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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 27/12/2025
Di Alex (pubblicato @ 23:00:00 in Guide & Tutorial, letto 213 volte)
Un router Wi-Fi 7 futuristico con antenne multiple che emette segnali olografici di velocità e canali dati.
Il Wi-Fi 6E è appena arrivato nelle nostre case, ma il Wi-Fi 7 (802.11be) è già pronto a sostituirlo. Con velocità teoriche fino a 46 Gbps e latenze vicine allo zero, questa tecnologia non serve solo per navigare più veloci, ma è l'infrastruttura necessaria per il gaming in cloud 8K e la realtà virtuale wireless senza lag. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Canali ultra-larghi da 320 MHz
La novità più grande del Wi-Fi 7 è l'uso di canali larghi 320 MHz sulla banda dei 6 GHz. Immaginate di passare da una strada a due corsie a un'autostrada a otto corsie: più dati possono viaggiare contemporaneamente senza ingorghi.
Questo permette di gestire flussi video in 8K non compressi e download di file pesanti in istanti, saturando facilmente anche le connessioni in fibra più veloci disponibili oggi.
Multi-Link Operation (MLO)
Fino ad ora, un dispositivo si connetteva a una sola banda (2.4GHz o 5GHz). Con MLO, uno smartphone o PC Wi-Fi 7 può connettersi simultaneamente a più bande.
Questo significa che se una frequenza è disturbata, i dati passano istantaneamente sull'altra senza interruzioni. Il risultato è una stabilità di connessione paragonabile al cavo ethernet, fondamentale per il gaming competitivo e le videochiamate professionali.
Vale la pena aggiornare?
Per sfruttare il Wi-Fi 7 servono sia un router compatibile che dispositivi (smartphone, PC) certificati. Attualmente i costi sono alti.
L'aggiornamento è consigliato sulo a chi ha una rete domestica molto congestionata con decine di dispositivi smart o a chi necessita di trasferire terabyte di dati in rete locale (NAS, editing video). Per l'utente medio, il Wi-Fi 6 resta ancora più che sufficiente.
Il Wi-Fi 7 rappresenta la maturità delle reti wireless. Non si tratta più solo di velocità grezza, ma di efficienza spettrale e latenza deterministica, aprendo la porta a un futuro dove il cavo sarà solo un ricordo per nostalgici.
Di Alex (pubblicato @ 22:00:00 in Tecnologia, letto 288 volte)
Un SSD PCIe 5.0 M.2 montato su una scheda madre moderna, con dissipatore e indicatori di velocità in sovrimpressione
Gli SSD PCIe 5.0 promettono velocità estreme, ma non sempre portano benefici reali. In questa guida capisci compatibilità, temperature, scenari d’uso e come scegliere senza buttare soldi. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Cosa cambia davvero tra PCIe 4.0 e PCIe 5.0
PCIe 5.0 raddoppia la banda teorica rispetto a PCIe 4.0 e, di conseguenza, abilita SSD NVMe capaci di velocità sequenziali molto più alte rispetto alle unità Gen4.
In pratica, il salto più “visibile” è su carichi che macinano grandi blocchi di dati in sequenza (esport video pesanti, copie di archivi enormi, dataset per AI), mentre nelle attività quotidiane (avvio Windows, apertura app, gaming) il collo di bottiglia spesso non è l’SSD ma CPU, decompressione, shader compilation e I/O casuale.
Un buon modo per ragionare è questo: PCIe 5.0 è una tecnologia di picco (peak throughput), ma la reattività percepita dipende molto anche da latenza, prestazioni random e dalla qualità del controller/firmware, non solo dai MB/s “da scatola”.
Compatibilità: scheda madre, CPU, slot e condivisione linee
Prima di comprare un SSD PCIe 5.0, la regola è verificare che la piattaforma supporti davvero PCIe 5.0 per lo slot M.2 che userai, perché non tutte le schede madri lo offrono su tutti gli M.2 e a volte lo slot “migliore” condivide linee con la GPU o con altre periferiche.
In molti PC, lo slot M.2 principale è quello collegato direttamente alla CPU ed è quello più probabile ad avere la piena banda, mentre slot secondari possono passare dal chipset e avere limitazioni pratiche o più latenza.
Se la scheda madre dichiara “PCIe 5.0 ready” ma lo supporta solo su uno slot specifico, montare l’SSD nel posto sbagliato significa pagare per prestazioni che non userai mai.
Temperature e dissipazione: il vero costo nascosto
Gli SSD PCIe 5.0, soprattutto i modelli più spinti, possono scaldare più dei Gen4 e quindi hanno più probabilità di andare in thermal throttling (taglio delle prestazioni) se il flusso d’aria nel case è scarso o se il dissipatore M.2 è mediocre.
Per questo, quando si pianifica l’upgrade, conviene considerare anche: dissipatore M.2 serio, posizione dello slot (sotto la GPU spesso è peggio), airflow front-to-back e, nei case compatti, la possibilità concreta che un Gen4 “buono” sia più stabile e costante di un Gen5 “strozzato”.
In altre parole: un Gen5 che throttla può finire per essere più lento (nel tempo) di un Gen4 ben raffreddato, soprattutto durante trasferimenti lunghi o scritture sostenute.
Gaming: numeri alti, vantaggi piccoli
Nel gaming, il beneficio di un SSD PCIe 5.0 rispetto a un ottimo PCIe 4.0 spesso è ridotto, perché i tempi di caricamento dipendono anche da CPU, motore di gioco, decompressione e pipeline degli asset, non solo dalla velocità sequenziale dell’SSD.
Ha senso puntare al Gen5 se stai assemblando un PC top di gamma “senza compromessi” e vuoi il massimo anche nei benchmark, ma se l’obiettivo è spendere bene, un Gen4 di qualità con buone prestazioni random e un TBW adeguato resta spesso la scelta più razionale.
