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Castello dei Conti Guidi di Poppi tra architettura duecentesca e leggenda di Matelda
Di Alex (del 01/01/2026 @ 06:39:30, in Nuove Tecnologie, letto 3256 volte)
Castello dei Conti Guidi a Poppi con la torre maestra e le mura merlate
Il Castello dei Conti Guidi a Poppi domina il Casentino tra imponenti architetture duecentesche e la leggenda spettrale di Matelda murata viva nella torre. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
Bonus Video
Lapo di Cambio e la maestosita del Casentino
La piana di Campaldino accoglie la mole del maniero di Poppi come un vertice visivo ineludibile dell'intero Casentino. Costruito e consolidato nella seconda meta del tredicesimo secolo dalla potente dinastia feudale dei Conti Guidi, il complesso fortificato rappresenta uno dei capisaldi dell'architettura militare toscana. La tradizione storiografica attribuisce il progetto originario a Lapo di Cambio, capostipite ideale di Arnolfo di Cambio, il quale avrebbe tratto ispirazione proprio da questa torre merlata per disegnare la facciata di Palazzo Vecchio a Firenze. L'imponente torre maestra quadrangolare svetta al di sopra delle mura perimetrali, mentre l'accesso originario era protetto da un fossato asciutto, da pontelevatoi e da una cinta munita di camminamenti di ronda. La pietra calcarea concia, lavorata con precisione geometrica, riflette le tensioni politiche ed egemoniche dei Guidi, ghibellini irriducibili che qui ospitarono contingenti armati ed esuli illustri prima della celebre battaglia del 1289.
Il cortile interno e il ciclo pittorico di Taddeo Gaddi
Varcato l'androne d'ingresso, la severita bellica esterna cede il passo a una spazialita interna articolata e monumentale. Il cortile interno costituisce un autentico capolavoro di ingegneria civile medievale, dominato da un fitto reticolo di ballatoi, logge balaustrate e rampe di scale lignee a sbalzo sorrette da mensole in pietra serena. Sulle pareti perimetrali risaltano decine di stemmi in terracotta invetriata e pietra scolpita, lasciati dai vicari fiorentini che amministrarono il vicariato a partire dal 1440, anno in cui la repubblica fiorentina esautoro definitivamente l'ultimo conte Francesco Guidi. Al piano superiore, la cappella nobiliare custodisce un ciclo di affreschi di inestimabile valore eseguito intorno al 1340 da Taddeo Gaddi, tra i piu fedeli e talentuosi allievi di Giotto. Le scene dedicate alla vita della Vergine e di san Giovanni Battista rivelano un cromatismo raffinato e una resa prospettica pionieristica, fondendo la liturgia aristocratica con l'estetica cortese.
Il trabocchetto del rasoio e il destino di Matelda
Accanto alle cronache araldiche e alle commissioni artistiche, le pietre del castello custodiscono una memoria oscura tramandata nei secoli dai racconti popolari casentinesi. La leggenda identifica nella contessa Matelda, sposa infedele di un anziano conte della casata Guidi, l'artefice di seduzioni predatorie e spietati delitti carnali. Approfittando delle prolungate assenze belliche del consorte, la donna attirava nelle proprie stanze i giovani piu avvenenti del circondario, promettendo favori e ricchezze. Al sopraggiungere dell'alba, per cancellare ogni traccia dell'adulterio ed evitare scandali, la contessa congedava gli amanti indirizzandoli verso un corridoio secondario dove si spalancava una botola a trabocchetto. Le vittime precipitavano nel vuoto finendo all'interno del cosiddetto pozzo a rasoio, una cavita cieca disseminata di lame affilate orizzontali e uncini metallici concepiti per straziare i corpi prima di farli scomparire nella roccia viva.
La rivolta popolare e la condanna nella torre
La scomparsa seriale e sistematica dei giovani del borgo provoco il sospetto e l'angoscia delle famiglie contadine, fino a trasformarsi in una vera e propria insurrezione armata. Gli abitanti di Poppi assediarono il castello, pretendo vendetta per i concittadini spariti nel nulla. Scoperta la serie di efferati omicidi, i rivoltosi sottoposero la nobildonna a un supplizio esemplare: Matelda fu trascinata nella cella piu remota e sinistra della rocca, nota da allora come la Torre dei Diavoli, e venne murata viva all'interno delle spesse mura di pietra senza cibo ne acqua. Da quella fine atroce ebbe origine la credenza che il suo spirito non abbia mai abbandonato i camminamenti della fortezza. I testimoni narrano di presenze incorporee, correnti d'aria improvvise profumate di rose appassite e sussurri melodiosi capaci di incantare chiunque si attardi la sera nei pressi dei ballatoi.
L'incontro notturno del mastro restauratore
Una cronaca d'officina della fine dell'Ottocento documenta la singolare esperienza vissuta da un esperto ebanista, ingaggiato dall'amministrazione locale per restaurare i gradini corrosi delle scale lignee del cortile. Trovatosi da solo al crepuscolo tra le ombre del loggiato per verificare la tenuta di una trave a sbalzo, l'artigiano avverti un improvviso calo termico e il tocco gelido di un respiro sul retro del collo. Pochi istanti dopo, dall'oscurita del soffitto a cassettoni caddero minuscoli anelli d'argento e ciottoli d'arenaria tinti di scarlatto, mentre una voce soave e modulata gli sussurrava di rimuovere i conci di calce posti a sigillo del vecchio pozzo rasoio. Paralizzato dal terrore, l'uomo abbandono gli attrezzi sul cantiere e fuggi precipitosamente oltre la porta del pontelevatoio, rifiutandosi categoricamente di tornare a lavorare all'interno del maniero nelle ore serali.
Il Castello di Poppi continua a dominare la valle come uno scrigno inviolato, dove la severa grandezza dell'ingegno toscano si salda inestricabilmente con l'eco indelebile di antichi tormenti feudali.
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