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La Sala Ipostila di Karnak
Di Alex (del 21/01/2026 @ 09:00:00, in Capolavori dell'antichità, letto 16 volte)
La maestosa Sala Ipostila di Karnak con le sue 134 colonne giganti decorate con geroglifici
La Sala Ipostila del Tempio di Karnak rappresenta uno dei più straordinari capolavori dell'architettura egizia. Una foresta di 134 colonne giganti, con le 12 centrali alte 21 metri che sostengono architravi da 70 tonnellate, crea uno spazio sacro di incomparabile maestosità. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Un capolavoro dell'architettura egizia
La Sala Ipostila di Karnak, costruita durante la XIX dinastia sotto i faraoni Seti I e Ramses II nel XIII secolo a.C., occupa un'area di circa 5.000 metri quadrati. Questo spazio monumentale costituisce il cuore del complesso templare dedicato al dio Amon-Ra, il più importante santuario dell'antico Egitto.
La sala presenta un'architettura basata sulla ripetizione di elementi colossali: 134 colonne disposte in sedici file creano un effetto di foresta pietrificata che doveva ispirare timore reverenziale nei fedeli. Le dimensioni sono così imponenti che la cattedrale di Notre-Dame di Parigi potrebbe essere contenuta interamente al suo interno.
Le colonne centrali: giganti di pietra
Le dodici colonne centrali della sala costituiscono l'elemento più spettacolare della struttura. Alte 21 metri e con un diametro di 3,5 metri, queste colonne presentano capitelli a forma di papiro aperto, simbolo dell'Alto Egitto. Ogni colonna pesa centinaia di tonnellate e sostiene architravi monolitici che raggiungono le 70 tonnellate di peso.
Le 122 colonne laterali, sebbene più piccole con i loro 13 metri di altezza, sono comunque di dimensioni impressionanti. I loro capitelli a forma di bocciolo di papiro chiuso creano un contrasto simbolico con le colonne centrali, rappresentando la dualità del Basso e Alto Egitto unificati sotto il faraone.
Il metodo costruttivo: un enigma ingegneristico
Il metodo utilizzato per costruire questa struttura monumentale rimane oggetto di dibattito tra gli archeologi, ma la teoria più accreditata propone un sistema ingegnoso basato su rampe di terra temporanee.
Secondo questa ipotesi, gli antichi egizi avrebbero costruito le colonne progressivamente, seppellendole man mano con rampe di terra e detriti che salivano insieme alla struttura. Questo metodo permetteva agli operai di lavorare sempre a livello del terreno, trascinando i pesanti blocchi di pietra su superfici inclinate relativamente dolci.
Una volta raggiunte le altezze desiderate, gli architravi da 70 tonnellate sarebbero stati trascinati su queste rampe fino alla sommità delle colonne. Il sistema di incastro tra colonne e architravi richiedeva una precisione millimetrica, ottenuta attraverso l'uso di leve, cunei e probabilmente lubrificanti come olio o acqua.
La rimozione delle rampe: il momento cruciale
La fase più delicata e spettacolare della costruzione era sicuramente la rimozione delle rampe di terra. Una volta completata la struttura superiore, gli operai iniziavano a scavare e rimuovere progressivamente la terra, rivelando gradualmente le colonne sottostanti.
Questo processo doveva essere eseguito con estrema cautela per evitare squilibri nella distribuzione dei pesi. La rimozione procedeva probabilmente dall'esterno verso l'interno, liberando prima le colonne laterali e infine quelle centrali, fino a rivelare l'intero spazio ipostilo in tutta la sua magnificenza.
Decorazioni e geroglifici
Ogni superficie della Sala Ipostila è ricoperta di rilievi e geroglifici che narrano le gesta dei faraoni e celebrano le divinità. Le colonne sono decorate con scene di offerte rituali, mentre le pareti raccontano le campagne militari di Seti I e Ramses II.
I rilievi erano originariamente dipinti con colori vivaci: azzurro, rosso, giallo e verde. Tracce di questa policromia sono ancora visibili in alcune zone protette dalla luce diretta del sole, permettendoci di immaginare lo splendore originale della sala.
Simbolismo architettonico
L'architettura della Sala Ipostila non era solo funzionale ma profondamente simbolica. Le colonne rappresentavano la palude primordiale da cui, secondo la mitologia egizia, emerse la collina della creazione. Il soffitto, decorato con stelle dorate su sfondo blu, simboleggiava il cielo sorretto dai pilastri cosmici.
La differenza di altezza tra le colonne centrali e quelle laterali permetteva la creazione di cleristori, finestre poste nella parte superiore delle pareti che illuminavano lo spazio con raggi di luce filtrata. Questa luce creava un'atmosfera mistica, enfatizzando il carattere sacro dello spazio.
La Sala Ipostila di Karnak rimane una delle più straordinarie realizzazioni architettoniche dell'antichità, testimonianza del genio ingegneristico e della visione artistica degli antichi egizi. La sua maestosità continua a ispirare meraviglia nei visitatori moderni, proprio come faceva con i pellegrini di tremila anni fa.
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