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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Alex (del 27/09/2025 @ 12:00:00, in Internet e Social, letto 845 volte)

Un vecchio modem 56k collegato a un computer vintage, simbolo degli albori di internet in Italia.
Il 30 aprile 1986, dai laboratori del CNR di Pisa, un semplice comando "ping" attraversò l'oceano, ricevendo un "Ok" dagli Stati Uniti. Fu il primo vagito di Internet in Italia, un evento quasi ignorato all'epoca, ma che diede il via a una trasformazione inarrestabile. Da quel giorno, siamo passati dalle comunità telematiche amatoriali e i modem gracchianti ai motori di ricerca conversazionali basati su IA, in un viaggio che ha ridefinito il nostro modo di comunicare, lavorare e pensare. LEGGI TUTTO
Gli albori: il primo "ping" e le comunità telematiche
La storia di Internet in Italia inizia ufficialmente il 30 aprile 1986. In quella data, un gruppo di ricercatori del CNUCE (Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico) del CNR di Pisa stabilì il primo collegamento alla rete americana ARPANET, l'antenata di Internet.Utilizzando un grosso router chiamato "Butterfly Gateway", fornito dal governo USA, l'Italia divenne il quarto nodo europeo della rete, comunicando per la prima volta con lo standard mondiale, il protocollo TCP/IP.[1, 3] Questo evento epocale, però, non fu l'inizio della navigazione per il grande pubblico. Prima dell'arrivo del Web, la "telematica amatoriale" viveva attraverso le BBS (Bulletin Board System), bacheche elettroniche gestite da appassionati (sysop) sui propri PC di casa.[4, 5] Reti come FidoNet, nata nel 1984, permettevano lo scambio di messaggi pubblici e privati in modo decentralizzato, creando le prime comunità digitali con un forte senso etico e di condivisione. Esperienze come la rete Cybernet e le prime Reti Civiche (come quella di Milano nel 1994) furono laboratori sociali e tecnologici fondamentali, che diffusero la cultura della rete "dal basso" prima ancora che Internet diventasse un fenomeno di massa.
Gli anni '90: la nascita del web e i portali italiani
La vera svolta per il pubblico avvenne con la nascita del World Wide Web nel 1991 al CERN. In Italia, la prima pagina web fu pubblicata nella primavera del 1993 dal CRS4 (Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna).L'accesso commerciale alla rete arrivò nel 1994 con Video On Line (VOL), il primo Internet Service Provider (ISP) italiano, che rese possibile la connessione da casa tramite modem. In un mondo dominato dal browser Netscape, la sfida non era solo connettersi, ma trovare le informazioni. Nacquero così i primi motori di ricerca e portali "made in Italy". Nel 1996, tre studenti di Pisa lanciarono Arianna, il primo motore di ricerca italiano, presto inglobato nel portale Italia On Line (IOL). Nello stesso anno nacque Virgilio, inizialmente una web directory curata manualmente da redattori, destinata a diventare uno dei principali punti di accesso al web per milioni di italiani. Questi portali, insieme a concorrenti internazionali come Lycos e AltaVista, furono le porte d'ingresso a un web ancora pionieristico e in rapida espansione.
Il nuovo millennio: l'ADSL e la rivoluzione mobile
L'inizio del 2000 segnò la fine dell'era dei modem a 56k e delle connessioni a consumo che occupavano la linea telefonica. Il 1° gennaio 2000, con il lancio delle prime offerte commerciali, l'ADSL arrivò in Italia, portando la banda larga e la connessione "always on" nelle case e negli uffici. Operatori come Fastweb, nato nel 1999, iniziarono a investire massicciamente sulla fibra ottica, portando per primi connessioni a 100 Mega già nel 2010.[26] Parallelamente, la connettività si sganciò dal cavo. Dopo l'introduzione del GSM negli anni '90, fu l'arrivo del 3G nel 2005 a rendere Internet veramente mobile, accompagnando la diffusione dei primi smartphone e la nascita dell'App Store nel 2008. Le successive evoluzioni, il 4G e ora il 5G, hanno trasformato il telefono in un hub personale per lo streaming, il lavoro e l'intrattenimento, spostando il baricentro della nostra vita digitale dal desktop alla tasca.
Il presente e il futuro: verso un web conversazionale con l'IA
Oggi, l'evoluzione della connettività prosegue con il piano Banda Ultralarga per la copertura in FTTH (Fiber to the Home) e lo sviluppo delle reti 5G, pensate per abilitare l'Internet of Things e le smart city. Ma la trasformazione più radicale sta avvenendo nel modo in cui interroghiamo la rete. L'era dei link blu sta lasciando il passo a un web conversazionale. Motori di ricerca basati su intelligenza artificiale generativa come Perplexity, con il suo browser Comet, e Google Gemini, ora integrato in Chrome, non si limitano più a indicizzare pagine, ma forniscono risposte dirette, ragionate e contestuali, citando le fonti. Questi strumenti, che sfruttano modelli linguistici avanzati come GPT e Gemini Pro, permettono un dialogo con la conoscenza, trasformando la ricerca in una conversazione intelligente. È l'ultimo capitolo, per ora, di una storia iniziata con un semplice "ping" e destinata a evolversi ancora in modi che possiamo solo immaginare.
Da una connessione sperimentale per pochi ricercatori a una rete globale che permea ogni aspetto della nostra vita, la storia di Internet in Italia è un'epopea di innovazione tecnologica e cambiamento sociale. Abbiamo attraversato l'era delle comunità testuali, dei portali generalisti, della banda larga e della rivoluzione mobile. Oggi, alle soglie di un'era dominata dall'intelligenza artificiale, la rete continua a trasformarsi, promettendo un accesso alla conoscenza sempre più diretto, intuitivo e, si spera, consapevole.
Di Alex (del 27/09/2025 @ 07:00:00, in Nuove Tecnologie, letto 617 volte)

Il display Samsung Color E-Paper da 32 pollici, caratterizzato da un design ultrasottile e da un consumo energetico quasi nullo.
