli anni Sessanta, ispirato dal movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, un movimento di protesta non violenta cominciò a marciare per le strade dell'Ulster chiedendo parità di diritti. Le reazioni delle autorità unioniste e dei gruppi lealisti estremisti furono violente. Nel millecentosessantanove, i disordini raggiunsero un'intensità tale che il governo britannico inviò truppe. Inizialmente i soldati furono accolti dai cattolici nordirlandesi come protezione dai pogrom lealisti. Ma quella fiducia si esaurì rapidamente. L'IRA — che in quel periodo era relativamente debole e orientata verso la politica marxista piuttosto che la lotta armata — fu accusata dai nazionalisti del Nord di non aver saputo difenderli. Sui muri di Belfast comparvero scritte che deridevano le iniziali IRA come "I Ran Away", scappai. Da questa frustrazione nacque la Provisional IRA, una scissione che privilegiava la difesa militare delle comunità cattoliche e il perseguimento della riunificazione dell'isola attraverso la lotta armata. Il trentesimo gennaio del millenovecentosettantadue — il Bloody Sunday — soldati del Primo Paracadutisti britannico aprirono il fuoco su una manifestazione pacifica per i diritti civili a Derry. Quattordici civili disarmati furono uccisi quel pomeriggio; un quindicesimo morì di ferite nelle settimane successive. Non c'era una giustificazione militare credibile per quelle morti: le vittime erano manifestanti, non combattenti. L'impatto del Bloody Sunday sul conflitto fu devastante: il supporto per la Provisional IRA aumentò drasticamente, i reclutamenti triplicarono, la violenza si intensificò. Il ventuno luglio del millenovecentosettantadue — il Bloody Friday — la PIRA fece esplodere ventidue bombe nel centro di Belfast nell'arco di ottanta minuti: nove persone morirono, centotrentadue rimasero ferite. I decenni successivi furono segnati da una spirale di violenza che coinvolse la PIRA, i gruppi paramilitari lealisti (UVF, UDA), l'esercito britannico e la RUC. Attentati in pub, autobombe nelle città britanniche, assassini mirati, ritorsioni indiscriminate. Nel millenovecentottantuno, Bobby Sands e altri nove prigionieri dell'IRA morirono in sciopero della fame nel carcere di Maze, rifiutando di essere trattati come criminali comuni piuttosto che come prigionieri politici. La morte di Sands, eletto al parlamento di Westminster durante lo sciopero della fame, fu seguita in tutto il mondo e trasformò il conflitto nordirlandese in una questione di attenzione internazionale permanente.
Fazioni, scissioni e la galassia dell'IRA
Una delle caratteristiche più complesse della storia dell'IRA è la sua tendenza alla frammentazione interna. Nel corso dei decenni, l'organizzazione si è divisa e riunita più volte, producendo una galassia di sigle che a volte hanno operato in modo coordinato e a volte in aperta ostilità reciproca. Comprendere queste divisioni è essenziale per leggere la storia del conflitto nordirlandese senza semplificazioni.
