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Arco di Settimio Severo: la vittoria partica
Di Alex (del 29/01/2026 @ 10:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 20 volte)
Arco di Settimio Severo nel Foro Romano con dettagli dei rilievi narrativi
Nel cuore del Foro Romano si erge uno dei monumenti trionfali più impressionanti dell'antica Roma: l'Arco di Settimio Severo. Costruito nel 203 dopo Cristo, celebra le vittorie dell'imperatore contro i Parti e rappresenta un capolavoro dell'arte romana tardo-antica, introducendo innovazioni stilistiche destinate a influenzare i secoli successivi.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il contesto storico e politico
Settimio Severo, primo imperatore della dinastia severiana, salì al trono nel 193 dopo Cristo al termine di una sanguinosa guerra civile. Per consolidare il suo potere e legittimare la nuova dinastia, intraprese due campagne militari contro l'Impero Partico, acerrimo nemico di Roma in Oriente. Le vittorie conseguite tra il 195 e il 199 dopo Cristo gli permisero di conquistare la Mesopotamia e saccheggiare la capitale partica Ctesifonte, un'impresa che nessun imperatore romano aveva compiuto prima.
Al suo ritorno a Roma, il Senato decretò la costruzione di un arco trionfale nel luogo più prestigioso dell'Urbe: il Foro Romano, tra il Campidoglio e la Curia. L'arco venne dedicato nel 203 dopo Cristo in occasione del decennale del regno di Settimio Severo, celebrando non solo le vittorie militari ma anche la stabilità portata dalla nuova dinastia dopo anni di caos.
Architettura e struttura monumentale
L'arco è una struttura imponente in marmo bianco di Luni, alta circa 23 metri e larga 25. Presenta tre fornici: uno centrale più ampio e due laterali più piccoli, soluzione architettonica che conferisce monumentalità e armonia. Quattro colonne corinzie composite su alti plinti decorano ciascuna facciata, incorniciate da trabeazioni riccamente ornate.
L'attico, la parte superiore dell'arco, ospitava originariamente statue bronzee dell'imperatore e dei suoi figli Caracalla e Geta su una quadriga trionfale. Un'iscrizione monumentale dedicava l'opera a Settimio Severo e ai suoi figli, anche se il nome di Geta venne successivamente cancellato dopo il suo assassinio da parte del fratello Caracalla nel 211 dopo Cristo, esempio di damnatio memoriae.
I rilievi narrativi: innovazione stilistica
Ciò che rende l'Arco di Settimio Severo eccezionale sono i suoi rilievi scultorei, che rappresentano una svolta nell'arte romana. A differenza degli archi precedenti come quello di Tito o Traiano, qui i pannelli narrativi coprono interamente le superfici disponibili con scene che si sviluppano su più registri sovrapposti, creando composizioni dense e complesse.
I rilievi mostrano episodi delle campagne partiche con realismo brutale: assedi di città, combattimenti corpo a corpo, prigionieri trascinati, il saccheggio di Ctesifonte. Le figure si accavallano in una prospettiva ribaltata, dove elementi più lontani sono rappresentati in alto invece che in profondità. Questa soluzione, che rompe con la tradizione classica, anticipa l'arte bizantina e medievale.
Le sculture attorno alle colonne si avvitano a spirale, raccontando la progressione delle campagne militari dal basso verso l'alto. Questo narrativo continuo permette di seguire visivamente l'evoluzione della guerra, trasformando il monumento in un libro di pietra che glorifica le gesta imperiali.
Simbolismo e propaganda imperiale
L'arco non era solo un monumento celebrativo ma uno strumento sofisticato di propaganda politica. Posizionato all'ingresso del Foro, obbligava chiunque entrasse nello spazio pubblico più importante di Roma a passare sotto le scene delle vittorie severiane. Il messaggio era chiaro: il nuovo imperatore aveva ristabilito la grandezza militare di Roma e meritava la lealtà dei cittadini.
La scelta di celebrare vittorie orientali aveva un significato particolare. L'Oriente rappresentava ricchezza, esotismo e minaccia costante. Sottomettere i Parti significava controllare le rotte commerciali della Via della Seta e affermare la supremazia romana sul mondo conosciuto. I rilievi enfatizzavano la sottomissione dei nemici, mostrando re partici in ginocchio e città conquistate.
L'eredità artistica e culturale
L'Arco di Settimio Severo segna un momento di transizione nell'arte romana. Il realismo brutale e la prospettiva ribaltata anticipano lo stile tardo-antico, dove l'espressività simbolica prevale sull'accuratezza naturalistica classica. Questa evoluzione riflette cambiamenti culturali più profondi: l'arte non serve più solo a imitare la realtà ma a comunicare potere e ideologia in modo immediato.
Il monumento influenzò architetti e scultori per secoli. Durante il Rinascimento, artisti come Raffaello studiarono i suoi rilievi per comprendere la narrazione visiva antica. Ancora oggi, l'arco rimane uno degli esempi meglio conservati di architettura trionfale romana, visitato da milioni di turisti che camminano sugli stessi sampietrini percorsi dai legionari vittoriosi.
L'Arco di Settimio Severo rappresenta la sintesi perfetta tra architettura monumentale e narrazione visiva, trasformando la pietra in memoria collettiva. Le sue innovazioni stilistiche anticiparono l'arte medievale, mentre la sua funzione propagandistica ricorda come i monumenti pubblici siano sempre stati strumenti di potere, capaci di plasmare l'immaginario collettivo e tramandare la gloria degli imperatori attraverso i millenni.
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