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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Alex (del 24/06/2026 @ 10:00:00, in Nuove Tecnologie, letto 589 volte)
Rappresentazione di un catalizzatore mononucleare su matrice di carbonio
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Il problema della riduzione della CO₂
L'anidride carbonica è il principale gas serra responsabile del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. Le attività umane, in particolare la combustione di combustibili fossili per la produzione di energia e per i trasporti, hanno portato a un aumento senza precedenti della sua concentrazione in atmosfera. Ridurre le emissioni di CO₂ è una priorità assoluta per la comunità internazionale, che si è posta l'obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Tuttavia, la riduzione delle emissioni non è sufficiente: è necessario anche sviluppare tecnologie in grado di catturare e convertire la CO₂ già presente in atmosfera, o proveniente da sorgenti industriali, in prodotti utili. La conversione elettrochimica della CO₂ si inserisce in questo quadro, offrendo la possibilità di utilizzare l'energia elettrica rinnovabile per trasformare un inquinante in una risorsa.
La riduzione elettrochimica della CO₂ è un processo complesso che coinvolge il trasferimento di elettroni e protoni, e può portare a una varietà di prodotti, tra cui monossido di carbonio (CO), acido formico (HCOOH), metano (CH₄), etilene (C₂H₄), etanolo (C₂H₅OH) e altri alcoli. La selettività verso un prodotto specifico è uno dei principali ostacoli alla commercializzazione di questa tecnologia. I catalizzatori tradizionali, come i metalli di transizione in forma massiva o nanoparticellare, spesso presentano una bassa selettività e producono miscele di diversi composti, rendendo difficile la separazione e il successivo utilizzo dei prodotti. Inoltre, molti di questi catalizzatori sono costosi, rari o tossici, limitando la loro applicabilità su larga scala.
La catalisi eterogenea, che utilizza catalizzatori solidi per accelerare le reazioni chimiche, è il cuore del problema. Per la riduzione della CO₂, i catalizzatori elettrochimici devono possedere specifiche proprietà: devono essere in grado di adsorbire la CO₂ sulla loro superficie, di attivare il legame C=O e di fornire i siti attivi per il trasferimento di elettroni e protoni. Le nanoparticelle metalliche, sebbene ampiamente utilizzate, presentano il limite di avere siti attivi eterogenei, che portano a una varietà di percorsi di reazione e quindi a una bassa selettività. Per superare questo limite, la ricerca si sta orientando verso catalizzatori con siti attivi ben definiti, come quelli costituiti da singoli atomi metallici, in cui ogni atomo è identico e agisce come unico centro catalitico.
I catalizzatori mononucleari (Single-Atom Catalysts, SACs) rappresentano un salto di qualità nella progettazione di catalizzatori. In questi sistemi, gli atomi metallici sono isolati e ancorati a un supporto, tipicamente un materiale carbonioso come grafene, nanotubi di carbonio o carbonio poroso. L'isolamento degli atomi metallici impedisce la formazione di aggregati e garantisce che ogni atomo sia un sito attivo ben definito, con una coordinazione e una reattività uniforme. Questa caratteristica si traduce in una selettività molto elevata verso specifici prodotti di reazione, poichè tutti i siti attivi catalizzano la stessa reazione, seguendo lo stesso percorso. Inoltre, la struttura elettronica unica dei singoli atomi metallici, diversa da quella dei metalli massivi o delle nanoparticelle, può favorire determinate reazioni e inibire altre.
La scelta del metallo e del supporto è cruciale per le prestazioni del catalizzatore. Per la conversione della CO₂ in etanolo ed etilene, i metalli di transizione come rame, argento, oro, nichel e cobalto sono stati ampiamente studiati, anche se il rame è considerato il catalizzatore più promettente per la produzione di prodotti a due atomi di carbonio (C2). La matrice di carbonio svolge un ruolo fondamentale, fornendo il supporto fisico per gli atomi metallici, ma anche influenzando la loro reattività attraverso interazioni elettroniche e di coordinazione. I difetti e i gruppi funzionali presenti sulla superficie del carbonio possono ancorare gli atomi metallici e modulare la loro densità elettronica, influenzando l'adsorbimento degli intermedi di reazione e la selettività.
