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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 07/01/2026

Di Alex (pubblicato @ 22:00:00 in Tecnologia, letto 52 volte)
L'hard disk esterno UnionSine da 500GB, compatto e nero, collegato a un portatile via USB.
L'hard disk esterno UnionSine da 500GB, compatto e nero, collegato a un portatile via USB.

Hai bisogno di più spazio per i tuoi file senza spendere una fortuna? L'UnionSine Hard Disk Esterno da 500GB è una soluzione economica e affidabile. Con la sua interfaccia USB 3.0, offre velocità di trasferimento dati elevate in un formato compatto e portatile, ideale per il backup e l'archiviazione quotidiana. Un dispositivo semplice, plug-and-play, che risolve i problemi di spazio. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Design compatto e portatile
Questo hard disk si distingue per il suo design sottile e leggero. Con un formato da 2.5 pollici, entra facilmente in tasca o nella borsa del laptop, rendendolo il compagno di viaggio ideale per chiunque abbia bisogno di accedere ai propri dati in mobilità. La scocca robusta protegge i dati da urti accidentali.

Connettività e velocità
Dotato di interfaccia USB 3.0, l'UnionSine garantisce velocità di trasferimento dati notevolmente superiori rispetto alla precedente generazione USB 2.0. Questo significa meno attesa per copiare file di grandi dimensioni, come film in alta definizione o intere cartelle di foto. È comunque retrocompatibile con porte USB 2.0.

Semplicità d'uso
Non richiede l'installazione di driver o software complicati. Basta collegarlo a una porta USB del computer e l'hard disk verrà riconosciuto automaticamente, pronto per l'uso. È formattato in NTFS per una compatibilità immediata con i sistemi Windows, ma può essere facilmente riformattato per macOS o Linux.

L'UnionSine Hard Disk Esterno da 500GB è la scelta pratica ed economica per chi cerca una soluzione di archiviazione portatile senza fronzoli, perfetta per studenti e professionisti in movimento.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 21:34:00 in Tecnologia, letto 116 volte)
La stampante multifunzione Canon PIXMA TR4755i, nera e compatta, con il vassoio della carta aperto.
La stampante multifunzione Canon PIXMA TR4755i, nera e compatta, con il vassoio della carta aperto.

La Canon PIXMA TR4755i è la soluzione ideale per chi cerca una stampante multifunzione versatile e facile da usare per l'ufficio domestico. Stampa, scansiona, copia e invia fax con un unico dispositivo compatto. Grazie alla connettività Wi-Fi e alla compatibilità con i servizi cloud, puoi gestire i tuoi documenti da qualsiasi dispositivo, anche dallo smartphone, con la massima semplicità. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Funzionalità 4-in-1 e ADF
Questa stampante offre tutte le funzioni essenziali per la gestione dei documenti: stampa di alta qualità per testi nitidi e foto vivaci, scansione, copia e fax. L'alimentatore automatico di documenti (ADF) da 20 fogli semplifica notevolmente la scansione e la copia di documenti multipagina, facendoti risparmiare tempo prezioso.

Connettività smart e stampa mobile
Grazie al Wi-Fi integrato e all'app Canon PRINT, puoi stampare e scansionare direttamente dal tuo smartphone o tablet (iOS e Android). Supporta anche Apple AirPrint e Mopria per Android per la stampa senza driver. Inoltre, la compatibilità con PIXMA Cloud Link ti permette di stampare e scansionare da e verso i più popolari servizi cloud.

Risparmio con cartucce XL e stampa fronte/retro
La TR4755i utilizza due cartucce d'inchiostro FINE (nero e colore) che sono disponibili anche in formato XL ad alta capacità, offrendo un costo per pagina inferiore e meno sostituzioni. La funzione di stampa fronte/retro automatica ti aiuta a risparmiare carta e a creare documenti dall'aspetto professionale.

La Canon PIXMA TR4755i è la scelta intelligente e conveniente per l'home office, combinando funzionalità complete, facilità d'uso e connettività avanzata in un design compatto.

 
un design compatto.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 20:00:00 in Tecnologia, letto 46 volte)
La scheda di memoria SanDisk Extreme PRO SDXC da 128GB con le sue specifiche stampate.
La scheda di memoria SanDisk Extreme PRO SDXC da 128GB con le sue specifiche stampate.

Per i fotografi e i videomaker che non accettano compromessi, la SanDisk Extreme PRO SDXC da 128GB è la scelta obbligata. Progettata per offrire prestazioni estreme, questa scheda di memoria supporta velocità di scatto a raffica elevate e la registrazione di video in 4K UHD senza interruzioni. Affidabile e resistente, è pronta a catturare ogni momento cruciale nelle condizioni più impegnative. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Velocità di trasferimento e scrittura estreme
Con velocità di lettura fino a 200 MB/s e velocità di scrittura fino a 90 MB/s, questa scheda ti permette di trasferire file di grandi dimensioni in un attimo e di sfruttare al massimo la modalità di scatto a raffica della tua fotocamera DSLR o mirrorless di fascia alta, catturando ogni azione senza perdere un fotogramma.

Pronta per il 4K UHD
La classificazione UHS Speed Class 3 (U3) e Video Speed Class 30 (V30) garantisce che la scheda possa gestire senza problemi la registrazione di video in 4K UHD e Full HD ad alto bitrate. Questo la rende ideale per i videomaker che necessitano di una memoria affidabile per le loro produzioni professionali.

