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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Alex (del 24/01/2026 @ 11:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 85 volte)
Megaliti monumentali nel sito archeologico di Baalbek in Libano
Il Levante e la Mesopotamia ospitano alcune delle costruzioni megalitiche più imponenti dell'antichità. Blocchi di pietra dal peso straordinario sfidano ancora oggi la comprensione delle capacità ingegneristiche delle civiltà che li hanno eretti e trasportati.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Crocevia di imperi e meraviglie architettoniche
La regione del Levante e della Mesopotamia ha rappresentato per millenni un crocevia strategico tra Oriente e Occidente, teatro di ascese e cadute di grandi civiltà. Fenici, Assiri, Babilonesi, Persiani, Greci e Romani hanno lasciato tracce indelebili del loro dominio attraverso opere architettoniche di dimensioni colossali.
Ciò che distingue molte di queste costruzioni è l'utilizzo di blocchi di pietra monolitici di dimensioni che superano persino le realizzazioni egizie più celebri. Se le piramidi di Giza utilizzavano blocchi relativamente gestibili di 2-3 tonnellate, alcune strutture levantine impiegano monoliti da centinaia di tonnellate, sollevando interrogativi ancora irrisolti sulle tecniche di estrazione, trasporto e posizionamento.
La stratificazione culturale di questi siti aggiunge ulteriore complessità interpretativa. Spesso fondamenta megalitiche pre-romane sono state incorporate in templi romani, che a loro volta sono stati riutilizzati in chiese bizantine e poi in moschee islamiche. Ogni civiltà ha costruito sulle vestigia della precedente, creando palinsesti architettonici che raccontano millenni di storia umana.
Baalbek: il mistero dei giganti di pietra
Baalbek, nell'attuale Libano, è forse il sito archeologico più enigmatico del Levante. L'antica Heliopolis romana sorge su fondamenta megalitiche la cui datazione e attribuzione restano controverse. Il complesso templare dedicato a Giove, Bacco e Venere rappresentava uno dei santuari più imponenti dell'impero romano, ma le sue fondamenta raccontano una storia molto più antica.
Il sito si trova nella fertile valle della Beqa'a, a circa 1.150 metri sul livello del mare. La posizione strategica controllava le rotte commerciali tra il Mediterraneo e l'entroterra mesopotamico. Già in epoca fenicia il luogo ospitava probabilmente un santuario dedicato al dio Baal, da cui deriva il nome moderno.
Con la conquista romana, l'imperatore Augusto trasformò il sito in colonia romana col nome di Colonia Julia Augusta Felix Heliopolitana. I successori Tiberio, Nerone e soprattutto Antonino Pio investirono risorse enormi nell'ampliamento del complesso templare, che raggiunse dimensioni senza precedenti nel mondo romano.
Il Trilithon: tre blocchi impossibili
Nel podio del Tempio di Giove, a circa sei metri di altezza dal suolo, sono incorporate tre colossali lastre di calcare conosciute come il Trilithon. Questi blocchi costituiscono una delle più grandi sfide interpretative dell'archeologia sperimentale e dell'ingegneria storica.
Ciascuno dei tre blocchi misura approssimativamente 19 metri di lunghezza, 4,2 metri di altezza e 3,6 metri di profondità. Il peso stimato di ogni singolo blocco è di circa 800 tonnellate. Per contestualizzare questa cifra straordinaria, si consideri che gli obelischi egizi più grandi raramente superano le 300 tonnellate, e che la maggior parte delle gru moderne da cantiere solleva al massimo 20-30 tonnellate.
I blocchi furono estratti da cave di calcare situate a circa 800 metri dal sito templare. Nelle cave rimane ancora oggi un quarto blocco, noto come Hajar el Hibla o Pietra della Donna Incinta, parzialmente scavato ma mai estratto completamente. Questo monolito incompiuto pesa circa 1.000 tonnellate e misura oltre 20 metri di lunghezza, fornendo preziose informazioni sulle tecniche di estrazione utilizzate.
Tecniche di estrazione nelle cave di Baalbek
L'osservazione diretta del blocco incompiuto rivela metodologie di lavoro sorprendentemente sofisticate. Gli antichi scalpellini scavavano trincee perimetrali intorno al blocco utilizzando scalpelli di ferro temprato e mazze di bronzo. La roccia calcarea, pur essendo relativamente tenera quando appena estratta, richiedeva comunque lavoro paziente e coordinato di decine di operai.
