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Piramide di Amenemhet III Hawara
Di Alex (del 23/01/2026 @ 17:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 25 volte)
Piramide di Amenemhet III a Hawara: il capolavoro nascosto del Medio Regno
Vista delle rovine della piramide di Hawara con il deserto circostante
Vista delle rovine della piramide di Hawara con il deserto circostante

La piramide di Amenemhet III a Hawara custodisce una delle più straordinarie realizzazioni ingegneristiche dell'antico Egitto: una camera sepolcrale monolitica in quarzite di 110 tonnellate. Questo capolavoro di scavo e trasporto doveva proteggere il sarcofago reale da infiltrazioni e ladri. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

🎧 Ascolta questo articolo

Amenemhet III e l'apogeo del Medio Regno
Amenemhet III, sesto sovrano della XII dinastia, regnò sull'Egitto per circa 45 anni tra il 1844 e il 1797 a.C., un periodo considerato l'apogeo del Medio Regno egizio. Figlio di Sesostri III, con il quale condivise una coreggenza di tre anni, Amenemhet III ereditò un regno stabile e prospero che governò con saggezza portandolo al massimo splendore.

Il suo regno fu caratterizzato da pace e straordinario sviluppo commerciale, con scambi documentati con Biblo e Ugarit nel Levante e probabili contatti con Creta minoica. Le iscrizioni nelle cave di pietra testimoniano l'intensa attività estrattiva che alimentò il grandioso programma edilizio del sovrano.

Amenemhet III si fece costruire non una ma due piramidi, circostanza insolita che continua a interrogare gli egittologi. La prima a Dashur, soprannominata "Piramide Nera" per il basalto scuro del nucleo, fu abbandonata dopo quindici anni di costruzione a causa di problemi strutturali legati all'instabilità del terreno. La seconda a Hawara divenne la sua tomba definitiva.

La posizione strategica nel Fayyum
Hawara si trova nel Fayyum sudorientale, una regione particolarmente cara ad Amenemhet III che vi condusse importanti opere idrauliche per bonificare terre coltivabili. Il faraone probabilmente trasferì la propria residenza da Ity Tawy (el-Lisht) a Shedet, l'antica capitale del Fayyum, da dove esercitò il potere governativo.

La scelta di Hawara per la seconda piramide non fu casuale. Situata a soli 9 chilometri a sud-est della città di Fayyum, la posizione permetteva al sovrano di essere sepolto vicino alla regione che aveva contribuito a sviluppare e che rappresentava il culmine della sua opera civilizzatrice.

Il sito dista circa 60 chilometri a sud-ovest del Cairo e si trova in prossimità del canale Bahr Yusuf, le cui acque oggi allagano l'ingresso della piramide a una profondità di sei metri, rendendo impossibile l'accesso alle camere interne senza attrezzature specializzate per immersioni.

Architettura e costruzione della piramide
La piramide di Hawara fu costruita interamente in mattoni di fango, tecnica costruttiva che segnava un ritorno a materiali tradizionali dopo l'epoca delle grandi piramidi in pietra dell'Antico Regno. In origine misurava 58 metri di altezza con lati di circa 105 metri, dimensioni che la rendono l'ultima grande piramide costruita in Egitto.

Il nucleo di mattoni era originariamente rivestito con lastre di calcare bianco che conferivano alla struttura l'aspetto splendente tipico delle piramidi monumentali. Questo rivestimento fu quasi interamente asportato nel corso dei secoli, utilizzato come materiale da costruzione per edifici del periodo romano e islamico.

Oggi le rovine della piramide raggiungono a malapena i 20 metri di altezza, ridotte a un gigantesco cumulo di milioni di mattoni erosi dal tempo e dagli elementi. La degradazione è stata accelerata dalle infiltrazioni d'acqua provenienti dal vicino canale e dalle spoliazioni sistematiche che hanno privato la struttura dei suoi elementi protettivi.

Nonostante l'aspetto rovinato, la piramide testimonia l'ingegneria sofisticata del Medio Regno, particolarmente evidente nel complesso sistema di sicurezza interno progettato per scoraggiare i ladri di tombe.

La camera monolitica in quarzite: capolavoro ingegneristico
Il vero tesoro della piramide di Hawara risiede nella camera sepolcrale, un capolavoro assoluto di ingegneria egiziana. Questa camera fu scavata da un unico blocco monolitico di quarzite del peso stimato di 110 tonnellate secondo le misurazioni di William Flinders Petrie, l'archeologo britannico che esplorò la struttura nel 1889.

