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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Alex (del 29/03/2009 @ 09:33:05, in Software e Sicurezza, letto 4299 volte)

[UPDATE 29/03/09]
..Non vorrei tirarvela, ma forse è il caso di prevenirlo con queste semplici istruzioni!
| Se il vostro PC ultimamente si comporta stranamente (rallentamenti improvvisi, attività anomala di download/upload non richiesti, finestre lentissime, mouse che si muove ma non clicca) e avete già effettuato una scansione col vostro antivirus che non ha trovato nulla, potreste essere vittima di un nuovo pericoloso malware, in grado di installare keylogger e trojan per rubare i codici delle carte di credito e trasformare il vostro PC in uno zombie per effettuare attacchi a terzi utilizzando la vostra connessione internet ed il vostro computer! |
Questa è l'informativa a riguardo: "BitDefender Labs has detected a new and more aggressive Downadup version on Saturday, 07.02.2009. It spreads using a Windows RPC Server Service vulnerability and is called Win32.Worm.Downadup.Gen.
La nuova versione si chiama Downadup e si propaga tramite una falla di Windows Server Service RPC. Questa la definizione: Win32.Worm.Downadup.Gen. Il worm disattiva gli aggiornamenti automatici di Windows Update e blocca l'accesso ai più conosciuti siti di antivirus, impedendo il download dei software e degli aggiornamenti.
Di Alex (del 27/03/2009 @ 19:07:09, in Internet e Social, letto 3416 volte)
| Sembra un timido raggio di sole dopo la tempesta del secolo, ma è già qualcosa. Ora vedremo se terranno conto della direttiva! |
![]() |
Non sono mai stato Europeista come ora! . E' una risposta diretta a Sarkozy e a tutti i governanti poco illuminati che non hanno capito nulla di Internet, della sua utilità e dell'importanza che riveste nel mondo moderno, difendendo solo le lobby ed investendo pochissimo nello sviluppo della Rete.
|
L'Europa: niente disconnessione dal web, nemmeno per i «pirati» Approvata a larga maggioranza la "Raccomandazione sulle libertà fondamentali su internet" . Ennesima importante dichiarazione sull’importanza dell’accesso ad internet come diritto fondamentale del cittadino digitale. La raccomandazione presentata al Parlamento europeo dal socialista Stavros Lambrinidis (Grecia) sul «rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet» è stata approvata con una schiacciante maggioranza di 481 contro 25 (21 gli astenuti). Nel testo viene indicato chiaramente che:
1) Internet «dà pieno significato alla definizione di libertà di espressione»;
2) «può rappresentare una straordinaria possibilità per rafforzare la cittadinanza attiva»;
3) il monitoraggio del traffico web «non può essere giustificato dalla lotta al crimine»;
4) l’accesso a internet «non dovrebbe essere rifiutato come sanzione dai governi o dalle società private»
5) le ricerche in remoto, dove previste dalla legislazione nazionale, devono essere condotte «sulla base di un valido mandato delle autorità giudiziarie competenti» e devono sempre preferirsi le ricerche in diretta a quelle in remoto visto che queste ultime “violano il principio di legalità e il diritto alla riservatezza».
Qui l'articolo completo su Repubblica di Gabriele di Palma.
Di Alex (del 27/03/2009 @ 13:26:35, in Nuove Tecnologie, letto 5190 volte)

..Secondo voi chi mi piace di più??

| Dal prossimo 23 aprile inizierà ufficialmente la nuova sfida dei sistemi operativi. Si inizierà con Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope, per passare l'8 giugno al Mac OSX Snow Leopard ed infine sarà presentato Windows 7 a ottobre. |

| Avete mai visto un animale alle prese con uno specchio o con un giocattolo animato? La reazione alla vista di un robot è uno scenario che gli scienziati (ed anche gli etologi) devono necessariamente prevedere. |
Di Alex (del 26/03/2009 @ 09:59:29, in Green Tech, letto 3623 volte)

| Realizzare prodotti eco-sostenibili non significa necessariamente sacrificare l'estetica, il lusso, nè la conseguente gratificazione nell'utilizzarli. |

Di Alex (del 24/03/2009 @ 16:23:03, in Internet e Social, letto 3487 volte)

| Non è la prima volta che metto in discussione il mio reale interesse per Facebook ed in generale per gli altri social network, dove la tua partecipazione è limitata a brevi commenti ed addirittura rischia la censura dell'editore! |
Di Alex (del 24/03/2009 @ 09:52:50, in Storia degli smarphone, letto 4128 volte)