Costruita per resistere
Le schede SanDisk Extreme PRO sono progettate e testate per funzionare in condizioni estreme. Sono resistenti all'acqua, agli urti, ai raggi X e alle temperature estreme (da -25°C a 85°C), offrendo la massima tranquillità che i tuoi preziosi dati siano al sicuro ovunque ti porti il tuo lavoro o la tua passione.

La SanDisk Extreme PRO SDXC da 128GB è l'investimento essenziale per chi richiede il massimo delle prestazioni e dell'affidabilità dalla propria attrezzatura fotografica e video.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 18:00:00 in Tecnologia, letto 45 volte)
Il router 4G Mercusys MB115 con le sue antenne esterne, posizionato su una superficie piana.
Il router 4G Mercusys MB115 con le sue antenne esterne, posizionato su una superficie piana.

Hai bisogno di una connessione internet affidabile in una seconda casa, in un cantiere o in una zona non coperta dalla fibra? Il Mercusys MB115 è un router 4G LTE che trasforma il segnale mobile in una rete Wi-Fi stabile e veloce. Basta inserire una scheda SIM e sei pronto a navigare, lavorare e trasmettere in streaming senza bisogno di complicate installazioni o linee fisse. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Connettività 4G LTE veloce
Supporta lo standard 4G LTE Cat 4, offrendo velocità di download fino a 150 Mbps e di upload fino a 50 Mbps. Questo garantisce una navigazione fluida, videochiamate senza interruzioni e la possibilità di guardare contenuti in streaming in alta definizione su più dispositivi contemporaneamente.

Wi-Fi stabile e ampia copertura
Il Mercusys MB115 crea una rete Wi-Fi N300 che può connettere fino a 32 dispositivi simultaneamente, come smartphone, tablet e laptop. Le due antenne esterne ad alto guadagno assicurano un segnale Wi-Fi potente e una copertura estesa in tutta la casa o l'ufficio, eliminando le zone morte.

Facile configurazione Plug and Play
L'installazione è semplicissima e non richiede competenze tecniche. È sufficiente inserire una scheda micro SIM di qualsiasi operatore nello slot dedicato e accendere il router. La connessione verrà stabilita automaticamente, permettendoti di accedere a internet in pochi minuti. Include anche porte LAN per la connessione di dispositivi cablati.

Il Mercusys MB115 è la soluzione ideale e conveniente per portare la connettività internet ad alta velocità ovunque ce ne sia bisogno, offrendo flessibilità e prestazioni senza compromessi.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 16:00:00 in Tecnologia, letto 89 volte)
Il mouse gaming Logitech G G502 HERO con il suo design ergonomico e l'illuminazione RGB.
Il mouse gaming Logitech G G502 HERO con il suo design ergonomico e l'illuminazione RGB.

Il Logitech G G502 HERO è uno dei mouse da gaming più popolari e apprezzati al mondo, e per una buona ragione. Questa versione aggiornata mantiene il design ergonomico tanto amato e introduce il sensore HERO 25K di nuova generazione, offrendo una precisione e una reattività senza precedenti. Con pesi regolabili, pulsanti programmabili e illuminazione RGB, è l'arma definitiva per ogni giocatore. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Sensore HERO 25K per una precisione estrema
Il cuore del G502 è il sensore ottico HERO 25K, il più avanzato mai creato da Logitech. Offre un tracciamento 1:1, zero smoothing, filtraggio o accelerazione in un intervallo di DPI da 100 a 25.600. Questo si traduce in una precisione millimetrica e in una risposta istantanea a ogni movimento, fondamentale per i giochi competitivi.

Personalizzazione totale
Il mouse dispone di 11 pulsanti completamente programmabili tramite il software Logitech G HUB. Puoi assegnare comandi personalizzati, macro complesse e profili specifici per ogni gioco. Inoltre, il sistema di pesi regolabile con cinque pesi da 3,6g ti permette di bilanciare perfettamente il mouse in base alle tue preferenze di maneggevolezza.

Illuminazione LIGHTSYNC RGB
La tecnologia LIGHTSYNC RGB offre un'illuminazione personalizzabile con circa 16,8 milioni di colori. Puoi sincronizzare gli effetti di luce con altri dispositivi Logitech G, creare le tue animazioni o scegliere tra preset che reagiscono all'azione di gioco, all'audio o al colore dello schermo per un'esperienza immersiva.

Se cerchi un mouse gaming che unisca prestazioni al top, comfort ergonomico e infinite possibilità di personalizzazione, il Logitech G G502 HERO è la scelta che non ti deluderà mai.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 12:00:00 in Tecnologia, letto 127 volte)
Il cavo di ricarica USB-C Apple originale, bianco e intrecciato, arrotolato ordinatamente.
Il cavo di ricarica USB-C Apple originale, bianco e intrecciato, arrotolato ordinatamente.

Quando si tratta di alimentare i tuoi dispositivi Apple, scegliere un cavo originale è una garanzia di sicurezza e prestazioni ottimali. Il cavo di ricarica USB-C Apple da 60W è progettato per offrire una ricarica rapida ed efficiente per i tuoi MacBook, iPad e iPhone compatibili. Con la sua costruzione robusta e i connettori di alta qualità, è l'accessorio essenziale per mantenere i tuoi dispositivi sempre carichi. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Supporto per ricarica fino a 60W
Questo cavo è certificato per supportare una potenza di ricarica fino a 60 watt, rendendolo ideale per una vasta gamma di dispositivi USB-C. È perfetto per caricare rapidamente i modelli di MacBook Air e MacBook Pro da 13 pollici, così come tutti i modelli di iPad Pro e iPad Air dotati di porta USB-C, garantendo tempi di ricarica ridotti.