Se invece arrivi da SATA o HDD, allora sì: il salto vero lo fai già passando a NVMe (anche PCIe 3.0/4.0), non necessariamente a Gen5.
Creator e produttività: quando il PCIe 5.0 ha senso
Qui il Gen5 può diventare davvero utile, ma solo se il workflow lo sfrutta: trasferimenti ripetuti di file giganteschi, cache e scratch disk molto intensivi, progetti video ad altissimo bitrate, librerie foto enormi e continui import/export, oppure carichi di lavoro che streammano dati in modo sequenziale e sostenuto.
In questi casi, l’SSD non è più “reattività”, ma è parte della pipeline produttiva: ridurre minuti al giorno può voler dire recuperare ore al mese, quindi il costo extra può rientrare davvero.
Un consiglio pratico: spesso conviene un approccio 2-dischi (OS/app su SSD affidabile, cache/progetti su SSD veloce), perché separare i carichi riduce contese e mantiene prestazioni più stabili.
Come scegliere: checklist rapida (senza farsi fregare dal marketing)
Prima di comprare, controlla questi punti essenziali:
- Il tuo slot M.2 supporta davvero PCIe 5.0 x4 (non “compatibile” e basta).
- Hai un dissipatore M.2 valido e airflow adeguato per evitare throttling.
- Capacità: meglio 2TB “buoni” che 1TB “mostruoso” se lavori con file pesanti.
- Prestazioni random e sostenute: non guardare solo i picchi di lettura sequenziale.
- Garanzia e resistenza (TBW): se scrivi tanto (cache, editing, VM), conta davvero.
Se anche uno solo di questi punti è un “no”, spesso un SSD PCIe 4.0 di fascia alta è la scelta più equilibrata e meno problematica.
Il verdetto pratico: regola in una frase
Compra un SSD PCIe 5.0 se hai piattaforma compatibile, dissipazione seria e un workflow che sposta tanti dati in modo sostenuto; altrimenti investi su un ottimo PCIe 4.0 e magari su più capacità, che nell’uso reale fa più differenza.
In un PC moderno ben bilanciato, la velocità “percepita” nasce dall’insieme: CPU, RAM, GPU, software e storage, quindi ha senso spendere dove il tuo uso quotidiano è davvero limitato oggi. La tecnologia migliore non è quella più veloce sulla carta, ma quella che resta veloce e stabile nel tuo scenario reale, senza complicarti la vita con calore, compatibilità e costi nascosti.
Di Alex (pubblicato @ 21:00:00 in Capolavori tecnologici, letto 275 volte)
Rappresentazione artistica della sonda Voyager 1 mentre attraversa lo spazio interstellare profondo.
Lanciata nel 1977, la Voyager 1 è l'oggetto costruito dall'uomo più lontano dalla Terra. Nonostante tecnologie obsolete con meno potenza di calcolo di una chiave per auto, continua a inviare dati. Recentemente, la NASA ha compiuto un altro miracolo riparando un guasto critico da 24 miliardi di chilometri di distanza. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il computer grande come una scatola di scarpe
I computer di bordo della Voyager hanno circa 68 kilobyte di memoria totale. Per fare un confronto, uno smartphone moderno ne ha milioni di volte di più. Il codice è scritto in linguaggi arcaici (Fortran e Assembly).
Eppure, questo sistema ridondante e robusto ha resistito alle radiazioni di Giove e al freddo assoluto dello spazio interstellare per quasi 50 anni, una testimonianza della qualità costruttiva dell'epoca.
Il "Chip Rescue" del 2024
Nel novembre 2023, la sonda ha iniziato a inviare dati incomprensibili. Gli ingegneri del JPL hanno impiegato mesi per diagnosticare il problema: un singolo chip di memoria danneggiato nel sistema FDS (Flight Data Subsystem).
Non potendo sostituire l'hardware, hanno ideato una soluzione geniale: hanno "spezzato" il codice software, spostandolo in altre parti della memoria ancora funzionanti. L'operazione, rischiosa e complessa considerando che ogni comando impiega 22,5 ore per arrivare, è stata un successo totale.
Il futuro nel buio
La Voyager 1 ha abbastanza energia nucleare (dai generatori RTG) per mantenere attivi alcuni strumenti scientifici fino al 2025-2030 circa. Dopodiché, diventerà un ambasciatore silenzioso.
A bordo porta ancora il Golden Record, il disco d'oro con suoni e immagini della Terra, destinato a vagare nella Via Lattea per miliardi di anni, forse molto dopo che la nostra civiltà sarà scomparsa.
La saga della Voyager 1 ci insegna che l'ingegneria non è solo potenza, ma resilienza. Ogni bit di dati che riceviamo oggi da quella debole antenna è un dono prezioso, un sussurro dall'infinito che continua a espandere i confini della nostra conoscenza.
Di Alex (pubblicato @ 20:00:00 in Tecnologia, letto 220 volte)
Schermata concettuale delle impostazioni Passkey di Windows 11 con icone di impronta digitale, chiave crittografica e scudo di sicurezza
Le passkey rendono l’accesso più semplice e molto più resistente al phishing rispetto alle password. Qui trovi una guida chiara e aggiornata per usarle in Windows 11 con Windows Hello e capire cosa cambia davvero. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Cosa sono le passkey (spiegato semplice)
Le passkey sono un metodo di accesso “senza password” basato su crittografia a chiave pubblica: al posto di ricordare una password, si usa un dispositivo sbloccato con PIN o biometria (Windows Hello) per dimostrare l’identità.
Il vantaggio principale è pratico e di sicurezza: non c’è una password da digitare e quindi è molto più difficile farsi rubare le credenziali con siti falsi o truffe di phishing, perché l’autenticazione avviene in modo legato al dominio reale e al dispositivo.