LA schermata Home nella prima e seconda versione
| La nuova release 6.5 di Windows Mobile, a distanza di solo un mese dalla presentazione al Mobile World Congress 2009, ha subito un notevole restyling con l'eliminazione tout court della home a "nido d'ape" ed altre consistenti modifiche. |
Di Alex (del 22/03/2009 @ 12:03:05, in Storia Inghilterra Scozia Irlanda, letto 16818 volte)
La morte di Lady Diana: ricostruzione, indagini e teorie sui mandanti
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La notte del 31 agosto 1997 il mondo si fermò davanti alla notizia della morte di Lady Diana. Un incidente automobilistico nel tunnel parigino dell'Alma spezzò la vita della principessa più amata del pianeta. A distanza di decenni, però, il giallo non si è mai chiuso: tra indagini ufficiali, teorie del complotto e presunti mandanti, la verità resta ancora oggi avvolta in un fitto alone di mistero. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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La dinamica dell'incidente: cosa accadde realmente quella notte
Era il 30 agosto 1997 quando Lady Diana Spencer, trentaseienne principessa del Galles da poco divorziata dal principe Carlo, atterrò a Parigi insieme al compagno Dodi Al-Fayed, figlio del magnate egiziano Mohamed Al-Fayed. La coppia aveva trascorso le vacanze in Sardegna a bordo dello yacht Jonikal e quella sera si concesse una cena al ristorante dell'hotel Ritz, di proprietà del padre di Dodi. Fuori dall'albergo, in Place Vendôme, si era intanto radunata una folla di paparazzi pronti a immortalare ogni loro movimento. Poco dopo la mezzanotte, per sfuggire ai fotografi, la coppia decise di trasferirsi nell'appartamento di famiglia in rue Arsène Houssaye. Venne organizzato un depistaggio: un'auto civetta uscì dall'ingresso principale mentre Diana e Dodi vennero fatti salire sul sedile posteriore di una Mercedes S280, targata 688LTV75. Alla guida c'era Henri Paul, vicecapo della sicurezza del Ritz, mentre sul sedile anteriore viaggiava Trevor Rees-Jones, una delle guardie del corpo. La Mercedes si mise in marcia verso gli Champs-Élysées ma i paparazzi si accorsero presto dell'inganno e si lanciarono all'inseguimento. Alle 00.23, a una velocità di oltre 110 chilometri orari in un tratto dove il limite era di 70, l'auto imboccò il tunnel de l'Alma, a due passi dalla Torre Eiffel. La vettura sbandò violentemente e si schiantò contro il tredicesimo pilone, accartocciandosi su sé stessa. Henri Paul e Dodi Al-Fayed morirono sul colpo. Lady Diana, gravemente ferita, venne estratta dalle lamiere e trasportata d'urgenza all'ospedale Pitié-Salpêtrière, dove i medici tentarono invano di rianimarla per oltre due ore. La principessa del Galles morì alle 4 del mattino del 31 agosto 1997, all'età di soli trentasei anni. L'unico sopravvissuto fu Trevor Rees-Jones, che indossava la cintura di sicurezza e riportò gravi ferite ma si salvò.
Le indagini ufficiali: l'operazione Paget e il verdetto dell'inchiesta
Subito dopo la tragedia, le autorità francesi avviarono un'indagine affidata al giudice Hervé Stephan. L'inchiesta si concentrò sulla responsabilità dell'autista Henri Paul, il cui tasso alcolemico risultò essere di 1,8 grammi per litro di sangue, quasi quattro volte il limite legale in Francia. Gli investigatori stabilirono che Paul aveva assunto una combinazione di alcol e farmaci che ne avevano compromesso gravemente la capacità di guida. La velocità elevata, l'inseguimento dei paparazzi e la mancanza delle cinture di sicurezza furono individuati come i fattori principali dell'incidente. Ma le teorie del complotto non tardarono a diffondersi, alimentate da testimonianze ambigue e dettagli mai chiariti. Per fare luce su queste ipotesi, nel 2004 Scotland Yard avviò un'indagine autonoma denominata "Operazione Paget". Affidata all'ex commissario Lord John Stevens, l'inchiesta durò tre anni, costò circa 3,69 milioni di sterline e produsse un rapporto di 871 pagine. Nel dicembre 2006, Lord Stevens presentò le conclusioni: "Non c'era alcuna cospirazione per uccidere gli occupanti dell'auto. Questo è stato un tragico incidente". L'operazione Paget analizzò ogni teoria del complotto e le ritenne prive di fondamento. Nel 2008, un'inchiesta pubblica giunse a un verdetto di "omicidio colposo", imputando la morte alla "grave negligenza" di Henri Paul e dei paparazzi che inseguivano l'auto. Nonostante le conclusioni ufficiali, una consistente fetta dell'opinione pubblica, specialmente in Gran Bretagna, rimase scettica.
