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Alice Ball e la chimica contro la lebbra
Di Alex (del 07/01/2026 @ 07:00:00, in Donne scienziate, letto 0 volte)
Alice Ball nel laboratorio di chimica dell'Università delle Hawaii negli anni '10 mentre lavora con provette e attrezzature per estrarre i principi attivi dell'olio di chaulmoogra
Alice Ball nel laboratorio di chimica dell'Università delle Hawaii negli anni '10 mentre lavora con provette e attrezzature per estrarre i principi attivi dell'olio di chaulmoogra

Alice Ball a soli 23 anni trovò il primo trattamento efficace contro la lebbra, isolando gli esteri dell'olio di chaulmoogra. Morì a 24 anni prima di pubblicare i risultati. Il suo supervisore li rubò chiamandoli metodo Dean. Ci vollero 90 anni perché l'Università delle Hawaii la ricordasse. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

Una vocazione scientifica nata in famiglia
Alice Augusta Ball nacque il 24 luglio 1892 a Seattle, Washington, in una famiglia afroamericana di classe medio-alta che coltivava interessi culturali e scientifici. Il padre James Presley Ball era fotografo, avvocato ed editore del giornale Colored Citizen, mentre il nonno James Ball Senior era uno dei primi fotografi afroamericani a utilizzare la tecnica della dagherrotipia, stampando immagini su lastre di metallo attraverso processi chimici con vapori di mercurio e argento sensibilizzato allo iodio. Questa esposizione precoce alla chimica fotografica probabilmente accese l'interesse della giovane Alice per le scienze. La famiglia si trasferì brevemente alle Hawaii nel 1903 quando il nonno cercò nuove opportunità, ma tornò a Seattle dopo la sua morte nel 1904.

Alice eccelse negli studi scientifici fin dalla scuola superiore. Nel 1910 si diplomò alla Seattle High School con i massimi voti in tutte le materie scientifiche, un risultato straordinario per una donna afroamericana in un'epoca di rigida segregazione razziale. Si iscrisse all'Università di Washington dove studiò con dedizione chimica farmaceutica, ottenendo nel 1912 la prima laurea in questa disciplina. Due anni dopo, nel 1914, conseguì una seconda laurea in scienze farmaceutiche, distinguendosi come una delle poche donne del suo tempo a completare percorsi di studio così avanzati in ambito scientifico. Durante gli anni universitari collaborò con il professor William Dehn pubblicando nel 1914 un articolo di dieci pagine sul prestigioso Journal of the American Chemical Society intitolato Benzoylations in Ether Solution, dimostrazione precoce della sua maturità scientifica.

Prima donna e prima afroamericana alle Hawaii
Le eccezionali capacità di Alice Ball attirarono l'attenzione di numerose università che le offrirono borse di studio per proseguire gli studi magistrali. Tra le proposte figuravano quella dell'Università della California a Berkeley, uno degli atenei più prestigiosi della costa occidentale, e quella del College of Hawaii, oggi Università delle Hawaii. Alice scelse quest'ultima per l'opportunità di lavorare su una tesi di chimica applicata alla medicina, un campo che univa le sue due passioni. Nel 1915, a soli 23 anni, conseguì il master in chimica diventando la prima donna e la prima afroamericana a raggiungere questo traguardo presso l'ateneo hawaiano. Un risultato che infranse contemporaneamente due barriere, quella di genere e quella razziale, in un'epoca in cui le donne nere erano sistematicamente escluse dall'educazione superiore.

La sua tesi magistrale si concentrò sullo studio delle proprietà chimiche della Piper methysticum, comunemente nota come kava, una pianta del Pacifico utilizzata tradizionalmente per trattare disturbi legati all'ansia e all'iperattività. Questa ricerca dimostrò la sua capacità di analizzare composti vegetali complessi e di isolarne i principi attivi. Dopo il conseguimento del master, Ball divenne anche la prima insegnante di chimica afroamericana presso il dipartimento di chimica del College of Hawaii, assumendo il titolo di chimica ricercatrice e istruttrice. Era l'unica donna e l'unica persona di colore in un dipartimento dominato da uomini bianchi, ma la sua competenza scientifica era indiscutibile e presto sarebbe stata chiamata a risolvere un problema che affliggeva l'umanità da millenni.