Nella vita reale, questo si traduce in meno frizione (login più rapidi) e meno rischi (password riutilizzate, password deboli, database di password rubati).
Requisiti: cosa serve prima di iniziare
Per usare bene le passkey su Windows 11, è consigliato avere Windows aggiornato e Windows Hello configurato (PIN e, se disponibile, impronta o riconoscimento facciale).
Serve anche un browser moderno (Edge/Chrome/Firefox aggiornati) e, a seconda del servizio, può essere utile un password manager che supporti passkey per sincronizzarle tra dispositivi (ad esempio per usare la stessa passkey anche da smartphone).
Se sul PC non hai biometria, il PIN Windows Hello è comunque sufficiente: la logica resta “qualcosa che hai” (il dispositivo) + “qualcosa che sai/sei” (PIN o biometria).
Dove si gestiscono le passkey in Windows 11
Windows 11 offre una sezione dedicata per visualizzare e gestire le passkey salvate, accessibile dalle Impostazioni nella parte Account, dove si trovano le passkey memorizzate per app e siti web.
In alternativa, esiste anche un comando rapido tramite Esegui per aprire direttamente la pagina delle passkey nelle impostazioni, utile quando si deve controllare velocemente cosa è stato salvato sul dispositivo.
Questa gestione “nativa” è importante perché permette di avere controllo locale: vedere, eliminare e organizzare le chiavi salvate senza dover passare obbligatoriamente da strumenti esterni.
Come creare una passkey: procedura pratica passo-passo
Il flusso tipico per creare una passkey è questo:
- Apri il sito o servizio che supporta passkey e vai nella sezione Sicurezza/Accesso del tuo account.
- Scegli l’opzione per aggiungere una passkey (spesso chiamata “Aggiungi passkey” o “Accedi senza password”).
- Conferma con Windows Hello (PIN o biometria) quando il browser lo chiede.
- Da quel momento, quel servizio potrà farti accedere usando la passkey invece della password.
Se un servizio offre sia password che passkey, spesso conviene mantenere temporaneamente anche un metodo di recupero (email, app 2FA) finché non si è certi di avere accesso da tutti i dispositivi necessari.
Un suggerimento operativo: crea prima la passkey sul dispositivo che usi di più (PC principale o smartphone principale), poi verifica l’accesso da almeno un secondo dispositivo prima di “dimenticarti” la password.
Problemi comuni e soluzioni rapide
Ecco gli intoppi più frequenti e cosa fare:
- “Non vedo l’opzione passkey”: il servizio potrebbe non supportarla ancora oppure la funzione è attiva solo su app/browser specifici.
- “Windows Hello non configurato”: imposta prima il PIN, poi (se vuoi) la biometria.
- “Ho cambiato PC”: se le passkey erano solo locali, vanno ricreate; se usi un gestore che sincronizza passkey, effettua l’accesso al gestore e verifica che la sincronizzazione sia attiva.
- “Paura di restare fuori”: abilita metodi di recupero robusti (email di recupero, 2FA, codici backup) prima di affidarti solo alle passkey.
In generale, le passkey riducono molte classiche seccature delle password, ma richiedono un minimo di disciplina iniziale nella gestione dei dispositivi e dei metodi di recupero.
Consiglio finale: come adottarle senza stress
L’approccio più sicuro è graduale: inizia dai servizi più importanti (email principale, account Apple/Google/Microsoft, password manager) e solo dopo passa agli account secondari.
Dove possibile, usa un ecosistema di sincronizzazione affidabile (password manager o piattaforma) per non legare tutto a un singolo PC, soprattutto se lavori su più dispositivi. Le passkey non sono “magia”: sono una tecnologia che funziona bene quando si uniscono aggiornamenti, Windows Hello e buone pratiche di recupero. Fatto questo, le password iniziano davvero a diventare un ricordo.
Di Alex (pubblicato @ 19:00:00 in Tecnologia, letto 283 volte)
Logo RISC-V su un chip in silicio circondato da codice binario aperto.
Per decenni, il mondo dei processori è stato un duopolio: x86 (Intel/AMD) per i PC e ARM per i dispositivi mobili. Ora c'è un terzo giocatore: RISC-V. A differenza degli altri, RISC-V è uno standard aperto e gratuito, come Linux per l'hardware. Questo permette a chiunque di progettare chip senza pagare royalties costose, scatenando un'ondata di innovazione globale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Libertà dalle licenze
Progettare un chip ARM richiede di pagare licenze milionarie e royalties su ogni unità venduta. Con RISC-V, le istruzioni base (ISA) sono di pubblico dominio.
Aziende piccole, università e nazioni che vogliono sovranità tecnologica (come l'Europa, la Cina o l'India) possono creare i propri processori su misura senza dipendere da aziende straniere. Questo ha portato a un'esplosione di core RISC-V in controller per hard disk, microcontrollori e IoT.
Scalabilità e personalizzazione
La forza di RISC-V è la modularità. Si può partire da un design minimo per un sensore di temperatura e aggiungere estensioni per l'AI, la vettorizzazione o la crittografia solo se serve.
Non ci si porta dietro il "bagaglio" storico di istruzioni obsolete come su x86. NASA e Google stanno già investendo pesantemente: la NASA per processori spaziali resistenti, Google per supportare Android su architettura RISC-V.
La sfida delle prestazioni
Attualmente, RISC-V non compete ancora con i top di gamma Apple M3 o Intel Core i9 per prestazioni pure su desktop. L'ecosistema software deve maturare.
Tuttavia, il gap si sta chiudendo rapidamente. Aziende come SiFive e Ventana stanno rilasciando core ad alte prestazioni che potrebbero presto alimentare server e laptop, offrendo un'alternativa reale ed economica allo status quo.