Le teorie del complotto: la famiglia reale e il principe Filippo
La teoria più diffusa e persistente vede nella famiglia reale britannica il mandante occulto della morte di Lady Diana. A rilanciarla con maggiore forza fu Mohamed Al-Fayed, padre di Dodi, che per anni accusò apertamente i Windsor di aver orchestrato l'omicidio. Secondo la sua ricostruzione, il principe Filippo, duca di Edimburgo, avrebbe ordinato ai servizi segreti britannici, l'MI6, di eliminare Diana per impedire che sposasse il figlio Dodi. Il movente sarebbe stato duplice: da un lato, l'imbarazzo di un'erede al trono, il principe William, con un fratellastro musulmano; dall'altro, la preoccupazione che Diana, incinta di Dodi, potesse dare alla luce un bambino di fede islamica. A sostegno di questa tesi, venne citata una lettera che Lady Diana avrebbe scritto pochi mesi prima della morte, in cui esprimeva il timore che il principe Carlo volesse ucciderla inscenando un finto incidente stradale. La stessa Diana, secondo quanto raccontato al suo avvocato Victor Mishcon nel 1995, temeva che qualcuno potesse manomettere i freni della sua auto per provocare un incidente. L'avvocato redasse una nota, il cosiddetto "Mishcon Note", consegnata alla polizia solo dopo la morte della principessa. Nonostante queste rivelazioni, l'operazione Paget esaminò ogni elemento e concluse che non esisteva alcuna prova di un coinvolgimento della famiglia reale.
Altre ipotesi: il ruolo dell'MI6, dei paparazzi e della Fiat Uno bianca
Oltre alla pista della famiglia reale, sono emerse nel corso degli anni numerose altre ipotesi. Alcuni hanno ipotizzato che i servizi segreti britannici abbiano giocato un ruolo, seppur involontario, nella tragedia. Secondo questa ricostruzione, l'MI6 avrebbe avuto Diana sotto osservazione e la sua presenza a Parigi quella notte avrebbe innescato una catena di eventi fuori controllo. Un'altra teoria, alimentata dalle dichiarazioni di alcuni testimoni, punta il dito contro una Fiat Uno bianca che sarebbe stata vista sfrecciare via dal tunnel subito dopo l'impatto. Secondo i sostenitori di questa pista, l'auto avrebbe urtato la Mercedes provocandone lo sbandamento, per poi dileguarsi. La polizia francese individuò effettivamente tracce di vernice bianca sulla carrozzeria della Mercedes, ma non riuscì mai a identificare il proprietario del veicolo. Non mancano poi le teorie che chiamano in causa i paparazzi, accusati non solo di aver inseguito l'auto mettendo a rischio la sicurezza della principessa, ma addirittura di aver causato deliberatamente l'incidente per ottenere lo scatto più sensazionale della storia. Alcune ricostruzioni suggeriscono che i fotografi avrebbero circondato la Mercedes all'uscita del tunnel, accecando Henri Paul con i flash e provocandone la perdita di controllo. L'inchiesta del 2008 riconobbe la responsabilità dei paparazzi nell'inseguimento, ma escluse un loro coinvolgimento diretto nella dinamica dello schianto.
La pista della Bbc e l'intervista che cambiò tutto
Una delle teorie più recenti, apparsa nel 2025, aggiunge un tassello inedito al puzzle. Secondo l'ex giornalista della Bbc Andy Webb, autore del libro "Dianarama. The Betrayal of Princess Diana", la morte della principessa sarebbe da ricondurre all'intervista rilasciata al programma Panorama il 20 novembre 1995. Quell'intervista, seguita da circa ventitré milioni di persone nel Regno Unito, fu ottenuta dal giornalista Martin Bashir con l'inganno, mostrando a Diana false ricevute che la convincevano di essere spiata e che il principe Carlo avesse un'altra amante. L'inchiesta condotta da Lord Dyson nel 2021 stabilì che l'intervista era stata ottenuta in modo fraudolento. Secondo Webb, quell'intervista accelerò il divorzio di Diana e la mise su "una via terribilmente pericolosa, che sarebbe poi terminata nella sua morte". L'ex giornalista sostiene che la Bbc, creando le condizioni per il crollo psicologico e l'isolamento di Diana, abbia una responsabilità morale nella sua tragica fine. Sebbene questa teoria non abbia trovato riscontri nelle indagini ufficiali, ha riacceso il dibattito sul ruolo dei media nella vita della principessa.
I dettagli che ancora non tornano: le zone d'ombra del caso