Samsung ha svelato una tecnologia che potrebbe rivoluzionare il modo in cui visualizziamo le informazioni statiche, dai menu dei ristoranti alla pubblicità nei negozi: il Color E-Paper. Questo innovativo display e-ink a colori, modello EMDX, combina la flessibilità del digitale con l'efficienza energetica della carta, consumando energia solo quando l'immagine cambia. Una soluzione che promette non solo di ridurre i costi operativi e l'impatto ambientale, ma che ha già scatenato la fantasia dei consumatori. LEGGI TUTTO
Come funziona: inchiostro digitale a consumo zero
A differenza dei display tradizionali (LCD, OLED) che richiedono una retroilluminazione costante per essere visibili, la tecnologia E-Paper (carta elettronica) di Samsung funziona riflettendo la luce ambientale, proprio come un foglio di carta. Il pannello è composto da milioni di microcapsule contenenti particelle di inchiostro di diversi colori. Quando viene applicato un segnale elettrico, queste particelle si spostano per formare l'immagine desiderata.[37]
La caratteristica più rivoluzionaria è il consumo energetico. Il display consuma una quantità minima di energia solo durante il processo di aggiornamento dell'immagine. Una volta che l'immagine è visualizzata, il consumo scende a 0.00W, ovvero zero.[38] L'immagine rimane perfettamente visibile a tempo indeterminato senza alcun dispendio energetico, fino al successivo aggiornamento. Questo si traduce in un'efficienza straordinaria: un display EMDX può funzionare fino a 199 giorni con una singola carica della sua batteria integrata, assumendo un aggiornamento di contenuto al giorno.[39]
Qualità visiva e caratteristiche tecniche
Samsung ha posto grande enfasi sulla qualità dell'immagine per rendere il Color E-Paper un valido sostituto dei materiali stampati. Sfruttando la tecnologia E Ink Spectra 6™ e un algoritmo di imaging cromatico avanzato, il display offre una visibilità simile alla carta, con contorni ridotti, gradazioni uniformi e colori migliorati.[39] Sebbene la gamma cromatica non sia paragonabile a quella di un pannello OLED, è più che sufficiente per sostituire poster, cartelli e menu, con il vantaggio di poter essere aggiornata istantaneamente e da remoto.
Il modello EMDX da 32 pollici, ad esempio, ha una risoluzione QHD (2560 x 1440 pixel), uno spessore di soli 17.9 mm e un peso di 2.4 kg.[39] È dotato di 8 GB di memoria interna, connettività Wi-Fi e Bluetooth, due porte USB-C e una batteria ricaricabile da 5.000 mAh. La gestione dei contenuti avviene tramite un'app mobile dedicata o tramite la piattaforma cloud VXT di Samsung, che permette di controllare e programmare i display da qualsiasi luogo.[39, 40]
Dal business al consumer: la richiesta dei fan
Attualmente, Samsung sta commercializzando la tecnologia Color E-Paper principalmente per il settore business, come soluzione di digital signage per negozi, ristoranti e uffici, in tagli che vanno dai 13 ai 75 pollici.[37, 38] Tuttavia, la presentazione della tecnologia ha generato un'enorme ondata di entusiasmo tra il pubblico consumer. I commenti ai video promozionali e gli articoli online sono pieni di richieste per l'integrazione di questa tecnologia in dispositivi di uso quotidiano.[37, 41]
L'idea di uno smartphone o un tablet con uno schermo e-ink a colori che possa mostrare la schermata di blocco o una pagina di un libro senza consumare batteria è estremamente affascinante. Molti utenti vedono in questa tecnologia la possibilità di creare un e-reader a colori perfettamente integrato con l'ecosistema Android, o un tablet secondario ideale per la lettura e la consultazione di documenti. Sebbene Samsung non abbia ancora annunciato piani per dispositivi consumer, la forte reazione del pubblico potrebbe spingere l'azienda a esplorare queste possibilità in futuro.
Il Samsung Color E-Paper è più di un semplice display: è una piattaforma tecnologica con il potenziale per digitalizzare in modo sostenibile un'infinità di applicazioni oggi basate sulla carta. La sua efficienza energetica senza precedenti, unita a un design sottile e leggero, lo rende una soluzione ideale per il digital signage moderno. Ma la vera promessa, quella che ha catturato l'immaginazione del pubblico, è la possibilità di un futuro in cui i nostri dispositivi personali possano avere schermi "always-on" a colori senza sacrificare la durata della batteria. Il mercato business è solo l'inizio; il vero potenziale di questa tecnologia deve ancora essere svelato.

I nuovi auricolari Beo Grace di Bang & Olufsen, realizzati in alluminio naturale con una finitura da gioielleria.
Nel mercato affollato degli auricolari true wireless, dove la competizione si gioca su algoritmi di cancellazione del rumore e millisecondi di latenza, Bang & Olufsen ha scelto una strada diversa, o meglio, è tornata alle sue origini. Con i nuovi Beo Grace, l'azienda danese trascende il concetto di gadget tecnologico per creare un vero e proprio "auricolare gioiello". Con un prezzo di listino di 1.500 euro, i Beo Grace si rivolgono a un pubblico che cerca non solo un suono impeccabile, ma anche un oggetto di lusso. LEGGI TUTTO
Design e materiali: l'approccio da alta gioielleria
Ciò che distingue immediatamente i Beo Grace da qualsiasi altro auricolare sul mercato è l'ossessione per i materiali e la lavorazione. Realizzati come un pezzo di alta gioielleria, gli auricolari sono costruiti con materiali pregiati e una finitura raffinata che riflette il secolo di esperienza di B&O nel trattare l'audio come un oggetto scultoreo.[34, 35] La scocca in alluminio naturale è lavorata con una precisione meticolosa, offrendo una sensazione tattile e visiva che appartiene più al mondo dell'orologeria di lusso che a quello dell'elettronica di consumo.[35]
Questo approccio si estende a ogni dettaglio, dalla custodia di ricarica fino agli accessori. Per chi desidera il massimo, Bang & Olufsen offre persino una pochette da trasporto in pelle, venduta separatamente alla cifra di 400 dollari, a ulteriore testimonianza del posizionamento del prodotto come accessorio di moda di lusso.[36] I Beo Grace non sono pensati per essere nascosti, ma per essere visti e ammirati, incarnando la filosofia fondamentale del brand danese.