Nella base del blocco sono visibili fori praticati a intervalli regolari. In questi fori venivano probabilmente inseriti cunei di legno che, una volta bagnati con acqua, si espandevano esercitando una forza di separazione sufficiente a staccare il monolito dal substrato roccioso. Questa tecnica, documentata in Egitto e Grecia, permetteva di sfruttare le venature naturali della pietra minimizzando il rischio di fratture.
Una volta liberato, il blocco doveva essere trasportato. Qui iniziano le speculazioni, poiché nessuna fonte scritta romana descrive esplicitamente il metodo utilizzato per monoliti di queste dimensioni. Le gru romane standard, i Trispastos e i Pentaspastos, erano dimensionati per blocchi di 5-15 tonnellate. Anche il più grande sistema di sollevamento documentato, il Polyspastos con ruota calcatoria azionata da uomini camminanti all'interno, raggiungeva al massimo 100 tonnellate di capacità.
Ipotesi di trasporto: rotolamento e slittamento
Gli studiosi hanno proposto diverse teorie per spiegare come blocchi da 800 tonnellate potessero essere spostati per quasi un chilometro e poi sollevati di sei metri. La teoria più accreditata combina diverse tecniche utilizzate progressivamente.
Il trasporto orizzontale potrebbe essere stato realizzato mediante rotolamento su cilindri lignei. Tronchi di cedro del Libano, alberi che crescevano abbondanti nella regione antica, venivano disposti parallelamente formando una sorta di binario mobile. Il blocco, adagiato su una slitta di legno massiccio rinforzata con traverse metalliche, veniva fatto avanzare centimetro per centimetro da squadre di centinaia di uomini che tiravano funi di canapa o cuoio intrecciate.
Calcoli ingegneristici moderni suggeriscono che per muovere 800 tonnellate su terreno ragionevolmente piano sarebbero state necessarie forze di trazione dell'ordine di 200-250 tonnellate, traducibili in circa 2.000-2.500 uomini tiranti contemporaneamente, assumendo un coefficiente di attrito ridotto da sostanze lubrificanti come olio o argilla.
I cilindri sottostanti dovevano essere recuperati da dietro e riposizionati davanti con continuità, in un processo laborioso ma meccanicamente semplice. Esperimenti archeologici moderni hanno dimostrato la fattibilità di questa tecnica per blocchi fino a 100 tonnellate, ma l'estrapolazione a masse otto volte superiori introduce incertezze significative sulla resistenza strutturale dei rulli stessi.
Sollevamento verticale: rampe e contrappesi
Il vero enigma ingegneristico è il sollevamento dei blocchi all'altezza di sei metri necessaria per l'inserimento nel podio. La teoria delle rampe inclinate, efficace per le piramidi egizie dove l'intera struttura costituiva una rampa progressiva, sembra meno plausibile a Baalbek dove il blocco doveva essere posizionato lateralmente in una struttura già esistente.
Un'ipotesi convincente prevede l'uso di sistemi di leve giganti e fulcri mobili. Sollevando progressivamente un'estremità del blocco mediante leve di bronzo lunghe fino a 10 metri, azionate da squadre di decine di uomini, si potevano inserire supporti temporanei incrementando l'altezza di pochi centimetri per volta. Ripetuto centinaia di volte, questo metodo permetteva guadagni verticali significativi, sebbene richiedesse mesi di lavoro per ogni singolo blocco.
Alternative più speculative includono sistemi di contrappesi, simili concettualmente a shaduf giganti. Grandi ceste riempite progressivamente con pietre o sabbia avrebbero potuto fornire forza ascensionale controllata. Tuttavia, l'assenza di tracce archeologiche di strutture ausiliarie così massicce lascia questa teoria nel campo della pura congettura.
Il ruolo del piombo e dei lubrificanti
Alcuni ricercatori hanno notato tracce di piombo nelle interfacce tra i grandi blocchi. Il piombo fuso, versato negli interstizi, avrebbe servito molteplici funzioni: distribuire uniformemente i carichi, compensare irregolarità microscopiche delle superfici, e ridurre drasticamente l'attrito durante il posizionamento finale.
