Home Archivio Microsmeta Home Galleria Forum Podcast Contatti
Cerca in Digital Worlds
 


Alex - Webmaster



Martina - Redazione


Vega AI
Vega - AI Host

Ascolta in streaming o
scarica tutti gli articoli in podcast
Digital Worlds Daily

EDIZIONE DEL 19 02 2026
ARCHIVIO DAILY
Prova Amazon Prime gratis
PROVA GRATIS PER 30 GIORNI

Iscrizione gratuita = Supporti il blog!


Think different!
Molla Apple e spendi 1/3!

No Apple Intelligence fino al 2025
su iPhone 16 Pro Max? Sono 1489
Euro buttati ...Davvero no grazie!

...Passato ad Android :-)







Scacchi, cibo per la mente!

Ci sono 12133 persone collegate


Feed XML RSS 0.91 Microsmeta Podcast
Feed XML RSS 0.91 Feed RSS Commenti
Feed XML RSS 0.91 Feed RSS Articoli
Feed XML Atom 0.3 Feed Atom 0.3



français Visiteurs Français

english English Visitors

< febbraio 2026 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
21
22
23
24
25
26
27
28
 
             

Titolo
Audio & Video (63)
Automotive (4)
Bici Elettriche (1)
Capolavori dell'antichità (42)
Capolavori tecnologici (11)
Cultura Geek (5)
Curiosità (33)
Curiosità dal Mondo (2)
Domotica (12)
Donne scienziate (12)
E-commerce e Retail (4)
ENGLISH VERSION (1)
Gadget & Wearable (72)
Gadget & Wearable (4)
Gaming (61)
Geopolitica (2)
Geopolitica e tecnologia (8)
Green Tech (1)
Green Tech & Auto (88)
Guide & Tutorial (29)
Guide & Tutorial (4)
Hardware PC (136)
Impero Romano (36)
Intelligenza Artificiale (48)
Intelligenza Artificiale e scacchi (2)
Internet & Social (91)
Linux & Open Source (171)
Linux & Open Source (1)
Medicina e Tecnologia (6)
Meraviglie Naturali Recondite (7)
Mercato Tech (1)
Microsoft Windows (87)
Misteri (81)
Mitologia e Cinema (7)
Mondo Android & Google (251)
Mondo Apple (219)
Natura (4)
Networking E Connettività (1)
Neurotecnologie (2)
Notizie (10)
Nuove Tecnologie (190)
Nuovi materiali (16)
Parchi divertimento tecnologici (9)
Patrimonio mondiale UNESCO (6)
Podcast & Blog (82)
Psicologia (2)
Robotica (96)
Salute e benessere (9)
Scienza & Spazio (161)
Scienza & Spazio (8)
Scienza Ambiente (2)
Scienza e Tecnologia (10)
Scienziati dimenticati (10)
Sci-Fi e Rigore Scientifico (12)
Shopping E Offerte (1)
Sicurezza informatica (6)
Sistemi Operativi (3)
Smart Home Amazon Google (3)
Smart Home E Sicurezza (1)
Smartphone (3)
Smartphone e Tecnologia (1)
Sociologia (1)
Software & Sicurezza (108)
Software e AI (1)
Storage (1)
Storia (2)
Storia console videogiochi (3)
Storia degli smarphone (101)
Storia delle invenzioni (36)
Storia delle scoperte mediche (6)
Storia Personal Computer (21)
Sviluppo sostenibile (10)
Tecnologia (547)
Version Français (1)
WiFi WiMax (5)

Catalogati per mese:

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Bella durata dell'accumulatore...
22/11/2025 @ 00:14:07
Di Alex
Da 5 anni sono un felice posse...
21/11/2025 @ 12:38:31
Di tinghios
E' un concept, visto che è mol...
09/11/2025 @ 11:13:45
Di Alex
Esiste d'avvero? Non la trovo ...
29/10/2025 @ 15:16:46
Di lpalli
Ciao Stella, scusa il ritardo....
15/01/2021 @ 19:28:44
Di Alex - Microsmeta

Titolo
Bianco e nero (1)
Colore (12)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Quale sistema operativo usi principalmente?