Tecnologia audio senza compromessi
Nonostante l'enfasi sul design, la tecnologia audio non è stata sacrificata. I Beo Grace integrano una cancellazione attiva del rumore (ANC) di altissimo livello, progettata per isolare l'ascoltatore dall'ambiente circostante e offrire un'esperienza sonora pura e immersiva.[36] La qualità del suono è, come da tradizione B&O, eccezionale, con una calibrazione che punta a una riproduzione fedele e dettagliata, degna di un sistema da studio di registrazione.[34]
Un altro elemento di innovazione si trova nella batteria. Bang & Olufsen ha sviluppato una batteria speciale per questo modello, pensata per garantire un'autonomia adeguata senza compromettere le dimensioni e il peso ridotti, essenziali per un design così ricercato.[35] Sebbene le specifiche tecniche dettagliate non siano state completamente divulgate al momento del lancio, l'azienda assicura prestazioni in linea con le aspettative di un prodotto di fascia altissima, combinando l'eccellenza acustica con le funzionalità smart che gli utenti si aspettano, come la connettività Bluetooth avanzata e controlli touch intuitivi.
Un mercato di nicchia: a chi si rivolgono i Beo Grace?
Con un prezzo di 1.500 euro, è evidente che i Beo Grace non sono destinati al mercato di massa. Si posizionano in una categoria a sé stante, quella del "tech jewelry", dove il valore non è dato solo dalle prestazioni, ma anche dal brand, dall'esclusività dei materiali e dal design.[36] Il cliente target è una persona che apprezza l'artigianato, considera la tecnologia un'estensione del proprio stile personale e è disposto a pagare un premium significativo per un prodotto che unisce estetica e funzione in modo impeccabile.
Questo lancio solleva una domanda interessante: c'è spazio per un prodotto così costoso in un mercato dominato da giganti come Apple, Sony e Bose, che offrono prestazioni eccellenti a una frazione del prezzo? La risposta di Bang & Olufsen sembra essere affermativa. Scommettendo sulla propria eredità di design e lusso, l'azienda si ritaglia una nicchia esclusiva, rivolgendosi a quella clientela per cui un paio di auricolari non è solo un modo per ascoltare musica, ma una dichiarazione di stile, simile a un orologio di lusso o a un paio di occhiali firmati.
I Bang & Olufsen Beo Grace sono un prodotto audace e senza compromessi. Rappresentano un ritorno alle radici per un marchio che ha sempre considerato il design importante quanto il suono. Se il loro prezzo possa essere giustificato o meno è una questione soggettiva, ma è innegabile che riescano in un'impresa rara: trasformare un dispositivo elettronico di uso quotidiano in un oggetto del desiderio, un pezzo di artigianato che promette un'esperienza sia uditiva che estetica di altissimo livello. Disponibili in preordine, con consegne previste per novembre 2025, i Beo Grace sono destinati a diventare un'icona per pochi eletti.
Di Alex (del 26/09/2025 @ 16:00:00, in Nuove Tecnologie, letto 609 volte)

Un rendering di un reattore nucleare a neutroni veloci, tecnologia al centro dello sviluppo del nuovo combustibile.
In un mondo alla disperata ricerca di fonti energetiche pulite e affidabili, il settore nucleare continua a evolversi. Rosatom, l'agenzia statale russa per l'energia atomica, ha recentemente annunciato un significativo passo avanti con lo sviluppo di un combustibile di ultima generazione, denominato OS-5. Progettato per i reattori a neutroni veloci, questo nuovo combustibile promette di rendere l'energia nucleare più efficiente, economica e sostenibile, affrontando due delle maggiori criticità del settore: la durata del ciclo e la gestione delle scorie. LEGGI TUTTO
L'evoluzione del combustibile SNUPP e il concetto di "burnup"
Il nuovo combustibile OS-5 rappresenta l'ultima evoluzione della tecnologia SNUPP (Mixed-Oxide, MOX), un tipo di combustibile nucleare che miscela ossidi di uranio e plutonio. Questo approccio è fondamentale per la strategia russa di chiudere il ciclo del combustibile nucleare, un processo che mira a riutilizzare il combustibile esaurito per generare nuova energia, riducendo drasticamente la quantità di rifiuti radioattivi a lunga vita.[31, 32]
La chiave per comprendere l'innovazione dell'OS-5 risiede nel concetto di "burnup". Il burnup misura la quantità di energia estratta da una data massa di combustibile prima che debba essere sostituita; in termini più tecnici, indica la percentuale di atomi pesanti che subiscono la fissione. Un burnup più elevato significa che il combustibile può rimanere nel reattore più a lungo, producendo più energia e generando, a parità di energia prodotta, una minore quantità di scorie.[32] Mentre la prima generazione di combustibile SNUPP era certificata per un burnup del 6%, l'obiettivo per l'OS-5 è raddoppiare questo valore, raggiungendo il 12%.[32]
L'innovazione tecnologica dell'OS-5
La principale innovazione tecnologica dell'OS-5, che gli consente di raggiungere un burnup così elevato, è l'introduzione di uno strato metallico liquido tra il pellet di combustibile e il guscio di rivestimento. Questo strato, composto da una lega di piombo e bismuto, migliora significativamente il trasferimento di calore dal combustibile al refrigerante del reattore. Una migliore conduzione termica permette di operare a temperature più elevate in sicurezza, aumentando l'efficienza complessiva della fissione e consentendo al combustibile di essere "bruciato" più a fondo.[32, 33]
Questo progresso non solo aumenta l'efficienza economica della centrale, estendendo la durata dei cicli operativi tra una ricarica e l'altra, ma ha anche un impatto ambientale positivo. Un burnup raddoppiato significa che la quantità di combustibile esaurito da gestire e stoccare per ogni megawattora di elettricità prodotta viene sostanzialmente ridotta, un passo importante verso un nucleare più sostenibile.[32]
Il contesto: reattori a neutroni veloci e chiusura del ciclo
L'OS-5 è specificamente progettato per i reattori a neutroni veloci, come il BN-800 attualmente in funzione presso la centrale di Beloyarsk e il futuro e più potente BN-1200M, la cui costruzione è in fase di preparazione.[31] A differenza dei reattori tradizionali ad acqua leggera, i reattori veloci possono utilizzare come combustibile non solo l'uranio-235 (raro in natura), ma anche il plutonio e altri attinidi (elementi pesanti) prodotti come scorie nei reattori convenzionali.
