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Collage di animali bizzarri tra cui ornitorinco, blobfish, aye-aye e axolotl nei loro habitat naturali
Collage di animali bizzarri tra cui ornitorinco, blobfish, aye-aye e axolotl nei loro habitat naturali

La natura non smette mai di stupirci con creature che sembrano uscite dalla fantasia di uno scrittore di fantascienza. Dall'ornitorinco che depone uova ma allatta i cuccioli, al blobfish eletto animale più brutto del mondo, passando per l'aye-aye considerato presagio di sventura in Madagascar: ecco un viaggio tra le specie più bizzarre e affascinanti che popolano il nostro pianeta. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

L'ornitorinco, il mammifero impossibile che sconvolse la scienza
Quando alla fine del Settecento i primi esemplari di ornitorinco arrivarono in Europa dall'Australia, i naturalisti pensarono a una frode orchestrata da qualcuno che aveva cucito insieme pezzi di animali diversi. Un mammifero con il becco e le zampe palmate di una papera, la coda di un castoro, che depone uova ma allatta i piccoli sembra davvero troppo assurdo per essere vero. Il suo nome scientifico Ornithorhynchus anatinus deriva dal greco e significa proprio muso di uccello simile all'anatra. Questo straordinario animale australiano non smette di stupire gli scienziati: il maschio è dotato di un artiglio velenoso sulle zampe posteriori che provoca un dolore intenso e persistente agli esseri umani. Non ha capezzoli ma secerne il latte come se fosse sudore. Possiede dieci cromosomi sessuali invece dei due normali di tutti gli altri mammiferi. Come gli squali presenta elettrocettori che utilizza per trovare le prede sott'acqua. La femmina depone due o tre uova che incuba per circa dieci giorni, poi i piccoli vengono allattati per tre o quattro mesi. Vive nelle acque dolci della costa orientale australiana e della Tasmania, scavando lunghe tane nelle rive dei fiumi.

Il blobfish, l'animale più brutto del mondo che non merita questa nomea
Nel 2013 la Ugly Animal Preservation Society organizzò una votazione online per eleggere l'animale più brutto del mondo, e il blobfish vinse con grande margine. Questa fama è però completamente ingiusta: il blobfish appare molle e informe solo quando viene portato in superficie, dove la differenza di pressione lo fa espandere dandogli quell'aspetto gelatinoso che lo ha reso celebre su internet. Nel suo habitat naturale, tra i duecento e i mille metri di profondità nelle acque al largo dell'Australia e della Nuova Zelanda, l'elevata pressione mantiene compatto il suo corpo che in realtà ha un aspetto molto più normale, simile a quello di un normale pesce. Lungo circa trenta centimetri, è completamente privo di vescica natatoria e di muscoli sviluppati: si muove pochissimo e attende che piccoli crostacei e molluschi gli passino davanti per inghiottirli. La sua carne gelatinosa, meno densa dell'acqua circostante, gli permette di galleggiare senza sforzo sui fondali. Purtroppo il blobfish sta diventando sempre più raro a causa della pesca a strascico in acque profonde che lo cattura accidentalmente insieme ad altri pesci.

L'aye-aye, il lemure notturno vittima di superstizioni mortali
Con i suoi enormi occhi gialli sporgenti, le dita scheletriche lunghissime e l'aspetto arruffato, l'aye-aye è uno degli animali più inquietanti del Madagascar. È il più grande tra i lemuri notturni e può raggiungere le dimensioni di un opossum. La sua caratteristica più distintiva è il dito medio estremamente allungato e sottilissimo che utilizza per scavare nella corteccia degli alberi alla ricerca di larve, picchiettando rapidamente sulla superficie per individuare le gallerie vuote grazie all'eco, esattamente come fa un picchio. Con lo stesso dito prende le larve, le inserisce nella bocca e le mastica con i denti incisivi che crescono continuamente come quelli dei roditori. Purtroppo nelle comunità malgasce l'aye-aye è considerato un presagio di sfortuna o morte: secondo la superstizione locale, se un aye-aye punta il suo lungo dito medio verso una persona, quella persona è condannata a morte. Per questo motivo viene spesso ucciso non appena avvistato, contribuendo al declino drammatico della popolazione di questa specie straordinaria. L'aye-aye è stato reso famoso dal cinema grazie al personaggio di Maurice nel film Disney Madagascar, anche se nel film viene rappresentato in modo molto più simpatico e meno inquietante della realtà.