La quarzite è una pietra estremamente dura e difficile da lavorare, scelta specificamente per la sua resistenza alle infiltrazioni d'acqua e agli strumenti dei ladri. Scavare una camera all'interno di un blocco così massiccio richiese tecniche di precisione straordinarie, utilizzando probabilmente cunei di legno inumiditi che si espandevano fratturando la pietra lungo linee predeterminate, e abrasivi come sabbia di quarzo per levigare le superfici interne.

La camera monolitica doveva contenere il sarcofago reale, anch'esso realizzato in quarzite, offrendo una doppia protezione al corpo del faraone. Un corso di mattoni fu posto sopra la camera per innalzare il soffitto, quindi l'intera struttura venne coperta con tre enormi lastre di quarzite, ciascuna del peso stimato di 45 tonnellate.

Sopra queste lastre furono aggiunte due camere di soccorso, spazi vuoti progettati per assorbire e redistribuire il peso sovrastante proteggendo la camera sepolcrale dalla pressione. Il sistema fu completato con lastre di calcare da 50 tonnellate disposte a formare un tetto a doppio spiovente, sormontato da un enorme arco di mattoni spesso quasi un metro costruito per sostenere il nucleo della piramide.

Il trasporto delle masse di quarzite
Il trasporto di blocchi di quarzite di queste dimensioni rappresenta un'impresa logistica straordinaria che continua a stupire gli ingegneri moderni. La quarzite utilizzata per la camera sepolcrale proviene probabilmente dalle cave di Gebel el-Ahmar (Montagna Rossa) vicino al Cairo o da Assuan, distanti centinaia di chilometri da Hawara.

Il trasporto avveniva via fluviale durante l'inondazione annuale del Nilo, quando il livello dell'acqua permetteva di utilizzare chiatte di legno di dimensioni eccezionali capaci di sostenere carichi di oltre 100 tonnellate. Queste imbarcazioni erano trainate da squadre di rematori e da uomini che le tiravano dalla riva utilizzando funi.

Una volta raggiunto il cantiere, i blocchi dovevano essere trasportati via terra utilizzando slitte di legno lubrificate con acqua o olio, trascinate da centinaia di operai. Rampe inclinate permettevano di posizionare i massi all'altezza desiderata, dove venivano manovrati utilizzando leve, rulli e probabilmente sistemi di contrappesi.

La precisione con cui questi enormi blocchi furono posizionati dimostra una padronanza eccezionale della meccanica e della geometria. Gli architetti egizi dovevano calcolare con esattezza pesi, forze, angoli e resistenze dei materiali per evitare collassi durante e dopo la costruzione.

Il sistema di sicurezza labirintico
L'accesso alla camera sepolcrale era protetto da un sofisticato sistema di sicurezza progettato per ingannare e scoraggiare i ladri di tombe. Dall'ingresso principale situato sul lato sud della piramide, un passaggio inclinato con gradini scendeva verso una piccola stanza, seguita da un breve corridoio orizzontale.

Nel soffitto di questo corridoio era nascosta una botola scorrevole a scomparsa del peso di 20 tonnellate. Se un ladro fosse riuscito a trovarla e aprirla, si sarebbe trovato di fronte a due passaggi: uno vuoto ad angolo retto rispetto al passaggio sottostante chiuso da porte di legno, e uno parallelo accuratamente riempito di fango e blocchi di pietra.

Il ladro avrebbe naturalmente supposto che il passaggio riempito nascondesse l'ingresso alla camera funeraria e avrebbe perso tempo prezioso a rimuovere il riempimento, aumentando la probabilità di essere scoperto dai guardiani della piramide. In realtà, l'accesso corretto richiedeva una conoscenza segreta del percorso autentico attraverso il labirinto di corridoi falsi.

Nonostante queste elaborate precauzioni, i ladri riuscirono eventualmente a penetrare nella camera sepolcrale, probabilmente attraverso un'apertura praticata nel soffitto. Saccheggiarono il corredo funerario e bruciarono i mobili, lasciando vuoto il grande sarcofago di quarzite che Petrie trovò nel 1889.

Il leggendario Labirinto di Hawara
Adiacente alla piramide sorgeva un immenso tempio funerario che gli autori classici identificarono con il mitologico Labirinto egizio. Erodoto, che visitò l'Egitto nel V secolo a.C., descrisse questo complesso come superiore anche alle piramidi di Giza, con migliaia di stanze disposte su due livelli, metà sotterranee e metà in superficie.