Il piombo ha proprietà tribologiche eccezionali. Con un coefficiente di attrito dinamico di circa 0,15-0,20 contro pietra, permette slittamenti che sarebbero impossibili con pietra su pietra dove l'attrito raggiunge 0,6-0,8. Strati di piombo spessi pochi millimetri tra blocco e superficie di appoggio avrebbero trasformato un movimento altrimenti bloccato in uno scivolamento controllabile.
La tecnica richiedeva maestranze specializzate capaci di fondere e colare tonnellate di metallo con precisione. Il piombo doveva essere riscaldato a circa 327 gradi Celsius, temperatura facilmente raggiungibile con forni a carbone, e versato rapidamente prima che solidificasse. La superficie superiore del blocco sottostante veniva probabilmente fresata con margini leggermente rialzati per contenere il metallo fuso come in una forma.
Datazione controversa e attribuzioni
Un dibattito acceso riguarda la datazione del Trilithon. Mentre il tempio romano sovrastante è chiaramente attribuibile al I-III secolo dopo Cristo, le fondamenta megalitiche presentano caratteristiche costruttive differenti. I blocchi del Trilithon sono assemblati senza malta, con giunture talmente precise che una lama di coltello non può essere inserita tra di essi, tecnica tipica di costruzioni pre-romane.
Alcuni archeologi propongono una datazione alla prima età del Ferro, attribuendo la costruzione ai Fenici o a popolazioni cananee precedenti. Il culto di Baal attestato nel sito sostiene questa ipotesi. I Romani avrebbero dunque incorporato una piattaforma sacra preesistente nel loro grandioso tempio, come fecero in molti altri siti conquistati.
Analisi petrografiche e datazioni al radiocarbonio di materiale organico intrappolato nella malta di altre parti delle fondamenta hanno fornito risultati inconclusivi, con margini di errore di diversi secoli. Studi più recenti utilizzano tecniche di luminescenza otticamente stimolata sui minerali di quarzo presenti nella malta, ma la contaminazione da eventi sismici e rimaneggiamenti successivi complica le interpretazioni.
Paragoni con altri megaliti del Levante
Baalbek non è un caso isolato nella regione. La terrazza del Tempio di Gerusalemme, costruita da Erode il Grande nel I secolo avanti Cristo, incorpora blocchi di dimensioni comparabili. La Western Wall ha pietre che superano le 500 tonnellate, sebbene posizionate a livelli più bassi rispetto al Trilithon.
In Siria, il Tempio di Giove a Damasco presentava fondamenta con blocchi di 100-200 tonnellate. Petra, in Giordania, pur essendo principalmente scavata nella roccia, mostra strutture libere con architravi monolitici di peso considerevole. Palmira utilizzava colonne di granito di 40-60 tonnellate importate dall'Egitto, dimostrando capacità logistiche straordinarie.
Questi esempi suggeriscono che la lavorazione di megaliti fosse una tradizione costruttiva consolidata nel Levante, forse trasmessa attraverso corporazioni di maestranze specializzate che si spostavano da un cantiere all'altro offrendo competenze uniche. La circolazione di knowhow tecnico nell'antico Mediterraneo orientale è testimoniata anche dalla condivisione di unità di misura, proporzioni architettoniche e dettagli decorativi tra culture diverse.
Significato simbolico oltre la funzione strutturale
Perché utilizzare blocchi così immani quando la stessa stabilità strutturale poteva essere ottenuta con pietre più piccole e maneggevoli? La risposta va cercata nella sfera simbolica e ideologica oltre che in quella pratica. Megaliti di tale scala comunicavano potere, permanenza e connessione col divino.
Un tempio fondato su pietre che nessuna forza umana ordinaria poteva spostare trasmetteva il messaggio di un ordine cosmico immutabile. I fedeli che vi accedevano percepivano fisicamente la sproporzione tra la propria fragilità e la monumentalità sacra. Questa dimensione psicologica dell'architettura religiosa era perfettamente compresa dagli antichi costruttori.
Inoltre, opere di tale ambizione servivano a legittimare il potere politico. Un sovrano capace di mobilitare risorse, manodopera e competenze per realizzare l'impossibile dimostrava concretamente il proprio dominio sulle forze naturali e umane. Il cantiere stesso diventava manifestazione del controllo territoriale, con migliaia di lavoratori, rifornimenti continui e organizzazione gerarchica complessa.
