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Castel Santangelo Mausoleo Di Adriano
Di Alex (del 22/01/2026 @ 09:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 0 volte)
Castel Sant'Angelo: il mausoleo di Adriano trasformato in fortezza papale
Vista esterna di Castel Sant'Angelo con il ponte sul Tevere
Vista esterna di Castel Sant'Angelo con il ponte sul Tevere

Iniziato nel 135 d.C. come tomba dinastica per l'imperatore Adriano, Castel Sant'Angelo rappresenta una fortezza della memoria. La sua trasformazione in castello papale ha preservato uno straordinario capolavoro architettonico romano che domina il Tevere da quasi duemila anni. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

🎧 Ascolta questo articolo

La concezione imperiale di Adriano
L'imperatore Adriano commissionò la costruzione del suo mausoleo nel 135 d.C., tre anni prima della sua morte. Il progetto era ambizioso: creare una tomba dinastica che ospitasse non solo le sue spoglie ma anche quelle dei suoi successori, stabilendo un nuovo luogo di sepoltura imperiale alternativo al Mausoleo di Augusto.

La scelta della posizione fu strategica. Situato sulla riva destra del Tevere, il mausoleo dominava visivamente l'accesso settentrionale alla città, collegato da un nuovo ponte monumentale, il Pons Aelius (oggi Ponte Sant'Angelo), direttamente al Campo Marzio.

Adriano, imperatore filosofo e grande costruttore, concepì il suo mausoleo come affermazione di potere e immortalità. La struttura doveva rivaleggiare in magnificenza con i grandi mausolei del passato, manifestando la grandezza dell'impero al culmine della sua estensione.

L'architettura del mausoleo originale
Il mausoleo di Adriano era una struttura cilindrica imponente, alta circa 48 metri, costruita su una base quadrata di circa 89 metri per lato. Il nucleo era realizzato in opera cementizia romana, rivestito esternamente con travertino e marmo lunense.

La sommità del cilindro era coronata da un tumulo di terra piantumato con cipressi e altre piante, secondo la tradizione etrusco-romana dei mausolei. Al centro si ergeva probabilmente una statua colossale dell'imperatore su una quadriga, visibile da grande distanza.

L'interno custodiva il capolavoro ingegneristico: una rampa elicoidale che si avvolgeva intorno al nucleo centrale, permettendo ai cortei funebri di salire gradualmente verso la camera sepolcrale situata nel cuore del monumento. Questa rampa, con un'inclinazione costante, misura circa 125 metri di lunghezza.

Le pareti della rampa erano rivestite di marmi pregiati e illuminate da aperture che creavano suggestivi giochi di luce e ombra. Il percorso ascendente aveva un profondo significato simbolico, rappresentando l'elevazione dell'anima verso la divinizzazione dell'imperatore.

La camera sepolcrale e le sepolture imperiali
Al termine della rampa elicoidale si accede alla camera sepolcrale centrale, una stanza quadrata coperta da una volta. Qui furono deposte le urne cinerarie di Adriano (138 d.C.) e successivamente quelle di sua moglie Sabina, del figlio adottivo Elio Cesare e di altri membri della dinastia antonina.

Il mausoleo ospitò le spoglie di tutti gli imperatori fino a Caracalla (217 d.C.), divenendo il pantheon della dinastia antonina e severiana. Le urne erano contenute in nicchie ornate con marmi policromi, stucchi dorati e decorazioni di straordinario pregio.

Purtroppo, nessuna delle urne originali è sopravvissuta. Durante le invasioni barbariche e le successive trasformazioni del monumento in fortezza militare, le tombe furono profanate e i preziosi contenitori dispersi o fusi.

La trasformazione in fortezza
Il destino del mausoleo cambiò radicalmente nel V secolo, quando Roma fronteggiava le invasioni barbariche. La posizione strategica e la solida struttura del mausoleo lo resero ideale per la difesa della città. Venne integrato nelle Mura Aureliane come bastione fortificato.

Nel 590 d.C., durante una processione penitenziale guidata da Papa Gregorio Magno per invocare la fine della pestilenza, il pontefice avrebbe avuto la visione dell'Arcangelo Michele sulla sommità del mausoleo mentre rinfodera la spada, segno della fine dell'epidemia. Da questo evento leggendario derivò il nome Castel Sant'Angelo.

Nel corso del Medioevo, la struttura fu progressivamente fortificata. Vennero aggiunte mura merlate, torrioni angolari, camminamenti difensivi e cortili interni, trasformando il sereno mausoleo funerario in una imponente fortezza militare.