 Windows 11
 Windows 10
 Windows 8
 Windows 7
 macOS Tahoe
 macOS Sequoia
 macOS Sonoma
 Linux
 iOS
 Android

NETMARKETSHARE




Blogarama - Technology Blogs


Titolo
Listening
Musica legale e gratuita: Jamendo.com

Reading
Libri:
Come Internet cambierà la TV per sempre di Tommaso Tessarolo

Gomorra di Roberto Saviano

Ragionevoli Dubbi di Gianrico Carofiglio
Se li conosci li eviti di Marco Travaglio

Watching
Film:
The Prestige
Lettere da Hiwo Jima
Masseria delle allodole
Le vite degli altri
Mio fratello è figlio unico
Déjà vu - Corsa contro il tempo
Ti amerò sempre
The millionaire | 8 Oscar






20/02/2026 @ 08:29:27
script eseguito in 185 ms


Progetto grafico e web design:
Arch. Andrea Morales
P.IVA 08256631006



\\ Home Page : Pubblicazioni
Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 20/02/2026

[ 🔍 CLICCA PER INGRANDIRE ]
Guelta d'Archei Ennedi Ciad pozza acqua permanente coccodrilli del deserto Crocodylus suchus arenaria archi naturali canyon pitture rupestri UNESCO
Guelta d'Archei Ennedi Ciad pozza acqua permanente coccodrilli del deserto Crocodylus suchus arenaria archi naturali canyon pitture rupestri UNESCO

L'Ennedi, nel nord-est del Ciad, è un massiccio di arenaria che emerge dal Sahara come fortezza naturale. La Guelta d'Archei ospita coccodrilli del deserto relitti di un Sahara umido. Migliaia di pitture rupestri di 7.000 anni documentano l'evoluzione umana e animale. UNESCO. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

🎧 Ascolta questo articolo

Geografia e geologia: un massiccio di arenaria nel deserto sahariano
L'Altopiano dell'Ennedi si trova nel nord-est del Ciad, vicino al confine con il Sudan, estendendosi per circa 60.000 chilometri quadrati nel cuore del Sahara. È un massiccio di arenaria nubiana che si erge bruscamente dalle pianure desertiche circostanti, con altitudini che vanno dai 400 ai 1.450 metri sopra il livello del mare. La geologia è dominata da strati di arenaria depositati durante il Paleozoico e il Mesozoico, successivamente sollevati da movimenti tettonici e scolpiti per milioni di anni dall'erosione eolica e idrica. Il risultato è un paesaggio drammatico di archi naturali, pilastri isolati (hoodoos), canyon profondi chiamati guelta, e formazioni rocciose dalle forme bizzarre che ricordano castelli, animali o figure umane. L'Ennedi è praticamente disabitato: solo poche migliaia di pastori nomadi Toubou vivono nella regione, spostandosi con cammelli e capre tra le rare fonti d'acqua.

La Guelta d'Archei: acqua permanente e coccodrilli relitti
La Guelta d'Archei è il cuore ecologico e simbolico dell'Ennedi. Una guelta è una pozza d'acqua permanente in un canyon desertico, alimentata da falde acquifere profonde che emergono in superficie. La Guelta d'Archei è lunga circa 2 chilometri e larga 20-50 metri, incastonata tra pareti di arenaria alte oltre 100 metri che forniscono ombra per la maggior parte della giornata, riducendo l'evaporazione. L'acqua è alcalina e relativamente fresca, permettendo la sopravvivenza di un ecosistema relitto straordinario: qui vive una delle ultime popolazioni di coccodrilli del deserto sahariano (Crocodylus suchus), isolata geneticamente da millenni dalle popolazioni dell'Africa tropicale. Questi coccodrilli sono adattati alla vita estrema: durante le stagioni più secche, quando la guelta si riduce drasticamente, entrano in una sorta di estivazione, seppellendosi nel fango e riducendo il metabolismo fino alla stagione delle piogge. La popolazione è stimata in meno di 100 individui, rendendola una delle popolazioni di coccodrilli più rare e a rischio del mondo.

