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Energia osmotica: la blue energy degli estuari
Di Alex (del 03/02/2026 @ 10:00:00, in Sviluppo Sostenibile, letto 28 volte)
Impianto di energia osmotica con membrane semipermeabili all'estuario di un fiume
Dove i fiumi incontrano il mare, la differenza di salinità genera pressione osmotica. Questa forza naturale può produrre elettricità attraverso membrane semipermeabili, offrendo una fonte rinnovabile costante e massiccia ancora largamente inesplorata commercialmente. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il principio fisico dell'osmosi a pressione ritardata
L'energia osmotica, nota anche come blue energy o energia salina, sfrutta un fenomeno chimico-fisico fondamentale: quando due soluzioni con concentrazioni saline diverse sono separate da una membrana semipermeabile, l'acqua tende a migrare spontaneamente dalla soluzione meno concentrata a quella più concentrata, creando una pressione fisica misurabile chiamata pressione osmotica.
Negli estuari, dove fiumi di acqua dolce incontrano il mare, questa differenza di salinità è naturalmente presente e costante. L'acqua marina ha una concentrazione salina di circa trentacinque grammi per litro, mentre l'acqua dolce fluviale è praticamente priva di sali. Questa differenza di concentrazione genera una pressione osmotica teorica equivalente a circa ventisei atmosfere, comparabile alla pressione esercitata da una colonna d'acqua alta duecentosettanta metri.
Il processo di generazione elettrica osmotica, chiamato PRO (Pressure Retarded Osmosis), convoglia acqua dolce e acqua marina in camere separate da una membrana semipermeabile. L'acqua dolce attraversa la membrana verso il lato marino, aumentando il volume e la pressione della camera salina. Questa pressione aziona turbine idrauliche connesse a generatori elettrici, producendo energia pulita senza emissioni o combustibili.
Potenziale energetico globale degli estuari
Il potenziale teorico dell'energia osmotica è immenso. Secondo stime dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Rinnovabile, se tutti gli estuari del pianeta fossero sfruttati ottimalmente, l'energia osmotica potrebbe generare circa duemila terawattora all'anno, equivalenti a circa il dieci percento del consumo elettrico globale attuale. Singoli grandi estuari come quelli del Rio delle Amazzoni, del Congo o del Gange potrebbero generare ciascuno diversi gigawatt di potenza continua.
Il vantaggio distintivo dell'energia osmotica rispetto ad altre rinnovabili è la costanza: a differenza del solare e dell'eolico, che sono intermittenti, il flusso di fiumi verso il mare è continuo ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni all'anno. Questo rende l'energia osmotica una fonte di carico di base, capace di sostituire centrali termiche o nucleari senza necessità di sistemi di accumulo.
Le sfide tecnologiche delle membrane
La principale barriera tecnologica all'energia osmotica commerciale è l'efficienza e la durabilità delle membrane semipermeabili. Le membrane devono essere abbastanza porose da permettere un flusso rapido di acqua dolce, ma abbastanza selettive da bloccare quasi completamente il passaggio di ioni salini. Inoltre, devono resistere a biofouling, accumulo di sedimenti, pressioni meccaniche e corrosione salina per anni di operatività continua.
Le membrane attuali, tipicamente composte da poliammide o acetato di cellulosa modificato, raggiungono efficienze di conversione energetica intorno al due-tre percento della pressione osmotica teorica. Ricerche recenti su membrane a nanotubi di carbonio, grafene funzionalizzato e materiali biomimetici ispirati alle membrane cellulari naturali promettono miglioramenti significativi, con laboratori che riportano efficienze sperimentali fino al cinque-sette percento.
Un'altra sfida è la densità di potenza per metro quadrato di membrana. Gli impianti pilota attuali generano circa uno-due watt per metro quadrato di membrana, il che significa che per produrre un megawatt servirebbero circa cinquecentomila-un milione di metri quadrati di superficie membranosa, richiedendo impianti molto estesi.
Progetti pilota e prospettive commerciali
Il primo impianto pilota di energia osmotica al mondo fu inaugurato in Norvegia nel duemilaotto dalla compagnia energetica Statkraft sull'estuario del fiume Glomma. Sebbene l'impianto fosse piccolo e principalmente dimostrativo, validò la fattibilità tecnica del concetto. Successivamente, altri progetti pilota sono stati avviati nei Paesi Bassi, in Giappone e in Corea del Sud.
Il principale ostacolo alla commercializzazione rimane il costo. Le membrane ad alte prestazioni sono costose da produrre e da mantenere, e la necessità di vaste superfici membranose rende gli investimenti iniziali molto elevati. Tuttavia, con il progresso dei materiali nanotecnologici e la riduzione dei costi di produzione delle membrane, molti analisti energetici prevedono che l'energia osmotica potrebbe diventare competitiva economicamente entro il prossimo decennio, specialmente in paesi con grandi estuari fluviali e alta domanda energetica costante.
L'energia osmotica rappresenta una delle frontiere più promettenti delle rinnovabili, sfruttando un fenomeno naturale continuo e globalmente abbondante. Se le sfide tecnologiche delle membrane verranno superate, gli estuari del mondo potrebbero trasformarsi in centrali elettriche pulite, fornendo energia di base costante che integra perfettamente le fonti intermittenti come solare ed eolico nella transizione verso sistemi energetici completamente decarbonizzati.
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