Nonostante le due inchieste ufficiali, francese e britannica, abbiano archiviato il caso come un tragico incidente, molti dettagli continuano a nutrire i sospetti. Il primo elemento è la scarsa manutenzione della Mercedes S280: secondo alcune ricostruzioni, l'auto era già stata coinvolta in un incidente nel 1995 e avrebbe dovuto essere rottamata, ma fu invece riparata e messa a noleggio dal Ritz. Un'altra zona d'ombra riguarda la figura di Henri Paul: il vicecapo della sicurezza del Ritz quella sera non era in servizio e, secondo alcune testimonianze, aveva trascorso la serata a bere. Tuttavia, alcuni investigatori hanno messo in dubbio che con un tasso alcolemico così elevato Paul potesse essere in grado di guidare con la relativa sicurezza dimostrata nei minuti precedenti l'incidente. La stessa dinamica dell'impatto è stata oggetto di controversie: la Mercedes viaggiava a circa 105 chilometri orari, una velocità elevata ma non tale da giustificare da sola lo schianto mortale contro un pilone, in un tunnel che pure offriva ampia visibilità. A ciò si aggiunge la scomparsa di alcuni oggetti personali di Diana, tra cui i gioielli che indossava quella sera, mai più ritrovati. Questi dettagli, per quanto circostanziali, hanno alimentato per decenni il sospetto che qualcosa non sia stato raccontato per intero.
Le parole della principessa: il timore di un incidente procurato
Uno degli aspetti più inquietanti del caso è rappresentato dalle parole stesse di Lady Diana. Due anni prima della morte, nell'ottobre del 1995, la principessa confidò al suo avvocato Victor Mishcon di temere per la propria vita. Secondo quanto riportato nella "Mishcon Note", Diana aveva ricevuto informazioni da "fonti affidabili" secondo cui qualcuno stava progettando di ucciderla inscenando un incidente d'auto, probabilmente manomettendo i freni. Il legale le consigliò di aumentare le misure di sicurezza, ma meno di due anni dopo la profezia si avverò tragicamente. La guardia del corpo Lee Sansum raccontò che Diana "aveva paura di essere uccisa" e che glielo confessò in lacrime. Sansum, che quella notte non era al servizio della principessa, ha sempre dichiarato di rimpiangere di non essere stato con lei, convinto che avrebbe fatto indossare a tutti le cinture di sicurezza e forse salvato la vita di Diana. La paura della principessa, documentata da testimonianze attendibili, rappresenta uno degli elementi che più hanno alimentato le teorie del complotto, anche se le indagini ufficiali hanno sempre considerato queste preoccupazioni come il frutto di uno stato d'ansia e non come prova di un reale pericolo.
L'autopsia e la verità sulla presunta gravidanza
Una delle voci più insistenti che circolarono dopo la morte di Lady Diana riguardava una sua presunta gravidanza. Secondo questa teoria, Diana sarebbe stata incinta di Dodi Al-Fayed e la famiglia reale avrebbe ordinato l'omicidio per evitare che il futuro re d'Inghilterra, il principe William, avesse un fratellastro musulmano. Nel 2018, a ventun anni dalla tragedia, il dottor Richard Shepherd, l'anatomopatologo che effettuò l'autopsia sul corpo della principessa, ruppe il silenzio per chiarire una volta per tutte la questione. Shepherd dichiarò senza ambiguità: "Dal punto di vista patologico non c'erano prove che la principessa Diana fosse incinta". Il medico aggiunse un particolare sconvolgente: se Diana avesse indossato la cintura di sicurezza, sarebbe quasi certamente sopravvissuta. "Se fosse stata protetta dalla cintura", spiegò Shepherd, "sarebbe uscita con un occhio nero, al massimo con un braccio rotto". La testimonianza del medico legale ha chiuso definitivamente la pista della gravidanza, ma non ha spento i dubbi su quanto realmente accadde quella notte.
Conclusioni: un caso ancora aperto nella memoria collettiva
A distanza di quasi trent'anni dalla tragedia, la morte di Lady Diana resta uno dei casi più discussi e controversi della storia contemporanea. Le indagini ufficiali hanno prodotto conclusioni chiare e circostanziate, sostenute da prove tecniche e mediche: un autista ubriaco, una velocità eccessiva, l'inseguimento dei paparazzi e la mancanza delle cinture di sicurezza. Eppure, le teorie del complotto non hanno mai smesso di proliferare, alimentate da dettagli irrisolti, testimonianze ambigue e, soprattutto, dall'aura di mistero che circonda la figura della principessa più amata del Novecento. Il fatto che una consistente percentuale di britannici continui a credere a un complotto dimostra quanto sia difficile, per l'opinione pubblica, accettare che una vita così straordinaria si sia spenta per una banale, tragica fatalità. Come ha osservato un esperto di cold case, "abbiamo bisogno di conservare vivo il mito". Forse è proprio questo il vero mistero: non tanto cosa accadde quella notte nel tunnel dell'Alma, ma perché continuiamo a cercare un colpevole dietro ogni angolo, rifiutandoci di accettare che a volte, semplicemente, la morte arriva senza un perché.