| Fazione | Periodo attivo | Orientamento |
| IRA originale | millenovecentodiciannove - millenovecentoventuno | Guerra d'indipendenza anti-britannica |
| Anti-Treaty IRA | millenovecentoventidue - millenovecentoventitre | Contro il Trattato Anglo-Irlandese |
| Official IRA | millenovecentosessantanove - millenovecentosetantadue (ceasefire) | Marxista, via politica, smise il fuoco nel settantadue |
| Provisional IRA (PIRA) | millenovecentosettanta - duemilacinque | Nazionalismo armato, i Troubles, disarmo nel duemilacinque |
| Irish National Liberation Army (INLA) | millenovecentosettantaquattro - tuttora | Scissione marxista dalla Official IRA |
| Real IRA | millenovecentonovantasette - poi New IRA | Contro il Good Friday Agreement |
| Continuity IRA | millenovecentotantasei - tuttora | Rifiuta ogni accordo con il governo britannico |
| New IRA | duemilatredici - tuttora | Fusione di gruppi dissidenti, ancora attiva |
La scissione più importante rimane quella del millenovecentosessantanove tra Official IRA e Provisional IRA. La Official IRA, guidata da Cathal Goulding, aveva abbracciato un orientamento marxista e privilegiava la lotta politica e sindacale all'azione militare; dichiarò un cessate il fuoco nel millenovecentosettantadue e gradualmente si smilitarizzò. La Provisional IRA, nata dal rifiuto di questo orientamento, riteneva che la difesa armata delle comunità cattoliche e la lotta per la riunificazione fossero prioritarie rispetto a qualsiasi calcolo ideologico. Negli anni Novanta, dopo il processo di pace, un'ulteriore scissione generò la Real IRA — responsabile dell'attentato di Omagh del quindici agosto del millenovecentonovantotto, nel quale vennero uccise ventinove persone, il più sanguinoso attacco singolo dell'intero conflitto, avvenuto poche settimane dopo la firma del Good Friday Agreement. La Real IRA si unì ad altri gruppi nel duemilatredici per formare la New IRA, che è ancora operativa, sebbene su scala molto ridotta.
Il Good Friday Agreement del millenovecentonovantotto: la fine di una guerra
Il cammino verso la pace in Irlanda del Nord fu lungo, doloroso, e molte volte sembrò sul punto di collassare prima ancora di cominciare. Il primo cessate il fuoco della PIRA fu dichiarato nell'agosto del millenovecentonovantaquattro, dopo anni di contatti segreti facilitati da intermediari tra il Sinn Féin — il braccio politico del repubblicanesimo — e il governo britannico. Quel cessate il fuoco reggeva su una premessa fondamentale: l'IRA avrebbe deposto le armi solo se avesse avuto certezza che la via politica potesse portare a risultati concreti. La rottura arrivò nel febbraio del millenovecentonovantasei con il devastante attentato di Canary Wharf a Londra, che uccise due persone e causò danni per oltre cento milioni di sterline. L'IRA riprendeva le armi perché i negoziati sembravano in un vicolo cieco. Il nuovo cessate il fuoco del luglio del millenovecentonovantasette aprì la strada ai negoziati che portarono all'Accordo del Venerdì Santo, firmato il dieci aprile del millenovecentonovantotto. L'accordo fu il risultato di mesi di trattative estenuanti condotte dal mediatore americano George Mitchell, con la partecipazione attiva del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, del primo ministro britannico Tony Blair e del taoiseach irlandese Bertie Ahern. Prevedeva un governo devoluto per l'Irlanda del Nord basato sulla condivisione del potere tra le due comunità, la liberazione dei prigionieri politici, la smilitarizzazione graduale, la riforma della polizia, e l'impegno che qualsiasi cambiamento del confine nord-sud dell'isola sarebbe avvenuto solo con il consenso della maggioranza in entrambe le giurisdizioni. Il Sinn Féin accettò l'accordo. La PIRA lo ratificò. Il voto del popolo nordirlandese lo approvò con il settantuno per cento dei consensi. Il ventotto luglio del duemilacinque, la Provisional IRA emise la dichiarazione definitiva: tutti i volontari avrebbero deposto le armi, avrebbero seguito la via politica e democratica, la campagna armata era formalmente terminata. Il generale John de Chastelain, responsabile internazionale della commissione di disarmo, confermò che l'armamento della PIRA era stato messo fuori uso in modo irreversibile.