Trasferimento dati e sincronizzazione
Oltre alla ricarica, il cavo supporta il trasferimento dati con velocità standard USB 2.0. Questo ti permette di sincronizzare e trasferire file come foto, musica e documenti tra il tuo iPhone, iPad o Mac e altri dispositivi compatibili, offrendo una soluzione completa per la gestione dei tuoi contenuti.

Design e durata
Il cavo presenta il classico design minimalista di Apple in colore bianco. I connettori USB-C sono rinforzati per resistere all'usura quotidiana e alle piegature frequenti. La lunghezza standard di 1 metro offre un buon equilibrio tra comodità e portabilità, adatto per l'uso alla scrivania o in viaggio.

Per la massima tranquillità e prestazioni garantite, il cavo di ricarica USB-C Apple da 60W è l'investimento sicuro per alimentare e connettere i tuoi dispositivi dell'ecosistema Apple.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Tecnologia, letto 98 volte)
Il caricatore Anker 735 con le sue tre porte (due USB-C e una USB-A) in primo piano.
Il caricatore Anker 735 con le sue tre porte (due USB-C e una USB-A) in primo piano.

Dì addio alla giungla di caricabatterie. L'Anker 735 Nano II è un potente caricatore da 65W che utilizza la rivoluzionaria tecnologia GaN per offrire elevate prestazioni in un design incredibilmente compatto. Con due porte USB-C e una porta USB-A, è in grado di caricare simultaneamente un laptop, uno smartphone e un tablet alla massima velocità, sostituendo efficacemente tre caricatori distinti. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Tecnologia GaN (Nitruro di Gallio)
L'utilizzo del nitruro di gallio (GaN) al posto del silicio permette di costruire componenti più efficienti e più piccoli che generano meno calore. Questo si traduce in un caricatore che è fino al 58% più piccolo rispetto a un caricabatterie Apple da 61W standard, pur offrendo una potenza di 65W per caricare rapidamente i tuoi dispositivi.

Ricarica simultanea intelligente
Quando si utilizza una sola porta USB-C, il caricatore può erogare fino a 65W, sufficienti per alimentare la maggior parte dei laptop moderni. Quando vengono utilizzate più porte, la potenza viene distribuita in modo intelligente grazie alla tecnologia PowerIQ 3.0 di Anker, garantendo che ogni dispositivo riceva la carica ottimale per le sue esigenze.

Compatibilità universale
L'Anker 735 è compatibile con una vasta gamma di dispositivi, inclusi MacBook Pro, MacBook Air, iPad Pro, iPhone (dalla serie 13 in poi), Samsung Galaxy, Google Pixel e molti altri dispositivi USB-C e USB-A. È il caricatore unico perfetto per la casa, l'ufficio e i viaggi.

Con l'Anker 735, ottieni un concentrato di potenza e versatilità che semplifica la tua vita digitale, riducendo l'ingombro e massimizzando la velocità di ricarica per tutti i tuoi dispositivi.

 
 
La straordinaria facciata toroidale del Museo del Futuro a Dubai, decorata con calligrafia araba.
La straordinaria facciata toroidale del Museo del Futuro a Dubai, decorata con calligrafia araba.

A Dubai, il Museo del Futuro non è solo un contenitore di esposizioni, ma un'opera d'arte ingegneristica in sé. La sua forma toroidale unica sfida le convenzioni architettoniche, reggendosi senza l'uso di pilastri interni grazie a un complesso esoscheletro. La sua facciata, decorata con calligrafia araba, è un trionfo della manifattura robotica avanzata. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Un capolavoro strutturale: l'esoscheletro diagrid
La forma a toro del museo è un'impresa ingegneristica straordinaria perché non possiede colonne interne a sostenere lo spazio. L'intera struttura è retta da un esoscheletro "diagrid" in acciaio, una rete di 2.400 elementi intersecati diagonalmente. Questo design ha richiesto una modellazione parametrica avanzata per ottimizzare ogni connessione e garantire la stabilità.

La facciata calligrafica robotica
L'esterno è rivestito da 1.024 pannelli unici in acciaio inossidabile, le cui finestre formano citazioni in calligrafia araba. La produzione di questi pannelli ha richiesto l'uso di bracci robotici e macchine CNC, con software di derivazione aeronautica per mappare la complessa scrittura sulla superficie curva 3D senza distorsioni, integrando perfettamente arte e ingegneria.

Simbolismo architettonico
Oltre alla tecnica, l'edificio è ricco di simbolismo: la forma toroidale rappresenta l'umanità, la collina verde su cui poggia la terra, e il vuoto centrale simboleggia il futuro ignoto. Il Museo del Futuro è una testimonianza di come l'architettura possa fondere estetica, ingegneria avanzata e significato culturale.