Il Passetto di Borgo e la funzione papale
Nel 1277, Papa Niccolò III fece costruire il Passetto di Borgo, un corridoio sopraelevato fortificato lungo circa 800 metri che collegava il Vaticano a Castel Sant'Angelo. Questo passaggio segreto trasformò il castello nella roccaforte personale dei papi.

Il Passetto salvò la vita a Papa Clemente VII durante il Sacco di Roma del 1527. Mentre le truppe imperiali di Carlo V devastavano la città, il pontefice riuscì a fuggire attraverso il corridoio fortificato, rifugiandosi in Castel Sant'Angelo dove resistette per sette mesi all'assedio.

I papi rinascimentali trasformarono progressivamente la fortezza medievale in una residenza papale di lusso. Vennero realizzati appartamenti papali riccamente decorati, affrescati dai maggiori artisti dell'epoca, creando un contrasto stridente tra gli austeri ambienti militari e le sale sfarzose.

Gli appartamenti papali e le decorazioni rinascimentali
I papi Alessandro VI Borgia, Giulio II e Paolo III Farnese commissionarono le decorazioni più spettacolari. Gli appartamenti papali al piano superiore furono affrescati da maestri come Perin del Vaga, Giulio Romano e Luzio Luzi.

La Sala Paolina, realizzata per Paolo III, presenta un ciclo di affreschi che celebra la grandezza papale attraverso allegorie e scene storiche. Il soffitto a cassettoni dorati e le pareti rivestite di marmi policromi creano un ambiente di straordinario sfarzo.

Particolarmente suggestiva è la Sala di Amore e Psiche, con grottesche e scene mitologiche che dimostrano come il Rinascimento abbia saputo fondere l'eredità classica con la committenza ecclesiastica.

Prigione pontificia
Parallelamente alla sua funzione di residenza papale, Castel Sant'Angelo servì come prigione di stato per quasi quattro secoli. Le celle, ricavate negli ambienti inferiori dell'antico mausoleo, ospitarono personaggi illustri accusati di crimini politici o religiosi.

Tra i prigionieri più famosi figura Benvenuto Cellini, artista e orafo rinascimentale, che nei suoi scritti lasciò una vivida descrizione delle condizioni di detenzione e del suo rocambolesco tentativo di fuga. Giordano Bruno fu rinchiuso qui prima del processo che lo condusse al rogo.

Le condizioni variavano enormemente a seconda del rango del prigioniero. Alcuni godevano di celle relativamente confortevoli con finestre e arredi, mentre altri languivano in oscuri sotterranei privi di luce naturale, le tristemente famose "prigioni storiche".

La rampa elicoidale: capolavoro ingegneristico preservato
Nonostante le trasformazioni radicali subite dal monumento, la rampa elicoidale romana è giunta fino a noi sostanzialmente intatta, rappresentando uno dei meglio conservati esempi di ingegneria funeraria romana.

La rampa si sviluppa con una pendenza costante del 12% circa, permettendo un'ascesa graduale senza scalini. Questa caratteristica era essenziale per consentire il passaggio dei cortei funebri che trasportavano le pesanti urne cinerarie imperiali.

Camminare oggi lungo questa rampa significa ripercorrere letteralmente lo stesso percorso che compirono i cortei funebri di Adriano e dei suoi successori, un'esperienza che collega fisicamente il visitatore moderno con i rituali della Roma imperiale.

Simbolo della stratificazione storica romana
Castel Sant'Angelo rappresenta perfettamente la stratificazione storica che caratterizza Roma. In un unico monumento convivono duemila anni di storia: il mausoleo imperiale, la fortezza medievale, la residenza rinascimentale, la prigione pontificia e infine il museo nazionale.

La sua mole domina il Tevere fungendo da cerniera architettonica tra la Roma pagana (il mausoleo imperiale) e quella cristiana (la cupola di San Pietro visibile alle spalle). Questa posizione simbolica riflette la continuità e la trasformazione della città eterna.

Il Ponte Sant'Angelo, con le statue barocche degli angeli scolpite dalla scuola di Bernini, completa la scenografia, creando uno degli scorci più iconici e fotografati di Roma.

Castel Sant'Angelo rimane una testimonianza straordinaria della capacità di Roma di reinventare e riutilizzare la propria eredità monumentale. Il mausoleo di Adriano, trasformato in fortezza papale, continua a dominare il Tevere come simbolo della continuità storica che trasforma le vestigia imperiali in patrimonio dell'umanità.

 
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