La morte di Lady Diana rimane un capitolo aperto della storia moderna, un intreccio di fatti accertati e misteri mai del tutto chiariti. Mentre le inchieste ufficiali hanno archiviato il caso come un incidente, le teorie del complotto continuano a interrogare la coscienza collettiva, ricordandoci che alcune verità, forse, non verranno mai svelate.
Ricostruzione artistica dell'incidente nel tunnel dell'Alma a Parigi con la Mercedes S280 e i paparazzi
Bonus Video
La dinamica dell'incidente: cosa accadde realmente quella notte
Era il 30 agosto 1997 quando Lady Diana Spencer, trentaseienne principessa del Galles da poco divorziata dal principe Carlo, atterrò a Parigi insieme al compagno Dodi Al-Fayed, figlio del magnate egiziano Mohamed Al-Fayed. La coppia aveva trascorso le vacanze in Sardegna a bordo dello yacht Jonikal e quella sera si concesse una cena al ristorante dell'hotel Ritz, di proprietà del padre di Dodi. Fuori dall'albergo, in Place Vendôme, si era intanto radunata una folla di paparazzi pronti a immortalare ogni loro movimento. Poco dopo la mezzanotte, per sfuggire ai fotografi, la coppia decise di trasferirsi nell'appartamento di famiglia in rue Arsène Houssaye. Venne organizzato un depistaggio: un'auto civetta uscì dall'ingresso principale mentre Diana e Dodi vennero fatti salire sul sedile posteriore di una Mercedes S280, targata 688LTV75. Alla guida c'era Henri Paul, vicecapo della sicurezza del Ritz, mentre sul sedile anteriore viaggiava Trevor Rees-Jones, una delle guardie del corpo. La Mercedes si mise in marcia verso gli Champs-Élysées ma i paparazzi si accorsero presto dell'inganno e si lanciarono all'inseguimento. Alle 00.23, a una velocità di oltre 110 chilometri orari in un tratto dove il limite era di 70, l'auto imboccò il tunnel de l'Alma, a due passi dalla Torre Eiffel. La vettura sbandò violentemente e si schiantò contro il tredicesimo pilone, accartocciandosi su sé stessa. Henri Paul e Dodi Al-Fayed morirono sul colpo. Lady Diana, gravemente ferita, venne estratta dalle lamiere e trasportata d'urgenza all'ospedale Pitié-Salpêtrière, dove i medici tentarono invano di rianimarla per oltre due ore. La principessa del Galles morì alle 4 del mattino del 31 agosto 1997, all'età di soli trentasei anni. L'unico sopravvissuto fu Trevor Rees-Jones, che indossava la cintura di sicurezza e riportò gravi ferite ma si salvò.
Le indagini ufficiali: l'operazione Paget e il verdetto dell'inchiesta
Subito dopo la tragedia, le autorità francesi avviarono un'indagine affidata al giudice Hervé Stephan. L'inchiesta si concentrò sulla responsabilità dell'autista Henri Paul, il cui tasso alcolemico risultò essere di 1,8 grammi per litro di sangue, quasi quattro volte il limite legale in Francia. Gli investigatori stabilirono che Paul aveva assunto una combinazione di alcol e farmaci che ne avevano compromesso gravemente la capacità di guida. La velocità elevata, l'inseguimento dei paparazzi e la mancanza delle cinture di sicurezza furono individuati come i fattori principali dell'incidente. Ma le teorie del complotto non tardarono a diffondersi, alimentate da testimonianze ambigue e dettagli mai chiariti. Per fare luce su queste ipotesi, nel 2004 Scotland Yard avviò un'indagine autonoma denominata "Operazione Paget". Affidata all'ex commissario Lord John Stevens, l'inchiesta durò tre anni, costò circa 3,69 milioni di sterline e produsse un rapporto di 871 pagine. Nel dicembre 2006, Lord Stevens presentò le conclusioni: "Non c'era alcuna cospirazione per uccidere gli occupanti dell'auto. Questo è stato un tragico incidente". L'operazione Paget analizzò ogni teoria del complotto e le ritenne prive di fondamento. Nel 2008, un'inchiesta pubblica giunse a un verdetto di "omicidio colposo", imputando la morte alla "grave negligenza" di Henri Paul e dei paparazzi che inseguivano l'auto. Nonostante le conclusioni ufficiali, una consistente fetta dell'opinione pubblica, specialmente in Gran Bretagna, rimase scettica.
Le teorie del complotto: la famiglia reale e il principe Filippo
