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Articoli del 12/06/2026

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Luca Parmitano sulla Luna con tuta Artemis
Luca Parmitano sulla Luna con tuta Artemis
Luca Parmitano sarà tra i primi astronauti europei a orbitare attorno alla Luna nella missione Artemis III, riportando l’Italia e l’Europa al centro dell’esplorazione spaziale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Architettura della missione e obiettivi scientifici
La missione Artemis III, pianificata dalla NASA con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Europea e di altre agenzie internazionali, rappresenta il primo allunaggio con equipaggio dal 1972 e il primo in assoluto a portare un astronauta non americano nei pressi del polo sud lunare. Il profilo di volo prevede il lancio di un equipaggio di quattro persone a bordo della capsula Orion, spinta dal nuovo Space Launch System nella sua configurazione Block 1B, con uno stadio superiore potenziato in grado di immettere il veicolo su una traiettoria translunare diretta. Raggiunta l’orbita lunare, Orion si aggancerà al Lunar Gateway, la stazione spaziale cislunare in fase di assemblaggio, dove parte dell’equipaggio resterà per condurre esperimenti in microgravità e gestire le operazioni di supporto. Due astronauti scenderanno sulla superficie a bordo dello Human Landing System, un lander sviluppato da SpaceX basato sulla tecnologia Starship, che effettuerà un allunaggio di precisione nei pressi del cratere Shackleton, una regione permanentemente in ombra dove si ritiene siano intrappolate ingenti quantità di ghiaccio d’acqua. La durata complessiva della missione è di circa trenta giorni, di cui sei o sette trascorsi sulla superficie lunare, durante i quali gli astronauti condurranno attività extraveicolari, raccoglieranno campioni di regolite e installeranno strumenti scientifici per lo studio della sismologia lunare, della radiazione cosmica e delle risorse idriche. Tra gli esperimenti previsti figura il collaudo di un impianto pilota per l’estrazione di ossigeno dalla regolite, un passo cruciale verso la produzione in situ di propellente e materiali per future basi permanenti. La selezione dell’equipaggio, ancora in via di definizione, ha già riservato un posto a un astronauta dell’ESA, e tra i candidati più accreditati figura il colonnello Luca Parmitano, pilota collaudatore dell’Aeronautica Militare Italiana e veterano di due missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale. Parmitano, nato a Paternò nel 1976, ha accumulato oltre 366 giorni nello spazio ed è stato il primo italiano a effettuare una passeggiata spaziale e a comandare la ISS durante la missione Beyond del 2019. La sua esperienza nelle attività extraveicolari, maturata anche in situazioni di emergenza come il malfunzionamento del sistema di raffreddamento della tuta durante la EVA del 2013, lo rende un candidato ideale per le complesse operazioni di superficie previste da Artemis III.

Il contributo italiano e l’addestramento di Parmitano
L’Italia partecipa al programma Artemis attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana e un robusto partenariato industriale che coinvolge aziende come Thales Alenia Space e Leonardo. Thales Alenia Space ha realizzato moduli pressurizzati e componenti strutturali per il Gateway, mentre Leonardo fornisce sensori di navigazione e bracci robotici. La presenza di Parmitano a bordo di Artemis III è sostenuta da un accordo tra l’ESA e la NASA che prevede lo scambio di servizi e tecnologie, e l’astronauta siciliano sta seguendo un addestramento intensivo presso il Johnson Space Center di Houston, dove si esercita con i simulatori di Orion e del lander lunare, studia le procedure di discesa e risalita e partecipa alle simulazioni di allunaggio in realtà virtuale. L’addestramento comprende anche esercitazioni di geologia sul campo, in ambienti vulcanici islandesi e desertici dell’Arizona, per imparare a riconoscere i campioni più promettenti e a documentare le caratteristiche del terreno. La tuta spaziale xEMU di nuova generazione, progettata per resistere alle temperature estreme del polo sud lunare, offre una mobilità molto superiore rispetto alle tute del programma Apollo, ma richiede lunghe sessioni di familiarizzazione per adattarsi ai movimenti nella ridotta gravità lunare. Parmitano ha dichiarato in diverse interviste che il sogno di camminare sulla Luna accompagna la sua carriera fin dall’infanzia, e che Artemis III rappresenta non solo una rivincita scientifica dopo decenni di assenza umana dalla superficie lunare, ma anche l’opportunità di costruire le fondamenta per una presenza permanente, in grado di preparare future missioni verso Marte. La dimensione internazionale della missione è sottolineata dal fatto che l’equipaggio includerà probabilmente anche un astronauta giapponese o canadese, riflettendo la volontà di trasformare l’esplorazione lunare in uno sforzo realmente globale. I rischi non sono trascurabili: l’allunaggio al polo sud presenta sfide di illuminazione e comunicazione, poiché le ombre perenni rendono difficile l’orientamento e le finestre di collegamento radio con la Terra sono limitate. Tuttavia, la combinazione di tecnologie collaudate e del talento di veterani come Parmitano infonde fiducia nella comunità spaziale, che vede in Artemis III il primo capitolo di una nuova era di scoperte. Artemis III non è solo una missione, ma il simbolo di un ritorno alla Luna con una visione inclusiva e sostenibile, in cui l’esperienza di Luca Parmitano rappresenta un ponte tra il passato glorioso delle missioni Apollo e il futuro dell’esplorazione interplanetaria.