 
Alan Turing al lavoro su equazioni matematiche che descrivono i pattern biologici e la morfogenesi
Alan Turing al lavoro su equazioni matematiche che descrivono i pattern biologici e la morfogenesi

Dopo aver decifrato Enigma e teorizzato il computer moderno, Alan Turing dedicò i suoi ultimi anni a un enigma ancora più profondo: come la natura crea pattern. Le sue equazioni di reazione-diffusione spiegano matematicamente strisce di zebre, macchie di leopardi e spirali di conchiglie. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Dal codice alla vita: l'ultima frontiera di Turing
Nel 1952, Alan Turing pubblicò un articolo straordinario intitolato "The Chemical Basis of Morphogenesis". Dopo i trionfi nell'informatica teorica e nella crittoanalisi durante la Seconda Guerra Mondiale, il genio matematico britannico si era rivolto a una domanda fondamentale della biologia: come fa un embrione inizialmente simmetrico a sviluppare strutture complesse e asimmetriche come arti, organi e pattern cutanei.

La morfogenesi, ovvero la formazione delle forme biologiche, era considerata territorio esclusivo dei biologi sperimentali. Turing propose invece un approccio radicalmente matematico. La sua intuizione era che pattern complessi potessero emergere spontaneamente da interazioni chimiche semplici, senza necessità di un progetto preesistente o di informazioni posizionali complesse codificate nel DNA.

L'articolo introduceva un sistema di equazioni differenziali che descrivevano come due sostanze chimiche, chiamate morfogeni, potessero interagire attraverso processi di reazione chimica e diffusione spaziale. Queste sostanze ipotetiche si attivavano e inibivano reciprocamente mentre si diffondevano attraverso i tessuti a velocità diverse, creando instabilità che portavano spontaneamente alla formazione di pattern regolari.

Il meccanismo di reazione-diffusione
Il modello di Turing si basa su un paradosso apparente: l'instabilità può generare ordine. Immaginiamo due sostanze chimiche che si diffondono in un tessuto. La prima sostanza, chiamiamola attivatore, stimola la propria produzione e quella di una seconda sostanza, l'inibitore. L'inibitore invece sopprime la produzione dell'attivatore e si diffonde più rapidamente.

Inizialmente, in un sistema omogeneo, piccole fluttuazioni casuali nella concentrazione dei morfogeni vengono amplificate. Dove la concentrazione dell'attivatore aumenta leggermente, questo stimola ulteriore produzione locale. Tuttavia, l'inibitore prodotto si diffonde velocemente nelle aree circostanti, impedendo l'attivazione nelle regioni vicine. Il risultato è la formazione di picchi di attivatore separati da valli di inibitore.

Questo processo genera spontaneamente pattern periodici: strisce, macchie, esagoni o spirali, a seconda dei parametri del sistema come i coefficients di diffusione, i tassi di reazione e la geometria del dominio. La matematica prevede esattamente quali pattern emergeranno in quali condizioni, trasformando la morfogenesi da mistero biologico a problema risolvibile con equazioni.

Turing dimostrò rigorosamente che questi pattern potevano formarsi attraverso un processo chiamato instabilità di Turing. In condizioni normali, un sistema chimico tende verso uno stato omogeneo ed equilibrato. Ma con i giusti parametri di reazione e diffusione, lo stato omogeneo diventa instabile e il sistema evolve spontaneamente verso un pattern stabile e periodico.

Pattern in natura: dalle zebre alle dita
Le applicazioni del modello di Turing alla biologia reale sono stupefacenti. Le strisce delle zebre, le macchie dei leopardi, gli anelli delle code dei lemuri e i pattern delle conchiglie marine possono tutti essere spiegati attraverso meccanismi di reazione-diffusione. La differenza tra strisce e macchie dipende semplicemente dai rapporti tra i tassi di diffusione e i coefficients cinetici delle reazioni.

Nel caso della pigmentazione animale, i morfogeni di Turing corrispondono a molecole reali che controllano l'attività dei melanociti, le cellule produttrici di pigmento. Durante lo sviluppo embrionale, queste sostanze si diffondono attraverso la pelle, creando pattern che poi si fissano permanentemente. Il pattern risultante dipende dalle dimensioni dell'animale al momento critico dello sviluppo.

Questo spiega perché i cuccioli di alcuni felini nascono con macchie che diventano strisce in età adulta, o perché la coda di un animale può avere anelli mentre il corpo ha macchie: sono domini geometrici diversi dove le equazioni producono soluzioni differenti. Le dita delle mani e dei piedi potrebbero formarsi attraverso un processo simile, con morfogeni che creano picchi periodici di attività cellulare lungo l'asse dell'arto in sviluppo.

Anche i pattern delle conchiglie marine seguono le equazioni di Turing. Mentre la conchiglia cresce al margine, le cellule del mantello secernono pigmenti secondo un pattern di reazione-diffusione. Poiché il margine si espande continuamente, il pattern viene "registrato" permanentemente nella struttura della conchiglia, creando spirali, strisce o pattern più complessi che rappresentano un registro temporale del processo morfogenetico.

Dalla teoria alla conferma sperimentale
Per decenni, il lavoro di Turing sulla morfogenesi rimase principalmente teorico. I biologi erano scettici sull'esistenza reale dei morfogeni e sulla rilevanza delle equazioni matematiche per comprendere processi biologici complessi. La situazione cambiò radicalmente negli anni Novanta e Duemila con l'identificazione di molecole reali che funzionano come i morfogeni teorici di Turing.

