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Dissotterrare l'impero: come la nuova tecnologia sta rivelando le città romane perdute
Di Alex (del 28/10/2025 @ 03:00:00, in Scienza & Spazio, letto 260 volte)
Mappa georadar sovrapposta a un campo agricolo che rivela le fondamenta di un'antica città romana.
Mappa georadar sovrapposta a un campo agricolo che rivela le fondamenta di un'antica città romana.

Il campo dell'archeologia sta vivendo una trasformazione radicale, guidata da tecnologie non invasive. Un esempio emblematico è la riscoperta di Flavia Sabora, un'antica città romana celata sotto un campo di grano in Spagna. Qui, i ricercatori hanno impiegato droni e georadar per mappare l'intero impianto urbano, rivelando strade, un complesso termale e altri edifici, senza scavare. ARTICOLO COMPLETO

La cazzuola digitale: la maturità dell'archeologia non invasiva
Questa tecnica non solo preserva l'integrità del sito, ma consente un livello di analisi precedentemente impensabile. L'archeologia tradizionale è un processo distruttivo e frammentario; l'approccio non invasivo permette di studiare l'intera struttura di una città come un sistema coeso. Questo passaggio dall'analisi del singolo manufatto alla comprensione dell'ecosistema urbano completo sta trasformando l'archeologia da una scienza principalmente distruttiva a una prevalentemente conservativa.

Caso di studio: La Cabañeta e la guerra Sertoriana
Un altro straordinario esempio del potenziale di queste nuove metodologie proviene dal sito di La Cabañeta, vicino Saragozza. Qui, gli scavi hanno portato alla luce un foro romano datato al I secolo a.C., il più antico conosciuto nella penisola iberica interna, anticipando di almeno un secolo l'epoca di Augusto. La città fu fondata da coloni italiani e rasa al suolo nel 70 a.C. durante la Guerra Sertoriana. Questa distruzione ha sigillato il sito, trasformandolo in una "capsula del tempo" della vita romana repubblicana.

La presenza di un foro così sofisticato in un sito provinciale in epoca così remota sfida la narrazione tradizionale della romanizzazione, suggerendo che le province fossero veri e propri laboratori di progettazione urbana.

Caso di studio: Gabii, una finestra sulla Roma arcaica
A circa diciotto chilometri a est di Roma si trova il sito di Gabii, un'antica città rivale di Roma, in gran parte abbandonata intorno al 50 a.C. Questo abbandono ha permesso una conservazione eccezionale del suo impianto urbano di epoca repubblicana. Recenti scavi hanno portato alla luce un imponente bacino idrico rivestito in pietra, databile intorno al 250 a.C., uno dei primi esempi di architettura monumentale romana al di fuori di templi e mura. La sua posizione suggerisce un progetto per creare uno spazio pubblico grandioso, ispirato a modelli greci ma adattato al contesto romano.

Sintesi: il gemello digitale dell'antichità
Scoperte come quella di Falerii Novi, dove il georadar ha rivelato l'intero sistema idrico sotterraneo posato prima degli edifici, confermano questo cambio di paradigma. L'uso del georadar sta spostando l'obiettivo dell'archeologia: non più solo il recupero di manufatti, ma la creazione di un "gemello digitale" tridimensionale del sito. Questo set di dati può essere analizzato dalle generazioni future senza danneggiare l'originale, permettendo una "conservazione digitale" anche quando l'accesso fisico è impossibile.

Questa nuova metodologia solleva nuove questioni sulla natura della scoperta e della conservazione. Privilegia la comprensione olistica della struttura di un sito rispetto allo scavo di singoli oggetti, garantendo che il nostro patrimonio culturale possa essere studiato e apprezzato per sempre.

 
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