 
 
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AI che scrive codice per costruire altre AI
AI che scrive codice per costruire altre AI
Anthropic ha pubblicato dati interni secondo cui oltre l’80 per cento del codice è scritto da Claude, con ingegneri 8 volte più produttivi e un salto prestazionale di 52x nei test di ottimizzazione. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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La trasformazione dello sviluppo software in Anthropic
Il rapporto pubblicato da Anthropic nel giugno del 2026 non lascia spazio a interpretazioni tiepide: il 10 giugno i ricercatori hanno diffuso un documento tecnico in cui si documenta che Claude, il modello linguistico di grandi dimensioni sviluppato dall’azienda, ha ormai preso in carico più dell’80 per cento della scrittura del codice sorgente che confluisce nei sistemi interni. Questa percentuale è stata calcolata analizzando le repository aziendali e confrontando il numero di commit generati interamente dall’intelligenza artificiale con quelli prodotti manualmente dagli sviluppatori umani. Il dato più sorprendente riguarda l’incremento della produttività: gli ingegneri di Anthropic producono oggi otto volte più codice rispetto al periodo precedente all’adozione massiva di Claude, mantenendo una qualità che i test automatici giudicano invariata o, in alcuni casi, superiore. Il cuore tecnico di questo balzo risiede nei modelli di ultima generazione, addestrati con tecniche di apprendimento per rinforzo e fine-tuning su milioni di esempi di codice tratti da repository pubbliche e private. Claude è in grado di comprendere specifiche complesse scritte in linguaggio naturale, suddividere il problema in moduli, generare codice in decine di linguaggi tra cui Python, Rust, TypeScript e C++, e persino scrivere i test unitari e la documentazione associata. L’azienda ha anche introdotto un sistema di verifica incrociata chiamato “Constitutional Code Review”, in cui una seconda istanza di Claude analizza il codice prodotto dalla prima, segnala potenziali vulnerabilità, violazioni delle policy di sicurezza e opportunità di ottimizzazione, prima che il codice venga effettivamente integrato nei sistemi di produzione. Questo meccanismo ha ridotto i tempi di revisione umana a una frazione minima, consentendo agli sviluppatori di concentrarsi sulla progettazione di alto livello, sulla definizione delle architetture e sulla ricerca. Il rapporto evidenzia che, nelle ultime settimane, Claude ha raggiunto un miglioramento di 52x in un test di ottimizzazione del codice specificamente progettato per valutare la capacità di un modello di addestrare altri modelli di intelligenza artificiale: il benchmark misura la rapidità con cui un agente riesce a ridurre il tempo di training di un modello successivo mantenendo invariata la precisione, e il punteggio è stato calcolato su dieci iterazioni successive. Questo dato, sebbene ottenuto in un ambiente controllato di laboratorio, suggerisce che ci si stia avvicinando a una soglia critica, quella dell’auto-miglioramento ricorsivo, in cui un’intelligenza artificiale contribuisce in modo sostanziale a costruire una generazione successiva di intelligenze artificiali ancora più capaci, le quali a loro volta accelereranno la creazione di ulteriori modelli. La comunità scientifica aveva già ipotizzato questo scenario nei lavori di Nick Bostrom e di Eliezer Yudkowsky, ma la novità consiste nel fatto che per la prima volta un laboratorio di primo piano riconosce apertamente, con dati empirici alla mano, che il fenomeno potrebbe concretizzarsi prima di quanto le istituzioni internazionali siano attrezzate a gestire. Gli autori del rapporto, tra cui Dario Amodei e diversi ingegneri senior, precisano che non si è ancora innescato un ciclo completamente autonomo: gli esseri umani rimangono nel circuito decisionale per la definizione degli obiettivi, la supervisione etica e la validazione finale. Tuttavia, il ritmo di crescita delle capacità agentiche — ovvero la facoltà di Claude di compiere azioni prolungate e complesse senza intervento umano — sta sorprendendo gli stessi progettisti, che parlano di una “curva di apprendimento più ripida del previsto” e di una “rapida evoluzione delle strategie di decomposizione dei problemi”.