RISC-V è la democratizzazione del silicio. Proprio come l'open source ha trasformato il software, questa architettura sta abbattendo le barriere d'ingresso nell'hardware, promettendo un futuro dove i chip sono più diversificati, sicuri e accessibili a tutti.
Di Alex (pubblicato @ 18:00:00 in Tecnologia, letto 342 volte)
Xiaomi Redmi Note 14 Pro con display AMOLED curvo e tripla fotocamera posteriore da 200MP
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Un sensore fotografico da ammiraglia Il punto di forza del Redmi Note 14 Pro è senza dubbio il comparto fotografico. Il sensore principale Samsung ISOCELL HP3 da 200 megapixel con apertura f/1.65 e stabilizzazione ottica permette scatti dettagliati anche in condizioni di scarsa illuminazione. La fotocamera è accompagnata da un ultragrandangolare Sony IMX336 da 8 megapixel e da un sensore macro da 2 megapixel, mentre frontalmente troviamo una selfie camera da 20 megapixel. Le funzioni AI potenziate includono AI Erase Pro per rimuovere oggetti indesiderati, AI Bokeh per ritratti professionali e AI Film per creare video montati automaticamente.
Display e design premium nella fascia media Lo schermo AMOLED da 6,67 pollici offre risoluzione 2712x1220 pixel, refresh rate a 120Hz e luminosità di picco fino a 3000 nits, rendendolo perfettamente visibile anche sotto la luce diretta del sole. I bordi curvi conferiscono un aspetto elegante, mentre il Gorilla Glass Victus 2 garantisce protezione superiore da graffi e cadute. La certificazione IP68 assicura resistenza a polvere e immersioni fino a 1,5 metri di profondità per 30 minuti, una caratteristica rara in questa fascia di prezzo. Il dispositivo è disponibile in quattro eleganti colorazioni: Coral Green, Midnight Black, Aurora Purple e Ocean Blue.
Prestazioni e autonomia per l'uso quotidiano Sotto la scocca batte un processore MediaTek Dimensity 7300 Ultra a 4nm, affiancato da 8 o 12 GB di RAM LPDDR4X e storage UFS 2.2 da 256 o 512 GB espandibile. La batteria da 5110 mAh garantisce autonomia superiore alle 24 ore di utilizzo intenso, con possibilità di raggiungere anche 8 ore di schermo acceso in una giornata media. La ricarica rapida da 45W permette di recuperare energia velocemente, anche se non raggiunge i 120W del fratello maggiore Pro+. Il sistema operativo è Android 14 con HyperOS 1.0, con promessa di aggiornamenti fino ad Android 17 e patch di sicurezza fino al 2029.
Prezzo aggressivo e concorrenza agguerrita Il Redmi Note 14 Pro 5G debutta in Italia con un prezzo di listino di 299 euro per la versione 8/256GB, che sale a 349 euro per il taglio 12/512GB. Gialla sono però già disponibili offerte che abbassano il costo di circa 50 euro, rendendo il dispositivo ancora più competitivo. I principali concorrenti nella stessa fascia di prezzo sono il Poco X7 5G, praticamente identico ma con fotocamera da 50MP anziché 200MP, e il Realme 14 Pro+, considerato da molti recensori superiore per rapporto qualità/prezzo nonostante specifiche simili.
Il Redmi Note 14 Pro rappresenta l'ennesima dimostrazione della capacità di Xiaomi di offrire tecnologie avanzate a prezzi accessibili. La fotocamera da 200 megapixel, il display luminosissimo protetto da Gorilla Glass Victus 2 e la certificazione IP68 sono caratteristiche che normalmente si trovano su flagship da 700-800 euro. Le critiche principali riguardano l'uso di memorie UFS 2.2 anziché le più veloci UFS 3.1, e un software HyperOS che, sebbene funzionale, presenta ancora qualche incongruenza grafica e troppo bloatware preinstallato. Complessivamente, per chi cerca un medio gamma completo senza compromessi fotografici, il Redmi Note 14 Pro si conferma una scelta intelligente e ben bilanciata.
Di Alex (pubblicato @ 17:00:00 in Tecnologia, letto 283 volte)
Grafica che illustra il chip N1 di Neuralink impiantato nel cervello e l'interfaccia con un computer.
La fantascienza è diventata realtà clinica. Noland Arbaugh, il primo paziente umano a ricevere l'impianto cerebrale di Neuralink, ha dimostrato di poter controllare un computer con il solo pensiero. Nonostante alcuni problemi tecnici iniziali, i risultati aprono scenari rivoluzionari per restituire autonomia a persone con gravi paralisi motorie. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
L'interfaccia Telepathy
Il dispositivo, chiamato "Telepathy", consiste in un chip grande come una moneta inserito nel cranio, con fili microscopici (più sottili di un capello) che penetrano nella corteccia motoria.
Questi elettrodi leggono l'intenzione di movimento dei neuroni e la trasmettono via wireless a un computer. Noland, paralizzato dalle spalle in giù, è riuscito a giocare a scacchi online e a Civilization VI per ore, raggiungendo velocità di controllo del cursore paragonabili a quelle di una persona normodotata.
La retrazione dei fili e la soluzione software
Poche settimane dopo l'intervento, Neuralink ha riscontrato un problema: alcuni dei fili si sono "ritirati" dal cervello, riducendo la quantità di dati catturati e la precisione del controllo.
Invece di un nuovo intervento chirurgico, il team ha aggiornato l'algoritmo di decodifica. Il software è diventato più sensibile ai segnali dei fili rimanenti, ripristinando e persino migliorando le prestazioni iniziali. Questo dimostra la flessibilità del sistema.
Verso la visione artificiale: Blindsight
Il prossimo obiettivo dichiarato da Elon Musk è "Blindsight", un impianto progettato per la corteccia visiva.
