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Civita di Bagnoregio, la città che muore sullo sperone di tufo
Di Alex (del 17/03/2026 @ 11:00:00, in Storia Medioevo, letto 69 volte)
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Veduta di Civita di Bagnoregio sullo sperone tufaceo
Veduta di Civita di Bagnoregio sullo sperone tufaceo

Civita di Bagnoregio, nel Lazio settentrionale, è uno degli insediamenti medievali più suggestivi d'Italia. Arroccata su uno sperone tufaceo in lenta erosione, conserva intatte struttura viaria, profferli e piazze che testimoniano le strategie difensive dell'Etruria medievale. Un borgo sospeso nel tempo, destinato a scomparire. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Un borgo sull'orlo del precipizio
Civita di Bagnoregio si trova in provincia di Viterbo, nel Lazio settentrionale, su uno sperone di tufo vulcanico isolato tra due profonde valli erosive. L'appellativo che i suoi stessi abitanti le hanno attribuito nel tempo è eloquente e impietoso: "la città che muore". L'erosione progressiva del banco tufaceo — causata da agenti atmosferici, infiltrazioni d'acqua piovana e frane — ha ridotto il pianoro su cui sorge il borgo a una superficie sempre più esigua. Oggi il borgo è collegato al vicino centro di Bagnoregio soltanto da un ponte pedonale in cemento armato lungo circa 300 metri, costruito nel Novecento per sostituire una preesistente sella naturale ormai franata.

Origini etrusche e sviluppo medievale
Le prime tracce di frequentazione del sito risalgono all'età etrusca: le popolazioni dell'Etruria meridionale prediligevano gli spuntoni tufacei per le loro eccezionali qualità difensive naturali. Con la romanizzazione del territorio, l'insediamento mantenne la sua funzione di presidio e controllo viario. È tuttavia nel corso dell'Alto Medioevo che Civita raggiunse la sua forma definitiva. L'impianto urbanistico attuale rispecchia le logiche dell'incastellamento tipiche dell'Italia centrale tra il IX e il XII secolo: strade strette, vicoli ciechi, piazze di raccolta e chiese romaniche costruite in blocchi di tufo grigio conferiscono al borgo una coerenza architettonica raramente conservata altrove nel Lazio.

I profferli: simbolo dell'architettura civitense
Tra gli elementi più identitari di Civita spiccano i cosiddetti profferli, ovvero le scale esterne a doppia rampa che consentono l'accesso diretto al piano nobile delle abitazioni medievali, bypassando il piano terra destinato a deposito o stalla. Questa soluzione architettonica, diffusa in vari centri del Lazio e dell'Umbria medievali, a Civita si è preservata con una concentrazione e un'integrità del tutto straordinaria. I profferli sono oggi considerati autentici documenti dell'edilizia rurale e nobiliare del Medioevo laziale, oggetto di studio da parte di architetti e storici dell'arte provenienti da tutto il mondo.

Geologia e rischio erosivo
Il substrato su cui poggia Civita è composto prevalentemente da tufo grigio di origine vulcanica, prodotto dall'attività eruttiva dei Colli Albani e della Caldera di Latera in epoche geologicamente recenti. Questo materiale, poroso e relativamente friabile, subisce una rapida degradazione quando esposto all'acqua meteorica e ai cicli di gelo e disgelo. L'erosione è ulteriormente accelerata dall'argilla che costituisce il basamento sottostante al banco tufaceo: quando si inumidisce, l'argilla perde coesione e stabilità, innescando frane che ogni anno riducono ulteriormente il perimetro dello sperone. Studi geologici recenti hanno documentato perdite significative del bordo della rupe nelle zone più esposte alle precipitazioni.

Tra abbandono e rinascita turistica
Per secoli Civita fu un centro abitato di discreta importanza, sede di istituzioni ecclesiastiche e di una piccola comunità contadina. Il progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza, culminato in frane devastanti tra il XIX e il XX secolo, spinse la maggioranza degli abitanti a trasferirsi nell'adiacente Bagnoregio, costruita su terreno più stabile. Oggi Civita conta appena una decina di residenti stabili ma accoglie centinaia di migliaia di visitatori ogni anno, attratti dalla sua bellezza intatta e dalla sua atmosfera fuori dal tempo. Il turismo, diventato la principale risorsa economica del borgo, ha però generato un paradosso: il passaggio continuo dei visitatori accelera, seppur in misura limitata, il degrado delle strutture medievali.

Conservazione e riconoscimento internazionale
Civita di Bagnoregio è inclusa nella lista dei Borghi più belli d'Italia e da anni è oggetto di una candidatura al riconoscimento UNESCO come sito del Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Numerosi progetti di consolidamento si sono succeduti nel tempo, finanziati da fondi regionali, nazionali ed europei: reti metalliche di sostegno alle pareti della rupe, iniezioni di cemento per stabilizzare le fratture interne, restauro delle facciate medievali e rifacimento della pavimentazione in basalto delle vie principali. Nonostante questi sforzi, la battaglia contro l'erosione appare destinata a durare ancora a lungo, rendendo ogni anno un'ulteriore vittoria effimera ma preziosa contro la scomparsa definitiva.

Civita di Bagnoregio è molto più di un borgo pittoresco: è una metafora potente della fragilità del patrimonio umano di fronte alle forze inesorabili della natura. La sua bellezza sospesa nel vuoto, raggiungibile solo a piedi su un ponte che sembra congiungere il passato al presente, continua a richiamare visitatori da tutto il mondo, consapevoli di ammirare qualcosa che potrebbe non esserci per sempre.


 
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