La teoria più diffusa e persistente vede nella famiglia reale britannica il mandante occulto della morte di Lady Diana. A rilanciarla con maggiore forza fu Mohamed Al-Fayed, padre di Dodi, che per anni accusò apertamente i Windsor di aver orchestrato l'omicidio. Secondo la sua ricostruzione, il principe Filippo, duca di Edimburgo, avrebbe ordinato ai servizi segreti britannici, l'MI6, di eliminare Diana per impedire che sposasse il figlio Dodi. Il movente sarebbe stato duplice: da un lato, l'imbarazzo di un'erede al trono, il principe William, con un fratellastro musulmano; dall'altro, la preoccupazione che Diana, incinta di Dodi, potesse dare alla luce un bambino di fede islamica. A sostegno di questa tesi, venne citata una lettera che Lady Diana avrebbe scritto pochi mesi prima della morte, in cui esprimeva il timore che il principe Carlo volesse ucciderla inscenando un finto incidente stradale. La stessa Diana, secondo quanto raccontato al suo avvocato Victor Mishcon nel 1995, temeva che qualcuno potesse manomettere i freni della sua auto per provocare un incidente. L'avvocato redasse una nota, il cosiddetto "Mishcon Note", consegnata alla polizia solo dopo la morte della principessa. Nonostante queste rivelazioni, l'operazione Paget esaminò ogni elemento e concluse che non esisteva alcuna prova di un coinvolgimento della famiglia reale.
Altre ipotesi: il ruolo dell'MI6, dei paparazzi e della Fiat Uno bianca
Oltre alla pista della famiglia reale, sono emerse nel corso degli anni numerose altre ipotesi. Alcuni hanno ipotizzato che i servizi segreti britannici abbiano giocato un ruolo, seppur involontario, nella tragedia. Secondo questa ricostruzione, l'MI6 avrebbe avuto Diana sotto osservazione e la sua presenza a Parigi quella notte avrebbe innescato una catena di eventi fuori controllo. Un'altra teoria, alimentata dalle dichiarazioni di alcuni testimoni, punta il dito contro una Fiat Uno bianca che sarebbe stata vista sfrecciare via dal tunnel subito dopo l'impatto. Secondo i sostenitori di questa pista, l'auto avrebbe urtato la Mercedes provocandone lo sbandamento, per poi dileguarsi. La polizia francese individuò effettivamente tracce di vernice bianca sulla carrozzeria della Mercedes, ma non riuscì mai a identificare il proprietario del veicolo. Non mancano poi le teorie che chiamano in causa i paparazzi, accusati non solo di aver inseguito l'auto mettendo a rischio la sicurezza della principessa, ma addirittura di aver causato deliberatamente l'incidente per ottenere lo scatto più sensazionale della storia. Alcune ricostruzioni suggeriscono che i fotografi avrebbero circondato la Mercedes all'uscita del tunnel, accecando Henri Paul con i flash e provocandone la perdita di controllo. L'inchiesta del 2008 riconobbe la responsabilità dei paparazzi nell'inseguimento, ma escluse un loro coinvolgimento diretto nella dinamica dello schianto.
La pista della Bbc e l'intervista che cambiò tutto
Una delle teorie più recenti, apparsa nel 2025, aggiunge un tassello inedito al puzzle. Secondo l'ex giornalista della Bbc Andy Webb, autore del libro "Dianarama. The Betrayal of Princess Diana", la morte della principessa sarebbe da ricondurre all'intervista rilasciata al programma Panorama il 20 novembre 1995. Quell'intervista, seguita da circa ventitré milioni di persone nel Regno Unito, fu ottenuta dal giornalista Martin Bashir con l'inganno, mostrando a Diana false ricevute che la convincevano di essere spiata e che il principe Carlo avesse un'altra amante. L'inchiesta condotta da Lord Dyson nel 2021 stabilì che l'intervista era stata ottenuta in modo fraudolento. Secondo Webb, quell'intervista accelerò il divorzio di Diana e la mise su "una via terribilmente pericolosa, che sarebbe poi terminata nella sua morte". L'ex giornalista sostiene che la Bbc, creando le condizioni per il crollo psicologico e l'isolamento di Diana, abbia una responsabilità morale nella sua tragica fine. Sebbene questa teoria non abbia trovato riscontri nelle indagini ufficiali, ha riacceso il dibattito sul ruolo dei media nella vita della principessa.
I dettagli che ancora non tornano: le zone d'ombra del caso
Nonostante le due inchieste ufficiali, francese e britannica, abbiano archiviato il caso come un tragico incidente, molti dettagli continuano a nutrire i sospetti. Il primo elemento è la scarsa manutenzione della Mercedes S280: secondo alcune ricostruzioni, l'auto era già stata coinvolta in un incidente nel 1995 e avrebbe dovuto essere rottamata, ma fu invece riparata e messa a noleggio dal Ritz. Un'altra zona d'ombra riguarda la figura di Henri Paul: il vicecapo della sicurezza del Ritz quella sera non era in servizio e, secondo alcune testimonianze, aveva trascorso la serata a bere. Tuttavia, alcuni investigatori hanno messo in dubbio che con un tasso alcolemico così elevato Paul potesse essere in grado di guidare con la relativa sicurezza dimostrata nei minuti precedenti l'incidente. La stessa dinamica dell'impatto è stata oggetto di controversie: la Mercedes viaggiava a circa 105 chilometri orari, una velocità elevata ma non tale da giustificare da sola lo schianto mortale contro un pilone, in un tunnel che pure offriva ampia visibilità. A ciò si aggiunge la scomparsa di alcuni oggetti personali di Diana, tra cui i gioielli che indossava quella sera, mai più ritrovati. Questi dettagli, per quanto circostanziali, hanno alimentato per decenni il sospetto che qualcosa non sia stato raccontato per intero.
