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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 18/09/2026
Illustrazione concettuale sulle indagini scientifiche relative ai ricordi infantili di vite precedenti
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Il contesto culturale della comunità drusa
Tra le valli montuose comprese tra Libano, Siria e Israele risiede la comunità dei Drusi, un gruppo etnico-religioso custode di tradizioni antichissime e di una dottrina teologica che include la credenza nella metempsicosi, ossia la trasmigrazione immediata dell'anima in un nuovo corpo al momento del decesso. In questo peculiare contesto socioculturale, i racconti dei bambini che sostengono di ricordare frammenti di esistenze precedenti vengono ascoltati con profondo rispetto, senza subire le censure o le suggestioni psicologiche tipiche di altre culture occidentali, offrendo ai ricercatori accademici un terreno d'indagine particolarmente ricco di testimonianze dirette.
La voglia congenita e i primi racconti infantili
Il caso in questione riguarda un bambino nato con una vistosa macchia cutanea rossa e allungata sulla parte superiore del cranio. All'età di circa tre anni, non appena ha sviluppato una piena padronanza del linguaggio, il piccolo ha iniziato a riferire con straordinaria insistenza e lucidità dettagli relativi a una vita precedente interrotta tragicamente. Egli affermava di essere stato un uomo adulto vissuto in un villaggio confinante, assassinato improvvisamente nel corso di un violento litigio a causa di un colpo d'ascia sferrato con ferocia proprio sulla testa, nello stesso punto esatto in cui presentava la voglia congenita.
Il viaggio nel villaggio vicino e l'identificazione
Spinti dalla precisione sconcertante delle descrizioni, i familiari decisero di accompagnare il bambino nel villaggio indicato, dove il piccolo non era mai stato prima. Una volta giunti sul posto, il bambino si orientò con naturalezza tra le stradine del paese, conducendo i testimoni fino all'abitazione della presunta famiglia passata. Qui indicò correttamente il nome anagrafico della vittima scomparsa misteriosamente quattro anni prima, riconobbe diversi abitanti del villaggio chiamandoli per nome e, trovandosi di fronte a un uomo del luogo, lo accusò pubblicamente di essere stato il suo aggressore, descrivendo con dovizia di particolari l'alterco fatale.
Il ritrovamento osseo e la lesione cranica
Di fronte allo stupore generale e alla confessione dell'uomo sopraffatto dai dettagli forniti dal bambino, la delegazione si recò nel bosco adiacente nel punto esatto indicato dal piccolo come luogo di sepoltura clandestina. Gli scavi nel terreno portarono alla luce uno scheletro umano con abiti corrispondenti a quelli dell'uomo scomparso. L'esame osteologico condotto sui resti confermò la presenza di una profonda frattura lineare nel cranio provocata da una lama pesante, la cui posizione, inclinazione e dimensione risultavano perfettamente sovrapponibili alla conformazione della macchia cutanea del bambino.
Il metodo di indagine empirica di Ian Stevenson
Il medico psichiatra Ian Stevenson, fondatore della Divisione di Studi sulla Personalità presso la facoltà di medicina dell'Università della Virginia, dedicò oltre quarant'anni all'analisi rigorosa di migliaia di casi analoghi in tutto il mondo. Stevenson applicò una metodologia d'indagine mutuata dalla criminologia e dalla medicina legale, registrando testimonianze indipendenti prima che le famiglie entrassero in contatto e documentando minuziosamente la corrispondenza tra voglie o malformazioni congenite e le ferite letali riscontrate nei registri autoptici delle persone decedute.
Le ricerche documentate da Ian Stevenson sul caso del bambino druso continuano a rappresentare un enigma affascinante che sfida i paradigmi convenzionali della neurobiologia e della coscienza.
Di Alex (pubblicato @ 08:00:00 in Storia Medioevo, letto 61 volte)
Illustrazione medievale degli scontri attorno alle fortificazioni di Orlèans
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La Francia sull'orlo del baratro e la morsa inglese
Nell'autunno del 1428, la situazione politica e militare del Regno di Francia appariva ormai disperata. Dopo la disfatta di Azincourt e la stipula del trattato di Troyes, le forze inglesi guidate dal duca di Bedford, saldamente alleate con la potente fazione borgognona, controllavano Parigi e gran parte dei territori a nord della Loira. La ricca città di Orlèans rappresentava l'ultimo baluardo strategico rimasto al delfino Carlo di Valois: la sua eventuale caduta avrebbe aperto all'esercito britannico le porte verso il sud della Francia, segnando la fine definitiva della dinastia legittima dei Valois. L'esercito inglese, al comando di Thomas Montagu, conte di Salisbury, cinse d'assedio la città nell'ottobre del 1428, erigendo una cintura di bastie e trinceramenti fortificati per affamare la popolazione.
L'arrivo della Pulzella e la rottura degli schemi tattici
Mentre i difensori e i nobili comandanti francesi si limitavano a una logorante guerra di posizione basata su timide sortite difensive, alla fine di aprile del 1429 giunse a Orlèans una giovane contadina analfabeta proveniente dalla Lorena: Giovanna d'Arco. La sua presenza, accompagnata da uno stendardo bianco recante i simboli della fede, ebbe un impatto psicologico dirompente sui soldati e sui cittadini assediati. Rifiutando la logica attendista della nobiltà cavalleresca, Giovanna sostenne con incrollabile determinazione la necessità di un'offensiva frontale immediata e senza quartiere contro i capisaldi inglesi, galvanizzando il morale delle truppe e trasformando una contesa feudale in una vera guerra di liberazione.
Nove giorni di assalti alle bastie fortificate
Le operazioni offensive si svilupparono a un ritmo travolgente nell'arco di soli nove giorni, dal quattro all'otto maggio 1429. Il quattro maggio, le truppe francesi sferrarono un violento assalto alla bastia orientale di Saint-Loup, conquistandola e distruggendola prima che i rinforzi inglesi potessero intervenire. Due giorni dopo, superando le esitazioni del governatore militare Jean de Dunois, le forze francesi attraversarono il fiume conquistando la bastia degli Agostiniani, isolando la formidabile fortezza meridionale delle Tourelles che sbarrava l'accesso al ponte principale sulla Loira.
La caduta delle Tourelles e la ritirata nemica
Il sette maggio iniziò il leggendario assalto al presidio delle Tourelles. Durante le fasi più concitate del combattimento, Giovanna d'Arco fu colpita tra il collo e la spalla da una freccia di balestra, ma dopo una rapida medicazione tornò in prima linea per incitare i compagni. La vista della giovane ancora alla guida delle schiere generò il panico tra i difensori inglesi comandati da William Glasdale, mentre i francesi riuscirono a incendiare il ponte levatoio e a espugnare la posizione. L'indomani, l'otto maggio 1429, l'esercito inglese levò definitivamente l'assedio ritirandosi in disordine verso nord.
Dalla consacrazione di Reims alla nascita dell'identità nazionale
La liberazione di Orlèans segnò il punto di svolta irreversibile del conflitto. Aprendo la via per la marcia trionfale verso Reims, dove Carlo VII fu solennemente incoronato re di Francia nel luglio dello stesso anno, la vittoria scardinò il mito dell'invincibilità militare britannica sul suolo continentale. Da quel momento iniziò il lento ma inesorabile declino del dominio inglese in terra francese, gettando le fondamenta della moderna identità statale e patriottica transalpina.
La vittoria di Orlèans non fu soltanto un capolavoro di audacia bellica, ma l'evento fondativo che risvegliò la coscienza civile e spirituale della Francia, mutando il corso della storia europea.
Fotografie del 18/09/2026
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