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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Una rappresentazione artistica della struttura multistrato del grafene curvato, chiave della nuova tecnologia.
Una rappresentazione artistica della struttura multistrato del grafene curvato, chiave della nuova tecnologia.

E se potessimo ricaricare i nostri dispositivi in pochi secondi anziché in ore? Questa promessa, a lungo confinata nel regno della fantascienza, si avvicina alla realtà grazie a una scoperta rivoluzionaria dei ricercatori della Monash University, in Australia. Il team ha sviluppato un nuovo materiale a base di grafene che permette ai supercondensatori di immagazzinare un'energia paragonabile a quella delle batterie al piombo, ma con la capacità di erogarla e ricaricarsi quasi istantaneamente. LEGGI TUTTO



Supercondensatori vs Batterie: il dilemma energetico
Per comprendere la portata di questa innovazione, è essenziale distinguere tra batterie e supercondensatori. Le batterie, come quelle agli ioni di litio nei nostri smartphone, immagazzinano energia attraverso lente reazioni chimiche. Questo processo garantisce un'alta densità energetica (molta energia in poco spazio), ma limita drasticamente la velocità di carica e scarica. I supercondensatori, al contrario, immagazzinano energia elettrostaticamente, come una carica statica su una superficie. Questo permette loro di caricarsi e scaricarsi in pochi secondi, ma storicamente la loro densità energetica era molto bassa, rendendoli inadatti per la maggior parte delle applicazioni pratiche.[20, 21]

La sfida è sempre stata quella di creare un dispositivo che combinasse il meglio dei due mondi: l'alta capacità di una batteria e la velocità di un supercondensatore. Il limite principale dei supercondensatori tradizionali a base di carbonio era che solo una piccola frazione della superficie del materiale era effettivamente accessibile agli ioni per l'accumulo di carica, sprecando gran parte del potenziale.[22]

La scoperta: grafene curvato e ricottura termica rapida
Il team della Monash University, guidato dal professor Mainak Majumder, ha superato questo ostacolo sviluppando un nuovo approccio. Partendo dalla grafite naturale, hanno creato un'architettura materiale innovativa chiamata ossido di grafene ridotto multiscala (M-rGO).[22] La vera svolta, tuttavia, è avvenuta modificando il processo di trattamento termico. Applicando una "ricottura termica rapida" (rapid thermal annealing) a un precursore di ossido di grafite, i ricercatori sono riusciti a creare una struttura di grafene altamente curvata.[20]

Questa curvatura non è casuale: crea percorsi e canali ottimizzati che permettono agli ioni di muoversi rapidamente e di accedere a una porzione molto più ampia della superficie del materiale. In pratica, hanno "sbloccato" il potenziale di accumulo del grafene, mantenendo al contempo la sua eccezionale conduttività. Il risultato è un materiale che supporta sia un'elevata densità di energia che un'altissima densità di potenza, ovvero la capacità di erogare quell'energia molto velocemente.[22]

Prestazioni da record e applicazioni future
I risultati ottenuti sono straordinari. Assemblati in dispositivi a cella a sacchetto (pouch cell), i nuovi supercondensatori hanno raggiunto densità energetiche volumetriche fino a 99.5 Wh/L (wattora per litro), paragonabili a quelle delle batterie al piombo-acido, e densità di potenza fino a 69.2 kW/L (kilowatt per litro), un valore tra i più alti mai registrati per supercondensatori a base di carbonio.[21, 22] Inoltre, hanno dimostrato un'eccellente stabilità a lungo termine, sopportando numerosi cicli di carica e scarica senza degrado significativo.