La sintesi dei catalizzatori mononucleari richiede tecniche sofisticate per garantire l'isolamento degli atomi metallici e la loro distribuzione uniforme sulla superficie del supporto. Tra i metodi più utilizzati ci sono la pirolisi di precursori organometallici, la deposizione chimica da vapore (CVD), la fotodeposizione e la sintesi assistita da agenti tensioattivi. Il controllo delle condizioni di sintesi è fondamentale per ottenere catalizzatori con proprietà ottimali e riproducibili. La caratterizzazione dei SACs è altrettanto complessa e richiede tecniche avanzate, come la microscopia elettronica a trasmissione (TEM), la spettroscopia di assorbimento di raggi X (XAS) e la spettroscopia fotoelettronica a raggi X (XPS), per verificare la dispersione atomica del metallo e la sua struttura elettronica.
I catalizzatori mononucleari a base di rame su supporti di carbonio hanno mostrato risultati promettenti per la conversione della CO₂ in etanolo ed etilene, con selettività fino al 70% e densità di corrente elevate. La loro elevata attività e selettività sono attribuite alla geometria di coordinazione unica del rame singolo, che favorisce la formazione di intermedi a due atomi di carbonio e la loro successiva conversione in etanolo e etilene. Inoltre, questi catalizzatori hanno dimostrato una stabilità a lungo termine, con una perdita di attività limitata durante le operazioni. Queste prestazioni, sebbene ancora lontane dalla scala industriale, rappresentano un passo avanti significativo verso la realizzazione di processi di conversione della CO₂ efficienti ed economicamente sostenibili.
L'etanolo è un combustibile liquido ad alta densità energetica e può essere utilizzato come additivo per benzina o come combustibile puro in motori a combustione interna. L'etilene è un importante prodotto chimico di base, utilizzato per la produzione di polietilene, il polimero più diffuso al mondo. La possibilità di produrre questi composti da CO₂, utilizzando energia rinnovabile, offre una via per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e per creare un'economia circolare del carbonio. I catalizzatori mononucleari, in questo quadro, rappresentano una tecnologia chiave per rendere possibile questo scenario, aprendo la strada a una chimica più sostenibile e a un futuro a basse emissioni di carbonio. La ricerca in questo campo è in continua evoluzione, e si prevedono ulteriori miglioramenti in termini di attività, selettività e stabilità, che potrebbero portare alla commercializzazione di questa tecnologia nei prossimi anni.
I catalizzatori elettrochimici mononucleari, con i loro atomi metallici isolati su matrici di carbonio, rappresentano una frontiera avanzata della catalisi per la conversione della CO₂ in alcoli superiori. La loro elevata selettività ed efficienza verso etanolo ed etilene li candidano a diventare una tecnologia chiave per la chimica sostenibile e per l'economia circolare del carbonio. La ricerca in questo campo, sebbene ancora in fase di sviluppo, mostra un potenziale straordinario per affrontare le sfide del riscaldamento globale e della transizione energetica, offrendo una via per trasformare un inquinante in una risorsa preziosa.
Di Alex (del 23/06/2026 @ 17:00:00, in Nuove Tecnologie, letto 995 volte)
Padiglione centrale VivaTech 2026 con robot umanoide e visitatori
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La mossa a sorpresa di Huawei e BYD che ha spiazzato i commissari europei
Il terzo giorno della kermesse, un evento apparentemente periferico ha catalizzato l'attenzione di analisti e osservatori internazionali in misura superiore persino agli annunci delle grandi aziende occidentali. Nel padiglione 3, tradizionalmente dedicato alle startup in fase iniziale, il colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei ha allestito uno spazio espositivo di oltre quattrocento metri quadrati interamente dedicato alle soluzioni di intelligenza artificiale per le smart city europee. La presentazione più significativa ha riguardato il sistema di gestione predittiva del traffico urbano già operativo in quindici municipalità tedesche e in fase di test avanzata a Barcellona, basato su un'architettura di edge computing che elabora i dati delle telecamere municipali senza trasferirli su cloud centralizzati, rispettando così i vincoli stringenti del GDPR. Questo approccio, definito dagli ingegneri Huawei come privacy-preserving AI, ha suscitato l'interesse palese di diversi amministratori locali francesi e italiani presenti in fiera, i quali hanno intrattenuto colloqui riservati con i responsabili tecnici dell'azienda cinese. Parallelamente, il produttore di veicoli elettrici BYD ha svelato in anteprima europea il suo nuovo sistema di batterie allo stato solido con autonomia dichiarata di milleduecento chilometri, accompagnando l'annuncio con la notizia dell'apertura di un centro di ricerca e sviluppo a Dresda che impiegherà oltre ottocento ingegneri europei entro il 2028. La strategia comunicativa adottata da entrambe le aziende cinesi ha evidenziato un cambio di paradigma significativo: non più competitor basati esclusivamente sul prezzo aggressivo, ma partner tecnologici che integrano competenze locali, creano posti di lavoro qualificati e si adeguano proattivamente al quadro normativo comunitario. Questa evoluzione ha generato un dibattito acceso tra i rappresentanti della Commissione Europea presenti, divisi tra la necessità di preservare l'autonomia strategica del continente e la consapevolezza che le tecnologie cinesi in settori chiave come le batterie, i pannelli solari e le infrastrutture di rete hanno raggiunto un livello di maturità difficilmente eguagliabile nel breve periodo dai competitor europei.
