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Agricoltura rigenerativa e biochar: sequestrare carbonio e nutrire la Terra
Di Alex (del 17/02/2026 @ 07:00:00, in Sviluppo Sostenibile, letto 28 volte)

Campione di biochar, carbone vegetale nero poroso usato nell'agricoltura rigenerativa per sequestrare carbonio nel suolo
Il biochar, carbone vegetale prodotto dalla pirolisi della biomassa, è tra le più promettenti soluzioni climatiche disponibili. Sequestra carbonio per secoli, migliora la fertilità agricola e riduce le emissioni. Un'antica tecnica amazzoniana riletta dalla scienza moderna. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Le radici amazzoniane: la Terra Preta do Índio
L'ispirazione moderna per il biochar agricolo viene da una scoperta archeologica straordinaria: la Terra Preta do Índio, letteralmente "terra nera degli indiani", un tipo di suolo artificiale di colore scuro intenso trovato in ampie aree del bacino amazzonico. Questo suolo fu creato dalle popolazioni precolombiane dell'Amazzonia tra il 450 avanti Cristo e il 950 dopo Cristo incorporando deliberatamente carbone vegetale, ossa calcinate, materia organica e rifiuti di cucina nel suolo naturalmente povero della giungla tropicale. I suoli amazzonici ordinari sono tra i più impoveriti del pianeta, esauriti dalle piogge torrenziali che dilavano i nutrienti. La Terra Preta, al contrario, è sorprendentemente fertile ancora dopo migliaia di anni, con livelli di carbonio organico fino a 70 volte superiori ai suoli circostanti. Quando gli archeologi e i pedologi analizzarono questi suoli nel XX secolo, compresero di trovarsi di fronte a una tecnologia agricola sofisticatissima: una forma di ingegneria del suolo che la scienza moderna stava riscoprendo sotto il nome di biochar.
Cos'è il biochar: la chimica della carbonizzazione
Il biochar è prodotto tramite un processo chiamato pirolisi: la combustione di biomassa (legno, paglia, gusci di noce, scarti agricoli, alghe) in condizioni di assenza o carenza di ossigeno, a temperature comprese tra 300 e 700 gradi Celsius. In queste condizioni il carbonio organico non si ossida completamente in anidride carbonica, come avverrebbe in una combustione normale, ma si stabilizza in una struttura molecolare aromatica altamente refrattaria, simile alla grafite. Questa struttura è chimicamente resistente alla decomposizione: il carbonio incorporato nel biochar può rimanere nel suolo da centinaia a migliaia di anni, sottraendosi al ciclo carbonio-atmosfera. Il biochar non è semplice carbone: la sua struttura microscopica è estremamente porosa, con una superficie specifica che può raggiungere i 400 metri quadrati per grammo di materiale. Questa porosità è fondamentale per le sue proprietà agricole: i microscopici canali assorbono e trattengono acqua, nutrienti e i microrganismi del microbioma del suolo.
Effetti sul suolo e sulla produttività agricola
Gli studi scientifici degli ultimi vent'anni hanno documentato gli effetti del biochar sui suoli con risultati generalmente positivi, sebbene variabili in funzione del tipo di suolo, del tipo di biochar e delle condizioni climatiche. Nei suoli sabbiosi e in quelli tropicali, l'effetto è particolarmente marcato: la porosità del biochar aumenta la capacità di ritenzione idrica fino al 30-40%, riducendo la necessità di irrigazione e l'erosione. In tutti i tipi di suolo, il biochar migliora la struttura fisica, facilitando la penetrazione delle radici e l'aerazione. La maggiore porosità favorisce anche le popolazioni di funghi micorrizici e batteri azoto-fissatori, aumentando la disponibilità di nutrienti per le piante senza ricorrere ai fertilizzanti chimici. Studi condotti in Africa sub-sahariana su suoli degradati hanno registrato aumenti di produttività tra il 20% e il 50% dopo l'applicazione di biochar combinato con compost. In suoli europei già fertili l'effetto sulla produttività è meno spettacolare ma comunque positivo, soprattutto in termini di ritenzione dei nitrati.