L'axolotl, la salamandra messicana che non vuole crescere
Con il suo aspetto adorabile che ricorda un Pokémon sorridente, l'axolotl è diventato negli ultimi anni una star di internet. Questa salamandra acquatica originaria dei laghi di Città del Messico presenta una caratteristica biologica straordinaria chiamata neotenia: mantiene le caratteristiche larvali anche da adulta, conservando le branchie esterne piumose e vivendo sempre in acqua senza mai completare la metamorfosi che la trasformerebbe in salamandra terrestre. Può raggiungere una lunghezza di trenta centimetri e vive in media da dieci a quindici anni. La colorazione naturale è bruno-verdastra con macchie dorate, ma negli allevamenti sono state selezionate varietà albine rosa, dorate e bianche che sono le più popolari come animali da compagnia. L'axolotl possiede capacità rigenerative straordinarie: può rigenerare completamente arti, coda, midollo spinale, cuore e persino parti del cervello, motivo per cui è intensamente studiato dai biologi per comprendere i meccanismi della rigenerazione tissutale. Purtroppo in natura è praticamente estinto: l'inquinamento, l'introduzione di specie ittiche aliene e la scomparsa progressiva dei laghi messicani hanno ridotto la popolazione selvatica a poche decine di individui concentrati nel canale di Xochimilco a Città del Messico.

Il pesce pipistrello dalle labbra rosse, il rossetto degli abissi
Sui fondali delle isole Galapagos, a circa trenta metri di profondità, vive una delle creature marine più bizzarre: il pesce pipistrello dalle labbra rosse il cui nome scientifico è Ogcocephalus darwini, dedicato proprio al celebre naturalista che studiò l'evoluzione su quelle isole. Questo pesce non ha assolutamente esagerato con il rossetto: le sue labbra sono naturalmente di un rosso vivace brillante che contrasta nettamente con il corpo grigiastro. Non è un grande nuotatore e usa le pinne pettorali modificate per camminare letteralmente sui fondali marini, spostandosi con movimenti goffi ma efficaci. Sulla sommità del capo ha un'esca luminescente chiamata illicio che utilizza per attirare piccoli crostacei e pesci di cui si nutre. Il corpo appiattito e le pinne robuste lo fanno somigliare effettivamente a un pipistrello, da cui deriva il nome comune. Gli scienziati ancora non hanno capito con certezza la funzione delle labbra rosse: potrebbero servire per attrarre partner durante la stagione riproduttiva oppure come avvertimento per eventuali predatori, anche se quest'ultima ipotesi sembra meno probabile data la profondità a cui vive dove la luce rossa viene completamente assorbita dall'acqua.

Il drago volante, la lucertola che plana tra gli alberi del Sudest asiatico
Nelle foreste tropicali del Sudest asiatico vivono piccole lucertole del genere Draco che hanno sviluppato un'abilità straordinaria: possono volare, o meglio planare, tra gli alberi grazie a membrane laterali colorate che si aprono come un paracadute. Queste membrane chiamate patagi sono sostenute da costole eccezionalmente allungate che funzionano come stecche di un ombrello. Quando il drago volante ha bisogno di spostarsi da un albero all'altro, apre di scatto queste ali laterali e plana per distanze che possono superare i dieci metri, controllando la direzione con la coda e con piccole membrane golari colorate sotto la gola. Queste lucertole sono completamente insettivore e trascorrono la maggior parte del tempo sugli alberi alla ricerca di formiche e termiti. I maschi hanno colorazioni più vivaci delle femmine e utilizzano le membrane non solo per volare ma anche per esibizioni territoriali e di corteggiamento. Esistono diverse specie di Draco con colorazioni che vanno dal rosso vivace al blu elettrico, dal giallo brillante al verde smeraldo. Le femmine scendono a terra solo per deporre le uova, scavando un piccolo buco nel terreno dove depositano da uno a quattro uova che vengono poi coperte e abbandonate.

Altri meravigliosi bizzarrie naturali da tutto il mondo
Il mondo è pieno di creature straordinarie che meriterebbero un articolo dedicato. Il tenrec striato del Madagascar è l'unico mammifero al mondo capace di produrre suoni sfregando le sue setole spinose come fanno i grilli. La talpa dal muso stellato nordamericana ha ventitdue tentacoli carnosi a forma di stella intorno al naso che utilizza come organi tattili ultrasensibili, ed è capace di annusare sott'acqua espellendo e riaspirando rapidamente bollicine d'aria. Il babirussa delle isole indonesiane è un parente del cinghiale con enormi canini che crescono verso l'alto attraversando la pelle del muso e incurvandosi all'indietro tanto da poter perforare il proprio cranio. L'okapi del Congo sembra una zebra ma è in realtà l'unico parente vivente della giraffa. Il narwalo artico ha una zanna a spirale lunga fino a tre metri che in realtà è un dente incisivo sinistro estremamente allungato pieno di terminazioni nervose. La rana viola indiana scoperta solo nel 2003 ha un corpo gonfissimo che sembra appena uscito da un forno e un musetto appuntito che usa per scavare nel terreno dove passa la maggior parte della vita emergendo solo durante il monsone per riprodursi.