L'intelligenza artificiale europea cerca la sua terza via tra ChatGPT e DeepSeek
Il salone parigino ha consacrato il 2026 come l'anno della svolta per l'intelligenza artificiale generativa europea, un ecosistema che sta tentando faticosamente di ritagliarsi uno spazio tra lo strapotere finanziario e computazionale delle big tech americane e l'aggressività commerciale dei nuovi modelli cinesi. La startup francese Mistral AI, ormai riconosciuta come il campione continentale del settore, ha approfittato della cornice di VivaTech per annunciare il lancio di Mistral Large 3, un modello linguistico di ultima generazione addestrato interamente su infrastrutture situate nel territorio dell'Unione Europea e ottimizzato per le lingue ufficiali dei ventisette Stati membri. Arthur Mensch, co-fondatore e CEO dell'azienda, ha illustrato con dovizia di particolari tecnici le caratteristiche differenzianti del nuovo modello: un'architettura cosiddetta mixture of experts che attiva selettivamente solo i parametri necessari per ciascun compito specifico, riducendo il consumo energetico del quaranta per cento rispetto ai modelli densi di pari capacità. Questo aspetto è stato presentato non solo come un vantaggio competitivo in termini di sostenibilità ambientale, ma anche come una risposta concreta alle critiche mosse da più parti sull'impatto ecologico dell'addestramento dei grandi modelli linguistici. Sul fronte opposto, la presenza cinese nel campo dell'AI generativa è stata rappresentata principalmente da DeepSeek, il laboratorio di ricerca fondato da Liang Wenfeng che ha scosso il settore con i suoi modelli open source dalle prestazioni sorprendenti. A VivaTech, DeepSeek ha presentato la versione 4.0 del suo modello di punta, rilasciandone i pesi con una licenza permissiva che consente l'uso commerciale senza restrizioni, una mossa che ha mandato in fibrillazione l'intero settore e ha costretto i concorrenti a rivedere le proprie strategie di pricing. La democratizzazione dell'accesso ai modelli di frontiera, fino a poco tempo fa appannaggio esclusivo di aziende con capitalizzazioni stellari, sta ridisegnando gli equilibri competitivi e sollevando interrogativi profondi sulla direzione che l'Europa intende prendere: continuare a investire in campioni nazionali protetti da barriere regolatorie oppure abbracciare l'apertura e la collaborazione internazionale, anche con attori considerati geopoliticamente sensibili? Il dibattito è tutt'altro che accademico e coinvolge direttamente le scelte di politica industriale che i governi europei dovranno compiere nei prossimi mesi.