L'ambizione è restituire la vista a chi l'ha persa o persino darla a chi è nato cieco, stimolando direttamente il cervello con segnali che simulano quelli del nervo ottico. Sebbene siamo ancora lontani anni da una risoluzione visiva alta, i primi passi verso la restaurazione sensoriale completa sono stati fatti.
Neuralink non è priva di controversie etiche e tecniche, ma il caso di Noland Arbaugh è una prova di concetto innegabile. La fusione tra biologia e silicio non è più una teoria, ma una strada percorribile per curare condizioni neurologiche finora ritenute irreversibili.
Di Alex (pubblicato @ 16:00:00 in Tecnologia, letto 367 volte)
Robot umanoide RoBee di Oversonic Robotics operativo in uno stabilimento STMicroelectronics
RoBee, il robot umanoide cognitivo made in Italy I robot RoBee sviluppati da Oversonic Robotics rappresentano una nuova generazione di umanoidi cognitivi capaci di apprendere, adattarsi e collaborare con gli operatori umani in contesti produttivi complessi. A differenza dei robot industriali tradizionali, programmati per compiti ripetitivi fissi, RoBee utilizza sistemi di intelligenza artificiale avanzata per comprendere il contesto operativo, riconoscere oggetti e reagire a comandi vocali. Questa flessibilità consente di impiegarlo in attività variabili che richiedono precisione, affidabilità e capacità di problem solving in tempo reale, caratteristiche fondamentali nell'industria dei semiconduttori dove gli standard qualitativi sono massimi.
Primo impiego nello stabilimento di Malta Il primo robot umanoide RoBee è già operativo presso lo stabilimento STMicroelectronics di packaging avanzato e test situato a Malta. Qui il robot supporta attività complesse di gestione dei flussi produttivi, permettendo a ST di ottimizzare i processi richiesti dai nuovi prodotti ad alta tecnologia. La collaborazione tra Oversonic e STMicroelectronics sarà presentata ufficialmente al CES 2025 di Las Vegas, dove verranno effettuate dimostrazioni dal vivo delle capacità del robot in contesti di manifattura avanzata. Esperti di ingegneria dei sistemi robotici e automazione di entrambe le aziende lavoreranno insieme per mostrare le potenzialità di questa tecnologia rivoluzionaria.
Un punto di svolta per l'industria manifatturiera Fabio Puglia, presidente di Oversonic Robotics, ha sottolineato l'importanza storica di questa partnership: "Essere i primi a introdurre robot umanoidi cognitivi in un contesto produttivo sofisticato come quello dei semiconduttori significa misurarci con lo standard massimo in termini di affidabilità, sicurezza e continuità operativa". Dal canto suo, Fabio Gualandris, presidente quality, manufacturing and technology di STMicroelectronics, ha dichiarato che l'integrazione degli umanoidi rappresenta la prossima frontiera dell'automazione su larga scala, fondamentale per la competitività di lungo periodo della loro infrastruttura globale di manifattura.
Il mercato dei robot umanoidi in espansione Secondo recenti ricerche di settore, il mercato globale dei robot umanoidi passerà da 2 miliardi di dollari nel 2024 a circa 13,25 miliardi di dollari entro il 2029, con una crescita annua esponenziale. Il 2024 è stato definito l'anno della svolta per la robotica umanoide, grazie ai progressi nell'intelligenza artificiale e nella potenza di calcolo che hanno superato molti ostacoli tecnologici. Giganti tecnologici come Tesla con Optimus, Figure AI, Boston Dynamics e numerose startup cinesi stanno investendo miliardi nello sviluppo di umanoidi per applicazioni industriali, logistiche e domestiche. L'ingresso di aziende europee come Oversonic dimostra che anche il Vecchio Continente vuole giocare un ruolo da protagonista in questa rivoluzione.
Implicazioni per il settore industriale italiano L'accordo tra Oversonic e STMicroelectronics assume particolare rilevanza per l'ecosistema industriale italiano, dimostrando che l'innovazione nella robotica cognitiva può nascere e svilupparsi anche nel nostro paese. La Brianza, culla storica dell'imprenditoria italiana, si conferma territorio fertile per startup tecnologiche all'avanguardia. Questa collaborazione potrebbe aprire la strada a ulteriori partnership tra aziende italiane e multinazionali, posizionando l'Italia come hub europeo per la robotica umanoide cognitiva applicata all'industria 4.0. Gli esperti prevedono che entro il 2030 i costi dei robot umanoidi si ridurranno del 60%, rendendoli accessibili anche alle piccole e medie imprese manifatturiere.
L'integrazione dei robot umanoidi RoBee negli stabilimenti STMicroelectronics rappresenta molto più di un semplice accordo commerciale: è la dimostrazione concreta che la robotica cognitiva è pronta a uscire dai laboratori per entrare nei contesti produttivi reali. Il fatto che un'azienda italiana come Oversonic sia riuscita a convincere un colosso globale dei semiconduttori conferma il valore tecnologico della soluzione sviluppata. Mentre Tesla, Figure AI e le startup cinesi dominano i titoli dei giornali con annunci roboanti e prototipi spettacolari, Oversonic ha scelto la strada pragmatica dell'implementazione operativa, dimostrando sul campo l'affidabilità dei propri robot. Nei prossimi anni assisteremo probabilmente a una diffusione capillare di questi umanoidi cognitivi non solo nelle fabbriche ad alta tecnologia, ma anche in settori tradizionali che necessitano di automatizzare processi complessi mantenendo la flessibilità operativa tipica del lavoro umano.
Loghi di Apple, Google, Amazon e Samsung connessi dal simbolo triangolare di Matter.