La diversità della vita sulla Terra è così straordinaria da superare qualsiasi fantasia umana. Questi animali bizzarri ci ricordano che l'evoluzione non segue progetti prestabiliti ma procede per tentativi, adattando ogni specie al suo specifico ambiente e stile di vita. Ciò che a noi sembra strano o assurdo è in realtà una soluzione perfettamente funzionante per quella particolare nicchia ecologica. Molte di queste specie straordinarie sono purtroppo in pericolo di estinzione a causa della distruzione degli habitat, dell'inquinamento, della caccia e dei cambiamenti climatici. L'ornitorinco è vulnerabile, l'axolotl praticamente estinto in natura, l'aye-aye minacciato dalle superstizioni locali, il blobfish in declino per la pesca a strascicio. Proteggere la biodiversità significa preservare non solo le specie carismatiche che tutti conoscono come panda e tigri, ma anche questi straordinari esempi di originalità evolutiva che rendono il nostro pianeta un luogo unico nell'universo conosciuto. La prossima volta che vedrete un animale strano, ricordate che dietro ogni bizzarria c'è una storia evolutiva di milioni di anni e una perfetta armonia con il proprio ambiente.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 11:00:00 in Tecnologia, letto 64 volte)
Lo smartwatch Xiaomi Mi Watch con quadrante sportivo e cinturino colorato.
Lo smartwatch Xiaomi Mi Watch con quadrante sportivo e cinturino colorato.

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Una vista panoramica dell'imponente struttura della Diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze in Cina.
Una vista panoramica dell'imponente struttura della Diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze in Cina.

La Diga delle Tre Gole in Cina non è solo la più grande centrale idroelettrica del mondo, ma un'opera di ingegneria di scala inimmaginabile. Dalla sua costruzione titanica alle soluzioni per la navigazione fluviale, fino al suo enorme impatto sociale e ambientale, rappresenta una delle sfide più ambiziose mai intraprese dall'uomo. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Una scala senza precedenti
Con una capacità di 22.500 MW, la diga è un colosso energetico. La sua costruzione ha richiesto oltre 27 milioni di metri cubi di calcestruzzo. Il bacino creato contiene una massa d'acqua tale che gli scienziati hanno calcolato un impercettibile rallentamento della rotazione terrestre a causa dello spostamento di massa.

Navigare il dislivello: chiuse e ascensore navale
Per permettere alle navi di superare il dislivello di 113 metri, sono stati costruiti due sistemi: un complesso sistema di cinque chiuse per le grandi navi da carico e il più grande ascensore navale verticale del mondo. Quest'ultimo solleva navi fino a 3.000 tonnellate, con il loro bacino d'acqua, riducendo il tempo di transito da 4 ore a soli 40 minuti.

Costo umano e ambientale
L'opera ha avuto un prezzo elevato. La creazione del bacino ha comportato lo spostamento forzato di oltre 1,2 milioni di persone e la sommersione di centinaia di centri abitati. L'ambiente ha subito conseguenze come l'instabilità geologica delle sponde e l'intrappolamento dei sedimenti, che causa erosione a valle e minaccia il delta dello Yangtze.

 
Lise Meitner al lavoro nel suo laboratorio con strumenti di fisica nucleare e appunti scientifici
Lise Meitner al lavoro nel suo laboratorio con strumenti di fisica nucleare e appunti scientifici

Nel dicembre 1938, mentre fuggiva dalle leggi razziali naziste, Lise Meitner calcolò su un foglio di carta l'energia rilasciata dalla divisione del nucleo di uranio usando la formula di Einstein. Otto Hahn ricevette il Nobel, ma fu lei a spiegare scientificamente la fissione nucleare. E rifiutò di costruire la bomba. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

La fisica che sfidò il mondo accademico
Lise Meitner nacque a Vienna il 7 novembre 1878 in una famiglia ebrea dell'alta borghesia. Era la terza figlia dell'avvocato Philipp Meitner e di Hedwig Meitner-Skovran. Nonostante il contesto familiare illuminato, Lise dovette confrontarsi fin da giovane con barriere sistemiche: le ragazze non erano ammesse nei licei austriaci e l'istruzione secondaria si fermava alle scuole medie. I genitori, tuttavia, credevano nell'educazione e assunsero insegnanti privati per permetterle di proseguire gli studi.

Nel 1901, dopo aver superato l'esame di maturità come candidata esterna, Lise si iscrisse all'Università di Vienna per studiare fisica. In un'epoca in cui le donne erano una rarità assoluta negli studi scientifici, Meitner dimostrò determinazione e talento eccezionali. Nel 1905 divenne la seconda donna a ottenere un dottorato in fisica dall'Università di Vienna, discutendo una tesi sulla conduzione del calore nei solidi non omogenei sotto la supervisione del fisico Ludwig Boltzmann, uno dei padri della meccanica statistica.