L'eredità dell'IRA: storia, memoria e i conflitti irrisolti
La storia dell'IRA è troppo complessa e troppo intrisa di dolore per essere contenuta in una valutazione semplice. È allo stesso tempo la storia di un movimento di liberazione nazionale che lottò contro una dominazione coloniale reale, e la storia di un'organizzazione che commise atti di violenza indiscriminata — bombe nei mercatini di Natale, attentati in pub affollati, esecuzioni di "collaboratori" spesso sulla base di informazioni incomplete — che causarono sofferenze immense a persone innocenti di entrambe le comunità. Questa doppiezza è la sua natura, e qualsiasi racconto che ignori uno dei due lati è incompleto. Ciò che rimane oggi, nell'Irlanda del duemilaventisei, è un paesaggio politico profondamente trasformato ma non del tutto pacificato. Le "peace lines" — i muri di cemento armato che dividono i quartieri cattolici e protestanti di Belfast — esistono ancora, anche se alcune sezioni sono state abbattute negli anni. Il Sinn Féin è diventato la prima forza politica sia nella Repubblica d'Irlanda sia nell'Irlanda del Nord, con Mary Lou McDonald leader del partito a Dublino e Michelle O'Neill Prima Ministra a Belfast: un esito che pochi avrebbero previsto ai tempi dei Troubles. La questione della riunificazione — che il Good Friday Agreement aveva deciso di lasciare alla futura volontà delle popolazioni — è tornata prepotentemente al centro del dibattito politico, alimentata dalla Brexit che ha creato una nuova frontiera di tensione tra il Nord e il Sud dell'isola. La New IRA, erede dei gruppi dissidenti che non accettarono il processo di pace, è ancora attiva su scala limitata: è stata ritenuta responsabile dell'uccisione della giornalista Lyra McKee il diciotto aprile del duemiladiciannove a Derry, durante disordini provocati da una perquisizione di polizia. Aveva ventinove anni. La sua morte, accidentale secondo la New IRA stessa che sparò verso i veicoli di polizia, scosse profondamente l'Irlanda e mostrò che la violenza non era completamente scomparsa, anche se era diventata marginale rispetto a trent'anni prima. La storia dell'IRA si inserisce nella storia più ampia del nazionalismo anticoloniale del ventesimo secolo, con tutte le sue contraddizioni: la tensione tra la lotta armata e la politica democratica, tra l'ideale della liberazione e i metodi che spesso tradiscono quell'ideale, tra la rappresentazione eroica del combattente per la libertà e la realtà dei civili uccisi nelle strade. È anche, in qualche misura, una storia di successo: l'Irlanda è oggi divisa, ma quella divisione è oggetto di una negoziazione democratica, non di una guerra. Belfast non è più la città delle bombe, anche se i suoi muri non sono ancora completamente caduti. La storia dell'IRA è, in ultima analisi, la storia di un'isola che cercò per secoli di decidere da sola il proprio destino, e che a un prezzo altissimo di sangue e sofferenza trovò infine una via verso la pace senza che nessuna delle domande fondamentali — chi sono gli irlandesi, dove sono i confini dell'Irlanda, cosa significa essere parte di questa isola — avesse ancora una risposta definitiva. Quelle domande restano aperte, e con esse resta aperta la storia.
Di Alex (pubblicato @ 11:00:00 in Storia Età Moderna, letto 102 volte)
Galeoni spagnoli distrutti da tempeste e fuoco inglese
Bonus Video
La spedizione che doveva conquistare l'Inghilterra
La genesi del conflitto va ricercata nelle tensioni religiose e politiche tra la Spagna cattolica e l'Inghilterra elisabettiana, esacerbate dall'esecuzione di Maria Stuarda nel febbraio 1587 e dalle incursioni dei corsari inglesi come Francis Drake contro i galeoni spagnoli carichi d'oro americano. Filippo II, che già meditava l'invasione, ottenne la benedizione di papa Sisto V e mise in cantiere la più grande flotta mai vista in Europa: 130 navi, 2.500 cannoni, oltre 30.000 uomini tra marinai e soldati. Il comando fu affidato ad Alonso Pérez de Guzmán, duca di Medina Sidonia, un nobile senza esperienza di battaglie navali ma fedele alla corona. Il piano prevedeva di risalire la Manica, congiungersi con l'esercito del duca di Parma stanziato nelle Fiandre, caricare 27.000 veterani su chiatte e sbarcare sulle coste del Kent per marciare su Londra. La flotta inglese, guidata da Lord Howard di Effingham e da audaci vice come Drake, Hawkins e Frobisher, era composta da circa 