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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 06/07/2026
Di Alex (pubblicato @ 09:00:00 in Sviluppo sostenibile, letto 39 volte)
Microbolle di cavitazione idrodinamica in un reattore per la depurazione dell'acqua
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Come funziona la cavitazione idrodinamica
Il principio fisico alla base di questa tecnologia è relativamente semplice da descrivere: forzando un liquido a passare attraverso strozzature o canali microscopici, la pressione locale scende bruscamente e si formano minuscole bolle di vapore, che collassano quasi istantaneamente rilasciando un'enorme quantità di energia sotto forma di onde d'urto, microgetti e radicali chimici altamente reattivi come il radicale ossidrile. Questi radicali sono in grado di attaccare e spezzare legami molecolari particolarmente stabili, come quelli tra carbonio e fluoro che rendono i PFAS così difficili da eliminare con i metodi convenzionali. Un progetto di ricerca svedese ha applicato questo principio su microreattori a chip, trattando acque reflue urbane già depurate da un impianto a bioreattore a membrana di Stoccolma: il sistema è riuscito a degradare undici diversi composti PFAS con un tasso medio del trentasei per cento, un risultato che sale ulteriormente quando la cavitazione viene combinata con il trattamento biologico esistente, evitando al contempo l'intasamento dei microcanali.
Il plasma freddo completa il lavoro
Accanto alla cavitazione, i ricercatori stanno sperimentando anche il cosiddetto plasma freddo a pressione atmosferica, generato da una scarica elettrica che produce specie reattive di ossigeno e azoto senza richiedere temperature elevate. In test condotti su acqua deionizzata, questa tecnica ha ottenuto tassi di rimozione superiori al novanta per cento per i PFAS a catena più lunga, sebbene l'efficacia scenda sensibilmente, tra l'otto e il cinquanta per cento, quando applicata ad acqua di rubinetto o a reflui industriali reali, più ricchi di altre sostanze che competono con i radicali liberati. Studi più recenti hanno mostrato che la combinazione di cavitazione idrodinamica e scarica elettrica al plasma può raggiungere una degradazione completa di alcuni farmaci contaminanti, come il diuretico furosemide, in appena dieci minuti su volumi di cinque litri. Rispetto ai metodi tradizionali come l'osmosi inversa, che concentra gli inquinanti in una salamoia tossica da smaltire separatamente, o ai reattori ad altissima temperatura, che richiedono grandi quantità di energia e reagenti aggressivi, questa combinazione promette un equilibrio migliore tra efficacia, consumo energetico e impatto ambientale.
Si tratta ancora di tecnologie in fase di sviluppo e sperimentazione su scala pilota, non di soluzioni già pronte per essere installate in ogni impianto di depurazione del mondo. I risultati ottenuti finora, però, aprono una strada concreta verso sistemi capaci di eliminare inquinanti considerati fino a poco tempo fa quasi indistruttibili.
Di Alex (pubblicato @ 08:00:00 in Linux e Open Source, letto 61 volte)
L'interfaccia del programma gratuito Audacity per l'editing audio
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Uno strumento nato nelle università, cresciuto con la comunità open source
Il programma nasce alla fine degli anni novanta da un progetto universitario statunitense pensato per offrire uno strumento di editing multitraccia accessibile a chiunque, senza le licenze costose richieste dai software professionali dell'epoca. Da allora è stato riscritto e ampliato da una comunità internazionale di sviluppatori volontari, che ne hanno fatto uno dei programmi open source più diffusi al mondo nel proprio settore, disponibile gratuitamente per Windows, macOS e Linux. Una delle funzioni più apprezzate è la visualizzazione dello spettro di frequenza, che permette di individuare a colpo d'occhio rumori di fondo, ronzii elettrici o disturbi indesiderati e di isolarli con precisione chirurgica prima di eliminarli. Il software supporta inoltre l'importazione di plugin esterni nei formati più diffusi, ampliando ulteriormente le possibilità di elaborazione del suono senza dover cambiare programma.
Perchè resta indispensabile per podcast e archivi sonori
Oggi lo strumento è diventato un punto di riferimento per chi produce podcast in proprio, grazie alla possibilità di elaborare più tracce contemporaneamente, applicare filtri di riduzione del rumore basati sull'analisi spettrale e esportare il risultato finale in tutti i principali formati audio, dal semplice wav fino a mp3 e flac. Molte biblioteche, archivi radiofonici e appassionati di storia orale lo utilizzano anche per digitalizzare vecchie registrazioni su nastro o vinile, ripulendo il fruscio accumulato nei decenni senza alterare in modo innaturale il timbro originale della voce o della musica. La natura non distruttiva della modifica, che consente di annullare qualsiasi passaggio e tornare alla traccia originale, lo rende particolarmente adatto anche a chi si avvicina per la prima volta al montaggio audio, permettendo di sperimentare senza il timore di rovinare irrimediabilmente una registrazione preziosa.
La storia di questo programma dimostra come uno strumento nato in ambito accademico possa, nel tempo, diventare patrimonio comune grazie al lavoro volontario di migliaia di sviluppatori sparsi in tutto il mondo. Un esempio concreto di come il software libero possa competere, e in alcuni casi superare, le soluzioni commerciali più costose.
Fotografie del 06/07/2026
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