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Lo squalo arruffato: un fossile vivente degli abissi
Di Alex (del 29/06/2026 @ 16:00:00, in Animali rari e particolari, letto 396 volte)
[🔍 CLICCA PER INGRANDIRE]
Squalo arruffato degli abissi con bocca aperta e denti
Squalo arruffato degli abissi con bocca aperta e denti
Nelle profondità oceaniche sopravvive un predatore dall'aspetto serpentino che sembra uscito da un'altra era geologica: Chlamydoselachus anguineus, lo squalo arruffato. Con 300 denti tricuspidati e sei branchie sfrangiate, è una macchina da caccia rimasta quasi immutata per milioni di anni. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Bonus Video



Un cacciatore degli abissi dalla forma serpentina
Lo squalo arruffato appartiene a una famiglia antica, i Chlamydoselachidae, apparsa nel Cretaceo superiore e sopravvissuta fino a oggi con pochissime modifiche anatomiche. Il suo corpo, che può raggiungere i due metri di lunghezza, è allungato e flessuoso come quello di un'anguilla, con una pinna dorsale unica e pinne pettorali piccole e arrotondate. La pelle è di un bruno scuro, quasi nerastra, vellutata al tatto per la presenza di minuscoli denticoli dermici. Questa sagoma serpentina permette all'animale di muoversi sinuosamente nell'acqua, infilandosi tra le asperità delle scarpate continentali e delle montagne sottomarine. Le osservazioni dirette, effettuate per lo più da sommergibili e ROV a profondità comprese tra i 120 e i 1500 metri, mostrano che nuota con un movimento ondulatorio del tronco e della coda, simile a quello di un serpente marino. Spesso si trattiene immobile, sospeso nella colonna d'acqua, aspettando il momento giusto per scattare. Gli occhi, relativamente grandi e di colore verde brillante, sono adattati alla penombra perenne degli abissi e alla bioluminescenza delle prede. Il muso è corto e smussato, la bocca ampia e terminale, caratteristica che lo distingue nettamente dagli squali più comuni, i quali hanno la bocca in posizione ventrale. L'apertura boccale, quando si spalanca, assume una forma triangolare che ricorda vagamente quella di un rettile primitivo, alimentando il suo soprannome di "fossile vivente".

L'arma segreta: 300 denti tricuspidati e sei branchie
Uno degli aspetti più impressionanti di Chlamydoselachus anguineus è la dentatura. Le sue mascelle ospitano circa 300 denti sottili, affilati, disposti in 25 file su ciascuna arcata. Ogni dente possiede tre cuspidi: una centrale lunga e appuntita e due laterali più brevi, separate da un sottile spazio che crea una struttura simile a un tridente in miniatura. Questa configurazione agisce come una trappola a uncino: quando lo squalo afferra una preda, i denti penetrano nei tessuti molli e le cuspidi laterali impediscono la fuga. La mascella è notevolmente protrattile, cioè può scattare in avanti per agguantare animali anche di dimensioni paragonabili alla sua stessa testa. Le prede tipiche sono calamari, pesci ossei e altri piccoli squali abissali. La tecnica di caccia è un misto di agguato e risucchio: lo squalo arruffato apre la bocca con una rapidità fulminea, creando una depressione che attira la vittima, e subito chiude i denti a scatto. Le sei fessure branchiali, da cui deriva il nome comune, meritano un capitolo a parte. Invece di cinque aperture come la maggior parte degli squali, questo ne possiede sei per lato, con i margini che si estendono anteriormente formando un collare di pelle sfrangiata che ricorda una gorgiera. Le prime due fessure si uniscono sotto la gola, mentre le rimanenti decorrono lungo i fianchi. Questo adattamento è considerato primitivo e si ritrova solo in alcuni squali fossili; serve probabilmente a massimizzare l'estrazione di ossigeno nelle acque povere e stagnanti degli abissi.

Habitat, comportamento e riproduzione misteriosa
Lo squalo arruffato è diffuso in maniera discontinua in tutti gli oceani, dall'Atlantico orientale al Pacifico occidentale, ma è rarissimo da incontrare. Predilige i fondali fangosi delle scarpate continentali, tra i 400 e i 1200 metri, anche se sono stati registrati esemplari fino a 1500 metri e, in alcune zone, a profondità minori durante le ore notturne, quando risale per nutrirsi. La biologia riproduttiva di questa specie è ancora poco conosciuta, ma si sa che è ovovivipara: le uova si schiudono all'interno dell'utero materno e i piccoli si sviluppano nutrendosi del sacco vitellino. Il periodo di gestazione potrebbe durare fino a tre anni e mezzo, il più lungo conosciuto tra i vertebrati. Alla nascita i piccoli misurano già circa 40 centimetri, una dimensione considerevole che riduce il rischio di predazione. Non esiste una stagione riproduttiva definita, e le femmine sembrano in grado di trattenere lo sperma per lunghi periodi. La bassa fecondità e la lenta maturità sessuale rendono questa specie estremamente vulnerabile all'impatto umano. Sebbene non sia oggetto di pesca mirata, lo squalo arruffato finisce spesso nelle reti a strascico profonde o nei palamiti, e il suo areale frammentato amplifica il rischio di declino locale. Per questo motivo l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura lo classifica come "prossimo alla minaccia", sollecitando una maggiore protezione degli ecosistemi abissali.

Lo squalo arruffato ci ricorda che gli abissi sono ancora uno scrigno di meraviglie evolutive, creature che hanno attraversato ere geologiche portando con sè i segreti di un pianeta primordiale.

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