200 navi più piccole ma maneggevoli, dotate di cannoni a lunga gittata e in grado di ricaricare rapidamente. Il 19 luglio 1588, quando l'Armata fu avvistata al largo della Cornovaglia, gli inglesi attuarono una tattica di disturbo continuo: evitando l'abbordaggio, colpivano da distanza le pesanti galeazze spagnole, che faticavano a manovrare contro vento. Dopo una settimana di schermaglie, l'Armata riuscì ad ancorarsi davanti a Calais in attesa di Parma, ma la notte tra il 28 e il 29 luglio gli inglesi scagliarono otto navi incendiarie contro la flotta ancorata. Il panico fu tale che molti equipaggi spagnoli tranciarono le ancore e fuggirono disordinatamente, rompendo la formazione. La battaglia decisiva di Gravelines, combattuta il 29 luglio sotto costa fiamminga, vide gli inglesi martellare le navi spagnole per ore, infliggendo gravi danni e centinaia di morti. Medina Sidonia, con le munizioni in esaurimento e le navi sospinte verso i banchi di sabbia, decise di rinunciare all'invasione e ordinò la ritirata verso nord, tentando di circumnavigare la Scozia e l'Irlanda per tornare in Spagna. Ma violente tempeste autunnali colpirono la flotta, già provata e a corto di viveri, causando naufragi sulle coste irlandesi: oltre venti navi affondarono, molte con l'intero equipaggio, e i superstiti che raggiungevano la riva venivano spesso massacrati dalle truppe inglesi di presidio. Delle 130 imbarcazioni partite, solo 67 riuscirono a rientrare in Spagna entro ottobre, con la perdita di circa 15.000 uomini. La sconfitta non pose fine immediata alla potenza spagnola, ma ne incrinò il mito di invincibilità e diede all'Inghilterra un prestigio navale che avrebbe favorito l'espansione coloniale dei secoli successivi. L'Invincibile Armata rimane un esempio di come la tecnologia, la meteorologia e la strategia possano ribaltare anche la più imponente delle forze militari.
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Storia Inghilterra Scozia Irlanda, letto 89 volte)
Battaglia tra Lancaster e York per il trono inglese
Bonus Video
La lotta per la corona inglese
La scintilla scoccò quando re Enrico VI di Lancaster, sovrano debole e soggetto a periodi di follia, si dimostrò incapace di governare, alimentando le ambizioni di Riccardo Plantageneto, duca di York, che rivendicava una discendenza più diretta dal trono. La prima battaglia di St Albans, il 22 maggio 1455, vide le forze yorkiste catturare il re e segnò l'inizio formale delle ostilità. Dopo alcuni anni di tregua, la guerra riprese nel 1459 con violenza crescente: a Wakefield, nel 1460, Riccardo di York fu ucciso in battaglia, ma suo figlio Edoardo, conte di March, assunse la guida yorkista e sconfisse i Lancaster nella furiosa battaglia di Towton il 29 marzo 1461, spesso ricordata come la più sanguinosa mai combattuta su suolo inglese, con circa 28.000 caduti. Edoardo venne incoronato come Edoardo IV, ma la pace fu di breve durata perché la sua alleanza con il potente conte di Warwick, detto "il creatore di re", si incrinò a causa del matrimonio segreto del sovrano con Elisabetta Woodville. Warwick cambiò schieramento, restaurò brevemente Enrico VI nel 1470 e fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Barnet nel 1471; lo stesso giorno, la regina Margherita d'Angiò, moglie di Enrico, sbarcò in Inghilterra ma fu annientata a Tewkesbury, dove suo figlio Edoardo di Westminster trovò la morte. Poco dopo Enrico VI venne assassinato nella Torre di Londra, eliminando la linea diretta dei Lancaster. Con Edoardo IV di nuovo saldo sul trono, il regno godette di alcuni anni di stabilità, ma la sua morte improvvisa nel 1483 scatenò una nuova crisi: il fratello Riccardo, duca di Gloucester, fece dichiarare illegittimi i due giovani nipoti e si fece incoronare come Riccardo III. La scomparsa dei principi dalla Torre, probabilmente assassinati, minò la legittimità del nuovo re e aprì la strada all'ultimo atto del conflitto. Enrico Tudor, discendente dei Lancaster per via materna, sbarcò in Galles nel 1485 e affrontò Riccardo III nella battaglia di Bosworth Field il 22 agosto, dove il sovrano yorkista morì combattendo. Enrico salì al trono come Enrico VII e sposò Elisabetta di York, unendo le due rose e fondando la dinastia Tudor. La Guerra delle Rose trasformò profondamente l'Inghilterra, distruggendo gran parte della nobiltà feudale e accentrando il potere nella figura del monarca.
