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Il Cerro San Lorenzo: la cima himalayana della Patagonia
Di Alex (del 17/02/2026 @ 12:00:00, in Meraviglie Naturali Recondite, letto 30 volte)
[ 🔍 CLICCA PER INGRANDIRE ]
Il Cerro San Lorenzo in Patagonia Argentina, pareti di granito verticali e ghiacciai sospesi nella cima più imponente della regione
Il Cerro San Lorenzo in Patagonia Argentina, pareti di granito verticali e ghiacciai sospesi nella cima più imponente della regione

Il Cerro San Lorenzo è la montagna più imponente della Patagonia argentina. Pur non raggiungendo i 4.000 metri, le sue pareti di granito verticali e i ghiacciai sospesi le hanno guadagnato il soprannome di "cima himalayana" del Sud America. Un gigante selvaggio e poco esplorato. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

🎧 Ascolta questo articolo

Un gigante nell'ombra del Fitz Roy
Il Cerro San Lorenzo si trova nella Patagonia argentina, nel dipartimento di Lago Buenos Aires della provincia di Santa Cruz, a poca distanza dal confine cileno. Con i suoi 3.706 metri di quota, è la vetta più alta della regione patagonicca settentrionale e la seconda montagna più alta della Patagonia dopo il Monte San Valentín in Cile. La sua fama è stata a lungo eclissata dalla notorietà del Cerro Fitz Roy e delle Torri del Paine, destinazioni iconiche del turismo alpinistico internazionale. Eppure tra gli alpinisti esperti il San Lorenzo gode di una reputazione diversa: non è una montagna bella e fotogenica come il Fitz Roy, è una montagna vera, massiccia, imprevedibile, circondata da un sistema glaciale complesso e tormentata da condizioni atmosferiche tra le più severe dell'emisfero australe. Proprio questa durezza la rende affascinante per chi cerca l'avventura alpinistica vera, lontana dalle rotte battute.

La geologia: granito, ghiaccio e sollevamento tettonico
Il Cerro San Lorenzo è un plutone granitico intrusivo, formatosi durante il Cretaceo per intrusione di magma nelle rocce sedimentarie della Cordigliera Patagonica. Il raffreddamento lento del magma in profondità ha prodotto un granito a grana grossa, molto compatto e resistente all'erosione, che costituisce il materiale delle pareti verticali che rendono la montagna così imponente. Nel corso dei milioni di anni successivi, il sollevamento tettonico delle Ande ha portato queste rocce profonde in superficie. L'azione erosiva dei ghiacciai quaternari, molto più estesi di quelli attuali, ha scolpito le pareti in archi, circhi e canaloni che danno alla montagna il suo profilo drammatico. Il sistema glaciale attuale è ancora significativo: il San Lorenzo è circondato da diversi ghiacciai, tra cui il Ghiacciaio Cochrane-San Lorenzo, uno dei più grandi della Patagonia extra-andina. Come tutti i ghiacciai patagonici, sta subendo un ritiro accelerato a causa del cambiamento climatico, con conseguenze sul regime idrico dei fiumi e dei laghi della regione.

Il paragone himalaiano: perché i numeri ingannano
Il soprannome di "cima himalaiana" della Patagonia attribuito al San Lorenzo non è retorica turistica: ha una base tecnica precisa. La difficoltà alpinistica di una montagna non dipende dalla quota assoluta ma dal dislivello del versante più difficile, dalla qualità della roccia e del ghiaccio, dall'esposizione alle condizioni atmosferiche e dalla logistica dell'avvicinamento. Il Cerro San Lorenzo presenta una parete nord di circa 2.000 metri di dislivello quasi continuo, con sezioni di roccia verticale e ghiaccio appeso che richiedono tecniche di arrampicata in alta montagna di elevato livello tecnico. I venti patagonici, che possono superare i 150 chilometri orari con raffiche improvvise, rendono le finestre di bel tempo rarissime e imprevedibili. La combinazione di questi fattori fa sì che molte spedizioni debbano rinunciare prima di aver tentato la cima per settimane di attesa senza una giornata favorevole. La quota di 3.706 metri è fuorviante: in termini di impegno fisico e tecnico, scalare il San Lorenzo equivale ad affrontare una montagna himalaiana di 6.000 metri.