Il sequestro del carbonio: un contributo reale al clima
La caratteristica più interessante del biochar dal punto di vista della crisi climatica è la sua capacità di sequestrare carbonio in forma stabile nel suolo per periodi molto lunghi. Quando la biomassa decompone naturalmente o brucia, il carbonio che aveva assorbito durante la crescita ritorna in atmosfera come anidride carbonica. La pirolisi interrompe questo ciclo: il 50-80% del carbonio della biomassa originale viene immobilizzato nel biochar e non ritorna in atmosfera per secoli. Il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) ha incluso il biochar nei propri rapporti come una delle tecnologie di rimozione di carbonio dall'atmosfera (Carbon Dioxide Removal, CDR) con il maggiore potenziale di scalabilità. Le stime indicano un potenziale globale di sequestro di 0,3-2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica equivalente per anno, abbastanza da coprire il 2-7% delle emissioni globali attuali, se il biochar fosse prodotto e applicato su scala mondiale.
L'agricoltura rigenerativa: oltre il biochar
Il biochar è uno strumento, non un sistema. L'agricoltura rigenerativa è il sistema complessivo entro cui il biochar trova la sua massima espressione. A differenza dell'agricoltura convenzionale, che mira a massimizzare la produzione nel breve periodo accettando il degrado del suolo come costo necessario, l'agricoltura rigenerativa punta a migliorare progressivamente la salute del suolo ad ogni ciclo colturale. I suoi pilastri sono la riduzione o eliminazione dell'aratura (che ossida il carbonio organico e distrugge la struttura del suolo), la copertura permanente del terreno con colture di copertura, la rotazione complessa delle colture, l'integrazione dell'allevamento nella gestione dei campi e l'uso del compost e del biochar per accelerare il ripristino del microbioma del suolo. Pratiche come il silvopascolamento (integrazione di alberi, pascolo e colture nello stesso appezzamento) e l'agroforestazione sono considerate le forme più complete di agricoltura rigenerativa, capaci di moltiplicare il sequestro di carbonio rispetto alla monocultura.
Sfide e ostacoli alla diffusione su scala globale
Nonostante le promesse, il biochar e l'agricoltura rigenerativa affrontano ostacoli reali alla loro diffusione di massa. La produzione di biochar richiede infrastrutture di pirolisi che non sono disponibili nelle aree agricole povere del mondo, proprio dove i benefici sarebbero maggiori. Il costo attuale del biochar di alta qualità, tra i 200 e i 600 euro per tonnellata, lo rende poco accessibile per i piccoli agricoltori senza sussidi pubblici. L'eterogeneità del materiale (ogni tipo di biomassa produce un biochar con caratteristiche diverse) rende difficile la standardizzazione e la certificazione per i mercati del carbonio. Le pratiche rigenerative richiedono inoltre un cambio culturale profondo da parte degli agricoltori, abituati a sistemi convenzionali supportati da decenni di ricerca e di incentivi economici. L'Unione Europea, con il Regolamento Carbon Removal Certification e le misure del Green Deal, sta cercando di creare un quadro di incentivi per il sequestro agricolo di carbonio, ma i progressi sono lenti rispetto all'urgenza della crisi climatica.
Il biochar e l'agricoltura rigenerativa rappresentano qualcosa di raro nel dibattito climatico: una soluzione che non chiede sacrifici ma promette miglioramenti. Suoli più fertili, meno irrigazione, meno fertilizzanti chimici, carbonio rimosso dall'atmosfera e reso stabile per secoli. Il fatto che questa tecnologia sia stata inventata migliaia di anni fa dai popoli dell'Amazzonia è un promemoria potente: spesso le risposte ai problemi del futuro le troviamo guardando con umiltà al passato.
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