Le pitture rupestri: 7.000 anni di storia sahariana
L'Ennedi custodisce una delle più ricche concentrazioni di arte rupestre dell'intero Sahara, con migliaia di siti distribuiti su centinaia di chilometri quadrati. Le pitture e le incisioni coprono un arco temporale di circa 7.000 anni, documentando le trasformazioni climatiche e culturali della regione. Le pitture più antiche, del periodo detto "bubalus" (circa 5000 avanti Cristo), raffigurano animali di grandi dimensioni ormai estinti nella regione: elefanti, giraffe, rinoceronti, ippopotami, che indicano un Sahara verdeggiante con savane e fiumi permanenti. Le pitture successive, del periodo pastorale (4000-1000 avanti Cristo), mostrano bovini domestici, capre, pecore e scene di pastorizia: il Sahara si stava gradualmente inaridendo ma era ancora abitabile per pastori. Le pitture più recenti (ultimi 2.000 anni) mostrano cammelli e cavalli, indicando l'arrivo di popolazioni nomadi adattate alla vita desertica. Gli stili variano dal naturalismo dettagliato a figure stilizzate geometriche, con colori ottenuti da ossidi minerali (rosso dall'ematite, giallo dall'ocra, nero dal carbone). La conservazione è eccezionale perché molte pitture si trovano in grotte riparate dalla pioggia e dal sole diretto.

La desertificazione del Sahara: dal verde al giallo
L'arte rupestre dell'Ennedi è una cronaca visiva della desertificazione del Sahara, uno dei cambiamenti climatici più drammatici degli ultimi 10.000 anni. Durante l'Olocene antico (circa 10.000-5.000 anni fa), il Sahara attraversò un periodo umido chiamato African Humid Period, quando i monsoni estivi penetravano molto più a nord di oggi, portando piogge abbondanti. Il Sahara era coperto di praterie, laghi (di cui il Lago Ciad, oggi ridotto, era uno dei più grandi) e fiumi. Popolazioni umane e animali prosperavano. Poi, circa 5.500 anni fa, i monsoni iniziarono a ritirarsi progressivamente verso sud a causa di cambiamenti nell'orbita terrestre (cicli di Milankovitch). Il Sahara si inaridì rapidamente (su scala geologica, cioè in pochi millenni) trasformandosi nel deserto che conosciamo oggi. Le popolazioni umane migrarono verso sud (verso il Sahel e l'Africa equatoriale) o verso la valle del Nilo (dove fiorì la civiltà egizia). Le specie animali si estinsero localmente o si rifugiarono in oasi isolate come l'Ennedi. I coccodrilli della Guelta d'Archei sono sopravvissuti perché protetti dalle falde acquifere profonde che continuano a alimentare la pozza nonostante l'assenza di piogge regolari.

Accesso e logistica: una delle regioni più remote dell'Africa
Raggiungere l'Ennedi è un'impresa logistica complessa. Non esistono strade asfaltate: l'accesso avviene esclusivamente in 4x4 da N'Djamena, la capitale del Ciad, percorrendo circa 1.200 chilometri attraverso il deserto in un viaggio che richiede 5-7 giorni. Le spedizioni richiedono veicoli pesantemente equipaggiati con GPS satellitare, riserve di carburante per l'intero percorso (non esistono stazioni di servizio nel deserto), acqua e cibo per settimane, attrezzatura per riparazioni meccaniche, e guide locali Toubou che conoscono i percorsi e le fonti d'acqua. La situazione politica del Ciad è spesso instabile, con rischi di banditismo e conflitti tribali nelle zone remote. I permessi governativi sono obbligatori e le agenzie specializzate in spedizioni sahariane sono le uniche opzioni sicure. Il turismo è limitato a poche centinaia di visitatori all'anno, principalmente fotografi, geologi, antropologi e avventurieri estremi. Non esistono strutture ricettive: si dorme in tende nel deserto. La ricompensa è un paesaggio di bellezza surreale e un senso di isolamento totale dal mondo contemporaneo.

Conservazione e UNESCO: proteggere un patrimonio fragile
Nel 2016, l'Ennedi è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO, riconoscendone il valore eccezionale sia naturalistico che culturale. La designazione UNESCO ha portato maggiore attenzione internazionale ma anche sfide di conservazione. Le pitture rupestri sono vulnerabili a vandalismo, furto (alcune sono state danneggiate o rimosse da collezionisti illegali), e deterioramento naturale accelerato dal turismo non regolamentato. I coccodrilli della Guelta d'Archei sono minacciati dalla riduzione ulteriore della pozza dovuta ai cambiamenti climatici e dalla caccia occasionale da parte di pastori che li considerano pericolosi per il bestiame. Il governo del Ciad, con il supporto di organizzazioni internazionali, sta lavorando per implementare piani di gestione che bilancino protezione, ricerca scientifica e sviluppo sostenibile delle comunità locali Toubou, che dipendono dall'Ennedi per pascolo e risorse idriche.

