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Ibn al-Haytham al lavoro nella sua camera oscura al Cairo con strumenti ottici e manoscritti del Kitab al-Manazir
Ibn al-Haytham al lavoro nella sua camera oscura al Cairo con strumenti ottici e manoscritti del Kitab al-Manazir

Abū ʿAlī al-Ḥasan ibn al-Haytham, conosciuto in Occidente come Alhazen, rivoluzionò lo studio della luce e della visione tra il 965 e il 1040 al Cairo. Il suo "Kitab al-Manazir" introdusse l'uso sistematico dell'esperimento per verificare le ipotesi, anticipando di sei secoli il metodo scientifico attribuito a Galileo e confutando duemila anni di teorie greche sulla visione. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Dalla Mesopotamia al Cairo, la formazione di un genio
Ibn al-Haytham nacque a Bassora, nell'attuale Iraq, intorno al 965 durante l'Età dell'Oro islamica, un periodo di straordinaria fioritura scientifica e culturale nel mondo arabo. Cresciuto studiando religione presso i maestri locali tra Bassora e Baghdad, sviluppò presto un interesse per la matematica e le scienze naturali che lo portò a mettere in discussione le diverse interpretazioni religiose del suo tempo. La sua fama di matematico e scienziato giunse alle orecchie del califfo fatimide Al-Hakim bi-Amr Allah al Cairo, noto per essere un grande mecenate delle scienze ma anche un tiranno eccentrico e crudele. Il califfo invitò Ibn al-Haytham in Egitto proponendogli un progetto ambizioso: regolare le inondazioni del Nilo costruendo una diga. Giunto sul posto e valutate le reali dimensioni del fiume, lo scienziato comprese che il progetto era tecnicamente impossibile con i mezzi dell'epoca. Temendo l'ira del califfo, finse la pazzia e fu posto agli arresti domiciliari per oltre dieci anni, fino alla morte violenta di Al-Hakim nel 1021.

La reclusione che cambiò la storia della scienza
Durante il periodo di confinamento forzato, Ibn al-Haytham trasformò quella che avrebbe potuto essere una tragedia personale in una delle stagioni più produttive della storia della scienza. Osservando la luce che entrava nella sua stanza oscura attraverso una piccola apertura, notò come i raggi luminosi proiettassero sulla parete opposta un'immagine capovolta dell'esterno. Questa osservazione apparentemente semplice lo portò a sviluppare il primo studio sistematico della camera oscura, descrivendone con grande precisione il meccanismo di formazione delle immagini. Fu proprio in questo periodo che scrisse la sua opera monumentale, il "Kitab al-Manazir", il Libro dell'Ottica, composto da sette volumi che avrebbero rivoluzionato la comprensione della luce, della visione e del metodo di indagine scientifica. L'opera fu completata tra il 1011 e il 1021 e conteneva descrizioni dettagliate di esperimenti, apparati sperimentali, misurazioni precise e conclusioni basate rigorosamente sull'osservazione empirica.

La rivoluzione della teoria della visione
Il contributo più rivoluzionario di Ibn al-Haytham fu la confutazione definitiva della teoria della visione che aveva dominato il pensiero occidentale per oltre duemila anni. Filosofi greci come Platone, Euclide e Tolomeo sostenevano che la visione avvenisse attraverso raggi emanati dagli occhi verso gli oggetti, una sorta di "raggi visuali" attivi che permettevano di vedere. Ibn al-Haytham dimostrò sperimentalmente che questa teoria era completamente sbagliata: non sono gli occhi a emettere raggi, ma sono gli oggetti illuminati a riflettere la luce che poi entra negli occhi. Introdusse il concetto rivoluzionario di "lumen", un agente esterno costituito da un flusso di particelle materiali emesse dagli oggetti che, penetrando nell'occhio attraverso la pupilla, formano un'immagine capovolta sulla retina. Studiò approfonditamente il processo di visione, distinguendo tra percezione visiva operata dal nervo ottico e il successivo discernimento e riconoscimento delle immagini operato dall'intelletto in base all'esperienza, alla memoria e all'apprendimento. Si occupò persino delle illusioni ottiche, analizzando l'influenza della psiche umana nella formazione dell'errore percettivo.

Il metodo scientifico sei secoli prima di Galileo
Ciò che rende Ibn al-Haytham veramente straordinario non è solo l'insieme delle sue scoperte, ma il metodo con cui le raggiunse. Nel suo approccio alla ricerca scientifica troviamo tutti gli elementi che secoli dopo sarebbero stati formalizzati come metodo scientifico moderno: formulazione di ipotesi testabili, progettazione di esperimenti specifici per verificarle, osservazione sistematica dei fenomeni, misurazione precisa dei dati, analisi matematica dei risultati e formulazione di conclusioni basate esclusivamente sull'evidenza empirica. Nell'introduzione del suo trattato sull'ottica scrisse esplicitamente che anche le autorità scientifiche riconosciute come Tolomeo possono aver commesso errori e che la critica delle teorie esistenti ha un ruolo fondamentale nel progresso della conoscenza. Affermò con chiarezza che la verità scientifica deve essere dimostrata attraverso l'esperimento e non può basarsi sull'autorità o sulla tradizione. Questo approccio rigorosamente empirico, unito all'uso della matematica per descrivere i fenomeni fisici, lo ha fatto definire da molti storici della scienza come il primo vero scienziato della storia.

