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Isola di Wrangel: l'ultimo rifugio dei mammut e la straordinaria biodiversità artica
Di Alex (del 28/02/2026 @ 13:00:00, in Meraviglie Naturali Recondite, letto 46 volte)
Orsi polari sull'Isola di Wrangel nel Mar Glaciale Artico russo
L'Isola di Wrangel, nel Mar Glaciale Artico, è uno scrigno di biodiversità unico al mondo. Rimasta libera dai ghiacci durante l'ultima era glaciale, ospitò i mammut lanosi fino a 4.000 anni fa e oggi vanta la più alta densità mondiale di tane di maternità dell'orso polare.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Un rifugio artico senza precedenti: la geografia dell'isola
L'Isola di Wrangel si trova nel Mar Glaciale Artico, al confine tra il Mare dei Chukchi e il Mare della Siberia Orientale, a circa 140 chilometri a nord della costa della Siberia e a oltre 700 chilometri dal Circolo Polare Artico. Con una superficie di circa 7.600 chilometri quadrati, è un territorio remoto e selvaggio amministrato dalla Russia che deve la sua straordinaria importanza biologica a un fatto geologico eccezionale: durante l'Ultimo Massimo Glaciale, quando i ghiacci coprivano la maggior parte dell'emisfero settentrionale, l'isola rimase in gran parte libera, fungendo da rifugio per la tundra pleistocenica e per le specie che altrove si estinguevano.
Questo status di "refugium glaciale" trasformò Wrangel in un laboratorio naturale unico per comprendere come le specie sopravvivono ai cambiamenti climatici estremi, e la rende oggi uno dei siti di importanza scientifica più rilevanti per la biologia artica e per la paleontologia dei grandi mammiferi.
I mammut di Wrangel: sopravvissuti per millenni dopo l'estinzione continentale
La scoperta più straordinaria legata all'Isola di Wrangel riguarda i mammut lanosi (Mammuthus primigenius). Mentre sulla terraferma i mammut si estinguevano tra i 10.000 e i 12.000 anni fa — probabilmente a causa della combinazione tra cambiamento climatico post-glaciale e caccia umana — sull'isola sopravvisse una popolazione isolata che resistette fino a circa 4.000 anni fa, cioè quando le grandi piramidi egiziane erano già state costruite.
Questa sopravvivenza prolungata, documentata attraverso l'analisi del DNA antico e dei fossili rinvenuti sull'isola, ha permesso ai ricercatori di studiare i cambiamenti genetici avvenuti in una popolazione di grandi mammiferi confinata in un'area ristretta: la riduzione del pool genetico ha portato a mutazioni deleterie accumulate nel tempo, un fenomeno noto come "depressione da inbreeding", che probabilmente contribuì all'estinzione finale anche sull'isola.
La biodiversità dell'isola oggi: orsi, trichechi e una flora eccezionale
Oggi l'Isola di Wrangel è una riserva naturale rigorosa che vanta una biodiversità eccezionale per le latitudini artiche. L'isola detiene il record mondiale per la più alta densità di tane di maternità dell'orso polare (Ursus maritimus): le femmine gravide scavano le loro tane nella neve e nel permafrost per dare alla luce i cuccioli, rendendo Wrangel uno dei luoghi più importanti al mondo per la riproduzione di questa specie minacciata.
Nelle acque costiere si raduna la più numerosa colonia di trichechi del Pacifico (Odobenus rosmarus divergens): decine di migliaia di individui si ammassano sulle spiagge rocciose in estate. Sul fronte botanico, l'isola conta oltre 400 specie di piante vascolari — un numero straordinario per una terra artica — che ne fanno l'isola con la maggiore diversità botanica dell'intero Artico.
L'accesso limitato e il valore della ricerca scientifica a Wrangel
L'accesso all'Isola di Wrangel è strettamente regolamentato dalle autorità russe, e le condizioni del ghiaccio marino rendono ogni visita dipendente dall'imprevisto. Non esistono infrastrutture permanenti accessibili al turismo di massa: ogni spedizione scientifica richiede permessi, rompighiaccio e pianificazione accurata. Questa inaccessibilità, paradossalmente, è il miglior presidio della sua integrità ecologica.
L'Isola di Wrangel, iscritta nel Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2004, è molto più di una riserva naturale: è un archivio vivente dell'evoluzione, un luogo dove il tempo sembra scorrere a velocità diverse e dove le tracce dei mammut si mescolano alle orme degli orsi polari contemporanei. Proteggerla significa custodire una delle ultime finestre aperte sul Pleistocene e, al tempo stesso, su un futuro artico sempre più minacciato dai cambiamenti climatici.
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