La delega italiana a caccia di partnership: l'ombra delle larghe intese progressiste
La delegazione italiana presente a VivaTech 2026 ha assunto contorni di particolare interesse politico, poichè la composizione e gli incontri bilaterali programmati lasciavano intravedere le direttrici strategiche che un eventuale esecutivo di larghe intese guidato dalle forze progressiste potrebbe adottare nei confronti della Cina. La presenza congiunta di rappresentanti istituzionali legati a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli ha infatti delineato un approccio potenzialmente inedito alle relazioni tecnologiche e commerciali con Pechino. In particolare, una delegazione del Movimento 5 Stelle ha trascorso l'intera giornata inaugurale presso gli stand delle aziende cinesi specializzate in robotica avanzata e automazione industriale, con un focus specifico sulle applicazioni dell'intelligenza artificiale nei processi manifatturieri. L'evento organizzato dal Movimento 5 Stelle a Roma nel 2023 sull'intelligenza artificiale, che aveva visto la partecipazione di esperti internazionali e ricercatori, viene ora ricordato come il primo segnale di un interesse strutturato verso le tecnologie emergenti che trascende le tradizionali divisioni ideologiche. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e figura di spicco dell'ambientalismo italiano, ha invece concentrato la propria attenzione sui padiglioni dedicati alle energie rinnovabili, dove le aziende cinesi dominavano incontrastate la scena. LONGi Green Energy, Trina Solar e Goldwind hanno presentato pannelli fotovoltaici con efficienza di conversione superiore al ventisette per cento e turbine eoliche di nuova generazione con pale riciclabili, sottolineando come la Cina sia ormai il principale produttore e innovatore mondiale in entrambi i settori. Bonelli ha pubblicamente elogiato i progressi tecnologici esposti, dichiarando che la transizione ecologica non può prescindere dalla collaborazione con chi detiene il know-how produttivo più avanzato, e ha auspicato un ripensamento delle politiche europee sui dazi e sulle barriere all'importazione di tecnologie verdi. Questa posizione, che segna un potenziale punto di frizione con l'attuale impianto sanzionatorio dell'Unione Europea, riflette una corrente di pensiero sempre più influente tra le forze progressiste europee: la lotta al cambiamento climatico richiede pragmatismo e non può essere subordinata a considerazioni geopolitiche di corto respiro.
La Via della Seta tecnologica: scenari di un riavvicinamento sistemico
L'ipotesi di un governo italiano guidato dalle forze di sinistra che decida di riabbracciare con convinzione il progetto della Nuova Via della Seta, dopo il raffreddamento seguito all'uscita dell'Italia dal Memorandum of Understanding nel 2023, si fonda su una serie di considerazioni strategiche che vanno ben oltre la mera convenienza economica immediata. Il contesto internazionale è radicalmente mutato: la Cina non si presenta più come semplice fornitore di beni a basso valore aggiunto, ma come partner in grado di offrire pacchetti integrati che combinano infrastrutture digitali, tecnologie verdi, veicoli elettrici e piattaforme di intelligenza artificiale. Giuseppe Conte, nella sua veste di leader del Movimento 5 Stelle, ha più volte ribadito in interviste recenti che la rottura del memorandum fu un errore dettato da pressioni esterne piuttosto che da una valutazione oggettiva dell'interesse nazionale, e che un suo eventuale ritorno a Palazzo Chigi sarebbe accompagnato da una riapertura immediata del dialogo con Pechino su basi paritarie e reciprocamente vantaggiose. I canali più adatti per un riavvicinamento passerebbero attraverso tre direttrici principali. La prima riguarda il settore energetico, dove le competenze cinesi nel solare, nell'eolico e nello stoccaggio di energia rappresentano un'opportunità irrinunciabile per accelerare la decarbonizzazione del sistema produttivo italiano, in linea con la visione ambientalista di Bonelli e con gli obiettivi climatici europei. La seconda direttrice è quella delle infrastrutture digitali: il 5G, i data center, le reti in fibra ottica e le piattaforme di cloud computing sono ambiti in cui Huawei e ZTE possono offrire soluzioni tecnologicamente avanzate a costi competitivi, e l'interesse dimostrato dal Movimento 5 Stelle verso la digitalizzazione della pubblica amministrazione troverebbe nei partner cinesi interlocutori naturali. La terza direttrice, forse la più ambiziosa, coinvolge la cooperazione scientifica e tecnologica: l'Italia dispone di eccellenze nella ricerca fondamentale, nella fisica, nell'ingegneria aerospaziale e nella biomedicina, mentre la Cina sta investendo massicciamente in questi stessi settori con risultati di assoluto rilievo internazionale. Programmi congiunti di ricerca, scambi di ricercatori e dottorandi, laboratori condivisi e progetti finanziati bilateralmente costituirebbero il tessuto connettivo di una relazione che non si limiti allo scambio commerciale ma costruisca interdipendenze virtuose e durature.