La sfida della lebbra e l'olio di chaulmoogra
All'inizio del XX secolo la lebbra, conosciuta scientificamente come malattia di Hansen dal nome del medico norvegese Gerhard Armauer Hansen che nel 1873 identificò il Mycobacterium leprae come agente causale, rappresentava una condanna sociale oltre che fisica. Questa malattia cronica colpisce i nervi periferici, le vie respiratorie, la pelle e gli occhi, causando lesioni devastanti e progressive paralisi. Gli hawaiani la chiamavano mai ho'oka'awale, malattia che separa, perché i malati venivano strappati alle famiglie e confinati in lebbrosari isolati come quello di Kalaupapa sulla penisola di Molokai, senza alcuna speranza di guarigione o di ricongiungersi ai propri cari. I pazienti che tentavano la fuga venivano catturati e internati all'ospedale di Kalihi a Honolulu, dove attendevano la valutazione medica che avrebbe deciso il loro destino.

L'unico rimedio parzialmente efficace era l'olio estratto dai semi dell'albero di chaulmoogra, la Hydnocarpus wightiana, utilizzato dalla medicina cinese e indiana da oltre seicento anni per trattare le lesioni cutanee. Tuttavia questo olio presentava problemi insormontabili: era estremamente viscoso e denso, impossibile da iniettare perché si accumulava sotto la pelle formando vesciche dolorose invece di circolare nell'organismo; aveva un sapore amaro insopportabile che provocava vomito se assunto per via orale; era troppo appiccicoso per essere applicato efficacemente sulle piaghe cutanee in forma topica. I pazienti erano riluttanti a seguire lunghi trattamenti a causa dei disturbi gastrici e della scarsa efficacia. Il dottor Harry T. Hollmann, assistente chirurgo presso l'ospedale di Kalihi e uno dei principali studiosi della lebbra, comprese che serviva un'esperta in chimica dei prodotti naturali per risolvere il problema centenario racchiuso in quei semi.

Il metodo Ball: una rivoluzione farmaceutica
Nel 1915 Hollmann si rivolse ad Alice Ball chiedendole di collaborare allo sviluppo di un metodo per isolare i principi attivi dell'olio di chaulmoogra e renderlo somministrabile per iniezione. Ball accettò la sfida e iniziò un'intensa attività di ricerca sperimentale nel laboratorio universitario. Applicando le sue conoscenze di chimica organica e la sua esperienza nell'analisi dei composti vegetali acquisita durante la tesi sulla kava, Ball sviluppò rapidamente una tecnica innovativa: riuscì a isolare gli esteri etilici degli acidi grassi contenuti nell'olio attraverso un processo di idrolisi ed esterificazione. Questa modifica chimica manteneva le proprietà terapeutiche antibatteriche del composto originale ma riduceva drasticamente la viscosità, rendendo possibile l'iniezione sottocutanea senza accumuli dolorosi.

Il metodo Ball rappresentò un progresso straordinario. Per la prima volta i pazienti lebbrosi potevano ricevere un trattamento efficace senza effetti collaterali intollerabili. Le iniezioni dell'estratto modificato venivano assorbite correttamente dall'organismo, raggiungendo le concentrazioni terapeutiche necessarie per combattere il Mycobacterium leprae. I risultati clinici furono immediati: molti pazienti mostrarono miglioramenti significativi delle lesioni cutanee e alcuni furono giudicati guariti al punto da poter essere dimessi dall'ospedale di Kalihi. Nel 1918 un medico hawaiano documentò sul Journal of the American Medical Association che 78 pazienti erano stati dichiarati guariti dalla commissione esaminatrice e avevano potuto lasciare l'ospedale dopo il trattamento con le iniezioni di olio di chaulmoogra modificato secondo il metodo di Ball. Questo estratto iniettabile rimase il trattamento standard contro la lebbra fino agli anni Quaranta del Novecento, quando furono sviluppati i farmaci sulfamidici e gli antibiotici specifici.

Una morte prematura e un furto scientifico
Alice Ball non ebbe mai l'opportunità di pubblicare personalmente i risultati delle sue ricerche rivoluzionarie. Nel dicembre 1916, mentre stava preparando la pubblicazione scientifica del suo metodo, si ammalò improvvisamente. Le circostanze della sua malattia rimangono misteriose: alcune fonti suggeriscono un incidente di laboratorio con inalazione accidentale di gas tossici, come i vapori di cloro utilizzati nelle analisi chimiche dell'epoca. Ball tornò a Seattle dalla famiglia per curarsi ma morì il 31 dicembre 1916, tre giorni dopo il suo ventiquattresimo compleanno. Una giovane brillante che aveva infranto ogni barriera e sviluppato una cura salvavita scomparve prima di ricevere il riconoscimento che meritava, lasciando un vuoto incolmabile nella comunità scientifica e nel cuore dei pazienti che aveva aiutato.