L'Altopiano dell'Ennedi è un luogo dove il tempo geologico, il tempo climatico e il tempo umano si intersecano in modo visibile. Le rocce raccontano centinaia di milioni di anni, le pitture raccontano settemila anni, i coccodrilli raccontano la memoria vivente di un Sahara perduto. È uno dei pochissimi luoghi sulla Terra dove puoi ancora sentire cosa significhi essere davvero remoti, lontano non solo dalle città ma da qualsiasi traccia di modernità. Le fortezze di arenaria dell'Ennedi emergono dal deserto come cattedrali naturali, e le guelta nascoste tra i canyon custodiscono segreti che il deserto ha cercato di cancellare ma che la pietra, l'acqua e la vita testarda si rifiutano di dimenticare. Un luogo che chiede molto a chi lo visita, ma restituisce qualcosa di inestimabile: la consapevolezza di quanto sia fragile, antica e preziosa la vita su questo pianeta.

 
 
[ 🔍 CLICCA PER INGRANDIRE ]
Acquedotto Romano di Segovia Spagna 167 arcate granito costruito a secco senza malta sotto Traiano UNESCO attraversa città moderna
Acquedotto Romano di Segovia Spagna 167 arcate granito costruito a secco senza malta sotto Traiano UNESCO attraversa città moderna

L'Acquedotto di Segovia, costruito sotto l'imperatore Traiano, è un gigante di granito alto 28 metri che taglia la città moderna con 167 arcate. Costruito interamente a secco, senza malta. Un esempio perfetto di ingegneria romana che unisce estetica e funzionalità strutturale estrema. UNESCO. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

🎧 Ascolta questo articolo

Segovia: avamposto romano nella Hispania settentrionale
Segovia, situata nella Castiglia centrale a circa 90 chilometri a nord-ovest di Madrid, fu un insediamento strategico durante la dominazione romana della penisola iberica. La città, arroccata su una collina rocciosa alla confluenza dei fiumi Eresma e Clamores, controllava importanti vie di comunicazione tra la costa e l'interno della Hispania Tarraconensis. L'approvvigionamento idrico era un problema critico: la città si trovava in posizione elevata e le sorgenti locali erano insufficienti per una popolazione in crescita. La soluzione fu l'Acquedotto, costruito probabilmente tra la fine del I secolo e l'inizio del II secolo dopo Cristo durante il regno dell'imperatore Traiano, come testimoniato da iscrizioni frammentarie e analisi stilistiche della tecnica costruttiva.

La struttura: 167 arcate su due livelli di granito senza malta
L'Acquedotto di Segovia è lungo circa 16 chilometri nel suo percorso totale dalla sorgente alle cisterne urbane, ma il tratto più spettacolare e iconico è quello che attraversa la Plaza del Azoguejo nel cuore della città moderna: qui l'acquedotto raggiunge la sua altezza massima di circa 28 metri dal suolo. Questa sezione è composta da 167 arcate distribuite su due livelli sovrapposti di archi semicircolari. La caratteristica più straordinaria è la tecnica costruttiva: l'intera struttura è costruita a secco, opus quadratum, cioè blocchi di granito tagliati con precisione millimetrica e disposti senza l'uso di malta o leganti. Ogni blocco è tenuto in posizione esclusivamente dalla forza di gravità e dalla distribuzione dei pesi attraverso gli archi. I blocchi di granito, estratti dalle cave della Sierra de Guadarrama a pochi chilometri dalla città, pesano fino a 2 tonnellate ciascuno. L'assenza di malta ha permesso alla struttura di resistere per quasi duemila anni adattandosi ai movimenti sismici senza fratturarsi rigidamente.