Nel 2006, ricercatori identificarono il primo sistema di reazione-diffusione confermato sperimentalmente: la formazione delle creste del palato nei topi coinvolge due proteine, FGF e Shh, che interagiscono esattamente come previsto dal modello di Turing. FGF agisce come attivatore, stimolando la propria espressione e quella di Shh. Shh funziona come inibitore a lunga distanza, diffondendosi rapidamente e sopprimendo FGF.

Studi successivi hanno identificato sistemi di Turing nella formazione delle piume degli uccelli, dei follicoli piliferi, delle pieghe intestinali e persino nella distribuzione dei rami nelle vie aeree polmonari. In ogni caso, le equazioni matematiche originali di Turing prevedono accuratamente i pattern osservati quando vengono inseriti i parametri biologici misurati sperimentalmente.

Un caso particolarmente elegante riguarda la formazione delle dita. Mutazioni che alterano i tassi di diffusione o di produzione dei morfogeni possono causare polidattilia, la formazione di dita extra, esattamente nelle posizioni previste dalle equazioni quando i parametri vengono modificati. La matematica non solo spiega lo sviluppo normale, ma predice anche le conseguenze di perturbazioni genetiche.

Oltre la biologia: pattern universali
Il lavoro di Turing sulla morfogenesi trascende la biologia. I meccanismi di reazione-diffusione generano pattern in sistemi chimici inorganici, nelle dune di sabbia plasmate dal vento, nella formazione delle nuvole e persino nelle dinamiche sociali e economiche. Ovunque interagiscano processi locali di amplificazione con meccanismi di inibizione a lungo raggio, emergono pattern simili a quelli previsti da Turing.

La reazione di Belousov-Zhabotinsky, una reazione chimica oscillante scoperta negli anni Cinquanta, produce onde e spirali chimiche visibili che seguono esattamente le equazioni di Turing. Questi pattern chimici puri dimostrano che la formazione spontanea di strutture non richiede biologia, ma emerge dalle proprietà matematiche fondamentali di certi tipi di sistemi dinamici.

In ecologia, le distribuzioni spaziali di piante nel deserto o di plancton negli oceani mostrano pattern regolari spiegabili attraverso meccanismi di Turing dove l'attivazione locale è data dalla crescita vegetale e l'inibizione a lungo raggio deriva dalla competizione per risorse diffuse come acqua o nutrienti. La matematica di Turing fornisce un linguaggio unificante per fenomeni apparentemente disparati.

L'eredità incompiuta di un genio tragico
Alan Turing non visse abbastanza per vedere la conferma sperimentale delle sue teorie sulla morfogenesi. Nel 1954, a soli quarantadue anni, morì per avvelenamento da cianuro in circostanze che rimangono dibattute. La sua morte avvenne appena due anni dopo la pubblicazione del suo articolo rivoluzionario sulla morfogenesi, lasciando un programma di ricerca incompiuto.

La persecuzione che Turing subì per la sua omosessualità, culminata in una condanna per indecenza grave e in un trattamento ormonale forzato, rappresenta una delle pagine più oscure della storia scientifica britannica. Un genio che aveva salvato innumerevoli vite decifrando Enigma fu trattato come criminale dalla società che aveva contribuito a salvare. Il riconoscimento ufficiale del torto subito arrivò solo nel 2013 con il perdono postumo della Regina.

Il lavoro sulla morfogenesi rappresenta l'ultima frontiera intellettuale di Turing, un tentativo di applicare il rigore matematico al problema più fondamentale della biologia: come si genera la forma. Mentre i suoi contributi all'informatica sono universalmente riconosciuti, il suo lavoro sulla biologia matematica ha richiesto decenni per essere pienamente apprezzato. Oggi è considerato il fondatore di un intero campo scientifico.

Le equazioni di Alan Turing rivelano una verità profonda: la complessità non richiede complessità. Pattern elaborati possono emergere da regole semplici quando queste regole interagiscono nello spazio e nel tempo. La matematica non è solo uno strumento per descrivere la natura, ma il linguaggio con cui la natura scrive se stessa. Ogni zebra che corre, ogni conchiglia che si forma, ogni dito che cresce testimonia il potere delle idee di un uomo che vide numeri dove altri vedevano solo vita.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 07:00:00 in Donne scienziate, letto 119 volte)
Alice Ball nel laboratorio di chimica dell'Università delle Hawaii negli anni '10 mentre lavora con provette e attrezzature per estrarre i principi attivi dell'olio di chaulmoogra
Alice Ball nel laboratorio di chimica dell'Università delle Hawaii negli anni '10 mentre lavora con provette e attrezzature per estrarre i principi attivi dell'olio di chaulmoogra

Alice Ball a soli 23 anni trovò il primo trattamento efficace contro la lebbra, isolando gli esteri dell'olio di chaulmoogra. Morì a 24 anni prima di pubblicare i risultati. Il suo supervisore li rubò chiamandoli metodo Dean. Ci vollero 90 anni perché l'Università delle Hawaii la ricordasse. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Una vocazione scientifica nata in famiglia
Alice Augusta Ball nacque il 24 luglio 1892 a Seattle, Washington, in una famiglia afroamericana di classe medio-alta che coltivava interessi culturali e scientifici. Il padre James Presley Ball era fotografo, avvocato ed editore del giornale Colored Citizen, mentre il nonno James Ball Senior era uno dei primi fotografi afroamericani a utilizzare la tecnica della dagherrotipia, stampando immagini su lastre di metallo attraverso processi chimici con vapori di mercurio e argento sensibilizzato allo iodio. Questa esposizione precoce alla chimica fotografica probabilmente accese l'interesse della giovane Alice per le scienze. La famiglia si trasferì brevemente alle Hawaii nel 1903 quando il nonno cercò nuove opportunità, ma tornò a Seattle dopo la sua morte nel 1904.

