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Articoli del 31/01/2026
Di Alex (pubblicato @ 07:00:00 in Tecnologia, letto 15 volte)
Bassorilievo assiro mostra trasporto di lamassu su slitta trainata da centinaia di prigionieri
I lamassu, colossali tori alati con testa umana che custodivano le porte dei palazzi assiri, pesavano fino a 40 tonnellate. I bassorilievi del palazzo di Sennacherib a Ninive documentano visivamente il loro trasporto: un'impresa logistica straordinaria che impiegava centinaia di prigionieri, slitte di legno massicce e coordinazione militare. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
L'Impero Assiro: potenza militare e propaganda monumentale
L'Impero Neo-Assiro, che dominò il Vicino Oriente tra il nono e il settimo secolo avanti Cristo, fu la prima superpotenza militare mondiale. La sua capitale, Ninive, situata nell'attuale Iraq settentrionale vicino a Mosul, raggiunse una popolazione stimata di oltre 100.000 abitanti, enorme per gli standard dell'epoca. L'impero si estendeva dall'Egitto alla Persia, dall'Anatolia al Golfo Persico, controllando rotte commerciali strategiche e risorse naturali vitali.
La potenza assira si basava su un esercito professionale permanente, innovazione rivoluzionaria in un'epoca dove la maggior parte degli eserciti erano milizie stagionali di contadini. Cavaleria, carri da guerra, macchine d'assedio, ingegneri militari specializzati nel superamento di fortificazioni: gli assiri svilupparono una macchina bellica senza precedenti per sofisticazione e brutalità. Le cronache assire, incise su stele e cilindri, documentano senza censure deportazioni di massa, distruzioni di città ribelli e torture pubbliche di nemici sconfitti.
Ma la propaganda assira non si limitava alla violenza. I re commissionavano palazzi monumentali decorati con bassorilievi elaborati che celebravano vittorie militari, cacce reali e rituali religiosi. Questi bassorilievi servivano funzione propagandistica multipla: intimidire visitatori stranieri, legittimare il potere regale attraverso associazioni divine, e documentare visivamente le gesta imperiali per la posterità. In questo contesto nascono i lamassu, guardiani monumentali che incarnavano il potere assiro in forma architettonica.
Lamassu: iconografia e significato religioso
Il lamassu è una creatura composita: corpo di toro o leone, ali di aquila, e testa umana barbuta che indossa la tiara conica tipica della divinità mesopotamica. Questa combinazione non è casuale ma simbolicamente densa. Il corpo taurino rappresenta la forza fisica bruta e la fertilità. Le ali aquiline simboleggiano la divinità e la capacità di muoversi tra cielo e terra. La testa umana barbuta indica intelligenza, saggezza e sovranità. La tiara conica conferma lo status divino o semi-divino della creatura.
Nel pantheon mesopotamico, i lamassu erano spiriti protettori benevoli, guardiani che allontanavano demoni e forze malefiche. Posizionare lamassu colossali agli ingressi dei palazzi reali trasferiva questa protezione soprannaturale all'edificio e al suo occupante. Chiunque entrasse doveva passare letteralmente sotto lo sguardo di queste creature divine, un'esperienza psicologicamente potente che sottolineava la natura sacra e invalicabile dello spazio interno.
I lamassu assiri presentano una peculiarità scultorea affascinante: hanno cinque zampe invece di quattro. Visti frontalmente, mostrano due zampe anteriori parallele in posizione statica e maestosa. Visti lateralmente, mostrano quattro zampe in posizione di camminata dinamica. Questa soluzione artistica permette alla scultura di apparire corretta sia da fronte che da lato, adattandosi alla percezione del visitatore che si avvicina e poi passa accanto al guardiano. È un esempio precoce di arte che considera il movimento dell'osservatore nello spazio.
Scale e peso: l'ingegneria del colosso
I lamassu più grandi mai realizzati si trovavano nel palazzo di Sargon II a Dur-Sharrukin, moderna Khorsabad, e nel palazzo di Sennacherib a Ninive. Questi colossi raggiungevano altezze di 5-6 metri, con pesi stimati tra 30 e 40 tonnellate. Per contestualizzare: un elefante africano adulto pesa circa 6 tonnellate; i lamassu più grandi pesavano quanto sei elefanti.