Matematica, astronomia e il problema di Alhazen
Oltre all'ottica, Ibn al-Haytham diede contributi fondamentali in molti altri campi. In matematica lavorò sulla geometria euclidea, sulla teoria dei numeri e sulle sezioni coniche, sviluppando quello che oggi è noto come "problema di Alhazen": dato uno specchio sferico e una sorgente luminosa puntiforme, determinare il punto dello specchio in cui si riflette il raggio che perviene all'occhio dell'osservatore. Questo problema, che coinvolge equazioni di quarto grado e sezioni coniche, mostra il livello straordinario di sofisticazione matematica raggiunto dallo scienziato. In astronomia scrisse diverse opere importanti, tra cui il "Modello del moto di ciascuno dei sette pianeti", in cui cercò di costruire un modello geocentrico più coerente di quello tolemaico, e soprattutto il trattato "Dubbi su Tolomeo", in cui criticava sistematicamente gli errori e le contraddizioni presenti nell'Almagesto. Studiò anche il crepuscolo e l'altezza delle nuvole, calcolando con notevole precisione l'altezza dell'atmosfera terrestre.

L'eredità europea e l'influenza sui giganti della scienza
Le opere di Ibn al-Haytham rimasero confinate al mondo arabo per diversi secoli a causa delle barriere linguistiche, culturali e religiose tra Oriente e Occidente. Fu solo nel 1270 che il monaco polacco Witelo tradusse in latino i suoi principali trattati sull'ottica con il titolo complessivo "De Aspectibus", che divenne noto come "Prospettiva di Alhazen". Questa traduzione, di cui si conoscono almeno diciannove copie manoscritte, circolò ampiamente nelle università medievali europee ed ebbe un'influenza enorme sullo sviluppo della scienza occidentale. Ruggero Bacone citò abbondantemente Alhazen nei suoi scritti sul metodo sperimentale. Lorenzo Ghiberti utilizzò una traduzione italiana per i suoi studi sulla prospettiva. Leonardo da Vinci studiò approfonditamente i suoi scritti sulla camera oscura, anche se inizialmente ipotizzò erroneamente che nell'occhio ci fosse un ulteriore capovolgimento dell'immagine. Giovanni Keplero nel Seicento riconobbe esplicitamente di essere stato ispirato da Alhazen e dal monaco siciliano Francesco Maurolico per sviluppare la teoria moderna della visione. Isaac Newton, Christiaan Huygens e Galileo Galilei citarono frequentemente le opere dello scienziato arabo come fondamento delle loro ricerche.

Il riconoscimento contemporaneo di un genio dimenticato
Per secoli Ibn al-Haytham è stato largamente dimenticato o oscurato nella storia della scienza occidentale, con i suoi contributi spesso attribuiti agli scienziati europei che ne avevano studiato le opere. Solo nella seconda metà del Ventesimo secolo gli storici della scienza hanno cominciato a riconoscere la portata straordinaria del suo lavoro e il suo ruolo di ponte fondamentale tra la scienza antica e quella moderna. Nel 2015, in occasione del millesimo anniversario dell'inizio della stesura del Libro dell'Ottica, l'UNESCO ha proclamato l'Anno Internazionale della Luce e delle Tecnologie Legate alla Luce, dedicando particolare attenzione alla figura di Ibn al-Haytham con mostre, conferenze e celebrazioni in tutto il mondo. In suo onore sono stati dedicati un cratere sulla Luna chiamato Alhazen e l'asteroide 59239 Alhazen. La sua immagine compare su francobolli, banconote e monumenti in diversi paesi del mondo islamico. Oggi è universalmente riconosciuto come il padre dell'ottica moderna e uno dei principali architetti del metodo scientifico sperimentale.

La storia di Ibn al-Haytham ci ricorda che il progresso scientifico è sempre stato un'impresa globale, che ha attraversato culture, lingue e religioni diverse. L'Età dell'Oro islamica, spesso ignorata nei programmi scolastici occidentali, fu un periodo di straordinaria fioritura intellettuale che preservò, tradusse e ampliò enormemente il sapere greco e romano, gettando le basi per il Rinascimento europeo. Senza il lavoro di Ibn al-Haytham e di centinaia di altri scienziati musulmani come Al-Khwarizmi, Al-Biruni, Ibn Sina e Al-Razi, probabilmente la rivoluzione scientifica europea sarebbe stata ritardata di secoli. Il fatto che questo scienziato abbia sviluppato il metodo sperimentale moderno già mille anni fa, in una prigione dorata al Cairo, mentre fingeva la pazzia per salvarsi la vita, rende la sua storia ancora più straordinaria. La prossima volta che scattiamo una fotografia, dovremmo ricordare che stiamo usando principi ottici scoperti da un genio dimenticato che trasformò la sua reclusione nella più grande rivoluzione scientifica del Medioevo.

 
 

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