Di Alex (pubblicato @ 09:00:00 in Intelligenza Artificiale, letto 92 volte)
Rete di miliardi incrociati tra Nvidia, OpenAI, CoreWeave e Microsoft
Bonus Video
La ragnatela dei chip e dei miliardi
Nel corso del 2025, il fatturato di Nvidia legato al segmento data center ha raggiunto i 47,5 miliardi di dollari, con oltre l'80 per cento delle GPU per intelligenza artificiale acquistate da un ristretto gruppo di hyperscaler tra cui Microsoft, Amazon, Google e le emergenti CoreWeave e Oracle. Ma il dato più sorprendente è che Nvidia non si limita a vendere hardware: ha progressivamente costruito un portafoglio di partecipazioni nei suoi stessi clienti, trasformando il mercato in un intreccio di interessi circolari. Attraverso il fondo NVentures, la società di Santa Clara ha investito fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, l'azienda che sviluppa GPT, diventandone al contempo fornitore esclusivo di GPU H100 e Blackwell. OpenAI, da parte sua, spende circa 300 miliardi in infrastrutture cloud, di cui una quota significativa è destinata a Oracle, che a sua volta utilizza server equipaggiati con chip Nvidia. Il quadro si complica con l'ingresso di CoreWeave, un fornitore di cloud specializzato in carichi di lavoro AI, di cui Nvidia possiede il 7 per cento. Nvidia acquista da CoreWeave 6 miliardi di capacità cloud, mentre CoreWeave spende 4 miliardi per comprare hardware da Nvidia e OpenAI paga a CoreWeave 22 miliardi per noleggiare i server. In pratica i fondi ruotano in un cerchio: il denaro che OpenAI versa a CoreWeave torna in parte a Nvidia sotto forma di ordini per GPU, mentre Nvidia stessa remunera CoreWeave per l'affitto del cloud, e la stessa OpenAI riceve investimenti da Nvidia. AMD, rivale diretto di Nvidia, ha siglato un accordo da decine di miliardi con United Pacific Investments (UPI), garantendo a OpenAI la possibilità di acquistare fino al 10 per cento delle azioni AMD, in modo da diversificare le forniture. XAI, la startup di Elon Musk, ha chiuso un contratto con Nvidia per 20 miliardi di chip, e Nvidia ha contestualmente reinvestito 2 miliardi in XAI, replicando lo schema. Microsoft, principale investitore di OpenAI, ospita GPT sulla propria piattaforma Azure e rivende la stessa tecnologia come Copilot nei prodotti Office e Windows, generando un flusso di cassa che alimenta nuovi acquisti di GPU Nvidia. Amazon e Google fanno lo stesso con Anthropic, il creatore di Claude: Amazon ha investito 8 miliardi, Google 3 miliardi, ed entrambi ospitano i modelli sui propri cloud, ancora basati su chip Nvidia. Meta, che costruisce modelli aperti come Llama, acquista comunque decine di miliardi in GPU Nvidia per l'addestramento. Questa interdipendenza ricorda l'era delle ferrovie ottocentesche, quando le compagnie ferroviarie investivano nelle acciaierie che a loro volta acquistavano carbone e rotaie, usando le stesse ferrovie per il trasporto, in un ciclo che consolidò l'infrastruttura industriale moderna. Alcuni analisti vedono in questa circolarità un motore di crescita che accelera lo sviluppo dell'IA, mentre altri temono l'insorgere di una bolla speculativa e rischi di concentrazione monopolistica, con Nvidia che di fatto controlla l'intera filiera a monte e a valle. La vera posta in gioco non è solo economica, ma riguarda chi deterrà il potere di decidere quali modelli verranno addestrati e con quali regole.