Con il dottorato in mano, le opportunità di lavoro in Austria erano praticamente nulle per una donna. L'unica posizione disponibile era quella di insegnante nelle scuole medie. Lise aspirava invece alla ricerca scientifica di frontiera. Nel 1907, a 29 anni, decise di trasferirsi a Berlino, il centro europeo della fisica teorica, per seguire le lezioni del grande Max Planck, padre della meccanica quantistica. Fu una decisione coraggiosa che avrebbe cambiato non solo la sua vita, ma la storia della fisica nucleare.

L'incontro con Otto Hahn e trent'anni di collaborazione
A Berlino, Lise Meitner incontrò Otto Hahn, un chimico della stessa età specializzato in radiochimica. Hahn aveva studiato con Ernest Rutherford, il fisico che aveva scoperto il nucleo atomico, e aveva già ottenuto importanti risultati isolando isotopi radioattivi. L'incontro tra i due scienziati fu fortuito ma decisivo: Hahn cercava un fisico con cui collaborare per approfondire lo studio della radioattività, Meitner cercava un laboratorio dove fare ricerca. Si formò così una partnership scientifica che sarebbe durata oltre trent'anni, con Hahn come sperimentatore chimico e Meitner come teorica fisica.

I primi anni della collaborazione furono segnati da discriminazioni istituzionali. L'università non accettava ufficialmente donne, quindi Lise e Otto dovettero lavorare in un locale riadattato che era stato un laboratorio di falegnameria. Meitner non aveva uno stipendio né una posizione ufficiale e doveva utilizzare i bagni di un vicino albergo perché non le era permesso usare quelli dell'istituto. Nonostante queste umiliazioni, il team Hahn-Meitner produsse risultati scientifici straordinari.

Nel 1908 scoprirono un nuovo isotopo dell'attinio, poi nel 1909 dimostrarono che un nucleo instabile che emette una particella alfa subisce un rinculo, proprio come una pistola che spara un proiettile. Nel 1918, dopo dieci anni di lavoro su elementi radioattivi del torio, scoprirono il protoattinio-231, un elemento di numero atomico 91 che confermava le previsioni della tavola periodica di Mendeleev. Questa scoperta portò Lise Meitner al riconoscimento internazionale: nel 1919 divenne la prima donna professore in Prussia.

Nel 1912 la coppia scientifica si trasferì al neonato Kaiser Wilhelm Institut per la chimica, dove Fritz Haber dirigeva l'istituto di chimica fisica. Hahn divenne capo dell'istituto di radioattività e dal 1918 Meitner fu nominata capo del dipartimento di fisica dello stesso istituto. Finalmente aveva una posizione ufficiale, uno stipendio e il riconoscimento professionale che meritava. Gli anni tra il 1920 e il 1933 furono i più produttivi della sua carriera: pubblicò decine di articoli sulla natura della radioattività, sugli effetti delle radiazioni alfa e beta, sulla struttura dei nuclei atomici.

La fuga dalla Germania nazista
Quando Adolf Hitler salì al potere nel 1933, la vita di Lise Meitner cambiò drasticamente. Inizialmente, in quanto cittadina austriaca, fu risparmiata dalle prime leggi razziali che colpirono gli ebrei tedeschi. Continuò a lavorare al Kaiser Wilhelm Institut mentre molti colleghi ebrei venivano licenziati o fuggivano dal paese. Questa situazione precaria durò fino al marzo 1938, quando la Germania annesse l'Austria con l'Anschluss. Da quel momento Lise divenne automaticamente cittadina tedesca e quindi soggetta alle leggi razziali naziste.

La situazione divenne rapidamente insostenibile. Le fu proibito di lavorare, i suoi articoli scientifici non potevano più essere pubblicati su riviste tedesche e il suo nome doveva essere cancellato dalle pubblicazioni insieme a Hahn. Rischiava l'arresto e la deportazione. Nel luglio 1938, con l'aiuto del fisico olandese Dirk Coster e del collega Hahn, Lise organizzò una fuga clandestina. Hahn le diede l'anello di diamanti di sua madre da usare come merce di scambio per corrompere eventualmente le guardie di frontiera.

La sera del 13 luglio 1938, Lise Meitner lasciò Berlino con una piccola valigia e senza documenti validi. Attraversò il confine tedesco verso l'Olanda con il cuore in gola, temendo in ogni momento di essere fermata. Riuscì a varcare la frontiera e da lì raggiunse Copenaghen, poi la Svezia dove trovò rifugio all'Istituto Nobel di Stoccolma. A sessant'anni, dopo tre decenni di carriera brillante, si ritrovava esule, senza laboratorio adeguato, senza collaboratori e senza la possibilità di proseguire le ricerche con Hahn. La separazione fu traumatica sia sul piano personale che scientifico.