I megaliti di Baalbek e del Levante continuano a interrogare la nostra comprensione delle capacità tecniche del mondo antico. Pur con tutti i progressi dell'archeologia sperimentale e dell'ingegneria inversa, rimangono margini di incertezza che alimentano il fascino di queste pietre titaniche. Ciò che è certo è che civiltà prive di motori meccanici e calcolatori poterono compiere prodezze ingegneristiche che ancora oggi richiederebbero pianificazione sofisticata e mezzi specializzati, testimonianza dell'ingegno umano applicato con determinazione e risorse adeguate.
Di Alex (del 24/01/2026 @ 09:00:00, in Intelligenza Artificiale, letto 103 volte)
Rappresentazione artistica di un cervello digitale e circuiti neurali che si fondono, simbolo dell'IA generativa.
L'umanità è alla soglia di una rivoluzione guidata dall'Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI). Questa tecnologia non si limita ad analizzare dati, ma crea nuova conoscenza e simula il ragionamento umano, segnando il passaggio dalla logica deterministica alla computazione probabilistica. Una guida per comprendere il "pensiero" di ChatGPT, Claude e Gemini. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Genesi storica: l'odissea dai simboli alle reti neurali
La comprensione profonda delle moderne IA generative richiede un viaggio attraverso la storia della computazione. Le capacità apparentemente miracolose di modelli come GPT-4 sono il culmine di decenni di tentativi, fallimenti e intuizioni teoriche.
Le radici: Turing e l'era simbolica (1940-1960)
Tutto inizia con Alan Turing e il suo "Imitation Game" (Test di Turing) del 1950, che spostò il dibattito da "le macchine possono pensare?" a "le macchine possono imitare il comportamento intelligente?". Il campo dell'IA nacque ufficialmente nel 1956 al Dartmouth College. L'approccio dominante era l'IA Simbolica (GOFAI), che cercava di codificare l'intelligenza attraverso regole logiche esplicite. L'esempio celebre è ELIZA, uno psicoterapeuta simulato che, nonostante la sua estrema semplicità, ingannò molti utenti, dimostrando l'"Effetto ELIZA".
Gli inverni dell'IA e l'ascesa del connessionismo (1970-2000)
L'IA simbolica fallì nel gestire l'ambiguità del mondo reale, portando al primo "Inverno dell'IA". Nel frattempo, emergeva l'approccio connessionista, ispirato alla neurobiologia: reti di neuroni artificiali che apprendono dai dati. Negli anni '80, la riscoperta dell'algoritmo di Backpropagation permise di addestrare reti neurali multistrato. Tra il 1980 e il 2010, due innovazioni furono cruciali:
- RNN e LSTM: Reti progettate per elaborare sequenze (come il testo), introducendo una forma di memoria per il contesto.
- Aumento della potenza di calcolo: La Legge di Moore e l'avvento delle GPU fornirono la potenza necessaria per il Deep Learning su vasti dataset.
La svolta moderna: dalle GAN ai Transformer (2014-2017)
Nel 2014, le GAN (Generative Adversarial Networks) rivoluzionarono la generazione di immagini. Il punto di svolta per il testo arrivò nel 2017 con il paper "Attention Is All You Need", che introdusse l'architettura Transformer. Abbandonando la lenta processazione sequenziale delle RNN, il Transformer utilizzava un meccanismo di "Self-Attention" completamente parallelizzabile, permettendo di addestrare modelli su quantità di dati senza precedenti. Da qui nacquero BERT e il primo GPT di OpenAI, inaugurando l'era dei Large Language Models (LLM).
Il motore semantico: come "pensa" un modello generativo
Al livello fondamentale, un LLM è un motore statistico di predizione. Non "sa" nulla in senso biologico, ma calcola probabilità basandosi sui miliardi di esempi di testo visti in addestramento.
Il principio base: la predizione del prossimo token (Next Token Prediction)
Per completare la frase "Il gatto dorme sul...", il modello analizza la sequenza e calcola la probabilità statistica di ogni possibile parola successiva (token), come "divano", "tappeto" o "letto". Seleziona un token in base a queste probabilità, lo aggiunge alla frase e ripete il processo (inferenza autoregressiva).
