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Bassae e Sparta: due volti della Grecia antica tra templi e rovine evocative
Di Alex (del 30/03/2026 @ 08:00:00, in Storia Grecia Antica, letto 0 volte)
Il Tempio di Apollo Epikourios a Bassae e le rovine del teatro antico di Sparta
Tra i siti più suggestivi della Grecia continentale spiccano il Tempio di Apollo Epikourios a Bassae, gioiello isolato tra i monti dell'Arcadia con il più antico capitello corinzio conosciuto, e le rovine di Sparta, icona militare che preferì la disciplina dei corpi alla pietra delle mura. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il Tempio di Apollo Epikourios a Bassae: capolavoro isolato dell'Arcadia
Il Tempio di Apollo Epikourios sorge a circa millecentotrentuno metri di quota sulle montagne dell'Arcadia, nella regione del Peloponneso occidentale, in un isolamento paesaggistico che conferisce al sito un'aura di sacralità e mistero difficilmente eguagliabile nell'intera Grecia continentale. Costruito intorno al 420 avanti Cristo su progetto attribuito con ragionevole certezza a Ictino, l'architetto ateniese che aveva già dato il suo contributo fondamentale alla realizzazione del Partenone sull'Acropoli di Atene, il tempio è dedicato ad Apollo Epikourios, epiteto che significa letteralmente "il soccorritore" o "il liberatore dalla malattia", e la sua costruzione fu commissionata dagli abitanti della vicina Figalia come voto di ringraziamento per essere stati risparmiati da un'epidemia di peste durante la guerra del Peloponneso. Il tempio è orientato in modo insolito rispetto alla norma greca, con l'asse principale disposto da nord a sud invece che da est a ovest, il che ha generato ipotesi affascinanti sulla possibilità che l'orientamento risponda a criteri astronomici o rituali specifici del culto di Apollo arcadico. La struttura conserva elementi architettonici di straordinaria importanza per la storia dell'arte greca: il fregio scolpito in marmo pario, oggi conservato al British Museum di Londra dopo la sua acquisizione nel 1815, rappresenta scene di combattimento tra Lapiti e Centauri e tra Greci e Amazzoni con una dinamicità scultorea di altissimo livello qualitativo.
Il capitello corinzio di Bassae: l'invenzione di un ordine architettonico
Tra tutte le eccezionalità architettoniche del Tempio di Apollo a Bassae, la più rivoluzionaria per la storia dell'architettura occidentale è la presenza di quello che è universalmente riconosciuto come il più antico capitello corinzio conosciuto, collocato su una colonna semicolonnata nel vano interno della cella del tempio. Il capitello corinzio, che si distingue dagli ordini dorico e ionico precedenti per il caratteristico cesto di foglie di acanto da cui si sviluppano volute e fiori stilizzati, rappresenta la terza e ultima grande invenzione dell'architettura greca classica, destinata a diventare l'elemento decorativo più diffuso dell'architettura romana imperiale e poi di tutto il classicismo occidentale fino al Rinascimento e oltre. La sua comparsa a Bassae, in un contesto di sperimentazione architettonica d'avanguardia che il committente periferico poteva permettersi proprio perché lontano dai controlli accademici del centro ateniese, testimonia come le innovazioni architettoniche più importanti siano spesso nate in contesti marginali e sperimentali piuttosto che nelle grandi capitali culturali. Il capitello originale è andato perduto, ma le ricostruzioni basate sulle descrizioni antiche e sui calchi eseguiti prima della sua dispersione permettono di apprezzare la raffinatezza del disegno e la complessità dell'intaglio che doveva caratterizzare questo primo esemplare di un elemento destinato a una straordinaria fortuna millenaria nell'architettura mondiale.
Sparta: la città che costruì uomini invece di mura
Sparta, la polis lacedèmone che dominò il Peloponneso meridionale e sfidò la supremazia ateniese per oltre un secolo, rappresenta un caso unico e paradossale nell'archeologia delle grandi civiltà greche: la città militarmente più potente della Grecia classica è anche la meno documentata sul piano monumentale, poiché i suoi abitanti scelsero consapevolmente e programmaticamente di non costruire le mura imponenti e i grandi edifici pubblici che adornavano le polis rivali. Il motivo di questa scelta è ben spiegato dallo storico Tucidide, che riferisce le parole del re spartano Agesilao: le mura di Sparta erano i suoi soldati. Questa filosofia radicalmente antiarchitetturale derivava dall'ideologia militare dello Stato lacedemone, fondato sull'educazione totale dei maschi liberi secondo il rigido sistema dell'agogé, l'addestramento fisico, militare e caratteriale che trasformava i fanciulli spartani in guerrieri di eccezionale disciplina e resistenza fisica. Investire risorse pubbliche nella costruzione di edifici monumentali avrebbe significato distoglierle dalla formazione dei guerrieri, che erano la vera e unica difesa della città. Le conseguenze di questa scelta per la posterità sono evidenti: mentre Atene ci ha lasciato il Partenone, i Propilei e il Teatro di Dioniso, Sparta ci ha lasciato pochissime rovine fisiche, rendendo la ricostruzione della sua vita quotidiana e della sua cultura materiale un compito arduo e incompleto per gli archeologi.
Le rovine di Sparta oggi: teatro, santuari e memoria militare
Nonostante la scarsità di monumenti paragonabili a quelli delle grandi città greche, l'area archeologica di Sparta moderna conserva un insieme di rovine di notevole interesse storico ed evocativo, che permettono al visitatore attento di percepire la grandiosità silenziosa di una civiltà che preferì la forma vivente alla pietra sculturata. Il teatro antico di Sparta, scavato nella pendice nord dell'acropoli, è una struttura di grandi dimensioni risalente al periodo ellenistico e modificata in epoca romana, con una cavea che poteva ospitare fino a seimila spettatori. La sua posizione, con una vista panoramica sulla valle dell'Eurota e sulle montagne del Taigeto che dominano l'orizzonte occidentale con le loro cime nevose, è di straordinaria bellezza paesaggistica. Il santuario di Artemide Orthia, dove secondo la tradizione i giovani spartani venivano flagellati pubblicamente come prova di resistenza al dolore nell'ambito delle cerimonie dell'agogé, ha restituito agli archeologi un ricchissimo deposito votivo con maschere di terracotta, statuette in bronzo e piombo, e manufatti in avorio che testimoniano una vita religiosa molto più ricca e articolata di quanto la propaganda spartana dell'austerità assoluta lascerebbe supporre. Il Museo Archeologico di Sparta conserva questi materiali con una collezione di notevole qualità scientifica.
Bassae e Sparta, nelle loro diversità radicali, incarnano due filosofie opposte dell'esistenza umana nella Grecia antica: la prima affida la propria memoria alla pietra levigata e all'invenzione architettonica, la seconda la consegna al corpo degli uomini e alla disciplina dei guerrieri. Entrambe ci parlano ancora con forza, anche attraverso le rovine, anche attraverso il silenzio, ricordandoci che la grandezza si può costruire in molti modi diversi.
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