Questa capacità è il fulcro della strategia del ciclo chiuso. I reattori veloci possono "bruciare" le scorie più problematiche, trasformandole in elementi con una vita radioattiva molto più breve e, allo stesso tempo, produrre più combustibile di quanto ne consumino (un processo noto come "breeding"). L'introduzione di combustibili avanzati come l'OS-5 è quindi un tassello fondamentale per realizzare un sistema energetico nucleare di IV generazione, in grado di fornire energia pulita per secoli utilizzando le risorse esistenti e minimizzando l'impatto ambientale a lungo termine.[31]
Lo sviluppo del combustibile OS-5 da parte di Rosatom segna un progresso tangibile e significativo nel campo dell'energia nucleare. Andando oltre le promesse teoriche, questa tecnologia offre una soluzione concreta per migliorare l'efficienza economica e la sostenibilità ambientale delle centrali di nuova generazione. Raddoppiando il burnup, l'OS-5 non solo allunga i cicli operativi e riduce i costi, ma contribuisce in modo decisivo all'obiettivo di un ciclo del combustibile chiuso, dove le scorie diventano una risorsa. È un passo che rafforza la posizione della Russia come leader nel settore dei reattori veloci e che potrebbe influenzare il futuro del nucleare a livello globale.
Di Alex (del 26/09/2025 @ 12:00:00, in Mondo Google, letto 1621 volte)

Un tracker Bluetooth compatibile con la rete Find Hub di Google attaccato a un mazzo di chiavi.
Perdere le chiavi, il portafoglio o lo zaino è una frustrazione universale. Mentre gli utenti Apple hanno da tempo potuto contare sugli AirTag e sulla rete "Dov'è", il mondo Android è rimasto frammentato. Ora, con il lancio globale della rete "Find Hub" (Trova il mio dispositivo), Google ha creato un ecosistema unificato e potente che trasforma miliardi di dispositivi Android in un network globale per ritrovare oggetti smarriti, offrendo finalmente un'alternativa diretta e competitiva agli AirTag. LEGGI TUTTO
Come funziona la rete "Find Hub" di Google
Il principio alla base di "Find Hub" è il crowdsourcing. La rete sfrutta la connessione Bluetooth di miliardi di dispositivi Android (con sistema operativo 9 o superiore) in tutto il mondo per creare una mappa anonima e sicura.[29] Quando un oggetto a cui è attaccato un tracker compatibile viene smarrito, il tracker emette un segnale Bluetooth a bassa energia. Qualsiasi dispositivo Android che passa nelle vicinanze rileva questo segnale in modo anonimo e invia la posizione del tracker ai server di Google.
Il proprietario dell'oggetto smarrito può quindi aprire l'app "Find Hub" e visualizzare sulla mappa l'ultima posizione nota del suo tracker.[29] L'intero processo è protetto da crittografia end-to-end: Google stessa non può vedere la posizione degli oggetti, e i dati di localizzazione sono criptati utilizzando il PIN, la sequenza o la password del dispositivo del proprietario, garantendo la privacy di tutti i partecipanti alla rete.[29] La rete è in grado di localizzare gli oggetti anche quando questi sono offline, sfruttando appunto la capillarità dei dispositivi Android circostanti.
Le funzionalità chiave e i tracker compatibili
L'app "Find Hub" offre diverse modalità per ritrovare un oggetto. Se il tracker è nelle vicinanze, è possibile farlo suonare tramite il comando "Riproduci suono". Per una localizzazione più precisa, la funzione "Trova nelle vicinanze" mostra un'interfaccia visiva che indica la prossimità all'oggetto, con una grafica che si riempie man mano che ci si avvicina.[29] È anche possibile chiedere all'Assistente Google di localizzare gli oggetti con comandi vocali come "Hey Google, trova le mie chiavi".
A differenza del sistema chiuso di Apple, Google ha aperto la sua rete a produttori di terze parti. Per sapere quali accessori sono compatibili, basta cercare il badge "Works with Android".[29] Tra i primi e più noti partner ci sono Chipolo e Tile, che offrono tracker di varie forme e dimensioni (Mate, Pro, Slim) per adattarsi a portafogli, chiavi o bagagli.[30] Anche altri brand, come Pixbee (con tag a tema Disney) e il produttore di valigie July, si stanno unendo all'ecosistema, ampliando la scelta per gli utenti.[29] Questi tracker offrono funzionalità aggiuntive tramite le loro app, come avvisi quando ci si allontana da un oggetto.
Non solo oggetti: trovare i propri dispositivi Android
Oltre a tracciare oggetti tramite tag esterni, la funzione principale di "Find Hub" rimane quella di localizzare i propri dispositivi Android, come smartphone, tablet e accessori connessi come i Pixel Buds.[30] Questa funzionalità è integrata nativamente nel sistema operativo e non richiede hardware aggiuntivo. Attraverso l'app o il sito web, è possibile visualizzare la posizione del dispositivo in tempo reale su una mappa, farlo squillare anche se in modalità silenziosa, bloccarlo da remoto mostrando un messaggio sullo schermo o, come ultima risorsa, cancellare tutti i dati per proteggere la propria privacy.[30]
Una delle caratteristiche più potenti è la capacità di trovare i dispositivi anche quando sono offline o la batteria è scarica. Sfruttando la stessa rete crowdsourced dei tracker, il sistema può riportare l'ultima posizione nota del dispositivo prima che si spegnesse, aumentando notevolmente le possibilità di recupero.[29] È anche possibile condividere in modo sicuro la propria posizione con amici e familiari per un periodo di tempo limitato, direttamente dall'app.