Dicembre 1938: la lettera che cambiò la storia
Nonostante la separazione forzata, Lise Meitner e Otto Hahn mantennero una corrispondenza epistolare quasi quotidiana. Nel dicembre 1938, Hahn le scrisse una lettera che conteneva un risultato sperimentale sconcertante. Da anni, seguendo il lavoro del fisico italiano Enrico Fermi, Hahn e il suo assistente Fritz Strassmann bombardavano uranio con neutroni cercando di creare elementi più pesanti, i cosiddetti transuranici. La maggior parte dei fisici credeva che colpire un grande nucleo come l'uranio con neutroni potesse al massimo indurre piccoli cambiamenti nel numero di protoni o neutroni.

Ma Hahn aveva trovato qualcosa di inspiegabile: tra i prodotti della reazione c'era bario, un elemento con numero atomico 56, molto più leggero dell'uranio che ha numero atomico 92. Dal punto di vista chimico, Hahn era sicurissimo dei suoi risultati, aveva ripetuto l'esperimento numerose volte verificando con tecniche di separazione chimica che si trattava effettivamente di bario e non di radio, un elemento simile ma più pesante. Dal punto di vista fisico, però, il risultato non aveva senso: come poteva un nucleo di uranio trasformarsi in bario?

Nella lettera a Meitner, Hahn scrisse: "Sappiamo che l'uranio non può scomporsi nel bario, ma forse tu potresti trovare una spiegazione per questo fenomeno". Era un grido di aiuto scientifico. Hahn sapeva che solo la mente fisica di Lise poteva risolvere l'enigma. Poco dopo aver ricevuto la lettera, durante le vacanze di Natale del 1938, Lise ricevette la visita del nipote Otto Robert Frisch, anche lui fisico, che lavorava a Copenaghen nell'istituto di Niels Bohr.

La passeggiata nella neve: nascita della teoria della fissione
Durante le vacanze natalizie, Lise Meitner e Otto Frisch decisero di fare una passeggiata nei boschi innevati nei dintorni di Kungälv, in Svezia. Frisch era sugli sci, Lise lo seguiva a piedi. Mentre camminavano, discussero del risultato inspiegabile di Hahn. Frisch ricorda che a un certo punto si fermarono accanto al tronco di un albero caduto. Lise si sedette e tirò fuori un pezzetto di carta e una matita dalla tasca del cappotto.

Meitner propose di immaginare il nucleo di uranio come una goccia di liquido, seguendo un modello teorico che era stato proposto dal fisico russo George Gamow e poi sviluppato da Niels Bohr. Secondo questo modello a goccia, il nucleo atomico si comporta come una sfera di liquido tenuta insieme dalla tensione superficiale nucleare. Frisch, che era bravo a visualizzare concetti fisici, iniziò a disegnare diagrammi mostrando come il nucleo, dopo essere stato colpito da un neutrone, potrebbe allungarsi come una goccia d'acqua, poi iniziare a strozzarsi al centro e infine dividersi in due gocce più piccole.

Ma una divisione del genere era energeticamente possibile? Lise iniziò a fare calcoli sul foglio di carta. Sapeva che l'uranio ha un numero atomico di 92 e il bario di 56. Se l'uranio si divideva producendo bario, doveva produrre anche un secondo frammento con numero atomico intorno a 36, probabilmente cripton. Utilizzando dati noti sulla massa degli atomi, Lise calcolò che la somma delle masse dei due nuclei prodotti era leggermente inferiore alla massa del nucleo di uranio originale.

Il calcolo che svelò l'energia della fissione
Qui entrò in gioco la famosa equazione di Einstein, E=mc², che stabilisce l'equivalenza tra massa ed energia. La differenza di massa, chiamata difetto di massa, doveva essere convertita in energia secondo questa formula. Lise calcolò che il difetto di massa era di circa 0,2 unità di massa atomica. Moltiplicando questo valore per la velocità della luce al quadrato e convertendo nelle unità appropriate, ottenne un valore di circa 200 MeV (megaelettronvolt), un'energia colossale per gli standard nucleari.

Per avere un'idea della grandezza, 200 MeV corrisponde a circa 3,2 × 10⁻¹¹ joule. Può sembrare poco, ma è l'energia rilasciata dalla divisione di un singolo nucleo atomico. Se si considera che un grammo di uranio-235 contiene circa 2,5 × 10²¹ atomi, la fissione completa di tutto quell'uranio rilascerebbe un'energia di circa 80 miliardi di joule, equivalente a esplodere quasi 20 tonnellate di TNT. Lise aveva capito che l'umanità aveva scoperto una fonte di energia mai vista prima.