I rischi geopolitici e le reazioni dell'alleato americano
Un eventuale riallineamento dell'Italia verso la Cina non avverrebbe in un vuoto geopolitico, ma innescherebbe reazioni a catena i cui effetti si farebbero sentire ben oltre i confini nazionali. Gli Stati Uniti, che attraverso il CHIPS Act, l'Inflation Reduction Act e una fitta rete di alleanze tecnologiche stanno cercando di costruire una barriera alla diffusione delle tecnologie cinesi considerate sensibili, vedrebbero con estrema preoccupazione la defezione di un alleato storico come l'Italia dal fronte del contenimento. Il meccanismo di controllo delle esportazioni coordinato attraverso l'accordo di Wassenaar e le restrizioni unilaterali imposte dal Bureau of Industry and Security statunitense potrebbero essere utilizzati come leva per esercitare pressioni su Roma, minacciando limitazioni all'accesso a componenti e tecnologie di origine americana. Le aziende italiane che operano nei settori della difesa, dell'aerospazio e dei semiconduttori, profondamente integrate nelle catene di fornitura transatlantiche, si troverebbero esposte a rischi significativi di compliance e potrebbero essere costrette a scelte laceranti tra il mercato americano e le opportunità cinesi. D'altra parte, il precedente della Germania, che pur mantenendo solidi legami commerciali con la Cina attraverso il canale privilegiato dell'industria automobilistica non ha subito ritorsioni americane paragonabili a quelle paventate, suggerisce che esistono margini di manovra per una politica estera più assertiva e meno allineata. La chiave risiederebbe nella capacità di negoziare con Washington un accomodamento che riconosca le specificità italiane, distinguendo tra cooperazione in settori non sensibili come le energie rinnovabili e la mobilità elettrica, e salvaguardia delle tecnologie critiche per la sicurezza nazionale. Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, ha in più occasioni sottolineato come la subalternità alle strategie statunitensi abbia danneggiato gli interessi europei, e ha indicato nel multipolarismo cooperativo l'orizzonte di riferimento per una politica estera progressista che rifiuti tanto l'egemonia americana quanto quella cinese, cercando invece spazi di autodeterminazione e partenariati flessibili.
VivaTech come specchio di un mondo in transizione: bilancio e prospettive
L'edizione 2026 di VivaTech resterà probabilmente nella memoria degli osservatori come il momento in cui il baricentro dell'innovazione tecnologica ha cominciato visibilmente a spostarsi da un asse esclusivamente transatlantico a una configurazione multipolare in cui la Cina gioca un ruolo di primo piano non più confinabile al rango di semplice inseguitrice. La qualità delle tecnologie esposte, la raffinatezza delle strategie di internazionalizzazione adottate dalle aziende cinesi e la ricettività mostrata da numerose delegazioni europee, compresa quella italiana, indicano che il disaccoppiamento tecnologico tra Occidente e Cina, auspicato da alcuni settori dell'establishment statunitense, è un obiettivo di difficile realizzazione pratica e forse persino controproducente per gli stessi interessi europei. Le interdipendenze che si sono create negli ultimi due decenni sono troppo profonde per essere recise senza infliggere danni gravissimi al tessuto produttivo del continente, e la ricerca di un equilibrio tra autonomia strategica e cooperazione internazionale appare come l'unica via percorribile. In questo quadro, l'Italia si trova di fronte a un bivio storico: può scegliere di restare ancorata a un'alleanza atlantica sempre più esigente in termini di allineamento tecnologico e politico, oppure può provare a ritagliarsi uno spazio di manovra autonomo, sfruttando la propria posizione geografica al centro del Mediterraneo e la propria base manifatturiera per diventare un ponte tra l'Europa e l'Asia. Le forze progressiste che potrebbero dar vita a un governo di larghe intese sembrano orientate verso la seconda opzione, convinte che la transizione ecologica e la modernizzazione digitale del paese richiedano un approccio pragmatico e non ideologico alle relazioni internazionali. I prossimi mesi, con la definizione degli assetti di governo e la preparazione del nuovo ciclo di bilancio europeo, saranno decisivi per capire se gli scenari delineati a VivaTech rimarranno esercizi di fantapolitica o si tradurranno in scelte concrete di politica industriale ed estera.
La nona edizione di VivaTech ha dimostrato che il futuro della tecnologia non si deciderà solo nelle università californiane o nei laboratori di Shenzhen, ma anche nelle scelte politiche che i governi europei sapranno compiere nei prossimi anni. L'Italia, con il suo patrimonio di competenze, la sua base industriale diversificata e la sua collocazione geopolitica privilegiata, ha tutte le carte in regola per giocare un ruolo da protagonista in questa partita. La condizione necessaria, però, è che la classe dirigente abbandoni le rigidità ideologiche e le subalternità internazionali che hanno caratterizzato le legislature precedenti, per abbracciare una visione strategica di lungo periodo che metta al centro l'interesse nazionale e il benessere dei cittadini.
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