Con "Find Hub", Google ha finalmente colmato un'importante lacuna nell'ecosistema Android. Creando una rete aperta, sicura e globale, non solo offre uno strumento potente e gratuito per ritrovare i propri dispositivi, ma apre anche un mercato competitivo per i tracker di oggetti, dando agli utenti la libertà di scegliere l'hardware che preferiscono. Sebbene gli AirTag di Apple rimangano un'opzione eccellente all'interno del loro ecosistema, Android ora possiede un'alternativa altrettanto valida e potenzialmente ancora più vasta, grazie all'immensa diffusione dei suoi dispositivi nel mondo.

Il nuovo Microsoft Surface Laptop Copilot+ PC in colorazione platino, caratterizzato da un design pulito e minimalista.
Microsoft ha lanciato la sua sfida più diretta al dominio dei MacBook di Apple con la nuova generazione di Surface Laptop, i primi a fregiarsi del marchio "Copilot+ PC". Questi dispositivi non rappresentano un semplice aggiornamento hardware, ma un cambio di paradigma per il mondo Windows, basato sui nuovi e potenti processori Snapdragon X di Qualcomm. L'obiettivo è chiaro: eguagliare e superare i portatili di Cupertino in termini di prestazioni, efficienza energetica e, soprattutto, intelligenza artificiale. LEGGI TUTTO
Hardware premium e l'architettura ARM di Qualcomm
Il nuovo Surface Laptop si presenta con la consueta qualità costruttiva che contraddistingue la linea, caratterizzata da un telaio in alluminio rigido e un design minimalista spesso paragonato a quello dei MacBook.[23] Disponibile nelle versioni da 13.8 e 15 pollici, vanta un display touchscreen PixelSense con refresh rate a 120 Hz, cornici sottili e una qualità d'immagine molto apprezzata dagli utenti.[24, 25] La vera rivoluzione, però, si trova all'interno.
Abbandonando la tradizionale architettura x86 di Intel, Microsoft ha puntato tutto sui nuovi processori Snapdragon X di Qualcomm, basati su architettura ARM. I modelli disponibili sono lo Snapdragon X Plus (10 core) e il più potente Snapdragon X Elite (12 core).[25] Questa scelta mira a replicare il successo ottenuto da Apple con i suoi chip della serie M, offrendo un connubio di prestazioni elevate e un'efficienza energetica senza precedenti nel mondo Windows. La batteria, infatti, è uno dei punti di forza più citati, con una durata che può superare le 12 ore di utilizzo reale e arrivare fino a 20-22 ore di riproduzione video locale, permettendo di lavorare un'intera giornata senza bisogno del caricabatterie.[23, 25, 26]
Copilot+ PC: l'intelligenza artificiale al centro dell'esperienza
Il suffisso "Copilot+" non è solo marketing. Questi nuovi Surface sono progettati per sfruttare al massimo le funzionalità di intelligenza artificiale integrate in Windows. Il cuore di questa strategia è la NPU (Neural Processing Unit) Qualcomm Hexagon, un co-processore dedicato in grado di eseguire 45 trilioni di operazioni al secondo (TOPS).[25, 27] Questa NPU gestisce i carichi di lavoro legati all'IA direttamente sul dispositivo, senza dover dipendere costantemente dal cloud, migliorando velocità e privacy.
Le funzionalità AI includono strumenti come "Restyle" nell'app Foto, che permette di modificare lo stile delle immagini, e "Cocreator" in Paint, che genera immagini a partire da schizzi e descrizioni testuali.[27] Tuttavia, le recensioni iniziali indicano che l'integrazione dell'IA è ancora un "lavoro in corso". Sebbene alcune funzioni basate su NPU siano promettenti, l'esperienza complessiva di Copilot può risultare frammentata e mancano ancora funzionalità chiave in app native, come la ricerca intelligente di foto o la pianificazione automatica nel calendario.[26] L'hardware sembra essere pronto, ma il software deve ancora raggiungere la piena maturità.
Prestazioni, compatibilità e limiti
Le prestazioni generali del Surface Laptop con Snapdragon X sono eccellenti per la produttività, la navigazione web e il consumo di contenuti multimediali. L'architettura ARM garantisce un sistema scattante e reattivo.[26] Tuttavia, emergono due aree di criticità: la compatibilità software e le prestazioni in ambito gaming e carichi di lavoro intensivi. Sebbene Microsoft abbia sviluppato un potente strato di emulazione (Prism) per eseguire le vecchie applicazioni x86, alcuni software specifici potrebbero ancora presentare problemi di compatibilità.[26]
Per quanto riguarda i carichi di lavoro pesanti, come il rendering video o il gaming, il dispositivo mostra i suoi limiti. Durante l'esportazione di un video 4K, ad esempio, il Surface si è dimostrato più veloce di un MacBook Air M3, ma a costo di un consumo di batteria notevolmente superiore (un calo del 14% contro l'1% del Mac).[28] Nel gaming, è possibile giocare, ma spesso a compromessi, con framerate intorno ai 30 fps e impostazioni grafiche medio-basse.[26] Questo posiziona il Surface Laptop come un eccellente ultrabook per la produttività e l'uso quotidiano, ma non come una workstation o una macchina da gioco.
Il Microsoft Surface Laptop Copilot+ PC è un prodotto di svolta. Rappresenta la migliore alternativa Windows a un MacBook Air mai realizzata, con una qualità costruttiva impeccabile, una durata della batteria eccezionale e prestazioni brillanti per l'utente medio.[23, 28] La scommessa sull'architettura ARM e sull'IA on-device è coraggiosa e pone le basi per il futuro del personal computing. Tuttavia, l'ecosistema software AI ha bisogno di maturare per esprimere appieno il potenziale dell'hardware. Per chi cerca un portatile premium per lavoro, studio e intrattenimento, è una scelta eccellente; chi necessita di compatibilità software universale o di potenza per carichi specifici dovrebbe invece valutare attentamente i compromessi.
Di Alex (del 25/09/2025 @ 20:00:00, in Nuove Tecnologie, letto 744 volte)

Una rappresentazione artistica della struttura multistrato del grafene curvato, chiave della nuova tecnologia.