Le parole della principessa: il timore di un incidente procurato
Uno degli aspetti più inquietanti del caso è rappresentato dalle parole stesse di Lady Diana. Due anni prima della morte, nell'ottobre del 1995, la principessa confidò al suo avvocato Victor Mishcon di temere per la propria vita. Secondo quanto riportato nella "Mishcon Note", Diana aveva ricevuto informazioni da "fonti affidabili" secondo cui qualcuno stava progettando di ucciderla inscenando un incidente d'auto, probabilmente manomettendo i freni. Il legale le consigliò di aumentare le misure di sicurezza, ma meno di due anni dopo la profezia si avverò tragicamente. La guardia del corpo Lee Sansum raccontò che Diana "aveva paura di essere uccisa" e che glielo confessò in lacrime. Sansum, che quella notte non era al servizio della principessa, ha sempre dichiarato di rimpiangere di non essere stato con lei, convinto che avrebbe fatto indossare a tutti le cinture di sicurezza e forse salvato la vita di Diana. La paura della principessa, documentata da testimonianze attendibili, rappresenta uno degli elementi che più hanno alimentato le teorie del complotto, anche se le indagini ufficiali hanno sempre considerato queste preoccupazioni come il frutto di uno stato d'ansia e non come prova di un reale pericolo.
L'autopsia e la verità sulla presunta gravidanza
Una delle voci più insistenti che circolarono dopo la morte di Lady Diana riguardava una sua presunta gravidanza. Secondo questa teoria, Diana sarebbe stata incinta di Dodi Al-Fayed e la famiglia reale avrebbe ordinato l'omicidio per evitare che il futuro re d'Inghilterra, il principe William, avesse un fratellastro musulmano. Nel 2018, a ventun anni dalla tragedia, il dottor Richard Shepherd, l'anatomopatologo che effettuò l'autopsia sul corpo della principessa, ruppe il silenzio per chiarire una volta per tutte la questione. Shepherd dichiarò senza ambiguità: "Dal punto di vista patologico non c'erano prove che la principessa Diana fosse incinta". Il medico aggiunse un particolare sconvolgente: se Diana avesse indossato la cintura di sicurezza, sarebbe quasi certamente sopravvissuta. "Se fosse stata protetta dalla cintura", spiegò Shepherd, "sarebbe uscita con un occhio nero, al massimo con un braccio rotto". La testimonianza del medico legale ha chiuso definitivamente la pista della gravidanza, ma non ha spento i dubbi su quanto realmente accadde quella notte.
Conclusioni: un caso ancora aperto nella memoria collettiva
A distanza di quasi trent'anni dalla tragedia, la morte di Lady Diana resta uno dei casi più discussi e controversi della storia contemporanea. Le indagini ufficiali hanno prodotto conclusioni chiare e circostanziate, sostenute da prove tecniche e mediche: un autista ubriaco, una velocità eccessiva, l'inseguimento dei paparazzi e la mancanza delle cinture di sicurezza. Eppure, le teorie del complotto non hanno mai smesso di proliferare, alimentate da dettagli irrisolti, testimonianze ambigue e, soprattutto, dall'aura di mistero che circonda la figura della principessa più amata del Novecento. Il fatto che una consistente percentuale di britannici continui a credere a un complotto dimostra quanto sia difficile, per l'opinione pubblica, accettare che una vita così straordinaria si sia spenta per una banale, tragica fatalità. Come ha osservato un esperto di cold case, "abbiamo bisogno di conservare vivo il mito". Forse è proprio questo il vero mistero: non tanto cosa accadde quella notte nel tunnel dell'Alma, ma perché continuiamo a cercare un colpevole dietro ogni angolo, rifiutandoci di accettare che a volte, semplicemente, la morte arriva senza un perché.
La morte di Lady Diana rimane un capitolo aperto della storia moderna, un intreccio di fatti accertati e misteri mai del tutto chiariti. Mentre le inchieste ufficiali hanno archiviato il caso come un incidente, le teorie del complotto continuano a interrogare la coscienza collettiva, ricordandoci che alcune verità, forse, non verranno mai svelate.
Bonus Video
Di Alex (del 19/03/2009 @ 12:43:07, in Nuove Tecnologie, letto 3724 volte)