Il calcolo era basato su dati conosciuti della fisica nucleare. Lise sapeva che l'energia di legame per nucleone nei nuclei di massa media come il bario e il cripton è maggiore dell'energia di legame per nucleone nei nuclei molto pesanti come l'uranio. Questa differenza di energia di legame spiega perché la fissione è esotermica, cioè rilascia energia invece di assorbirla. Il nucleo di uranio, colpito da un neutrone, assorbe energia, diventa instabile, si deforma e si divide in due nuclei più stabili, liberando l'energia in eccesso sotto forma di energia cinetica dei frammenti e radiazione gamma.

La pubblicazione su Nature e il termine fissione
Dopo aver risolto l'enigma, Lise Meitner informò immediatamente Hahn dei suoi calcoli. Nel frattempo, Frisch tornò a Copenaghen e raccontò la scoperta a Niels Bohr, che stava per partire per un congresso negli Stati Uniti. Bohr reagì con entusiasmo, esclamando: "Che idioti siamo stati tutti quanti! È fantastico! Deve essere proprio così!" La notizia iniziò a diffondersi rapidamente nella comunità scientifica internazionale.

Lise Meitner e Otto Frisch scrissero rapidamente un articolo scientifico intitolato "Disintegrazione dell'uranio con neutroni: un nuovo tipo di reazione nucleare" e lo sottomisero alla prestigiosa rivista britannica Nature. L'articolo fu pubblicato l'11 febbraio 1939. Fu Frisch a coniare il termine "fissione nucleare", ispirandosi al termine "binary fission" che i biologi usano per descrivere la divisione cellulare. Il nome era perfetto: la fissione biologica e la fissione nucleare condividono l'idea di una singola entità che si divide in due.

Nell'articolo, Meitner e Frisch spiegarono dettagliatamente come il nucleo di uranio potesse dividersi in nuclei più piccoli usando il modello a goccia, calcolarono l'energia rilasciata usando E=mc² e predissero che il processo avrebbe emesso neutroni secondari. Quest'ultimo punto era cruciale: se ogni fissione produce più neutroni e questi neutroni possono indurre altre fissioni, diventa possibile una reazione a catena autosostenuta. Questa intuizione conteneva in sé sia la promessa dell'energia nucleare sia la minaccia delle armi nucleari.

Otto Hahn e Fritz Strassmann pubblicarono i loro risultati sperimentali separatamente sulla rivista tedesca Die Naturwissenschaften pochi giorni prima, il 6 gennaio 1939. Nel loro articolo non menzionarono Meitner né fecero riferimento alla spiegazione fisica del fenomeno. Questo silenzio non fu dovuto a cattiva volontà di Hahn, ma alla situazione politica: pubblicare un articolo con una scienziata ebrea fuggita dalla Germania sarebbe stato politicamente impossibile e avrebbe messo in pericolo Hahn stesso.

Il Nobel che non arrivò mai
Nel novembre 1945, l'Accademia Reale Svedese delle Scienze assegnò a Otto Hahn il Premio Nobel per la Chimica del 1944 "per la scoperta della fissione dei nuclei pesanti". Il nome di Lise Meitner non fu nemmeno menzionato. Hahn, nel suo discorso di accettazione, non riconobbe pubblicamente il contributo fondamentale di Meitner alla scoperta, limitandosi a citarla come colei che aveva coniato il termine "fissione".

Questa omissione è diventata uno dei casi più discussi e controversi nella storia del Premio Nobel. Gli storici della scienza e molti fisici hanno definito l'esclusione di Meitner come uno dei più grandi errori del Comitato Nobel, un caso lampante di discriminazione basata su genere e origine etnica. Il fisico Jack Steinberger, premio Nobel 1988, ha definito questa omissione "il più grande errore del Comitato Nobel".

Il fisico olandese Dirk Coster, che aveva aiutato Meitner a fuggire dalla Germania nel 1938, le scrisse dopo l'annuncio del premio: "Otto Hahn, il premio Nobel! Se l'è certamente meritato. Però è peccato che io l'abbia rapita da Berlino nel 1938. Altrimenti ci sarebbe stata anche Lei. Sarebbe certamente stato più giusto". Le parole di Coster evidenziano l'ingiustizia: se Meitner non fosse stata costretta a fuggire, probabilmente avrebbe condiviso il premio con Hahn.

Tra il 1958 e il 1973, Lise Meitner ricevette almeno 20 candidature al Premio Nobel, ma non vinse mai. Il Comitato Nobel mantiene segreti i nomi dei candidati per 50 anni dalla data del premio, quindi potrebbero esserci state altre candidature dopo il 1973. Yang e Lee, che vinsero il Nobel per la fisica nel 1957, tentarono di nominare Wu per un premio futuro e la ringraziarono nei loro discorsi. Meitner accettò con dignità la decisione del Comitato, ma molti altri non la perdonarono mai.