E se potessimo ricaricare i nostri dispositivi in pochi secondi anziché in ore? Questa promessa, a lungo confinata nel regno della fantascienza, si avvicina alla realtà grazie a una scoperta rivoluzionaria dei ricercatori della Monash University, in Australia. Il team ha sviluppato un nuovo materiale a base di grafene che permette ai supercondensatori di immagazzinare un'energia paragonabile a quella delle batterie al piombo, ma con la capacità di erogarla e ricaricarsi quasi istantaneamente. LEGGI TUTTO
Supercondensatori vs Batterie: il dilemma energetico
Per comprendere la portata di questa innovazione, è essenziale distinguere tra batterie e supercondensatori. Le batterie, come quelle agli ioni di litio nei nostri smartphone, immagazzinano energia attraverso lente reazioni chimiche. Questo processo garantisce un'alta densità energetica (molta energia in poco spazio), ma limita drasticamente la velocità di carica e scarica. I supercondensatori, al contrario, immagazzinano energia elettrostaticamente, come una carica statica su una superficie. Questo permette loro di caricarsi e scaricarsi in pochi secondi, ma storicamente la loro densità energetica era molto bassa, rendendoli inadatti per la maggior parte delle applicazioni pratiche.[20, 21]
La sfida è sempre stata quella di creare un dispositivo che combinasse il meglio dei due mondi: l'alta capacità di una batteria e la velocità di un supercondensatore. Il limite principale dei supercondensatori tradizionali a base di carbonio era che solo una piccola frazione della superficie del materiale era effettivamente accessibile agli ioni per l'accumulo di carica, sprecando gran parte del potenziale.[22]
La scoperta: grafene curvato e ricottura termica rapida
Il team della Monash University, guidato dal professor Mainak Majumder, ha superato questo ostacolo sviluppando un nuovo approccio. Partendo dalla grafite naturale, hanno creato un'architettura materiale innovativa chiamata ossido di grafene ridotto multiscala (M-rGO).[22] La vera svolta, tuttavia, è avvenuta modificando il processo di trattamento termico. Applicando una "ricottura termica rapida" (rapid thermal annealing) a un precursore di ossido di grafite, i ricercatori sono riusciti a creare una struttura di grafene altamente curvata.[20]
Questa curvatura non è casuale: crea percorsi e canali ottimizzati che permettono agli ioni di muoversi rapidamente e di accedere a una porzione molto più ampia della superficie del materiale. In pratica, hanno "sbloccato" il potenziale di accumulo del grafene, mantenendo al contempo la sua eccezionale conduttività. Il risultato è un materiale che supporta sia un'elevata densità di energia che un'altissima densità di potenza, ovvero la capacità di erogare quell'energia molto velocemente.[22]
Prestazioni da record e applicazioni future
I risultati ottenuti sono straordinari. Assemblati in dispositivi a cella a sacchetto (pouch cell), i nuovi supercondensatori hanno raggiunto densità energetiche volumetriche fino a 99.5 Wh/L (wattora per litro), paragonabili a quelle delle batterie al piombo-acido, e densità di potenza fino a 69.2 kW/L (kilowatt per litro), un valore tra i più alti mai registrati per supercondensatori a base di carbonio.[21, 22] Inoltre, hanno dimostrato un'eccellente stabilità a lungo termine, sopportando numerosi cicli di carica e scarica senza degrado significativo.
Le potenziali applicazioni di questa tecnologia sono vastissime e potrebbero rivoluzionare interi settori. Si va dai veicoli elettrici, che potrebbero ricaricarsi nel tempo di un pieno di benzina, alla stabilizzazione delle reti elettriche, assorbendo e rilasciando istantaneamente l'energia prodotta da fonti rinnovabili intermittenti come il solare e l'eolico. Potrebbe inoltre dare vita a una nuova generazione di elettronica di consumo, eliminando per sempre i lunghi tempi di attesa per la ricarica.[20] Il processo, inoltre, è scalabile e compatibile con la grafite, una materia prima abbondante, anche in Australia, aprendo la strada a una produzione industriale.[21]
La commercializzazione è già in corso attraverso Ionic Industries, una spin-out della Monash University, che sta già producendo quantità commerciali del nuovo materiale a base di grafene.[22] Sebbene la strada per vedere questa tecnologia nei nostri smartphone sia ancora lunga, questa ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista *Nature Communications*, rappresenta un passo fondamentale verso un futuro in cui l'energia sarà non solo abbondante e pulita, ma anche istantaneamente accessibile. Il sogno di una ricarica in pochi secondi non è più solo un'utopia.

Il DJI Mini 5 Pro in volo, un drone che racchiude tecnologia da top di gamma in un corpo ultraleggero.