L'ingegneria idraulica: pendenza costante e distribuzione urbana
L'acquedotto trasportava acqua dalla sorgente della Fuenfría, situata circa 17 chilometri a est di Segovia nella Sierra de Guadarrama, fino alle cisterne urbane poste nella parte alta della città. Il canale superiore, largo circa 30 centimetri, aveva una pendenza costante di circa 1%, sufficiente a garantire il flusso per gravità senza richiedere pompe o altri dispositivi meccanici. La portata stimata era di circa 20 litri al secondo, fornendo abbondante acqua per usi domestici, fontane pubbliche e bagni termali. Il canale era coperto con lastre di pietra per proteggere l'acqua da contaminazioni e evaporazione. Alle cisterne urbane, l'acqua veniva distribuita attraverso una rete di tubazioni in piombo o terracotta a diverse zone della città. Questo sistema garantiva approvvigionamento continuo indipendentemente dalle stagioni: anche durante le estati aride castigliane, la sorgente montana forniva flusso costante alimentata dallo scioglimento delle nevi.

L'estetica della funzionalità: quando l'ingegneria diventa monumento
Gli acquedotti romani erano opere di ingegneria civile, non monumenti celebrativi, ma la loro presenza nello spazio urbano li trasformava inevitabilmente in simboli del potere imperiale. L'Acquedotto di Segovia è un esempio perfetto di come la funzionalità ingegneristica potesse produrre bellezza formale senza cercarla esplicitamente. La regolarità delle arcate, la proporzione tra i livelli, la purezza geometrica degli archi semicircolari, il contrasto tra la pesantezza della pietra e la leggerezza visiva della struttura traforata: tutto comunica ordine, razionalità, dominio umano sulla natura. Il fatto che l'acquedotto attraversi la città moderna tagliandola verticalmente crea un effetto scenografico ancora oggi: camminare sotto le arcate significa camminare letteralmente attraverso la storia, con il granito romano che incornicia il cielo castigliano esattamente come faceva duemila anni fa.

Manutenzione e restauri: dalla Roma imperiale al XXI secolo
L'Acquedotto continuò a funzionare ininterrottamente dall'età imperiale fino al XIX secolo, trasportando acqua per oltre milleottocento anni. I Visigoti, gli Arabi, i regni cristiani medievali, la monarchia spagnola moderna: tutti mantennero e ripararono la struttura perché indispensabile per la sopravvivenza della città. Nel Medioevo alcune sezioni danneggiate furono ricostruite con muratura e malta, ma la maggior parte della struttura romana rimase intatta. L'uso dell'acquedotto come sistema idrico urbano cessò definitivamente nel 1973, quando fu sostituito da sistemi moderni. Tuttavia questo segnò l'inizio di un periodo critico: senza il flusso continuo d'acqua che pulivano i canali e mantenevano umide le pietre, l'inquinamento atmosferico urbano iniziò a erodere il granito. Negli anni Novanta fu condotto un restauro completo che incluse la pulizia con laser, il consolidamento dei blocchi danneggiati e la pedonalizzazione della Plaza del Azoguejo per ridurre le vibrazioni del traffico. L'Acquedotto di Segovia è Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1985.

Confronto con altri acquedotti romani: Segovia nel contesto imperiale
L'Acquedotto di Segovia è uno dei meglio conservati tra gli acquedotti romani ancora esistenti, ma non era il più grande. Il Pont du Gard in Francia raggiunge 48 metri di altezza su tre livelli; l'Acquedotto di Cesarea in Israele si estendeva per oltre 30 chilometri; l'Aqua Claudia a Roma trasportava 190.000 metri cubi d'acqua al giorno. Ciò che rende Segovia eccezionale è la combinazione di conservazione quasi perfetta, visibilità urbana drammatica e tecnica costruttiva a secco visibile senza rivestimenti. Molti altri acquedotti furono rivestiti in stucco o incorporati in strutture successive: Segovia mostra il granito nudo, permettendo di leggere esattamente come fu costruito. È un libro di testo tridimensionale di ingegneria romana.

L'Acquedotto di Segovia è la dimostrazione più pura che l'ingegneria romana non separava mai estetica da funzionalità: ogni arco, ogni blocco, ogni proporzione serve uno scopo strutturale, eppure il risultato finale è architettonicamente sublime. Guardare quelle arcate che tagliano il cielo da quasi duemila anni significa riconoscere che alcune opere umane riescono davvero a sfidare il tempo, non perché nascoste o protette, ma perché costruite con una perfezione tecnica che rende superflua la manutenzione. Il granito continua a stare lì, blocco su blocco, senza malta, sfidando la gravità e l'erosione per pura geometria. Una lezione che abbiamo in gran parte dimenticato.

 
 

Fotografie del 20/02/2026

Nessuna fotografia trovata.