Tokenizzazione: tradurre le parole in numeri
Il testo viene spezzato in unità fondamentali chiamate token (parole intere, parti di parole, caratteri). Ogni token è convertito in un ID numerico univoco, permettendo alla rete di lavorare solo con numeri.
Embedding: lo spazio semantico multidimensionale
I token numerici sono proiettati in uno spazio vettoriale ad alta dimensionalità. In questo iper-spazio, ogni concetto ha una posizione (vettore) che cattura relazioni semantiche. Operazioni algebriche su questi vettori possono riflettere analogie, ad esempio: Vettore("Re") - Vettore("Uomo") + Vettore("Donna") ≈ Vettore("Regina").
Temperatura e creatività
Il parametro "Temperatura" controlla la casualità delle risposte. Una temperatura bassa (es. 0.2) fa sì che il modello scelga quasi sempre i token più probabili, portando a risposte deterministiche e fattuali. Una temperatura alta (es. 0.8) introduce più variabilità, permettendo scelte creative ma meno prevedibili.
L'architettura Transformer: il cuore pulsante della rivoluzione
Il meccanismo rivoluzionario del Transformer è la Self-Attention (Auto-Attenzione).
L'analisi del contesto e l'analogia del cocktail party
Come il cervello umano può focalizzarsi su una voce in una stanza rumorosa, la Self-Attention permette a ogni parola di una frase di "guardare" a tutte le altre parole simultaneamente per capire quanto sono rilevanti per il proprio significato, indipendentemente dalla distanza. Questo risolve il problema della dipendenza a lungo termine che affliggeva le RNN.
Il meccanismo tecnico: Query, Key e Value
Per ogni token, il Transformer crea tre vettori:
- Query (Q): Rappresenta ciò che il token corrente sta cercando.
- Key (K): Rappresenta l'identità di ciascun token.
- Value (V): Contiene l'informazione semantica del token.
Il modello calcola l'affinità (prodotto scalare) tra la Query di un token e le Key di tutti gli altri. Se l'affinità è alta, il token "assorbe" una grande porzione del Value del token rilevante. Questo processo avviene in parallelo attraverso molteplici "teste di attenzione".
Positional encoding: l'ordine delle cose
Poiché il Transformer processa tutte le parole insieme, non conosce intrinsecamente il loro ordine. Per rimediare, a ogni embedding viene sommato un "positional encoding", un vettore che codifica la posizione del token nella sequenza.
L'educazione dell'algoritmo: come nasce un modello
Un Transformer inizia come una tabula rasa con pesi casuali. Diventa un assistente utile attraverso tre fasi chiave.
Pre-training (Pre-addestramento): la compressione della conoscenza
Il modello viene esposto a una quantità enorme di testo (web, libri, codice) con un unico obiettivo: prevedere la parola nascosta in una sequenza. In questo modo impara grammatica, fatti e ragionamento di senso comune. Alla fine di questa fase è un potente completatore di testo (Base Model), ma non un assistente.
Supervised Fine-Tuning (SFT): imparare a seguire le istruzioni
Il modello viene addestrato su dataset creati da umani, composti da coppie [Istruzione] -> [Risposta Ideale]. Impara così a comprendere le richieste e a rispondere in modo utile e conversazionale.
L'allineamento: RLHF vs Constitutional AI
Fase critica per rendere l'IA sicura e allineata ai valori umani. Due approcci principali:
- RLHF (Reinforcement Learning from Human Feedback - OpenAI/Meta): Umani classificano diverse risposte generate dal modello dal migliore al peggiore. Questi dati addestrano un "Modello di Ricompensa" separato, che poi guida l'LLM a generare risposte migliori tramite apprendimento per rinforzo.
- Constitutional AI (Anthropic): Al modello viene fornita una "Costituzione" (principi di sicurezza e etica). Il modello impara ad autocriticare e riscrivere le proprie risposte per conformarsi a questi principi, riducendo la necessità di supervisione umana continua.