| ..Però sono davvero forti questi americani! In fatto di tecnologia e ambizioze conquiste non li batte ancora nessuno. E' stato (quasi) realizzato il sogno di Icaro! |
Di Alex (del 17/03/2009 @ 08:43:55, in Mondo Apple, letto 5868 volte)

Photo by Engadget
Notizia bomba calda calda appena sfornata da Engadget. ...Voglio vedere se stavolta riesco ad anticipare i blog specializzati italiani che seguo abitualmente ![]() |
...Infatti iSpazio annuncia che un programmatore è già riuscito a collegare il proprio notebook a internet tramite l'iPhone con il firmware 3.0 (che include l'opzione), condividendo la connessione. Wow!!!

![]() |
..Altra buona notizia da Engadget! Nella sezione MobileMe è stata individuata l'opzione "Publish Video", che potrebbe presupporre la possibilità di registrarli... i video da inviare, altrimenti a che serve?? |

Ecco gli attesi taglia/copia/incolla e la ricerca nei messaggi

Ecco come funzioneranno gli MMS

Impostazione MMS, Voice Memos e ricerca Spotlight
Photos by Engadget
Ci sono 100 novità, ma in realtà non c'è nulla di straordinario, almeno rispetto alle funzioni di tutti gli altri smartphone in circolazione. Ora speriamo che un po' di sorprese arriveranno almeno dall'AppStore, con l'accettazione di programmi finora considerati tabù. Putroppo niente multitasking o applicazioni in background, consumerebbero troppo rapidamente la batteria. Nessuna dimostrazione di video recorder, ma forse ancora non è pronto e stanno aspettando per rilasciarlo, visto che quelli su Cydia sono già ottimi e ormai collaudati da mesi.
Per quanto riguarda la iTablet, ancora nessun annuncio, ma ciò non esclude che sia l'asso nella manica di Steve Jobs quando tornerà a giugno.

Ed ecco il video completo dell'evento!!!
Qui invece un video di Engadget con la prova del firmware.
[Notizie sicure e rumors non avveratisi prima dell'evento]
Digital World seguirà la diretta dell'evento che dovrebbe iniziare alle 18:00 italiane. Nel frattempo, se arriveranno nuove informazioni, le aggiungerò qui! Se vi va, commentiamo insieme le notizie e le immagini che arriveranno dal link qui sotto.
Engadget LIVE blog (in inglese) - la fonte più autorevole
[Aggiornamento 17/03/09]
15:28 - E' ufficiale! Sygic Mobile 2009 sarà il primo navigatore satellitare con guida vocale per iPhone 3G! Non vedo l'ora di acquistarlo dall'AppStore con le mappe in italiano. Ringrazio della news iSpazio che è uno dei miei blog preferiti per il melafonino.
11:26 - Oltre ad iPhone OS 3.0 ed iPhone SDK, stasera secondo l'autorevole Seth Weintraub di ComputerWorld, potrebbe essere presentata la tanto desiderata Apple iTablet, in risposta al successo dei netbook e nello spirito di innovazione dell'azienda di Cupertino. L'unica cosa sicura è che Apple ha da poco ordinato tantissimi nuovi display da 10 pollici, qualche cosa ci vorrà pur fare
!
Naturalmente, l'immagine sopra è solo un concept.
08:45 - Per quanto riguarda le caratteristiche del firmware 3.0, si parla sempre di più in rete di multitasking, della riorganizzazione della Springboard in categorie e di un aggiornamento dell'AppStore con la sezione Premium per le applicazioni migliori offerte ad un prezzo di 20 o più Euro.
[Aggiornamento 16/03/09] Ottime notizie per quanto riguarda i navigatori satellitari turn-by-turn. Dall'AppStore è stata rimossa l'applicazione G-Map. Brutto segno, penserete. Invece a quanto pare è solo un aggiornamento consistente, con l'aggiunta della guida vocale, che dovrebbe preludere al re-inserimento nella nuova categoria AppleStore Premium, insieme agli altri navigatori, da domani!
Altra funzione quasi sicuramente introdotta con iPhone OS 3.0, sarà l'atteso copia-incolla. Chi fa queste previsioni è Kevin Rose, il papà di Digg, che raramente ha sbagliato una previsione. Nulla ancora si sa circa la registrazione video... (che in ogni caso ricordo è già disponibile su Cydia).
[Aggiornamento 13/03/09] Indiscrezioni parlano di MMS e Tethering (usare l'iPhone come modem per netbook tramite bletooth) e Adobe Flash Player.
[Articolo del 12 marzo]
Lo scoop è reale, cominciamo ad incrociare le dita!! Ci saranno finalmente il video recorder ed il navigatore satellitare (direttamente come applicazioni Apple comprese nel firmware o di quelle già rilasciate da qualche altra software house solo su Cydia) disponibili finalmente anche su AppStore??? HTC, NOKIA, Palm e molti altri stanno offrendo già prodotti con più funzioni ..sarebbe proprio ora!
PS: sì, sono arrivato per primo, se verificate l'ora del post sui feed dei 3 maggiori blog italiani che parlano di iPhone
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