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La ziggurat di Ur: mattoni e monumentalità mesopotamica
Di Alex (del 30/01/2026 @ 19:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 47 volte)
Ziggurat di Ur con struttura a gradoni in mattoni di fango e bitume
Nel cuore dell'antica Mesopotamia, la ziggurat di Ur si erge come testimonianza monumentale dell'ingegneria sumera. Costruita con milioni di mattoni di fango e bitume, questa struttura piramidale a gradoni con base di 64x46 metri definì l'architettura sacra della regione per millenni, rappresentando un'impresa logistica straordinaria.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Ur: culla della civiltà mesopotamica
Ur, situata nell'attuale Iraq meridionale vicino alla città moderna di Nasiriyah, fu una delle più importanti città-stato sumere. Fondata nel quinto millennio avanti Cristo, raggiunse l'apice della potenza durante la Terza Dinastia di Ur, circa tra il 2112 e il 2004 avanti Cristo, periodo durante il quale governò un vasto impero che si estendeva dalla Mesopotamia meridionale fino alle coste del Mediterraneo.
La città era strategicamente posizionata vicino all'Eufrate, in una regione fertile dove l'agricoltura irrigua sosteneva una popolazione urbana densa. Ur era celebre nell'antichità per il commercio: merci dall'India, dalla valle dell'Indo, dall'Arabia e dall'Iran transitavano attraverso i suoi mercati. Le tavolette cuneiformi ritrovate negli archivi di Ur documentano transazioni commerciali complesse, contratti di prestito, registri fiscali e corrispondenza diplomatica con altre città-stato.
Biblicamente, Ur è identificata come la città natale di Abramo, patriarca delle religioni abramitiche, sebbene questa connessione sia oggetto di dibattito tra storici e archeologi. Indipendentemente dalla veridicità biblica, questa associazione testimonia l'importanza culturale che Ur mantenne nella memoria collettiva mesopotamica per secoli dopo il suo declino.
La ziggurat: architettura sacra monumentale
La Grande Ziggurat di Ur venne costruita durante il regno di Ur-Nammu, primo re della Terza Dinastia di Ur, intorno al 2100 avanti Cristo. Dedicata a Nanna, dio della luna nella religione sumera, questa struttura piramidale a tre livelli dominava il paesaggio urbano, visibile da chilometri di distanza attraverso le pianure mesopotamiche.
La base rettangolare misurava approssimativamente 64 metri per 46 metri, con un'altezza originale stimata di circa 30 metri distribuita su tre piattaforme sovrapposte di dimensioni decrescenti. Ogni piattaforma era accessibile tramite scalinate monumentali: una centrale che saliva frontalmente e due laterali che convergeranno verso la sommità. Questa configurazione creava un effetto visivo imponente, simboleggiando la montagna cosmica che collegava terra e cielo nella cosmologia mesopotamica.
Sulla piattaforma superiore sorgeva il tempio vero e proprio, chiamato Ekišnugal in sumero, la Casa della Grande Luce. Questo santuario conteneva la statua cultuale di Nanna e serviva come dimora terrestre della divinità. Solo i sacerdoti più elevati potevano accedere a questo spazio sacro, mentre la popolazione partecipava a rituali nelle corti inferiori. L'architettura della ziggurat incarnava la gerarchia cosmica: più si saliva, più ci si avvicinava alla sfera divina, separandosi progressivamente dal mondo terreno.
Mattoni di fango: l'impresa logistica
La caratteristica distintiva della ziggurat di Ur, e di tutta l'architettura monumentale mesopotamica, è l'uso massiccio di mattoni di fango essiccati al sole o cotti al fuoco. A differenza delle civiltà mediterranee che disponevano di pietra calcarea o marmo, la Mesopotamia, pianura alluvionale formata dai depositi del Tigri e dell'Eufràte, era praticamente priva di pietra. I costruttori mesopotamici svilupparono quindi una maestria straordinaria nella lavorazione dell'argilla.
Si stima che la ziggurat di Ur richiese la produzione di circa sette milioni di mattoni. Questo numero stupefacente implica un'organizzazione logistica impressionante: cave di argilla vicine ai fiumi, laboratori di formatura dove operai specializzati modellavano i mattoni in stampi standardizzati, vaste aree di essiccazione dove i mattoni venivano lasciati indurire al sole cocente mesopotamico per settimane, e forni giganteschi per cuocere i mattoni destinati agli strati esterni più esposti alle intemperie.
I documenti amministrativi su tavolette cuneiformi ritrovati a Ur registrano razioni alimentari distribuite a migliaia di lavoratori impegnati nella costruzione, turni di lavoro organizzati, e supervisori responsabili di specifiche sezioni del cantiere. La costruzione della ziggurat fu un progetto statale di scala colossale che richiese anni di lavoro continuo, coinvolgendo non solo manodopera locale ma probabilmente anche lavoratori provenienti da regioni conquistate come corvée o tributo.
Bitume: il cemento mesopotamico
Il secondo elemento costruttivo fondamentale era il bitume, sostanza petrolifera naturale che affiorava in numerosi punti della Mesopotamia. Il bitume veniva utilizzato come malta legante tra i mattoni e come impermeabilizzante per proteggere la struttura dall'erosione causata dalle rare ma intense piogge e dall'umidità capillare proveniente dal terreno.