Per anni, la casa intelligente è stata un incubo di compatibilità: "Funziona con Alexa ma non con Apple HomeKit", "Serve l'hub proprietario". Matter è lo standard che risolve tutto questo. Sviluppato congiuntamente dai giganti tech, permette ai dispositivi di marchi diversi di parlarsi localmente, in modo sicuro e veloce, senza passare per il cloud. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Un linguaggio comune
Matter funziona sopra Wi-Fi e Thread (un protocollo mesh a basso consumo). La magia è che un dispositivo certificato Matter funziona istantaneamente con Siri, Alexa, Google Assistant e SmartThings contemporaneamente.
Non dovete più scegliere l'ecosistema prima di comprare una lampadina. La configurazione è semplice come scansionare un QR code, e la risposta ai comandi è quasi istantanea perché avviene sulla rete locale, non via server remoti.
La tecnologia Thread
Molti dispositivi Matter usano Thread. A differenza del Wi-Fi, dove ogni dispositivo parla col router, in Thread i dispositivi alimentati a corrente (come prese smart o lampadine) fanno da "ripetitori", estendendo la rete.
Se una lampadina si rompe, il segnale trova un'altra strada. Questo rende la smart home incredibilmente robusta e reattiva, eliminando i "punti morti" di connessione.
Il futuro è Multi-Admin
La funzione Multi-Admin è rivoluzionaria: potete controllare le luci dal vostro iPhone (Apple Home) mentre il vostro partner usa un Android (Google Home), e tutto rimane sincronizzato perfettamente.
Anche se il lancio è stato graduale e mancano ancora alcune categorie (come le telecamere avanzate e i robot aspirapolvere, in arrivo nelle versioni future), Matter è l'unica strada percorribile per una domotica che non sia solo per smanettoni.
Con Matter, la domanda "è compatibile?" diventerà obsoleta. La casa intelligente sta finalmente diventando un'infrastruttura invisibile e affidabile, come l'impianto elettrico o idraulico, pronta a migliorare la nostra vita senza complicarla.
Di Alex (pubblicato @ 14:00:00 in Guide & Tutorial, letto 301 volte)
Interfaccia di Google Vids che mostra la timeline e i suggerimenti AI per le slide.
Google Vids non è un generatore di film (quello è Veo), ma il vostro nuovo assistente di regia per il lavoro. Integrato in Workspace, usa l'AI Gemini per creare video aziendali, presentazioni e aggiornamenti di team partendo da semplici documenti. Ecco come usare le funzioni base per trasformare un noioso PDF in un video coinvolgente. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Da Documento a Video
La funzione "Help me create" è il punto di partenza. * Selezionate un file da Google Drive (un documento Docs con un progetto o un foglio Sheets). * Chiedete a Vids di "Creare un video di aggiornamento basato su questo file". * L'AI genererà uno storyboard, scriverà lo script (il testo da dire) e suggerirà scene stock o grafiche pertinenti.
Voiceover AI e Registrazione
Vids offre voci neurali preimpostate per leggere lo script generato. * Nel piano base, potete scegliere tra varie tonalità professionali (Energetic, Calm, ecc.). * Se preferite metterci la faccia, Vids integra un teleprompter (gobbo elettronico) che fa scorrere il testo mentre vi registrate con la webcam, rendendo facilissimo parlare in camera senza imparare a memoria la parte.
Collaborazione in tempo reale
Essendo parte di Workspace, la vera potenza è la collaborazione. * Potete condividere il video come un Doc. I colleghi possono lasciare commenti al minuto esatto o modificare lo script. * L'AI adatta automaticamente la lunghezza delle scene se cambiate il testo o la voce, mantenendo tutto sincronizzato senza dover editare manualmente la timeline.
Google Vids democratizza la creazione video in ufficio. Non serve essere videomaker: se sapete fare una slide, ora sapete fare un video. È lo strumento perfetto per tutorial interni, messaggi di benvenuto o recap settimanali.
Di Alex (pubblicato @ 13:00:00 in Tecnologia, letto 335 volte)
Immagine catturata dal JWST che mostra migliaia di galassie lontane nel campo profondo.
Il James Webb Space Telescope (JWST) ha riscritto i libri di astronomia nel suo primo anno di attività. Guardando nell'infrarosso, ha penetrato la polvere cosmica rivelando galassie massicce formatesi poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, molto prima di quanto i modelli teorici ritenessero possibile. Queste "galassie impossibili" stanno costringendo gli scienziati a ripensare l'evoluzione dell'universo. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Vedere indietro nel tempo
La luce viaggia a velocità finita. Quando il JWST osserva oggetti distanti 13 miliardi di anni luce, li vede com'erano all'alba dell'universo. Gli strumenti NIRCam e MIRI hanno individuato galassie come JADES-GS-z14-0, esistente solo 290 milioni di anni dopo il Big Bang.
La sorpresa è che queste galassie sono già luminose, massicce e strutturate, non nubi informi come previsto. Questo suggerisce che la formazione stellare primordiale sia stata molto più rapida ed efficiente del previsto.
Atmosfere di esopianeti
Oltre alla cosmologia, Webb eccelle nell'analisi degli esopianeti. Ha rilevato anidride carbonica, metano e vapore acqueo nell'atmosfera di pianeti come K2-18 b.
La precisione dei suoi spettrometri permette di distinguere la composizione chimica di mondi lontani, cercando potenziali "biofirme" che potrebbero indicare la presenza di vita biologica o condizioni abitabili su pianeti rocciosi nella zona Goldilocks delle loro stelle.
I Pilastri della Creazione 2.0
Webb ha anche rivisitato icone come i Pilastri della Creazione, catturando dettagli inediti della nascita delle stelle. La visione a infrarossi ha "sciolto" la polvere opaca vista da Hubble, mostrando le protostelle rosse e brillanti al loro interno.
Queste immagini non sono solo belle: forniscono dati cruciali sui processi di feedback stellare che regolano la formazione di nuovi sistemi solari.