Il panorama dei giganti: analisi comparativa (2025)
Il mercato è un oligopolio dinamico. Ecco un confronto delle principali IA:
| Caratteristica | ChatGPT (OpenAI) | Claude (Anthropic) | Gemini (Google) | Llama / Mistral (Open) |
|---|---|---|---|---|
| Punto di Forza | Ragionamento logico, Versatilità | Finestra di contesto, Sicurezza, Scrittura | Ecosistema nativo, Multimodalità | Efficienza, Privacy, Open Source |
| Modello di Punta | GPT-4o / o1 | Claude 3.5 Sonnet / Opus | Gemini 1.5 Pro / Ultra | Llama 3.1 405B / Mistral Large |
| Architettura | Dense / MoE (Stimato) | Constitutional AI | Multimodale nativa (MoE) | Dense / Sparse |
| Allineamento | RLHF intensivo | Constitutional AI | RLHF + Dati proprietari | RLHF comunitario |
ChatGPT di OpenAI: il pioniere che ha cambiato tutto
ChatGPT è sviluppato da OpenAI, un'azienda americana fondata nel 2015 con sede a San Francisco. Lanciato nel novembre 2022, ha raggiunto 100 milioni di utenti in soli due mesi, un record assoluto. Il sistema si basa sui modelli GPT (Generative Pre-trained Transformer), attualmente alla versione GPT-4.
I punti di forza di ChatGPT includono la capacità di generare testi creativi di alta qualità, dalla scrittura di codice alla composizione di poesie. Eccelle nella programmazione e nel problem solving logico. La versione Plus offre accesso a plugin per navigare sul web, analizzare dati e creare immagini con DALL-E. Il modello è particolarmente efficace nel mantenere conversazioni coerenti e nel comprendere contesti complessi.
Claude di Anthropic: l'intelligenza artificiale etica e affidabile
Claude è creato da Anthropic, azienda americana fondata nel 2021 da ex membri di OpenAI, con sede a San Francisco. Il nome richiama Claude Shannon, padre della teoria dell'informazione. Attualmente disponibile nelle versioni Opus, Sonnet e Haiku della famiglia Claude 4.5.
Le caratteristiche distintive di Claude sono l'enfasi sulla sicurezza e l'allineamento con i valori umani. Il sistema è progettato per essere particolarmente accurato nell'analisi di documenti lunghi, potendo gestire fino a 200.000 token (circa 150.000 parole). Eccelle nell'analisi critica, nel ragionamento complesso e nella scrittura di codice pulito e ben documentato. Claude tende a essere più prudente nelle risposte, ammettendo quando non è sicuro invece di inventare informazioni.
Google Gemini: l'intelligenza multimodale del gigante della ricerca
Gemini è sviluppato da Google DeepMind, divisione di Google (Alphabet Inc.), azienda americana con quartier generale a Mountain View, California. Lanciato nel dicembre 2023, rappresenta l'unificazione degli sforzi di Google nell'intelligenza artificiale, sostituendo il precedente Bard.
Il punto di forza principale di Gemini è la multimodalità nativa: è progettato fin dall'inizio per comprendere e generare testo, immagini, audio e video simultaneamente. Si integra perfettamente con l'ecosistema Google (Gmail, Docs, Drive, Maps). Eccelle nell'elaborazione di informazioni visive e nella ricerca di dati aggiornati grazie all'accesso diretto al motore di ricerca Google. Disponibile in tre versioni: Ultra per compiti complessi, Pro per uso generale e Nano per dispositivi mobili.
Microsoft Copilot: l'assistente integrato nella produttività
Microsoft Copilot è sviluppato da Microsoft Corporation, colosso americano con sede a Redmond, Washington. Lanciato nel 2023, si basa sulla tecnologia GPT-4 di OpenAI attraverso una partnership strategica, ma con ottimizzazioni specifiche di Microsoft.
La caratteristica principale è l'integrazione profonda con Microsoft 365: Word, Excel, PowerPoint, Outlook e Teams. Copilot può automatizzare compiti complessi come creare presentazioni da documenti, analizzare dati in Excel o riassumere lunghe catene di email. È disponibile gratuitamente in Windows 11 e nel browser Edge. La versione enterprise offre protezione dei dati aziendali e conformità normativa. Eccelle nell'automazione della produttività quotidiana e nella generazione di contenuti professionali.
Grok di xAI: l'intelligenza artificiale con accesso a X (Twitter)
Grok è creato da xAI, azienda americana fondata nel 2023 da Elon Musk, con l'obiettivo dichiarato di "comprendere la vera natura dell'universo". La sede è in Nevada, Stati Uniti.