Gli strati esterni della ziggurat utilizzavano mattoni cotti uniti con malta bituminosa, creando una superficie relativamente impermeabile. Questa tecnica, chiamata dagli archeologi opus caementicium mesopotamico, anticipava concettualmente il cemento romano, anche se chimicamente diverso. Il bitume veniva riscaldato fino a renderlo fluido, mescolato talvolta con paglia tritata o fibra di palma per aumentarne la resistenza, e applicato generosamente tra i corsi di mattoni.
Gli scavi archeologici hanno rivelato che alcuni strati contenevano bitume spesso diversi centimetri, formando vere e proprie membrane impermeabili. Questa tecnica conferiva alla ziggurat una notevole resistenza al degrado, permettendo alla struttura di sopravvivere per quattromila anni nonostante l'uso di materiali relativamente fragili. Il bitume fungeva anche da collante chimico, creando una massa monolitica dove i singoli mattoni diventavano parte di un'unica struttura coesa.
Funzione religiosa e simbolismo cosmologico
Le ziggurat non erano semplici templi ma rappresentazioni architettoniche della cosmologia mesopotamica. Secondo la mitologia sumera, all'inizio dei tempi esisteva solo un oceano primordiale chiamato Abzu, dalle cui acque emerse la montagna cosmica dove dimoravano gli dei. Le ziggurat ricreavano simbolicamente questa montagna, permettendo alla divinità di discendere dal cielo e manifestarsi nel mondo terreno.
La ziggurat di Ur ospitava rituali complessi. Durante il festival annuale del Nuovo Anno, chiamato Akitu, processioni solenni salivano le scalinate portando offerte al tempio sommitale. Il re di Ur, considerato rappresentante terreno del dio Nanna, saliva ritualmente la ziggurat per rinnovare il patto cosmico tra divinità e umanità. Questi rituali erano accompagnati da musica, canti liturgici, sacrifici animali e distribuzione di cibo alla popolazione, trasformando la ziggurat nel fulcro della vita religiosa e sociale cittadina.
La struttura a gradoni aveva anche significato astronomico. I sacerdoti mesopotamici erano astronomi avanzati che osservavano i movimenti celesti per determinare calendari agricoli e prevedere eclissi. La sommità della ziggurat serviva come osservatorio astronomico, dove i sacerdoti tracciavano le orbite della luna, pianeta associato a Nanna, registrando meticulosamente questi dati su tavolette cuneiformi che costituiscono le più antiche registrazioni astronomiche continue dell'umanità.
Declino, riscoperta e conservazione
Ur mantenne importanza religiosa per secoli, ma il declino iniziò dopo la caduta della Terza Dinastia nel 2004 avanti Cristo, quando invasioni elamite devastarono la regione. La città continuò ad esistere sotto dominazione babilonese e poi persiana, ma progressivamente perse centralità. Il mutamento del corso dell'Eufrate, che si allontanò dalla città, tagliò le rotte commerciali e l'approvvigionamento idrico, portando all'abbandono finale intorno al quarto secolo avanti Cristo.
Per oltre due millenni, la ziggurat rimase sepolta sotto dune di sabbia. Gli arabi locali la chiamavano Tell al-Muqayyar, la collina del bitume, per le masse di questo materiale visibili tra le rovine. La riscoperta archeologica avvenne nel diciannovesimo secolo: il console britannico J. E. Taylor identificò il sito come Ur nel 1854, ma gli scavi sistematici iniziarono solo negli anni Venti del Novecento sotto la direzione di Leonard Woolley, archeologo britannico che lavorò a Ur dal 1922 al 1934.
Woolley scoprì non solo la ziggurat ma anche le tombe reali di Ur, contenenti tesori straordinari: elmi d'oro, gioielli di lapislazzuli e corniola, strumenti musicali decorati, e sepolture sacrificali dove decine di servitori seguivano i re nella morte. Questi ritrovamenti rivelarono una civiltà di sofisticazione artistica e complessità sociale sorprendenti, cambiando radicalmente la comprensione occidentale delle origini della civiltà urbana.
Negli anni Ottanta, il governo iracheno sotto Saddam Hussein intraprese una controversa ricostruzione parziale della ziggurat, ricostruendo le scalinate e parti delle piattaforme inferiori. Sebbene criticata dagli archeologi per aver compromesso l'autenticità, questa ricostruzione permette ai visitatori di comprendere meglio la scala monumentale originale. Il sito ha sofferto durante le guerre del Golfo e l'occupazione successiva, ma rimane uno dei monumenti mesopotamici meglio conservati.
La ziggurat di Ur testimonia il genio ingegneristico dei Sumèri, capaci di trasformare materiali umili come fango e bitume in monumenti che sfidano i millenni. Più di una semplice struttura architettonica, questa montagna artificiale incarnava la visione mesopotamica del cosmo, collegando cielo e terra, divinità e umanità, in una sintesi monumentale che definì l'identità culturale di una civiltà fondatrice.
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