Il rifiuto della bomba atomica
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Lise Meitner si trovava in Svezia, neutrale nel conflitto. La sua scoperta della fissione nucleare divenne rapidamente la base scientifica per due progetti paralleli: il Progetto Manhattan americano per costruire la bomba atomica e il programma nucleare nazista. Meitner ricevette ripetute offerte dagli Stati Uniti per unirsi al team di Los Alamos guidato da Robert Oppenheimer. La sua expertise in fisica nucleare sarebbe stata preziosa.

Meitner rifiutò categoricamente tutte le offerte. Dichiarò con fermezza: "Non avrò nulla a che fare con una bomba". Era una pacifista convinta e l'idea che la sua scoperta scientifica potesse essere usata per costruire un'arma di distruzione di massa la riempiva di orrore. Rimase in Svezia durante tutta la guerra, lavorando su ricerche di fisica nucleare fondamentale ma rifiutandosi di contribuire allo sforzo bellico di qualsiasi nazione.

Quando le bombe atomiche furono sganciate su Hiroshima e Nagasaki nell'agosto 1945, Meitner fu profondamente rattristata. La stampa americana, ignorando il suo rifiuto di partecipare al Progetto Manhattan, la definì la "madre della bomba atomica" e la nominò "donna dell'anno" durante un suo viaggio negli Stati Uniti nel 1946 per tenere conferenze universitarie. Meitner respinse con forza questa etichetta, ribadendo la sua opposizione all'uso bellico dell'energia nucleare.

Nel giugno 1945, subito dopo la fine della guerra in Europa, Meitner scrisse una lettera straordinaria a Otto Hahn. La lettera, conservata al Churchill College Archive Centre di Cambridge, non fu mai consegnata perché l'ufficiale americano a cui fu affidata la perse. Nel testo, Meitner esprime critiche durissime nei confronti di Hahn e degli scienziati tedeschi per non aver protestato contro i crimini del regime nazista. "Ti prego di credere che tutto ciò che ti scrivo in questa lettera ha il solo scopo di aiutarvi", conclude Lise, confermando che nonostante tutto manteneva stima e affetto per il suo vecchio collaboratore.

Il dopoguerra e i riconoscimenti tardivi
Dopo la guerra, Lise Meitner continuò la sua carriera scientifica in Svezia. Dal 1947 fu a capo della sezione di fisica nucleare dell'Istituto di Fisica del Politecnico di Stoccolma. Ricevette numerosi inviti come professoressa ospite in università americane, tra cui Princeton, Harvard e Columbia, dove incontrò i più importanti fisici dell'epoca, compreso Albert Einstein che era stato suo amico e ammiratore. Einstein l'aveva definita "la Marie Curie tedesca", un riconoscimento del suo statura scientifica.

Nel 1960, a 82 anni, Meitner si ritirò a Cambridge in Inghilterra per vivere vicino al nipote Otto Frisch e ad altri parenti. Passò gli ultimi otto anni della sua vita lottando per l'uso pacifico dell'energia nucleare e parlando contro la proliferazione delle armi atomiche. Ricevette oltre 20 onorificenze scientifiche prestigiose, tra cui la medaglia Max Planck della German Physical Society nel 1949 e il premio Enrico Fermi nel 1966, che le fu assegnato insieme a Hahn e Strassmann in riconoscimento congiunto della scoperta della fissione.

Lise Meitner morì nel sonno il 27 ottobre 1968 a Cambridge, all'età di 89 anni. Solo tre mesi prima, il 28 luglio 1968, era morto Otto Hahn a 88 anni. Se ne andarono così, nello stesso anno, i due scienziati che insieme avevano scoperto e spiegato uno dei fenomeni più straordinari della fisica nucleare. Per sua volontà, Lise fu sepolta nel piccolo villaggio di Bramley nell'Hampshire. Sulla sua lapide, il nipote Frisch fece incidere questa frase: "Lise Meitner: una fisica che non perse mai la sua umanità".

L'eredità scientifica di Lise Meitner
L'opera scientifica di Lise Meitner va ben oltre la scoperta della fissione nucleare, per quanto questa rimanga il suo contributo più noto. Durante la sua lunga carriera pubblicò oltre 169 articoli scientifici, la maggior parte dedicati alla radioattività e alla struttura dei nuclei atomici. Scoprì insieme a Hahn diversi isotopi radioattivi, incluso il protoattinio-231, e contribuì in modo essenziale alla comprensione del decadimento radioattivo e della liberazione di energia durante questi processi.

Nel 1923 scoprì che gli elettroni possono compiere transizioni tra orbite atomiche senza emettere radiazione, un fenomeno che divenne noto qualche anno dopo come effetto Auger, dal nome del fisico francese Pierre Auger che lo misurò indipendentemente. Meitner aveva in realtà scoperto l'effetto per prima, ma come spesso accadeva alle scienziate donne, il suo lavoro non ricevette il riconoscimento che meritava al momento giusto.