DJI ha alzato nuovamente l'asticella nel mercato dei droni consumer con il lancio, il 17 settembre 2025, del nuovo Mini 5 Pro. Questo modello non è un semplice aggiornamento, ma una vera e propria rivoluzione che ridefinisce le potenzialità della categoria sotto i 250 grammi. Per la prima volta, un drone così leggero e compatto integra un sensore di livello professionale da 1 pollice, colmando di fatto il divario con i modelli più grandi e costosi e rendendo la qualità d'immagine "pro" accessibile a tutti. LEGGI TUTTO
Il cuore della rivoluzione: la fotocamera con sensore da 1 pollice
La novità più significativa del DJI Mini 5 Pro è senza dubbio il suo comparto fotografico, costruito attorno a un sensore CMOS da 1 pollice, una dimensione finora riservata a droni di categoria superiore come la serie Air.[17, 18] Questo sensore, abbinato a un'apertura f/1.8, permette di scattare fotografie a 50 megapixel e di catturare una quantità di luce e dettagli impensabile per i precedenti modelli Mini. I benefici pratici sono enormi: le prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione sono drasticamente migliorate, e la gamma dinamica si estende fino a 14 stop (EV), garantendo immagini ricche di sfumature sia nelle ombre che nelle alte luci.[17, 18]
Anche le capacità video fanno un balzo in avanti qualitativo. Il Mini 5 Pro può registrare filmati in 4K fino a 120 fotogrammi al secondo, consentendo slow-motion fluidi e di alta qualità, e supporta la registrazione in 4K HDR a 60 fps. Per i videomaker più esigenti, è stata introdotta la registrazione a 10-bit con profilo colore D-Log M, che offre la massima flessibilità in fase di color grading professionale.[18] A completare il pacchetto c'è un gimbal meccanico a 3 assi con una rotazione fino a 225 gradi, che permette di realizzare riprese verticali native perfette per i social media, senza perdita di qualità.[17, 19]
Prestazioni di volo e sicurezza: oltre ogni limite
Il Mini 5 Pro non eccelle solo nella qualità d'immagine, ma anche nelle prestazioni di volo e nella sicurezza. Il drone raggiunge una velocità massima di 42 mph (circa 67 km/h) e una velocità di salita di 10 m/s, risultando notevolmente più scattante e reattivo del suo predecessore.[17] L'innovazione più importante in termini di sicurezza è l'aggiornamento del sistema di rilevamento ostacoli. Il nuovo "Omnidirectional Vision Sensing System" è ora potenziato da sensori LiDAR frontali, una tecnologia che utilizza impulsi laser per mappare l'ambiente con estrema precisione. Questo si traduce in una capacità di evitare gli ostacoli molto più affidabile, specialmente in condizioni di luce difficili o durante i voli notturni.[17, 18]
L'autonomia di volo, da sempre un punto cruciale, raggiunge nuovi record. Con la batteria standard, il Mini 5 Pro garantisce fino a 36 minuti di volo.[18] Ma la vera novità è la "Intelligent Flight Battery Plus", una batteria opzionale che estende l'autonomia a un'incredibile durata di 52 minuti, un valore leader nel settore.[17, 19] È importante notare che questa batteria opzionale porta il peso totale del drone al di sopra della soglia dei 250 grammi, rendendola non disponibile in Europa per mantenere la classificazione C0 che esonera da molteplici obblighi normativi.[17]
Prezzi, disponibilità e kit
Il DJI Mini 5 Pro è stato lanciato inizialmente in Canada ed Europa, con prezzi e disponibilità per gli Stati Uniti ancora da confermare al momento del debutto.[17] Il drone viene offerto in diverse configurazioni per soddisfare le esigenze di vari utenti.
- Kit Base (DJI RC-N3): Include il drone, il radiocomando standard RC-N3 (da usare con lo smartphone), una batteria e accessori base. Prezzo di partenza circa 799 €.
- Fly More Combo (DJI RC-N3): Aggiunge al kit base due batterie extra, un hub di ricarica a due vie, un set di filtri ND, una borsa per il trasporto e eliche di ricambio. Prezzo circa 999 €.
- Fly More Combo (DJI RC 2): Identico al precedente, ma sostituisce il radiocomando standard con il DJI RC 2, dotato di schermo integrato ad alta luminosità. Prezzo circa 1.129 €.
- Fly More Combo Plus (DJI RC 2): Disponibile solo nei mercati che lo consentono (non in Europa), include le tre batterie "Intelligent Flight Battery Plus" da 52 minuti di autonomia.
Il DJI Mini 5 Pro rappresenta un punto di svolta. Integrando tecnologie da top di gamma in un corpo che rispetta i limiti normativi più permissivi, DJI ha di fatto eliminato il compromesso tra portabilità e qualità. Non è più necessario scegliere tra un drone "legale ma limitato" e uno "potente ma restrittivo". Questo modello si impone come il nuovo punto di riferimento per quasi ogni tipo di utente, dal principiante che cerca la massima qualità possibile all'appassionato esigente che non vuole rinunciare alla comodità, diventando la scelta quasi obbligata nel panorama dei droni compatti.

I primi esemplari di iPhone 17 Pro hanno mostrato una sorprendente vulnerabilità a graffi e scheggiature.
Il lancio dei nuovi iPhone 17 Pro e Pro Max, avvenuto il 19 settembre, è stato immediatamente offuscato da un'ondata di lamentele. A poche ore dall'arrivo sul mercato, utenti e recensori hanno iniziato a segnalare un'inattesa fragilità, coniando il termine "scratchgate". I nuovi modelli, infatti, sembrano estremamente inclini a graffi e scheggiature, un netto passo indietro rispetto alla robustezza dei predecessori. Analizziamo le cause tecniche di questa controversa vulnerabilità. LEGGI TUTTO
La causa principale: il ritorno all'alluminio anodizzato
Il cuore del problema "scratchgate" risiede in una precisa scelta materica da parte di Apple: l'abbandono del più resistente e prestigioso titanio, utilizzato per la scocca degli iPhone 16 Pro, in favore di un telaio unibody in alluminio anodizzato colorato. Questa decisione, probabilmente dettata da esigenze di design o di costo, ha avuto conseguenze dirette sulla durabilità percepita del dispositivo. Il processo di anodizzazione crea uno strato superficiale di colore che può essere paragonato al guscio di una caramella: una volta scalfito, rivela il materiale sottostante.
Nel caso dell'iPhone 17 Pro, sotto la verniciatura si trova il colore naturale e argenteo dell'alluminio. Di conseguenza, anche un graffio superficiale, causato dal semplice contatto con chiavi o monete in tasca, diventa immediatamente e vistosamente evidente, specialmente sui modelli con colorazioni scure come il "Deep Blue" o il nuovo "Cosmic Orange". Numerose testimonianze, emerse sui social media e confermate da autorevoli testate come Bloomberg, hanno documentato come le unità demo negli Apple Store mostrassero segni di usura già poche ore dopo l'esposizione, deludendo le aspettative di chi acquista un dispositivo "Pro".
Un difetto di progettazione aggravante: il bordo tagliente del blocco fotocamere
Oltre alla generale suscettibilità ai graffi del materiale, analisi tecniche approfondite, come quelle condotte dal noto youtuber JerryRigEverything, hanno portato alla luce un secondo difetto, ancora più critico e legato a una precisa scelta di design. Il blocco fotocamere dei modelli 17 Pro e Pro Max è stato progettato con un angolo vivo, a 90 gradi, invece che con un bordo smussato o "cianfrinato" (chamfered edge).