Grok si distingue per il tono meno formale e più diretto, con un tocco di umorismo. Ha accesso in tempo reale ai dati di X (precedentemente Twitter), permettendo di rispondere su eventi e tendenze attuali. È progettato per essere meno censurato rispetto ai concorrenti, rispondendo anche a domande più controverse. Attualmente disponibile solo per abbonati X Premium. Eccelle nell'analisi di trend social e nella comprensione del linguaggio colloquiale e dei meme.
DeepSeek: l'emergente cinese che sfida i giganti occidentali
DeepSeek è sviluppato da DeepSeek AI, azienda cinese fondata nel 2023 con sede a Hangzhou. Rappresenta uno dei più avanzati modelli di intelligenza artificiale provenienti dalla Cina, competendo direttamente con le soluzioni occidentali.
I punti di forza includono un'architettura particolarmente efficiente dal punto di vista computazionale, che permette di ottenere prestazioni elevate con minori risorse hardware. Eccelle in compiti matematici e di ragionamento logico. Il modello è open source, permettendo a ricercatori e sviluppatori di studiarne il funzionamento e personalizzarlo. Offre ottime prestazioni nel coding e nell'analisi di codice complesso. Particolarmente competitivo in termini di costi per le aziende.
Come scegliere l'intelligenza artificiale giusta per le proprie esigenze
La scelta dipende dall'uso specifico che si intende fare. Per creatività e versatilità generale, ChatGPT resta il leader. Per analisi approfondite di documenti e ragionamento complesso, Claude è insuperabile. Se lavorate nell'ecosistema Google, Gemini offre un'integrazione perfetta. Per la produttività aziendale con Microsoft 365, Copilot è la scelta naturale. Grok è ideale per chi segue trend social e vuole risposte meno filtrate. DeepSeek rappresenta un'ottima alternativa open source per sviluppatori e ricercatori.
Tutti questi sistemi continuano a evolversi rapidamente, con nuove versioni e capacità che vengono rilasciate regolarmente. La competizione tra queste piattaforme sta spingendo l'innovazione a ritmi mai visti prima, portando benefici a tutti gli utenti.
Il futuro delle intelligenze artificiali generative promette sviluppi ancora più sorprendenti: dalla comprensione sempre più sofisticata del contesto alla capacità di ragionamento multimodale avanzato. Comprendere come funzionano questi strumenti oggi ci prepara a sfruttarli al meglio domani, in un mondo dove l'intelligenza artificiale diventerà sempre più integrata nella nostra vita quotidiana.
Oltre la chat: il principio del ragionamento avanzato
Chain of Thought (CoT): mostrare il lavoro
Forzare il modello a scrivere i passaggi logici intermedi ("mostrare il lavoro") inserisce questi passi nel contesto, permettendogli di prestare "attenzione" ai propri calcoli precedenti. Questo riduce drasticamente gli errori (allucinazioni) in compiti complessi.
Dal Sistema 1 al Sistema 2
Gli LLM standard operano come il "Sistema 1" di Kahneman (pensiero veloce e intuitivo). Modelli come OpenAI o1 stanno simulando il "Sistema 2" (pensiero lento e analitico), spendendo tempo di calcolo per esplorare, verificare e correggere internamente prima di rispondere.
Futuro: agenti, AGI e la società del 2030
Agentic AI: l'IA che "fa" cose
Il prossimo passo sono agenti autonomi che, con permesso, potranno agire nel mondo digitale: prenotare voli, gestire email, organizzare task interagendo con API e strumenti esterni.
AGI e le leggi di scala
L'obiettivo finale è l'Intelligenza Artificiale Generale (AGI), capace di apprendere ed eseguire qualsiasi compito intellettuale umano. Le "Scaling Laws" suggeriscono progressi costanti con più dati e potenza, ma ostacoli come il consumo energetico e la scarsità di dati di alta qualità potrebbero rallentare la corsa.
Le intelligenze artificiali generative rappresentano il trionfo dell'approccio empirico. Abbiamo costruito macchine che deducono le regole del mondo osservando dati, passando dalla semplice predizione statistica al sofisticato ragionamento via Transformer e Chain of Thought. Non sono coscienti, ma sono specchi potenti della conoscenza umana. Comprenderne il funzionamento reale è essenziale per navigare il futuro che stanno plasmando.
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