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Protesi di memoria e stimolazione dell'ippocampo: il pulsante di salvataggio del cervello
Di Alex (del 25/02/2026 @ 14:00:00, in Salute e benessere, letto 28 volte)
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Attraverso elettrodi impiantati nell'ippocampo, i ricercatori registrano gli schemi neurali durante la codifica dei ricordi e stimolano le stesse regioni per migliorare il richiamo. Una svolta per la demenza e le lesioni cerebrali. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Come funziona la protesi di memoria
La protesi di memoria non è fantascienza: è un sistema di elettrodi impiantati chirurgicamente nell'ippocampo — la struttura cerebrale fondamentale per la formazione di nuovi ricordi — collegati a un processore esterno. Il sistema funziona in due fasi: durante la codifica, gli elettrodi registrano i pattern di attività neurale associati all'apprendimento di nuove informazioni; durante il richiamo, lo stesso sistema può stimolare le reti neurali registrate per facilitare il recupero del ricordo. È tecnicamente analogo a un "pulsante di salvataggio" per la memoria a breve termine.
I risultati sperimentali: +30% di accuratezza nel richiamo
Il gruppo di ricerca guidato dal professor Theodore Berger alla University of Southern California ha dimostrato, in una serie di studi su pazienti umani con elettrodi già impiantati per il trattamento dell'epilessia, che la stimolazione dell'ippocampo secondo i pattern registrati durante la codifica migliora l'accuratezza del richiamo di informazioni di circa il 30-35% rispetto al gruppo di controllo. Questi risultati, pubblicati sul Journal of Neural Engineering, rappresentano la prova più diretta mai ottenuta che la memoria episodica umana è modulabile artificialmente in tempo reale.
Le applicazioni cliniche: demenza e lesioni cerebrali
Le implicazioni terapeutiche sono di straordinaria portata. Per i pazienti nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer — quando l'ippocampo mostra i primi segni di degenerazione ma non è ancora completamente compromesso — una protesi di memoria potrebbe compensare parzialmente la perdita di funzione, rallentando il declino cognitivo percepito. Per i pazienti con lesioni cerebrali traumatiche che hanno perso la capacità di formare nuovi ricordi a lungo termine, il sistema potrebbe offrire una via di bypass funzionale attorno alla lesione.
Le sfide tecniche e bioetiche
Le sfide rimangono enormi. La biocompatibilità degli elettrodi a lungo termine — la tendenza del tessuto cerebrale a formare cicatrici attorno ai corpi estranei, degradando il segnale nel tempo — è il principale limite tecnico. La decodifica dei pattern neurali è altamente individuale: ogni cervello ha il suo "codice" della memoria, e il sistema deve essere calibrato paziente per paziente. Sul piano bioetico, la capacità di registrare e modificare i ricordi solleva questioni profonde su identità personale, privacy cognitiva e possibile manipolazione.
Il futuro: verso impianti minimamente invasivi
La prossima frontiera è la miniaturizzazione e la riduzione dell'invasività. DARPA finanzia da anni il programma NESD (Neural Engineering System Design) per sviluppare interfacce neurali con risoluzione submillimetrica e diametro inferiore a un capello umano. Il gruppo di Neuralink e altri startup stanno esplorando elettrodi a filo ultrasottile iniettabili attraverso il sistema vascolare cerebrale, eliminando la craniotomia aperta. Se queste tecnologie matureranno, la protesi di memoria potrebbe diventare una procedura ambulatoriale entro il 2035.
La protesi di memoria è forse la più profonda tra le rivoluzioni neurologiche in corso: tocca l'essenza stessa di ciò che siamo come individui. I nostri ricordi sono la nostra identità, e la capacità di preservarli o di ripristinarli artificialmente apre un territorio inesplorato tanto sul piano medico quanto su quello filosofico e giuridico. Siamo solo all'inizio di una conversazione che definirà la medicina del futuro.
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