Il James Webb è la macchina del tempo definitiva. Ogni nuova immagine è una scoperta, e siamo solo all'inizio di una missione che durerà vent'anni, promettendo di rispondere alla domanda fondamentale: siamo soli, e da dove veniamo?
Di Alex (pubblicato @ 12:00:00 in Tecnologia, letto 311 volte)
Auguste e Louis Lumière esaminano una pellicola cinematografica nel loro laboratorio.
Il 28 dicembre 1895, al Grand Café di Parigi, i fratelli Lumière cambiarono per sempre l'intrattenimento proiettando immagini in movimento per un pubblico pagante. Ma l'invenzione del cinema non fu un atto solitario: fu il culmine di secoli di studi sull'ottica, dalla lanterna magica al kinetoscopio di Edison. Scopriamo la genesi della settima arte. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
L'evento che cambiò la storia
Quella sera d'inverno a Parigi, i trentatré spettatori presenti non sapevano di assistere alla nascita di una nuova era. I fratelli Auguste e Louis Lumière presentarono il Cinématographe, un dispositivo all-in-one capace di riprendere, stampare e proiettare pellicole. La leggenda narra che alla vista del treno che arrivava alla stazione di La Ciotat, il pubblico fuggì terrorizzato, credendo che la locomotiva uscisse dallo schermo. Sebbene probabilmente esagerato, l'aneddoto cattura la potenza rivoluzionaria di quell'esperienza visiva. Dai giochi ottici alla proiezione
Prima dei Lumière, molti inventori avevano cercato di catturare il movimento.
- La Lanterna Magica: Popolare fin dal XVII secolo, proiettava immagini statiche dipinte su vetro.
- Il taumatropio e lo zootropio: Giocattoli vittoriani che sfruttavano la persistenza della visione per creare l'illusione del movimento ciclico.
- Il Kinetoscopio di Edison: Inventato nel 1891, permetteva la visione di un filmato a una sola persona per volta tramite uno spioncino.
La vera innovazione dei fratelli francesi non fu tanto la pellicola, quanto il meccanismo di trascinamento intermittente (ispirato alla macchina da cucire) e l'idea della proiezione collettiva. Edison aveva concepito il cinema come un'esperienza individuale; i Lumière capirono che il suo vero potenziale risiedeva nella condivisione emotiva in una sala buia. Dopo aver inviato operatori in tutto il mondo per catturare scene di vita quotidiana, gettarono le basi anche per il genere documentaristico, prima di ritirarsi dalla produzione nel 1905, convinti erroneamente che il cinema fosse "un'invenzione senza futuro". Nonostante la loro previsione pessimistica, i Lumière accesero una scintilla che divenne incendio. Dai primi brevi filmati di operai che escono dalla fabbrica ai colossal moderni, il filo conduttore rimane quella scatola magica che, per la prima volta, permise all'umanità di rivedere il proprio passato in movimento.
Di Alex (pubblicato @ 11:00:00 in Tecnologia, letto 294 volte)
Struttura esagonale atomica del grafene rappresentata artisticamente.
Isolato nel 2004 usando del semplice nastro adesivo e grafite, il grafene è stato definito il materiale del miracolo: un singolo strato di atomi di carbonio, 200 volte più resistente dell'acciaio e miglior conduttore del rame. Ma dopo vent'anni, perché non è ancora ovunque? La risposta sta nella difficoltà estrema di produrlo su larga scala senza difetti. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Proprietà straordinarie
Il grafene è bidimensionale (spesso un atomo). È trasparente, flessibile e impermeabile a tutti i gas. Elettronicamente, permette agli elettroni di muoversi a velocità vicine a quelle della luce.
Le applicazioni teoriche sono infinite: batterie che si caricano in secondi, schermi pieghevoli indistruttibili, filtri per desalinizzare l'acqua di mare con pochissima energia e chip computerizzati a terahertz.
Il problema della produzione
Creare un foglio di grafene perfetto in laboratorio è facile. Produrre tonnellate di fogli perfetti in fabbrica è un incubo. Il metodo CVD (Chemical Vapor Deposition) è costoso e lento.
Spesso, quello che viene venduto come "grafene" commerciale è in realtà polvere di grafite o grafene di bassa qualità con molti difetti strutturali, che perde le proprietà magiche del materiale puro. La sfida è abbattere i costi mantenendo la purezza cristallina.
Le prime applicazioni reali
Nonostante i ritardi, il grafene sta arrivando. Lo troviamo già in alcune racchette da tennis di fascia alta per la resistenza, in vernici anticorrosione, in sensori biomedici ultra-sensibili e per dissipare il calore negli smartphone.
Il prossimo grande salto sarà l'elettronica indossabile e i supercondensatori ibridi, dove il grafene potrebbe finalmente mantenere le promesse rivoluzionarie fatte due decenni fa.
Il grafene non ha fallito, sta solo seguendo la curva di maturazione tipica dei nuovi materiali. Come per l'alluminio o la plastica, serve tempo per passare dalla scoperta scientifica all'ubiquità industriale.
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Tecnologia, letto 287 volte)
Interfaccia di ChatGPT su smartphone che mostra le icone delle funzioni multimodali.
Molti pensano che per usare al meglio ChatGPT serva l'abbonamento Plus, ma OpenAI ha recentemente sbloccato poteri incredibili anche per gli account gratuiti. Dal modello GPT-4o mini all'analisi dati, fino alla visione artificiale, ecco come spremere al massimo il piano free senza spendere un centesimo. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
GPT-4o per tutti (con limiti)
Il cambiamento più grande è l'accesso al modello GPT-4o (Omni). Gli utenti free possono usarlo per un numero limitato di messaggi ogni poche ore. Quando finiscono, si passa automaticamente al leggero e veloce GPT-4o mini.
- Consiglio: Usate GPT-4o solo per domande complesse di ragionamento.