Alice eccelse negli studi scientifici fin dalla scuola superiore. Nel 1910 si diplomò alla Seattle High School con i massimi voti in tutte le materie scientifiche, un risultato straordinario per una donna afroamericana in un'epoca di rigida segregazione razziale. Si iscrisse all'Università di Washington dove studiò con dedizione chimica farmaceutica, ottenendo nel 1912 la prima laurea in questa disciplina. Due anni dopo, nel 1914, conseguì una seconda laurea in scienze farmaceutiche, distinguendosi come una delle poche donne del suo tempo a completare percorsi di studio così avanzati in ambito scientifico. Durante gli anni universitari collaborò con il professor William Dehn pubblicando nel 1914 un articolo di dieci pagine sul prestigioso Journal of the American Chemical Society intitolato Benzoylations in Ether Solution, dimostrazione precoce della sua maturità scientifica.

Prima donna e prima afroamericana alle Hawaii
Le eccezionali capacità di Alice Ball attirarono l'attenzione di numerose università che le offrirono borse di studio per proseguire gli studi magistrali. Tra le proposte figuravano quella dell'Università della California a Berkeley, uno degli atenei più prestigiosi della costa occidentale, e quella del College of Hawaii, oggi Università delle Hawaii. Alice scelse quest'ultima per l'opportunità di lavorare su una tesi di chimica applicata alla medicina, un campo che univa le sue due passioni. Nel 1915, a soli 23 anni, conseguì il master in chimica diventando la prima donna e la prima afroamericana a raggiungere questo traguardo presso l'ateneo hawaiano. Un risultato che infranse contemporaneamente due barriere, quella di genere e quella razziale, in un'epoca in cui le donne nere erano sistematicamente escluse dall'educazione superiore.

La sua tesi magistrale si concentrò sullo studio delle proprietà chimiche della Piper methysticum, comunemente nota come kava, una pianta del Pacifico utilizzata tradizionalmente per trattare disturbi legati all'ansia e all'iperattività. Questa ricerca dimostrò la sua capacità di analizzare composti vegetali complessi e di isolarne i principi attivi. Dopo il conseguimento del master, Ball divenne anche la prima insegnante di chimica afroamericana presso il dipartimento di chimica del College of Hawaii, assumendo il titolo di chimica ricercatrice e istruttrice. Era l'unica donna e l'unica persona di colore in un dipartimento dominato da uomini bianchi, ma la sua competenza scientifica era indiscutibile e presto sarebbe stata chiamata a risolvere un problema che affliggeva l'umanità da millenni.

La sfida della lebbra e l'olio di chaulmoogra
All'inizio del XX secolo la lebbra, conosciuta scientificamente come malattia di Hansen dal nome del medico norvegese Gerhard Armauer Hansen che nel 1873 identificò il Mycobacterium leprae come agente causale, rappresentava una condanna sociale oltre che fisica. Questa malattia cronica colpisce i nervi periferici, le vie respiratorie, la pelle e gli occhi, causando lesioni devastanti e progressive paralisi. Gli hawaiani la chiamavano mai ho'oka'awale, malattia che separa, perché i malati venivano strappati alle famiglie e confinati in lebbrosari isolati come quello di Kalaupapa sulla penisola di Molokai, senza alcuna speranza di guarigione o di ricongiungersi ai propri cari. I pazienti che tentavano la fuga venivano catturati e internati all'ospedale di Kalihi a Honolulu, dove attendevano la valutazione medica che avrebbe deciso il loro destino.

L'unico rimedio parzialmente efficace era l'olio estratto dai semi dell'albero di chaulmoogra, la Hydnocarpus wightiana, utilizzato dalla medicina cinese e indiana da oltre seicento anni per trattare le lesioni cutanee. Tuttavia questo olio presentava problemi insormontabili: era estremamente viscoso e denso, impossibile da iniettare perché si accumulava sotto la pelle formando vesciche dolorose invece di circolare nell'organismo; aveva un sapore amaro insopportabile che provocava vomito se assunto per via orale; era troppo appiccicoso per essere applicato efficacemente sulle piaghe cutanee in forma topica. I pazienti erano riluttanti a seguire lunghi trattamenti a causa dei disturbi gastrici e della scarsa efficacia. Il dottor Harry T. Hollmann, assistente chirurgo presso l'ospedale di Kalihi e uno dei principali studiosi della lebbra, comprese che serviva un'esperta in chimica dei prodotti naturali per risolvere il problema centenario racchiuso in quei semi.

Il metodo Ball: una rivoluzione farmaceutica
Nel 1915 Hollmann si rivolse ad Alice Ball chiedendole di collaborare allo sviluppo di un metodo per isolare i principi attivi dell'olio di chaulmoogra e renderlo somministrabile per iniezione. Ball accettò la sfida e iniziò un'intensa attività di ricerca sperimentale nel laboratorio universitario. Applicando le sue conoscenze di chimica organica e la sua esperienza nell'analisi dei composti vegetali acquisita durante la tesi sulla kava, Ball sviluppò rapidamente una tecnica innovativa: riuscì a isolare gli esteri etilici degli acidi grassi contenuti nell'olio attraverso un processo di idrolisi ed esterificazione. Questa modifica chimica manteneva le proprietà terapeutiche antibatteriche del composto originale ma riduceva drasticamente la viscosità, rendendo possibile l'iniezione sottocutanea senza accumuli dolorosi.