Auto-miglioramento ricorsivo e scenari futuri
L’auto-miglioramento ricorsivo non è un concetto fantascientifico ma un processo tecnico ben definito: un sistema di intelligenza artificiale viene incaricato di ottimizzare il codice o l’architettura di un altro sistema, oppure di se stesso, in modo che la versione successiva risulti più efficiente, più veloce o più precisa. Se il miglioramento è consistente, la nuova versione potrà a sua volta progettare un successore ancora più potente, innescando una cascata di progressi che potrebbero portare a un’esplosione di intelligenza, nota come “singularity”. Il timore non è legato tanto alla velocità con cui un modello ottimizza un singolo parametro, quanto alla possibilità che il ritmo dell’innovazione sfugga completamente alle capacità di comprensione e di regolamentazione umane. Il rapporto di Anthropic dedica un’intera sezione alla distinzione tra automazione assistita e automazione generativa: nel primo caso, l’intelligenza artificiale agisce come un copilota che suggerisce completamenti e revisioni; nel secondo, assume il controllo dell’intero ciclo di sviluppo, dalla scrittura delle specifiche fino al deployment. Oggi Claude si colloca a metà strada, ma la traiettoria tracciata dai grafici interni indica che la quota di codice generata senza alcun intervento umano è in costante aumento, passando dal 30 per cento di inizio 2025 all’80 per cento appena toccato. La preoccupazione principale degli esperti di sicurezza riguarda l’allineamento dei valori: se il sistema che si auto-migliora non è perfettamente allineato con gli interessi umani, anche piccole deviazioni iniziali potrebbero amplificarsi a ogni iterazione, producendo comportamenti indesiderati o addirittura pericolosi. Per mitigare questo rischio, Anthropic ha rafforzato il cosiddetto “Constitutional AI”, un insieme di regole e principi che vincolano il processo decisionale dei modelli, e sta sviluppando un sistema di monitoraggio continuo basato su agenti ispettori addestrati a riconoscere tentativi di elusione. La pubblicazione del rapporto ha riacceso il dibattito sulla necessità di una governance globale dell’intelligenza artificiale, con appelli a istituire un’agenzia internazionale dotata di poteri di audit e di stop obbligatorio in caso di superamento di soglie critiche. Il Parlamento Europeo, che già aveva approvato l’AI Act, sta valutando emendamenti per includere esplicitamente l’auto-miglioramento ricorsivo tra le pratiche ad alto rischio, mentre negli Stati Uniti alcuni senatori hanno chiesto audizioni urgenti. Sul versante industriale, i concorrenti di Anthropic, come OpenAI e DeepMind, non hanno ancora rilasciato dati comparabili, ma fonti anonime sostengono che laboratori analoghi stiano osservando dinamiche simili, il che suggerirebbe che l’intero settore si sta avvicinando a un punto di svolta. I mercati finanziari hanno reagito con un’impennata dei titoli legati all’intelligenza artificiale, alimentando una bolla speculativa che alcuni analisti paragonano a quella delle dot-com. Nel frattempo, le comunità open source hanno avviato progetti per replicare le capacità di auto-ottimizzazione con modelli più piccoli e trasparenti, nella speranza di democratizzare l’accesso a tecnologie altrimenti concentrate in poche mani. Le implicazioni per il mondo del lavoro sono dirompenti: se un ingegnere supportato da Claude produce otto volte più codice, la domanda di sviluppatori junior potrebbe contrarsi, mentre crescerà la richiesta di figure capaci di supervisionare e validare gli output automatici. Le università stanno già rivedendo i curricula, introducendo corsi di AI safety e di etica computazionale. Il rapporto si conclude con una nota di cautela e di speranza: “Non siamo ancora arrivati al punto in cui l’intelligenza artificiale progetta se stessa senza supervisione, ma per la prima volta abbiamo le prove che il fenomeno è plausibile in tempi brevi. La nostra responsabilità è preparare la società a gestire questa transizione in modo ordinato e democratico.” La sensazione diffusa tra gli addetti ai lavori è che si stia varcando una soglia storica, quella in cui la tecnologia smette di essere un semplice utensile e comincia a diventare un agente del proprio stesso progresso, con conseguenze difficili da prevedere e ancor più difficili da governare. Il rapporto di Anthropic segna un punto di svolta nella storia dell’intelligenza artificiale, mostrando che l’auto-accelerazione tecnologica non è più soltanto un’ipotesi teorica ma un processo concreto già in atto.

 
 

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