- Per traduzioni veloci o riassunti, GPT-4o mini è spesso sufficiente e illimitato.
Analisi Dati e Visione
Ora potete caricare file anche nella versione gratuita! 1. **Analisi Documenti:** Caricate un PDF o un Excel. Chiedete: "Riassumi questo documento" o "Estrai una tabella dei costi". ChatGPT eseguirà codice Python per analizzarlo. 2. **Visione:** Scattate una foto al frigo e chiedete "Cosa posso cucinare?". La funzione Vision riconosce oggetti e testi nelle immagini.
Il GPT Store e le Custom Instructions
Anche gli utenti free possono ora *usare* (ma non creare) i GPTs personalizzati presenti nello Store. Potete cercare un "Consulente SEO" o un "Tutor di Matematica" specializzato. Inoltre, attivate le "Istruzioni Personalizzate" nelle impostazioni per dire all'AI chi siete e come volete che vi risponda sempre (es. "Sii conciso" o "Spiegami le cose come se avessi 5 anni").
La versione gratuita di ChatGPT non è più una demo, ma uno strumento di produttività completo. Saper alternare tra il modello mini e quello Omni e sfruttare l'upload dei file è la chiave per avere un assistente virtuale di alto livello a costo zero.
Di Alex (pubblicato @ 09:00:00 in Tecnologia, letto 307 volte)
Interno di un reattore a fusione Tokamak con plasma incandescente confinato magneticamente.
La fusione nucleare è il "Santo Graal" dell'energia: pulita, sicura e illimitata. Dopo decenni di promesse, recenti esperimenti al Lawrence Livermore National Laboratory hanno ottenuto per la prima volta un guadagno netto di energia (ignition). Tuttavia, trasformare questo successo scientifico in una centrale elettrica commerciale rimane una sfida ingegneristica titanica. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il traguardo dell'accensione (Ignition)
Nel dicembre 2022, e ripetutamente nel 2023, gli scienziati USA hanno usato 192 laser giganti per comprimere una capsula di deuterio e trizio. Il risultato: la reazione ha generato più energia di quella immessa dai laser.
Questo dimostra che la fisica della fusione funziona sulla Terra. Tuttavia, l'energia totale consumata dall'impianto per alimentare i laser è ancora immensamente superiore a quella prodotta, quindi siamo lontani dall'uso pratico.
ITER e i magneti superconduttori
Mentre gli USA usano i laser (confinamento inerziale), in Europa prosegue la costruzione di ITER, il gigantesco reattore a confinamento magnetico (Tokamak).
Il progetto ha subito ritardi e aumenti di costi, ma parallelamente aziende private come Commonwealth Fusion Systems stanno sviluppando reattori più compatti (SPARC) usando nuovi magneti superconduttori ad alta temperatura. Questi magneti permettono di confinare il plasma in spazi molto più piccoli, riducendo drasticamente i costi di costruzione.
Quando avremo l'elettricità da fusione?
Gli ottimisti parlano di impianti pilota nei primi anni '30, mentre stime più caute puntano al 2050 per una diffusione commerciale.
La sfida non è più solo fisica, ma di materiali: servono pareti del reattore capaci di resistere a un bombardamento di neutroni continuo senza degradarsi. La corsa è iniziata, e chi arriverà primo deterrà la chiave per decarbonizzare il pianeta definitivamente.
La fusione non arriverà in tempo per risolvere la crisi climatica attuale, che richiede rinnovabili subito. Ma rappresenta l'assicurazione sulla vita per il fabbisogno energetico dell'umanità nella seconda metà del secolo e oltre.
Di Alex (pubblicato @ 07:00:00 in Tecnologia, letto 304 volte)
Schema tridimensionale di una batteria allo stato solido che mostra l'elettrolita solido tra anodo e catodo.
L'ansia da autonomia e i tempi di ricarica sono i freni principali all'adozione di massa delle auto elettriche. La tecnologia allo stato solido promette di abbattere questi ostacoli, offrendo densità energetiche doppie e sicurezza totale. Da Toyota a QuantumScape, ecco a che punto è la rivoluzione che potrebbe mandare in pensione il litio liquido. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
L'elettrolita solido: la chiave di volta
Le batterie attuali agli ioni di litio utilizzano un elettrolita liquido, che è infiammabile e limita la densità energetica. Le batterie allo stato solido sostituiscono questo liquido con un materiale solido (ceramico, vetro o polimero).
Questo cambiamento strutturale permette di utilizzare anodi di litio metallico puro invece della grafite, aumentando drasticamente la capacità di stoccaggio dell'energia nello stesso volume e riducendo il peso del pacco batterie.
Vantaggi: sicurezza e velocità
Oltre all'autonomia (che potrebbe superare i 1000 km con una carica), il vantaggio cruciale è la sicurezza. Senza liquidi infiammabili, il rischio di incendio termico è quasi azzerato.
Inoltre, la struttura solida sopporta temperature più alte, permettendo ricariche ultra-rapide (dal 10 all'80% in meno di 15 minuti) senza degradare la chimica interna della cella, risolvendo il problema della longevità.
La sfida della produzione di massa
Nonostante i prototipi funzionanti, la produzione su scala industriale rimane difficile. I materiali ceramici sono fragili e possono creparsi con l'espansione e contrazione durante i cicli di carica.
Giganti come Toyota prevedono il lancio commerciale entro il 2027-2028, mentre startup come QuantumScape collaborano con Volkswagen per perfezionare i processi produttivi e abbattere i costi, oggi ancora troppo elevati rispetto alle batterie tradizionali.
La transizione allo stato solido non è un semplice aggiornamento incrementale, ma un salto generazionale paragonabile al passaggio dal disco rigido all'SSD. Quando arriverà sul mercato, cambierà per sempre la mobilità sostenibile.
Fotografie del 27/12/2025
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