Quello che accadde dopo la sua morte rappresenta uno degli episodi più deplorevoli nella storia della scienza. Arthur L. Dean, chimico e presidente dell'Università delle Hawaii, oltre che supervisore di Ball, si appropriò del suo lavoro. Dean proseguì la ricerca producendo grandi quantità dell'estratto iniettabile di chaulmoogra utilizzando esattamente il metodo sviluppato da Ball, ma pubblicò i risultati a proprio nome senza mai citarla o riconoscerle alcun merito. Il procedimento fu chiamato metodo Dean e così venne conosciuto nella comunità medica internazionale per decenni. Dean ebbe l'audacia di affermare di aver apportato miglioramenti significativi alla tecnica, quando in realtà aveva semplicemente scalato la produzione del metodo originale di Ball. Questo furto intellettuale privò una giovane scienziata afroamericana del suo giusto posto nella storia della medicina, perpetuando il silenzio sistemico che circondava i contributi delle donne e delle persone di colore alla scienza.

La battaglia per il riconoscimento
Se il nome di Alice Ball non è completamente scomparso dalla storia lo si deve al dottor Harry Hollmann, l'unico collega che ebbe il coraggio di opporsi all'ingiustizia. Nel 1922, sei anni dopo la morte di Ball, Hollmann pubblicò un articolo nel quale rivendicava esplicitamente il ruolo della giovane chimica nelle ricerche, descrivendo dettagliatamente la grande quantità di lavoro sperimentale che lei aveva svolto per risolvere il problema dell'isolamento dei principi attivi dell'olio di chaulmoogra. Nell'articolo Hollmann ridimensionò drasticamente i presunti miglioramenti che Dean affermava di aver apportato al metodo, sottolineando che Ball aveva già risolto tutte le questioni tecniche fondamentali prima della sua morte. Hollmann chiamò ufficialmente la tecnica metodo Ball, tentando di restituire alla scienziata la paternità della scoperta che le spettava di diritto.

Tuttavia l'intervento di Hollmann non fu sufficiente a correggere decenni di oblio. Il disconoscimento del lavoro scientifico femminile aveva un carattere strutturale nella comunità accademica e l'essere donna, afroamericana e morta giovane rese ancora più facile cancellare Ball dalla memoria collettiva. Per oltre settant'anni il suo nome scomparve dai libri di testo, dalle storie della medicina e dalle discussioni scientifiche. Solo negli anni Settanta alcuni storici iniziarono a investigare, ma fu solo negli anni Novanta che il lavoro di ricerca archivistica condotto dai professori dell'Università delle Hawaii Kathryn Takara e Stanley Ali riportò alla luce la verità. Sfogliando vecchi documenti, tesi e articoli dimenticati, ricostruirono minuziosamente la storia di Alice Ball e del suo contributo rivoluzionario alla lotta contro la lebbra.

Il tardivo riconoscimento delle Hawaii
L'Università delle Hawaii impiegò quasi novant'anni per riconoscere formalmente il lavoro di Alice Ball. Nel 2000, ottantaquattro anni dopo la sua morte, l'ateneo organizzò una cerimonia commemorativa durante la quale venne piantato nel campus un albero di chaulmoogra, lo stesso da cui Ball aveva estratto il rimedio salvavita. Alla base dell'albero, posizionato dietro la Bachman Hall dove un tempo sorgevano i laboratori in cui aveva lavorato, fu posta una targa di bronzo con un'iscrizione che finalmente restituiva a Ball il giusto merito della scoperta. La targa recita: In onore di Alice Augusta Ball, chimica che sviluppò il metodo Ball, l'unico trattamento efficace contro la lebbra nei primi anni del XX secolo.

Nello stesso giorno, il 29 febbraio 2000, data scelta simbolicamente perché cadeva in un anno bisestile a ricordare la rarità e l'eccezionalità di figure come Ball, Mazie Hirono, allora vicegovernatore delle Hawaii e successivamente prima senatrice asiatico-americana nella storia degli Stati Uniti, proclamò l'istituzione dell'Alice Ball Day. Questa giornata commemorativa, celebrata ogni 29 febbraio quindi con cadenza quadriennale, è dedicata a ricordare Ball e a riflettere sul contributo delle donne nella scienza, sull'importanza della diversità nella ricerca e sui danni causati dalle discriminazioni di genere e razza nel mondo accademico. Nel 2007 l'Università delle Hawaii conferì postuma a Ball la Medal of Distinction, il più alto riconoscimento dell'ateneo, durante una cerimonia alla quale parteciparono discendenti della sua famiglia venuti da Seattle.

