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Gepotidacina e zoliflodacina: nuovi antibiotici contro la gonorrea multiresistente
Di Alex (del 28/02/2026 @ 15:00:00, in Storia delle scoperte mediche, letto 51 volte)
Microphotograph di Neisseria gonorrhoeae, il batterio responsabile della gonorrea
L'approvazione di gepotidacina e zoliflodacina segna una svolta storica nella lotta alla gonorrea multiresistente. Con meccanismi d'azione del tutto innovativi, questi due nuovi antibiotici offrono armi decisive contro un patogeno che minacciava di diventare completamente inattaccabile dalla medicina moderna.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
La crisi della gonorrea multiresistente: un'emergenza sanitaria globale
La gonorrea, causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae, è una delle infezioni sessualmente trasmissibili più diffuse al mondo: l'Organizzazione Mondiale della Sanità stima oltre 82 milioni di nuovi casi ogni anno. Per decenni, la terapia di elezione è stata la combinazione di ceftriaxone e azitromicina, ma la capacità evolutiva straordinaria del batterio ha progressivamente eroso l'efficacia di tutti gli antibiotici disponibili, al punto che l'OMS ha inserito N. gonorrhoeae tra i dodici patogeni prioritari per i quali servono nuove terapie con urgenza.
I ceppi di gonorrea resistente a più famiglie di antibiotici — le cosiddette "gonorree super-resistenti" — sono stati segnalati in decine di paesi e nei casi più gravi hanno richiesto ricovero ospedaliero per trattamenti per via endovenosa. La prospettiva di una gonorrea praticamente incurabile aveva spinto i ricercatori a cercare molecole con meccanismi d'azione radicalmente nuovi, che il batterio non avesse ancora avuto la possibilità di imparare a eludere.
Gepotidacina: un meccanismo d'azione rivoluzionario contro il DNA batterico
Gepotidacina è un antibiotico appartenente a una nuova classe farmacologica chiamata triazaacenaftileni, sviluppata da GlaxoSmithKline. Il suo meccanismo d'azione è inedito: inibisce due enzimi batterici — la DNA girasi e la topoisomerasi IV — mediante un sito di legame diverso da quello utilizzato dai fluorochinoloni, ai quali N. gonorrhoeae è ampiamente resistente. Questa differenza strutturale è cruciale: significa che i meccanismi di resistenza già sviluppati dal batterio contro i fluorochinoloni non sono efficaci contro gepotidacina.
Gli studi clinici di fase III hanno dimostrato tassi di guarigione superiori al 90% in dose unica orale, un dato di straordinaria importanza pratica che semplifica enormemente la terapia e migliora l'aderenza al trattamento, riducendo il rischio di sviluppo di ulteriori resistenze.
Zoliflodacina: il primo antibiotico spiropyrimidinetrione approvato per la gonorrea
Zoliflodacina appartiene a una classe completamente nuova di antibiotici denominata spiropyrimidinetrioni, sviluppata dall'azienda Entasis Therapeutics in collaborazione con la Drugs for Neglected Diseases initiative (DNDi). Come gepotidacina, agisce sulla topoisomerasi batterico di tipo II, ma con un profilo di legame strutturalmente distinto, capace di superare i meccanismi di resistenza ai chinoloni.
Nata come parte di un modello non profit di sviluppo farmaceutico, zoliflodacina ha il potenziale di diventare accessibile nei paesi a basso reddito — dove la gonorrea multiresistente colpisce con maggiore intensità — a un costo significativamente inferiore rispetto agli antibiotici di ultima generazione prodotti dalle grandi multinazionali farmaceutiche.
Prospettive future: la corsa evolutiva con i batteri non si ferma
L'approvazione di queste due molecole è una notizia straordinaria, ma la storia della resistenza agli antibiotici insegna che il vantaggio della medicina sull'evoluzione batterica è sempre temporaneo. N. gonorrhoeae ha dimostrato una capacità adattativa eccezionale, sviluppando resistenza a ogni classe di antibiotici introdotta in terapia nel giro di pochi anni o decenni.
La vera battaglia contro la gonorrea multiresistente non si vince soltanto con nuove molecole: richiede programmi robusti di sorveglianza epidemiologica, utilizzo responsabile degli antibiotici, accesso equo alla diagnosi e alla terapia nelle regioni più vulnerabili del pianeta. Gepotidacina e zoliflodacina sono armi preziose in questa guerra, ma la ricerca continua resta l'unica garanzia di non perdere il vantaggio conquistato.
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