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Droni subacquei e ghost nets: la caccia alle reti fantasma nei nostri mari
Di Alex (del 15/08/2026 @ 09:00:00, in Nuove Tecnologie, letto 0 volte)
Drone subacqueo che recupera una rete da pesca abbandonata su un fondale corallino
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Il dramma delle reti fantasma
Le reti da pesca abbandonate o smarrite, note come 'ghost nets', sono una delle principali minacce per la fauna marina di tutto il mondo. Realizzate in materiali sintetici come il nylon e il polietilene, queste reti possono persistere nell'ambiente per centinaia di anni, continuando a intrappolare e uccidere ogni forma di vita che incrocia il loro cammino. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, ogni anno si perdono negli oceani circa 640.000 tonnellate di attrezzi da pesca, responsabili della morte di oltre 100.000 cetacei e pinnipedi, oltre a milioni di pesci e invertebrati. Le reti fantasma danneggiano anche gli habitat più delicati, come le barriere coralline e le praterie di posidonia, soffocando la vita e alterando gli equilibri ecologici. La loro rimozione, fino a poco tempo fa, era un'operazione complessa, costosa e pericolosa per i subacquei.
Come funzionano i droni subacquei
I nuovi droni subacquei, progettati appositamente per il recupero delle ghost nets, rappresentano una svolta tecnologica. Si tratta di veicoli telecomandati o autonomi, dotati di telecamere ad alta risoluzione, sensori acustici e bracci meccanici multifunzionali. L'elemento chiave è l'intelligenza artificiale visiva: il drone è in grado di riconoscere le reti fantasma grazie a un algoritmo addestrato su migliaia di immagini di attrezzi da pesca, distinguendoli da rocce, coralli e altri oggetti naturali. Una volta individuata la rete, il drone può tagliarla con utensili speciali, evitando di danneggiare l'ecosistema circostante, e sollevarla verso la superficie per il recupero. Alcuni modelli sono in grado di operare a profondità fino a 500 metri, coprendo aree che sarebbero inaccessibili ai subacquei umani.
Progetti pilota e casi di successo
Diversi progetti pilota in giro per il mondo stanno testando l'efficacia di questi droni. In Australia, il Great Barrier Reef Marine Park Authority ha impiegato droni per rimuovere oltre 1.000 ghost nets dal celebre reef, con un tasso di successo del 95%. In Europa, il progetto 'NETTAG' ha sviluppato un drone in grado di operare in acque torbide, utilizzando sonar a scansione laterale per localizzare le reti sepolte nei fondali. Le organizzazioni ambientaliste, come il World Wildlife Fund e l'Ocean Cleanup, stanno collaborando con le aziende tecnologiche per rendere questi dispositivi sempre più economici e diffusi. I primi risultati mostrano che il ripristino delle aree bonificate è rapido: in pochi mesi, i coralli e le popolazioni ittiche tornano a prosperare, dimostrando la resilienza della natura quando viene rimossa la minaccia.
Sfide e sviluppi futuri
Nonostante i progressi, la diffusione dei droni subacquei affronta ancora ostacoli significativi. Il costo di ogni unità è elevato, e la manutenzione in ambiente marino richiede competenze specializzate. Inoltre, le reti fantasma sono spesso aggrovigliate tra loro o ancorate a rovine subacquee, rendendo il recupero più complesso. I ricercatori stanno lavorando a sistemi di ricarica wireless e a batterie a lunga durata che permettano missioni di 24 ore consecutive. Un altro sviluppo promettente è l'uso di droni a sciame, che possono cooperare per coprire vaste aree e dividere il lavoro, aumentando l'efficienza. La speranza è che, entro la fine del decennio, flotte di questi robot possano pattugliare regolarmente le zone di pesca più sensibili, intervenendo in tempo prima che le reti causino danni irreparabili.
L'importanza della cooperazione internazionale
La lotta alle ghost nets non può essere vinta da singole nazioni: richiede un impegno globale, con accordi che regolino la marcatura e il tracciamento degli attrezzi da pesca, e la condivisione di dati e tecnologie. L'Unione Europea ha recentemente approvato una direttiva che obbliga i pescatori a dotare le reti di dispositivi di localizzazione, ma l'applicazione resta disomogenea. Le Nazioni Unite stanno promuovendo un trattato internazionale sui rifiuti marini, che includa il recupero delle reti fantasma come priorità. I droni subacquei, in questo quadro, rappresentano non solo uno strumento tecnico, ma anche un simbolo di come la tecnologia possa essere messa al servizio dell'ambiente, unendo scienza, politica e volontariato in un fronte comune per la salute del pianeta.
I droni subacquei stanno scrivendo un nuovo capitolo nella tutela dei mari, dimostrando che l'innovazione può riparare i danni causati dall'uomo. Ogni rete recuperata è un passo verso un oceano più pulito e vivo, e un esempio concreto di come la tecnologia possa diventare alleata della natura.
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