Storia alpinistica: le prime ascensioni e le vie moderne
La prima ascensione del Cerro San Lorenzo fu compiuta nel 1943 da una spedizione argentina guidata da Demetrio Iturbe, con i compagni Maximo Mena e Pablo Skvarca, che raggiunsero la vetta principale per il versante sud-est. Per decenni la montagna rimase raramente frequentata, a causa della sua posizione remota e delle difficoltà logistiche di avvicinamento. Le vie di accesso erano percorribili solo a cavallo attraverso estancias isolate o con lunghe marce su terreno impervio. Negli anni Ottanta e Novanta del Novecento, alpinisti argentini e cileni iniziarono a esplorare sistematicamente i versanti più difficili, aprendo nuove vie sulla parete nord e sull'imponente pilastro sud-ovest. La via normale per la cresta sud-est richiede oggi circa 3-4 giorni dal campo base. Le vie più difficili sulla parete nord, ancora in gran parte vergine, rappresentano alcune delle sfide alpinistiche più ambiziose disponibili in Patagonia. La montagna rimane relativamente poco frequentata: poche decine di spedizioni all'anno, concentrate nella breve finestra di condizioni migliori tra novembre e febbraio.

L'ecosistema: tra steppa patagonicca e foresta valdiviana
La regione del Cerro San Lorenzo è una zona di transizione ecologica tra due biomi completamente diversi. A est della montagna si estende la steppa patagonicca, un paesaggio aperto e ventoso dominato da graminacee, arbusti spinosi e ñandu (l'emu sudamericano), adattati all'aridità e ai venti costanti. A ovest, nel versante cileno, la montagna riceve le perturbazioni atlantiche cariche di umidità che alimentano una foresta pluviale temperata (foresta valdiviana) con alberi di coihue (Nothofagus dombeyi), alerce (cipresso patagonico) e arrayán. Il confine tra questi due biomi cambia bruscamente in pochi chilometri, creando un'eterogeneità ambientale eccezionale. La fauna include il puma, il guanaco, l'aquila andina, il cervo australe (huemul) e diverse specie di uccelli acquatici legati ai laghi e ai fiumi alimentati dai ghiacciai. Il San Lorenzo si trova ai margini del Parco Nacional Perito Moreno, area protetta che tutela una porzione significativa di questo ecosistema di transizione.

Come raggiungere il Cerro San Lorenzo
L'accesso al Cerro San Lorenzo è ancora oggi una delle sfide logistiche più impegnative della Patagonia argentina. Il punto di partenza standard è la cittadina di Cochrane, in Cile, raggiungibile in autobus da Coyhaique lungo la Carretera Austral. Dal lato argentino, il punto di accesso è Gobernador Gregores, raggiungibile da Calafate. Dall'insediamento più vicino, la Estancia La Oriental, si raggiunge il campo base in 2-3 giorni a piedi o a cavallo. Non esistono rifugi attrezzati e la logistica richiede tende da spedizione, cibo per almeno 3 settimane e attrezzatura tecnica completa per ghiaccio e roccia. La guida alpina patagonicca Rolando Garibotti, tra i maggiori conoscitori delle montagne della regione, ha documentato le principali vie sul San Lorenzo nel database Patagonia Vertical, riferimento indispensabile per chi intende cimentarsi con questa montagna. La stagione migliore è da novembre a febbraio, ma anche in questo periodo le finestre di bel tempo sono brevi e imprevedibili.

Il Cerro San Lorenzo non è una montagna per il turismo di massa né per gli alpinisti in cerca di esperienze guidate su vie attrezzate. È una montagna per chi ama l'avventura nella sua forma più pura: remota, imprevedibile, senza reti di sicurezza logistiche, dove ogni decisione conta e il rispetto per la natura non è una formula retorica ma una necessità di sopravvivenza. In questo senso è l'essenza stessa della Patagonia: grandiosa, severa e indifferente alla presenza umana, più bella proprio perché nessuno l'ha ancora addomesticata.

 
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