Le potenziali applicazioni di questa tecnologia sono vastissime e potrebbero rivoluzionare interi settori. Si va dai veicoli elettrici, che potrebbero ricaricarsi nel tempo di un pieno di benzina, alla stabilizzazione delle reti elettriche, assorbendo e rilasciando istantaneamente l'energia prodotta da fonti rinnovabili intermittenti come il solare e l'eolico. Potrebbe inoltre dare vita a una nuova generazione di elettronica di consumo, eliminando per sempre i lunghi tempi di attesa per la ricarica.[20] Il processo, inoltre, è scalabile e compatibile con la grafite, una materia prima abbondante, anche in Australia, aprendo la strada a una produzione industriale.[21]

La commercializzazione è già in corso attraverso Ionic Industries, una spin-out della Monash University, che sta già producendo quantità commerciali del nuovo materiale a base di grafene.[22] Sebbene la strada per vedere questa tecnologia nei nostri smartphone sia ancora lunga, questa ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista *Nature Communications*, rappresenta un passo fondamentale verso un futuro in cui l'energia sarà non solo abbondante e pulita, ma anche istantaneamente accessibile. Il sogno di una ricarica in pochi secondi non è più solo un'utopia.
 
Una testata giornalistica cartacea con il logo di TechCrunch si sgretola
Una testata giornalistica cartacea con il logo di TechCrunch si sgretola

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno nel mondo tech: TechCrunch, una delle voci più autorevoli e storiche della Silicon Valley, è stato venduto. A questo è seguita la drastica decisione di chiudere le operazioni editoriali in Europa. Questi eventi, più che semplici riassetti aziendali, sono il sintomo preoccupante di una crisi profonda che sta divorando il giornalismo tecnologico, mettendo a rischio la sua capacità di sorvegliare criticamente l'industria. LEGGI TUTTO

Da icona a asset di un fondo di private equity
Per quasi due decenni, TechCrunch è stato il punto di riferimento per startup, investitori e appassionati di tecnologia. La sua vendita da parte di Yahoo alla società di private equity Regent LP segna un cambio di paradigma. I fondi di private equity sono noti per il loro approccio focalizzato sulla massimizzazione dei profitti a breve termine, spesso attraverso tagli e ristrutturazioni. La quasi immediata chiusura delle attività editoriali in Europa, con il licenziamento di firme storiche e rispettate, ne è la prova lampante e conferma il timore che la copertura internazionale non sia più ritenuta essenziale.

Le sfide economiche che strangolano il settore
Il caso di TechCrunch non è isolato, ma si inserisce in un contesto di grave difficoltà economica per l'intero settore dei media specializzati. Il modello di business tradizionale, basato sulla pubblicità, è stato eroso dai giganti della tecnologia come Google e Facebook, che hanno cannibalizzato la maggior parte dei ricavi pubblicitari online. Allo stesso tempo, la riluttanza del pubblico a pagare per le notizie online costringe le testate a una corsa al click e a un inseguimento affannoso del traffico, spesso a scapito della profondità e della qualità dell'analisi.

Concentrazione della proprietà e perdita di indipendenza
Quando una testata viene acquisita da un grande conglomerato o da un fondo di investimento, il rischio di perdere l'indipendenza editoriale diventa concreto. La concentrazione della proprietà dei media riduce il pluralismo delle voci e può portare a una copertura meno critica, specialmente se i nuovi proprietari hanno interessi economici in altri settori dell'industria tecnologica. Un giornalismo meno indipendente è un giornalismo meno capace di fare domande scomode e di indagare sulle potenti aziende che dovrebbe sorvegliare.

L'impatto sulla copertura critica dell'industria tech
Tutto questo ha una conseguenza diretta e pericolosa: un indebolimento della funzione di "cane da guardia" del giornalismo tecnologico. Con meno redazioni, meno giornalisti investigativi e meno risorse, diminuisce la capacità di fare luce su questioni cruciali come la gestione della privacy, le pratiche monopolistiche, le condizioni di lavoro nel settore e l'impatto sociale degli algoritmi. Il rischio è che il racconto dell'industria tecnologica sia lasciato in mano ai suoi stessi uffici marketing e PR, con una narrazione unilaterale e acritica del progresso tecnologico.

In conclusione, la parabola di TechCrunch è un campanello d'allarme che non possiamo ignorare. La crisi del giornalismo tecnologico non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma tutti i cittadini. Senza una stampa specializzata forte, indipendente e finanziariamente stabile, perdiamo uno strumento essenziale per comprendere e responsabilizzare una delle forze più potenti che modellano la nostra società e il nostro futuro.