Il metodo Ball rappresentò un progresso straordinario. Per la prima volta i pazienti lebbrosi potevano ricevere un trattamento efficace senza effetti collaterali intollerabili. Le iniezioni dell'estratto modificato venivano assorbite correttamente dall'organismo, raggiungendo le concentrazioni terapeutiche necessarie per combattere il Mycobacterium leprae. I risultati clinici furono immediati: molti pazienti mostrarono miglioramenti significativi delle lesioni cutanee e alcuni furono giudicati guariti al punto da poter essere dimessi dall'ospedale di Kalihi. Nel 1918 un medico hawaiano documentò sul Journal of the American Medical Association che 78 pazienti erano stati dichiarati guariti dalla commissione esaminatrice e avevano potuto lasciare l'ospedale dopo il trattamento con le iniezioni di olio di chaulmoogra modificato secondo il metodo di Ball. Questo estratto iniettabile rimase il trattamento standard contro la lebbra fino agli anni Quaranta del Novecento, quando furono sviluppati i farmaci sulfamidici e gli antibiotici specifici.

Una morte prematura e un furto scientifico
Alice Ball non ebbe mai l'opportunità di pubblicare personalmente i risultati delle sue ricerche rivoluzionarie. Nel dicembre 1916, mentre stava preparando la pubblicazione scientifica del suo metodo, si ammalò improvvisamente. Le circostanze della sua malattia rimangono misteriose: alcune fonti suggeriscono un incidente di laboratorio con inalazione accidentale di gas tossici, come i vapori di cloro utilizzati nelle analisi chimiche dell'epoca. Ball tornò a Seattle dalla famiglia per curarsi ma morì il 31 dicembre 1916, tre giorni dopo il suo ventiquattresimo compleanno. Una giovane brillante che aveva infranto ogni barriera e sviluppato una cura salvavita scomparve prima di ricevere il riconoscimento che meritava, lasciando un vuoto incolmabile nella comunità scientifica e nel cuore dei pazienti che aveva aiutato.

Quello che accadde dopo la sua morte rappresenta uno degli episodi più deplorevoli nella storia della scienza. Arthur L. Dean, chimico e presidente dell'Università delle Hawaii, oltre che supervisore di Ball, si appropriò del suo lavoro. Dean proseguì la ricerca producendo grandi quantità dell'estratto iniettabile di chaulmoogra utilizzando esattamente il metodo sviluppato da Ball, ma pubblicò i risultati a proprio nome senza mai citarla o riconoscerle alcun merito. Il procedimento fu chiamato metodo Dean e così venne conosciuto nella comunità medica internazionale per decenni. Dean ebbe l'audacia di affermare di aver apportato miglioramenti significativi alla tecnica, quando in realtà aveva semplicemente scalato la produzione del metodo originale di Ball. Questo furto intellettuale privò una giovane scienziata afroamericana del suo giusto posto nella storia della medicina, perpetuando il silenzio sistemico che circondava i contributi delle donne e delle persone di colore alla scienza.

La battaglia per il riconoscimento
Se il nome di Alice Ball non è completamente scomparso dalla storia lo si deve al dottor Harry Hollmann, l'unico collega che ebbe il coraggio di opporsi all'ingiustizia. Nel 1922, sei anni dopo la morte di Ball, Hollmann pubblicò un articolo nel quale rivendicava esplicitamente il ruolo della giovane chimica nelle ricerche, descrivendo dettagliatamente la grande quantità di lavoro sperimentale che lei aveva svolto per risolvere il problema dell'isolamento dei principi attivi dell'olio di chaulmoogra. Nell'articolo Hollmann ridimensionò drasticamente i presunti miglioramenti che Dean affermava di aver apportato al metodo, sottolineando che Ball aveva già risolto tutte le questioni tecniche fondamentali prima della sua morte. Hollmann chiamò ufficialmente la tecnica metodo Ball, tentando di restituire alla scienziata la paternità della scoperta che le spettava di diritto.

Tuttavia l'intervento di Hollmann non fu sufficiente a correggere decenni di oblio. Il disconoscimento del lavoro scientifico femminile aveva un carattere strutturale nella comunità accademica e l'essere donna, afroamericana e morta giovane rese ancora più facile cancellare Ball dalla memoria collettiva. Per oltre settant'anni il suo nome scomparve dai libri di testo, dalle storie della medicina e dalle discussioni scientifiche. Solo negli anni Settanta alcuni storici iniziarono a investigare, ma fu solo negli anni Novanta che il lavoro di ricerca archivistica condotto dai professori dell'Università delle Hawaii Kathryn Takara e Stanley Ali riportò alla luce la verità. Sfogliando vecchi documenti, tesi e articoli dimenticati, ricostruirono minuziosamente la storia di Alice Ball e del suo contributo rivoluzionario alla lotta contro la lebbra.