Di Alex (pubblicato @ 08:00:00 in Nuove Tecnologie, letto 135 volte)
Julian Brown e la Rolls-Royce Dawn alimentata a Plastolina, il carburante dalla plastica
Bonus Video
La rivoluzione della Plastolina
L'esperimento più recente, condotto davanti a centinaia di persone in un capannone industriale del North Carolina il 3 maggio 2026, ha visto il fondatore di JAB Innovation riempire il serbatoio della lussuosa cabriolet con un liquido ambrato prodotto interamente da bottiglie, imballaggi e sacchetti di plastica non riciclabile. La Rolls-Royce Dawn, con il suo motore V12 biturbo da 6.6 litri, ha rombato senza esitazioni, dimostrando che la Plastolina può alimentare anche i propulsori più esigenti. Julian Brown, ingegnere autodidatta di trentaquattro anni, aveva già stupito il mondo nel 2024 accendendo una muscle car e successivamente una moto BMW e un camion, ma l'accensione del V12 rappresenta un salto di credibilità perché molti critici sostenevano che un motore di tale cilindrata e complessità richiedesse un carburante con caratteristiche di detonazione impossibili da ottenere dalla pirolisi della plastica. La tecnologia brevettata si chiama depolimerizzazione a microonde in atmosfera controllata, un processo che non brucia i rifiuti bensì li riscalda in una camera sigillata priva di ossigeno a temperature comprese tra 400 e 600 gradi centigradi. Le microonde eccitano le molecole di carbonio e idrogeno, spezzando le lunghe catene polimeriche e ricombinandole in idrocarburi liquidi simili alla benzina convenzionale. Il risultato è un carburante trasparente con numero di ottano pari a 110, superiore alla benzina premium in commercio, con un contenuto di zolfo inferiore a 5 parti per milione e una combustione che produce fino al 70 per cento in meno di ossidi di azoto. Il reattore Mark IV attualmente in uso trasforma circa dieci chilogrammi di plastica mista all'ora, con un'efficienza di conversione che sfiora l'ottanta per cento: per ogni chilo di rifiuti si ottengono circa 0,8 litri di Plastolina, mentre il residuo è costituito da nerofumo riutilizzabile come pigmento industriale e da gas leggeri che alimentano il processo stesso. Brown sta ora completando il Mark V, un reattore mobile delle dimensioni di un container, pensato per essere trasportato ovunque e per produrre carburante direttamente nei centri di raccolta rifiuti o nei porti, dove la plastica abbonda. L'obiettivo a lungo termine è costruire stazioni di rifornimento al dettaglio, chiamate "Plastoline Station", dove gli automobilisti potranno fare il pieno con benzina ottenuta dalla plastica gettata via, a un prezzo stimato di 0,50 euro al litro, competitivo con i carburanti fossili e completamente indipendente dal petrolio. Il progetto ha attirato l'attenzione di venture capital e di municipalità interessate a smaltire i rifiuti in modo redditizio, ma deve ancora superare le omologazioni per la vendita al pubblico e le resistenze dell'industria petrolchimica. Brown ha dichiarato che la dimostrazione con la Rolls-Royce è stata organizzata proprio per zittire gli scettici e per dimostrare che anche un motore di lusso, simbolo di esclusività, può funzionare con un carburante ricavato dalla spazzatura, riducendo al contempo le emissioni di gas serra e il consumo di materie prime fossili. La Plastolina rappresenta una sfida concreta al paradigma dei combustibili tradizionali e dimostra che l'economia circolare può entrare nel serbatoio delle auto di tutti i giorni.
Fotografie del 17/06/2026
Nessuna fotografia trovata.




Microsmeta Podcast
Feed Atom 0.3
Visite guidate a Roma








(p)Link
Commenti
Storico
Stampa