Nel 1994, una commissione internazionale di scienziati decise di onorare finalmente Lise Meitner nel modo più permanente possibile nella scienza: dandole un elemento della tavola periodica. L'elemento 109, creato artificialmente in Germania nel 1982, fu ufficialmente chiamato meitnerio (Meitnerium, simbolo Mt). È un elemento radioattivo superpesante che esiste solo per frazioni di secondo prima di decadere, ma porta per sempre il nome di Lise Meitner. Otto Hahn non ha un elemento che porta il suo nome, rendendo questo riconoscimento ancora più significativo.

Nel 2000, l'asteroide 6999 fu rinominato 6999 Meitner in suo onore. Nel 2006, il cratere lunare Meitner fu dedicato alla sua memoria. Numerose scuole, istituti di ricerca e premi scientifici portano il suo nome in Europa e negli Stati Uniti. L'Università di Vienna, dove ottenne il dottorato, ha istituito il Lise Meitner Programme dell'Austrian Science Fund per supportare giovani ricercatrici. L'Università di Berlino ha una cattedra Lise Meitner di fisica nucleare.

Lezioni di etica scientifica
La vita di Lise Meitner offre lezioni profonde sull'etica scientifica e la responsabilità degli scienziati. La sua ferma decisione di non partecipare allo sviluppo di armi nucleari, nonostante le pressioni e le lusinghe, dimostra che è possibile mantenere principi morali anche quando si possiede conoscenza scientifica che altri vorrebbero sfruttare per scopi distruttivi. Meitner credeva che la scienza dovesse servire il progresso dell'umanità, non la sua distruzione.

Il suo caso illustra anche le barriere sistemiche che le donne e le minoranze hanno dovuto affrontare nella scienza. Meitner dovette lottare contro la discriminazione di genere fin dall'inizio della sua carriera, lavorando senza stipendio per anni, relegata in spazi inadeguati, esclusa dalle strutture istituzionali. Quando finalmente ottenne riconoscimento, le leggi razziali naziste la costrinsero a fuggire. E alla fine, quando la sua scoperta più importante meritava il Premio Nobel, fu ignorata in favore del suo collaboratore maschile.

Nonostante tutte queste ingiustizie, Lise Meitner mantenne sempre la sua integrità scientifica e la sua umanità. Non divenne amara né vendicativa. Continuò a fare scienza eccellente, a mentorare giovani ricercatori, a lottare per la pace e l'uso responsabile della tecnologia nucleare. La sua lapide non dice "Premio Nobel" o "Scopritrice della fissione nucleare", dice semplicemente che era "una fisica che non perse mai la sua umanità". Forse è il riconoscimento più importante di tutti.

Il dibattito continua
Il caso di Lise Meitner continua a stimolare dibattiti sulla giustizia nel riconoscimento scientifico e sui criteri del Premio Nobel. Alcuni difensori del Comitato Nobel sostengono che Hahn meritava il premio perché aveva fatto la scoperta sperimentale, mentre Meitner aveva fornito "solo" l'interpretazione teorica. Ma questo argomento non regge: la scoperta della fissione nucleare non fu completa finché non ci fu una spiegazione fisica di cosa stava accadendo. Senza i calcoli di Meitner, il risultato di Hahn sarebbe rimasto un enigma chimico inspiegabile.

Altri notano che il Nobel non può essere assegnato postumo e che spesso ci sono limitazioni sul numero di persone che possono condividerlo. Ma Meitner era viva quando Hahn vinse il premio nel 1945 e avrebbe potuto facilmente essere inclusa. Il premio fu assegnato per lavoro fatto quando Meitner e Hahn erano ancora collaboratori attivi. La decisione di escluderla appare sempre più come basata su pregiudizi piuttosto che su criteri scientifici oggettivi.

La storia della scienza è piena di donne le cui scoperte furono attribuite a colleghi maschi o che non ricevettero mai il riconoscimento che meritavano. Rosalind Franklin e la struttura del DNA, Jocelyn Bell Burnell e le pulsar, Cecilia Payne-Gaposchkin e la composizione delle stelle: l'elenco è lungo. Lise Meitner è diventata un simbolo di tutte queste ingiustizie e un'ispirazione per coloro che lottano per garantire che la scienza sia veramente meritocratica.

Lise Meitner dedicò la sua vita alla comprensione dei segreti dell'atomo. Affrontò discriminazioni di genere, persecuzioni razziali e l'ingiustizia di vedere altri ricevere credito per il suo lavoro. Eppure non perse mai la sua passione per la scienza né la sua umanità. Rifiutò di usare la sua conoscenza per costruire armi e lottò per la pace. Oggi è ricordata non solo come brillante scienziata, ma come esempio di integrità morale in tempi difficili. Il suo nome sulla tavola periodica garantisce che non sarà dimenticata finché esisterà la chimica.

 
 

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