Il tardivo riconoscimento delle Hawaii
L'Università delle Hawaii impiegò quasi novant'anni per riconoscere formalmente il lavoro di Alice Ball. Nel 2000, ottantaquattro anni dopo la sua morte, l'ateneo organizzò una cerimonia commemorativa durante la quale venne piantato nel campus un albero di chaulmoogra, lo stesso da cui Ball aveva estratto il rimedio salvavita. Alla base dell'albero, posizionato dietro la Bachman Hall dove un tempo sorgevano i laboratori in cui aveva lavorato, fu posta una targa di bronzo con un'iscrizione che finalmente restituiva a Ball il giusto merito della scoperta. La targa recita: In onore di Alice Augusta Ball, chimica che sviluppò il metodo Ball, l'unico trattamento efficace contro la lebbra nei primi anni del XX secolo.

Nello stesso giorno, il 29 febbraio 2000, data scelta simbolicamente perché cadeva in un anno bisestile a ricordare la rarità e l'eccezionalità di figure come Ball, Mazie Hirono, allora vicegovernatore delle Hawaii e successivamente prima senatrice asiatico-americana nella storia degli Stati Uniti, proclamò l'istituzione dell'Alice Ball Day. Questa giornata commemorativa, celebrata ogni 29 febbraio quindi con cadenza quadriennale, è dedicata a ricordare Ball e a riflettere sul contributo delle donne nella scienza, sull'importanza della diversità nella ricerca e sui danni causati dalle discriminazioni di genere e razza nel mondo accademico. Nel 2007 l'Università delle Hawaii conferì postuma a Ball la Medal of Distinction, il più alto riconoscimento dell'ateneo, durante una cerimonia alla quale parteciparono discendenti della sua famiglia venuti da Seattle.

L'eredità scientifica e sociale di Alice Ball
Il metodo Ball salvò letteralmente migliaia di vite e trasformò la percezione sociale della lebbra. Prima della sua scoperta, la malattia era considerata incurabile e i malati venivano abbandonati al loro destino in luoghi di reclusione isolati dal mondo. L'efficacia del trattamento iniettabile dimostrò che la lebbra poteva essere combattuta efficacemente, modificando l'approccio medico e sociale alla malattia. Questa nuova prospettiva di speranza portò a un aumento significativo dei finanziamenti destinati alla ricerca, che culminò negli anni Quaranta nello sviluppo dei farmaci sulfamidici e dei sulfoni capaci di eradicare completamente il Mycobacterium leprae. Senza il pionieristico lavoro di Ball che aprì la strada dimostrando la possibilità di trattare efficacemente la malattia, questi progressi successivi avrebbero potuto richiedere decenni in più.

Oltre al contributo scientifico diretto, la storia di Alice Ball ha un valore simbolico profondo. Rappresenta le innumerevoli donne e persone di colore i cui contributi alla scienza sono stati cancellati, minimizzati o appropriati da colleghi privilegiati che detenevano il potere accademico e sociale. Ball eccelse nonostante le barriere multiple che avrebbe dovuto fermarla: era donna in un mondo scientifico maschile, afroamericana in un'epoca di segregazione razziale codificata dalle leggi Jim Crow, giovane in un ambiente che valorizzava l'anzianità. Eppure riuscì a conseguire due lauree, un master, a pubblicare su riviste prestigiose, a insegnare all'università e a sviluppare una terapia rivoluzionaria, tutto prima dei 25 anni. Il fatto che il suo nome sia stato dimenticato per quasi un secolo non riflette l'importanza del suo lavoro, ma la sistematica invisibilità delle donne e delle minoranze nella narrazione storica della scienza.

Una storia che continua a insegnare
Oggi Alice Ball è finalmente riconosciuta come una delle figure più importanti nella storia della chimica farmaceutica e della medicina tropicale. Il suo nome compare nei libri di testo, le università organizzano conferenze dedicate al suo lavoro, e la sua storia viene insegnata per ispirare le nuove generazioni di scienziate e scienziati, specialmente donne e persone appartenenti a minoranze sottorappresentate nelle discipline STEM. Nel 2018 la rivista ACS Central Science, pubblicazione della American Chemical Society, dedicò la copertina a Ball in occasione del Black History Month, riconoscendola come pioniera della chimica organica applicata alla farmacologia. Numerose borse di studio portano il suo nome, destinate a supportare studentesse afroamericane che vogliono intraprendere carriere scientifiche.

La vicenda di Ball solleva questioni ancora attuali: quanto talento scientifico è stato e continua a essere sprecato a causa di discriminazioni basate su genere, razza o origine sociale? Quante scoperte potenzialmente rivoluzionarie non sono mai state realizzate perché brillanti menti non hanno avuto accesso all'educazione e alle opportunità di ricerca? Come possiamo garantire che i meriti scientifici vengano attribuiti correttamente indipendentemente dall'identità di chi li consegue? Il caso di Dean che rubò il lavoro di Ball dimostra come le strutture di potere accademiche possano essere sfruttate per perpetrare ingiustizie, e quanto sia fondamentale mantenere alta la vigilanza contro simili abusi.

Alice Ball morì troppo giovane per vedere l'impatto del suo lavoro, per ricevere i riconoscimenti che meritava, per proseguire una carriera scientifica che prometteva ulteriori scoperte rivoluzionarie. Ma il suo metodo salvò migliaia di vite e dimostrò che l'eccellenza scientifica non conosce barriere di genere o razza. La sua storia ci ricorda che il progresso scientifico dipende dalla capacità di riconoscere e valorizzare il talento ovunque si manifesti. E ci ammonisce che la giustizia, nella scienza come nella società, spesso arriva in ritardo ma non dovrebbe mai smettere di arrivare.

 
 

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