L'eredità scientifica e sociale di Alice Ball
Il metodo Ball salvò letteralmente migliaia di vite e trasformò la percezione sociale della lebbra. Prima della sua scoperta, la malattia era considerata incurabile e i malati venivano abbandonati al loro destino in luoghi di reclusione isolati dal mondo. L'efficacia del trattamento iniettabile dimostrò che la lebbra poteva essere combattuta efficacemente, modificando l'approccio medico e sociale alla malattia. Questa nuova prospettiva di speranza portò a un aumento significativo dei finanziamenti destinati alla ricerca, che culminò negli anni Quaranta nello sviluppo dei farmaci sulfamidici e dei sulfoni capaci di eradicare completamente il Mycobacterium leprae. Senza il pionieristico lavoro di Ball che aprì la strada dimostrando la possibilità di trattare efficacemente la malattia, questi progressi successivi avrebbero potuto richiedere decenni in più.

Oltre al contributo scientifico diretto, la storia di Alice Ball ha un valore simbolico profondo. Rappresenta le innumerevoli donne e persone di colore i cui contributi alla scienza sono stati cancellati, minimizzati o appropriati da colleghi privilegiati che detenevano il potere accademico e sociale. Ball eccelse nonostante le barriere multiple che avrebbe dovuto fermarla: era donna in un mondo scientifico maschile, afroamericana in un'epoca di segregazione razziale codificata dalle leggi Jim Crow, giovane in un ambiente che valorizzava l'anzianità. Eppure riuscì a conseguire due lauree, un master, a pubblicare su riviste prestigiose, a insegnare all'università e a sviluppare una terapia rivoluzionaria, tutto prima dei 25 anni. Il fatto che il suo nome sia stato dimenticato per quasi un secolo non riflette l'importanza del suo lavoro, ma la sistematica invisibilità delle donne e delle minoranze nella narrazione storica della scienza.

Una storia che continua a insegnare
Oggi Alice Ball è finalmente riconosciuta come una delle figure più importanti nella storia della chimica farmaceutica e della medicina tropicale. Il suo nome compare nei libri di testo, le università organizzano conferenze dedicate al suo lavoro, e la sua storia viene insegnata per ispirare le nuove generazioni di scienziate e scienziati, specialmente donne e persone appartenenti a minoranze sottorappresentate nelle discipline STEM. Nel 2018 la rivista ACS Central Science, pubblicazione della American Chemical Society, dedicò la copertina a Ball in occasione del Black History Month, riconoscendola come pioniera della chimica organica applicata alla farmacologia. Numerose borse di studio portano il suo nome, destinate a supportare studentesse afroamericane che vogliono intraprendere carriere scientifiche.

La vicenda di Ball solleva questioni ancora attuali: quanto talento scientifico è stato e continua a essere sprecato a causa di discriminazioni basate su genere, razza o origine sociale? Quante scoperte potenzialmente rivoluzionarie non sono mai state realizzate perché brillanti menti non hanno avuto accesso all'educazione e alle opportunità di ricerca? Come possiamo garantire che i meriti scientifici vengano attribuiti correttamente indipendentemente dall'identità di chi li consegue? Il caso di Dean che rubò il lavoro di Ball dimostra come le strutture di potere accademiche possano essere sfruttate per perpetrare ingiustizie, e quanto sia fondamentale mantenere alta la vigilanza contro simili abusi.

Alice Ball morì troppo giovane per vedere l'impatto del suo lavoro, per ricevere i riconoscimenti che meritava, per proseguire una carriera scientifica che prometteva ulteriori scoperte rivoluzionarie. Ma il suo metodo salvò migliaia di vite e dimostrò che l'eccellenza scientifica non conosce barriere di genere o razza. La sua storia ci ricorda che il progresso scientifico dipende dalla capacità di riconoscere e valorizzare il talento ovunque si manifesti. E ci ammonisce che la giustizia, nella scienza come nella società, spesso arriva in ritardo ma non dovrebbe mai smettere di arrivare.

 
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