Secondo Erodoto, il Labirinto conteneva dodici cortili coperti con porte rivolte una verso nord e una verso sud, circondati da un muro perimetrale continuo. Il complesso comprendeva circa 3.000 stanze: 1.500 sotterranee destinate alle sepolture e 1.500 in superficie per funzioni cerimoniali e amministrative.

Strabone e Plinio il Vecchio confermarono l'esistenza e la magnificenza di questo edificio, che Manetone attribuì esplicitamente ad Amenemhet III come propria tomba monumentale. Il tempio si estendeva su circa 28.000 metri quadrati, rendendolo uno dei più vasti complessi religiosi mai costruiti nell'antico Egitto.

Purtroppo del Labirinto oggi rimangono solo scarsissime tracce: frammenti di muri, porzioni di fregi in calcare e basamenti di colonne. La demolizione sistematica iniziò probabilmente già durante il regno di Tolomeo II, quando enormi quantità di pietre del Medio Regno furono rimosse da Hawara per alimentare il programma edilizio tolemaico nella vicina Arsinoë (Crocodilopolis, moderna Medinet el-Fayum).

Gli scavi di Petrie e le scoperte
I primi scavi scientifici ad Hawara furono condotti da Karl Lepsius nel 1843, ma fu William Flinders Petrie a esplorare sistematicamente il sito nel 1888-1889, entrando per primo nella camera sepolcrale della piramide e documentando la struttura interna.

Petrie scoprì che l'ingresso era completamente allagato dall'acqua del canale Bahr Yusuf, che scorre su due lati del sito passando a soli 30 metri dalla piramide. Questa condizione persiste tuttora, rendendo estremamente difficoltoso l'accesso e lo studio delle camere interne.

A nord della piramide, Petrie scoprì una vasta necropoli di epoca romano-egiziana dove rinvenne 146 ritratti funerari dipinti su tavole di legno applicate alle mummie: i celebri "ritratti del Fayyum", tra i pochissimi esempi sopravvissuti di ritratti dipinti dell'antichità classica, oggi conservati in musei di tutto il mondo.

Tra i reperti più significativi scoperti da Petrie figurano papiri del I e II secolo d.C., tra cui un grande rotolo contenente parti dei libri I e II dell'Iliade, noto come "Hawara Homer" e conservato nella Bodleian Library di Oxford. Questi ritrovamenti testimoniano la continuità di utilizzo del sito come necropoli per oltre duemila anni.

Il Pyramidion di Amenemhet III
Il pyramidion, la pietra piramidale che coronava la sommità della piramide di Dashur (non quella di Hawara), fu scoperto nel 1900 semisepolto dai detriti sul lato orientale della piramide abbandonata. Alto 1,3 metri e realizzato in diorite grigia finemente levigata, questo manufatto è oggi esposto al Museo Egizio del Cairo.

Il pyramidion è decorato con iscrizioni geroglifiche che invocano la protezione di Horus per la piramide e il suo occupante reale. Sebbene questo pyramidion appartenga alla piramide di Dashur piuttosto che a quella di Hawara, rappresenta l'unico esempio sopravvissuto che ci permette di immaginare come apparivano le sommità delle piramidi del Medio Regno.

Significato storico e eredità
La piramide di Hawara rappresenta l'ultimo grande monumento funerario dell'era faraonica classica. Dopo Amenemhet III, le piramidi costruite furono significativamente più piccole e di qualità costruttiva inferiore, segnando la fine di una tradizione millenaria di architettura monumentale.

Il complesso di Hawara dimostra il livello straordinario raggiunto dall'ingegneria egizia del Medio Regno nel lavorare materiali durissimi come la quarzite, nel trasportare masse enormi su grandi distanze e nel concepire sofisticati sistemi di sicurezza. La camera monolitica rimane uno dei massimi capolavori tecnici dell'antica civiltà egizia.

Il sito testimonia anche la continuità culturale dell'Egitto: utilizzato continuativamente come necropoli dall'epoca faraonica attraverso il periodo tolemaico fino all'era romana, Hawara documenta duemila anni di pratiche funerarie e credenze nell'aldilà che attraversano dinastie e conquiste straniere.

La piramide di Amenemhet III a Hawara, con la sua camera monolitica in quarzite di 110 tonnellate e il perduto Labirinto leggendario, rappresenta il culmine dell'ingegneria funeraria egizia. Nonostante oggi rimangano solo rovine erose e il sito sia parzialmente sommerso, Hawara continua a testimoniare l'audacia tecnica e la profonda spiritualità di una civiltà che sfidò i limiti del possibile per garantire l'immortalità ai propri sovrani.

 
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