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La Torre Pendente di Pisa: come è stata costruita, i problemi attuali e le possibili soluzioni.
Di Alex (del 12/06/2026 @ 17:00:00, in Beni Arte e patrimonio UNESCO, letto 58 volte)
[🔍 CLICCA PER INGRANDIRE]
Torre di Pisa con dettaglio del suolo cedevole
Torre di Pisa con dettaglio del suolo cedevole
Dai primi cedimenti del 1173 alle sofisticate tecniche di sottoescavazione, la Torre di Pisa continua a sfidare la gravitĂ  grazie a un secolo di ingegneria e monitoraggio. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.


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Le origini del campanile e il cedimento immediato
La decisione di costruire un campanile autonomo per la cattedrale di Santa Maria Assunta, nel complesso di Piazza dei Miracoli, venne presa nel 1173, quando Pisa era una repubblica marinara all’apice della sua potenza. Il progetto venne affidato all’architetto Bonanno Pisano, anche se fonti più tarde ipotizzano il coinvolgimento di Diotisalvi o di Gherardo di Gherardo. La torre fu concepita come un cilindro cavo in marmo bianco di San Giuliano, alto circa 58 metri, suddiviso in sei ordini di loggette sovrapposte a un basamento cieco. Le fondazioni, profonde appena tre metri, furono gettate su un banco di sabbia e argilla di origine alluvionale, un terreno che si sarebbe rivelato fatale per la stabilità dell’edificio. Già durante la costruzione del terzo ordine, attorno al 1178, i lavori vennero interrotti a causa di un cedimento differenziale del suolo, che fece inclinare la torre verso nord-ovest. La pausa, dovuta anche alle guerre contro Firenze e Genova, durò quasi un secolo, e questa interruzione involontaria permise al terreno di assestarsi parzialmente, evitando forse un collasso immediato. Quando i lavori ripresero nel 1275 sotto la direzione di Giovanni di Simone, gli architetti tentarono di correggere l’inclinazione realizzando i successivi piani con un leggero disassamento in direzione opposta, conferendo alla torre il suo caratteristico profilo a banana. La cella campanaria, aggiunta da Tommaso Pisano nel XIV secolo, fu impostata con un’ulteriore correzione, ma l’inclinazione continuò ad aumentare progressivamente nei secoli successivi, alimentata dal lento scorrimento degli strati argillosi compressi dal peso di circa 14.500 tonnellate. I documenti medievali mostrano che già all’epoca i pisani erano consapevoli del problema, ma lo consideravano un difetto accettabile, tanto che la torre divenne rapidamente un simbolo cittadino. L’inclinazione, misurata scientificamente a partire dal XIX secolo, raggiunse i 4,5 gradi nel 1990, un valore che metteva a rischio la stabilità della struttura, sollecitando il basamento oltre la resistenza a compressione del marmo e causando fessurazioni nelle colonne delle loggette inferiori.

Analisi geotecniche e gli interventi del Novecento
Il sottosuolo di Piazza dei Miracoli è costituito da una successione di depositi alluvionali e marini: sotto uno strato superficiale di sabbia limosa si alternano livelli di argilla normalmente consolidata, torba e sabbia grossolana. La causa principale dell’inclinazione risiede nell’elevata compressibilità degli strati argillosi, che tendono a espellere l’acqua interstiziale sotto carico, generando cedimenti differenziali. Negli anni Trenta del Novecento, il regime fascista tentò di consolidare le fondazioni iniettando malte cementizie, un intervento che peggiorò la situazione aumentando il peso e la rigidità del terreno circostante in modo disomogeneo. Nel 1990, dopo il crollo della Torre Civica di Pavia, la torre venne chiusa al pubblico e il governo italiano nominò un comitato internazionale di esperti per trovare una soluzione definitiva. Tra le proposte più fantasiose vi furono il congelamento del terreno, l’ancoraggio con tiranti di roccia e persino il taglio della torre in blocchi per ricostruirla verticale. Dopo anni di studi e simulazioni, nel 1999 partì l’intervento risolutivo basato sulla sottoescavazione controllata: una serie di perforazioni inclinate vennero praticate nel terreno dal lato nord, quello opposto all’inclinazione, estraendo piccole quantità di argilla in modo da indurre un cedimento graduale e riportare la torre verso una posizione più verticale. Il processo, durato circa due anni, ridusse l’inclinazione di mezzo grado, riportandola al valore del 1838, e fu accompagnato dall’installazione di un sistema di drenaggio per abbassare la falda acquifera e stabilizzare il terreno. I sensori di inclinazione e deformazione, collegati a un centro di monitoraggio continuo, registrano ancora oggi ogni minima oscillazione, e i dati confermano che la torre si sta muovendo lentamente verso nord, riducendo ulteriormente la pendenza.

Monitoraggio attuale e prospettive future
Attualmente l’inclinazione della torre è di circa 3,97 gradi, e le proiezioni indicano che, in assenza di eventi sismici catastrofici o di variazioni idrogeologiche improvvise, la struttura potrà rimanere stabile per almeno altri due secoli. Il sistema di monitoraggio comprende inclinometri a pendolo rovesciato, estensimetri a filo e livellazioni topografiche di precisione, e i dati vengono analizzati in tempo reale dall’Università di Pisa e dal Politecnico di Milano. Le sfide future sono legate al cambiamento climatico e alla gestione del turismo di massa: l’aumento delle precipitazioni intense potrebbe saturare i terreni e accelerare i cedimenti, mentre le vibrazioni causate dai visitatori, sebbene monitorate, rappresentano una fonte di affaticamento per i marmi. Una delle ipotesi allo studio è la realizzazione di un sistema di impermeabilizzazione del sottosuolo tramite iniezioni di resine ecocompatibili, che ridurrebbe la sensibilità alle variazioni di umidità senza irrigidire pericolosamente il terreno. Sul piano ingegneristico, la vicenda della Torre di Pisa ha insegnato che la soluzione più efficace ai problemi di instabilità non è sempre la più invasiva: spesso la strada maestra è lavorare con la natura del terreno, assecondandone i comportamenti anziché contrastarli con la forza. La torre, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1987 insieme all’intera piazza, attira ogni anno milioni di visitatori, e la sua sopravvivenza non è solo un problema tecnico ma un imperativo culturale. La cooperazione tra ingegneri, geologi, storici dell’arte e architetti ha creato un modello di conservazione attiva che potrebbe essere applicato ad altri monumenti in condizioni critiche, dimostrando che la conoscenza scientifica e il rispetto del costruito storico possono camminare insieme. La Torre di Pisa, nata da un errore di fondazione, è diventata un laboratorio a cielo aperto della geotecnica moderna, e la sua storia dimostra che la fragilità, se compresa e curata, può trasformarsi in una forma di resilienza unica al mondo.

 
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