Questa decisione contravviene a uno standard industriale (ISO) per la lavorazione dell'alluminio anodizzato. Secondo tali standard, gli spigoli vivi rappresentano punti deboli intrinseci, dove il rivestimento colorato è più sottile e quindi estremamente più incline a scheggiarsi ("chipping"). Questo non è più un problema di usura estetica, ma un vero e proprio difetto di progettazione che rende una delle parti più esposte del telefono vulnerabile a danni permanenti e non riparabili, anche a seguito di impatti minimi. Un urto con una moneta può bastare per far saltare un frammento di vernice dall'angolo del blocco fotocamere.
Il contrasto con iPhone Air e la soluzione dell'utente
L'aspetto più paradossale della vicenda è che il nuovo iPhone Air, il modello più sottile di sempre presentato insieme alla linea Pro, non soffre di questo problema. La sua scocca, infatti, è realizzata in titanio lucido, un materiale intrinsecamente più resistente ai graffi e privo dei punti deboli legati all'anodizzazione. Questa differenza ha alimentato il dibattito, suggerendo che la scelta dell'alluminio per i modelli Pro sia stata un compromesso deliberato, che ha sacrificato la durabilità, un tempo fiore all'occhiello della gamma "Pro", in favore di altre priorità, forse estetiche o produttive.
Di fronte a questa situazione, la soluzione per gli utenti è tanto semplice quanto frustrante: l'unica maniera efficace per proteggere il proprio investimento è utilizzare una custodia protettiva fin dal primo giorno. Una cover può infatti salvaguardare sia il telaio in alluminio dall'usura quotidiana, sia il vulnerabile spigolo del comparto fotografico da scheggiature accidentali. Questa necessità, tuttavia, ha generato un acceso dibattito nella community, divisa tra chi accetta la custodia come una prassi normale e chi lamenta di dover nascondere il design di un dispositivo da oltre 1300 euro per proteggerlo da difetti di fabbricazione.
In conclusione, lo "scratchgate" dell'iPhone 17 Pro non è un'esagerazione mediatica, ma il risultato di due problemi concreti: una scelta materica che rende il telefono prono a graffi visibili e un difetto di design che espone il blocco fotocamere a danni permanenti. Per un dispositivo che porta il suffisso "Pro", sinonimo di prestazioni e affidabilità superiori, si tratta di un passo falso significativo. Resta da vedere se questa vicenda influenzerà le future scelte di design di Apple o se rappresenta un nuovo standard in cui l'estetica prevale sulla robustezza.
Di Alex (del 25/09/2025 @ 07:00:00, in Software e Sicurezza, letto 1043 volte)
Una linea di produzione di auto Jaguar ferma e buia, con un lucchetto digitale rosso proiettato in primo piano.
Un devastante attacco informatico, rivendicato dal gruppo criminale Scattered Spider, ha messo in ginocchio Jaguar Land Rover (JLR) a partire dai primi di settembre. L'offensiva ha paralizzato l'intera infrastruttura digitale del colosso automobilistico, costringendo all'arresto completo della produzione negli stabilimenti chiave e bloccando le vendite e le immatricolazioni a livello globale. Un colpo durissimo che evidenzia la crescente vulnerabilità del settore automotive alle minacce informatiche. LEGGI TUTTO
Produzione ferma e concessionarie paralizzate
L'attacco, iniziato intorno al 31 agosto 2025, ha avuto conseguenze immediate e catastrofiche. Per contenere i danni, JLR ha dovuto spegnere la sua intera rete informatica, bloccando di fatto ogni operazione digitale critica. Le linee di montaggio negli strategici stabilimenti inglesi di Halewood e Solihull sono state fermate, con un impatto diretto sulla produzione di migliaia di veicoli. La paralisi si è estesa a macchia d'olio a tutta la catena del valore: dalla logistica alla gestione dei ricambi, fino alla rete di vendita.
Le concessionarie di tutto il mondo si sono trovate improvvisamente nell'impossibilità di operare. Senza accesso ai sistemi centrali, è diventato impossibile configurare nuovi ordini, immatricolare veicoli già pronti per la consegna o persino gestire gli appuntamenti per l'assistenza tecnica. Un vero e proprio blackout operativo che sta causando danni economici per milioni di euro al giorno e un grave danno d'immagine per il marchio, proprio mentre tentava di riprendersi da un periodo difficile segnato dalla crisi dei chip e dalla transizione elettrica.
L'ombra del ransomware e la rivendicazione
Dietro l'attacco c'è la firma del gruppo hacker Scattered Spider. Secondo le prime indagini, i criminali avrebbero sfruttato una vulnerabilità in un software di terze parti, il sistema SAP Netweaver, utilizzato da JLR per la gestione delle sue operazioni. Sebbene l'azienda abbia dichiarato che, al momento, non ci sono prove di un furto di dati sensibili dei clienti, l'ipotesi più accreditata è che si tratti di un attacco ransomware. L'obiettivo dei criminali sarebbe quindi quello di estorcere un ingente riscatto in criptovaluta in cambio dello sblocco dei sistemi informatici presi in ostaggio.
Questo gravissimo incidente mette a nudo la fragilità delle supply chain industriali moderne, sempre più interconnesse e dipendenti dal digitale. Un singolo punto di rottura, come la compromissione di un software, può innescare un effetto domino capace di fermare un gigante globale. Il caso di Jaguar Land Rover è un campanello d'allarme per l'intero settore automotive, che si scopre un obiettivo sempre più attraente per i cybercriminali a causa dell'enorme quantità di dati sensibili gestiti e dell'impatto economico immediato che un blocco operativo può generare.
La vicenda di Jaguar Land Rover è un duro promemoria di come la cybersecurity sia diventata una priorità assoluta e non più un semplice costo operativo. Mentre l'azienda lavora senza sosta per ripristinare i sistemi e riavviare la produzione, il mondo osserva con attenzione. La rapidità e l'efficacia della risposta di JLR non determineranno solo il suo futuro a breve termine, ma potrebbero anche diventare un caso di studio cruciale per la gestione delle crisi informatiche nell'era dell'industria 4.0.
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