Le sculture erano ricavate da singoli blocchi di calcare alabastrino o di basalto, cave estratte da depositi naturali situati a decine di chilometri dai siti di installazione. La scelta della pietra era critica: doveva essere abbastanza tenera da permettere lavorazione dettagliata con scalpelli di bronzo o ferro, ma abbastanza dura da resistere agli agenti atmosferici per secoli. Il calcare alabastrino, composto principalmente di gesso cristallizzato, offriva questo compromesso ideale: relativamente tenero durante la lavorazione ma indurente con l'esposizione all'aria.
Gli scultori lavoravano direttamente in cava per ridurre il peso da trasportare. Abbozzavano la forma generale del lamassu rimuovendo materiale in eccesso, lasciando solo la massa approssimativa necessaria. La rifinitura dettagliata, inclusi i riccioli della barba, le piume delle ali, le iscrizioni cuneiformi sulle superfici, veniva completata dopo il trasporto e l'installazione finale. Questo approccio riduceva il peso trasportato di diverse tonnellate, differenza critica considerando la tecnologia di movimento disponibile.
Il trasporto: testimonianza nei bassorilievi
La nostra conoscenza del trasporto dei lamassu non deriva da speculazioni archeologiche ma da documentazione visiva diretta. I bassorilievi del palazzo di Sennacherib a Ninive includono sequenze narrative dettagliate che mostrano esattamente come questi colossi venivano spostati dalle cave ai palazzi. Queste rappresentazioni costituiscono una delle documentazioni più preziose di ingegneria antica mai scoperte.
I bassorilievi mostrano il lamassu posizionato su una slitta massiccia costruita con travi di legno spesse. La slitta fungeva da piattaforma mobile che distribuiva il peso su una superficie ampia, riducendo la pressione sul terreno e prevenendo l'affondamento. Il fondo della slitta era probabilmente rinforzato con strisce metalliche o legno particolarmente duro per ridurre l'attrito durante il trascinamento.
Centinaia di prigionieri di guerra e lavoratori forzati, organizzati in squadre, tiravano corde massicce attaccate alla slitta. I bassorilievi mostrano chiaramente le file di uomini, spesso in catene, che si affaticano allo stesso ritmo coordinato. Supervisori armati di fruste e bastoni camminavano lungo le file, garantendo che nessuno rallentasse lo sforzo collettivo. Questa organizzazione del lavoro anticipa concettualmente le catene di montaggio industriali: centinaia di individui sincronizzati per compiere un'unica azione coordinata.
Leve, rulli e lubrificazione: fisica applicata
Il trasporto dei lamassu richiedeva non solo forza bruta ma sofisticata comprensione intuitiva della fisica. I bassorilievi mostrano uomini che posizionano rulli cilindrici di legno sotto la slitta. Questi rulli, simili a tronchi d'albero levigati, trasformavano l'attrito di scivolamento in attrito volvente, molto più efficiente. Man mano che la slitta avanzava, squadre raccoglievano i rulli che emergevano da dietro e li riposizionavano davanti, in un ciclo continuo.
Per cambi di direzione o correzioni della rotta, i supervisori utilizzavano leve massicce, lunghi pali di legno inseriti sotto la slitta per sollevarla leggermente e ruotarla. La leva è una macchina semplice che amplifica la forza applicata: un gruppo di uomini con una leva sufficientemente lunga poteva sollevare brevemente anche decine di tonnellate, permettendo aggiustamenti direzionali. I bassorilievi mostrano chiaramente questi pali e gli uomini che li azionano coordinati da gesti di supervisori.
Gli ingegneri assiri utilizzavano anche lubrificazione. Acqua, olio animale o grasso venivano versati sotto la slitta e sui rulli per ridurre ulteriormente l'attrito. Alcuni bassorilievi mostrano figure che trasportano giare, probabilmente contenenti questi lubrificanti. In terreni particolarmente difficili, come sabbia o fango, venivano posate tavole di legno temporanee per creare una superficie più stabile e scorrevole.
Coordinazione ritmica e canti di lavoro
I bassorilievi includono dettagli sorprendenti: musicisti che suonano strumenti mentre i prigionieri trascinano la slitta. Questi non erano intrattenimento ma strumento di coordinazione. Il ritmo musicale sincronizzava lo sforzo di centinaia di uomini che tiravano le corde. Senza coordinazione, alcuni tirerebbero mentre altri rilassano, annullando l'efficacia dello sforzo collettivo. I canti di lavoro, pratica universale nelle società pre-industriali, risolvevano questo problema: il ritmo costante della musica obbligava tutti a tirare simultaneamente.
Questa tecnica sfrutta principi di biomeccanica e psicologia sociale. Quando centinaia di persone si muovono sincronizzate al ritmo, si crea un effetto di trascinamento sociale dove ciascun individuo inconsciamente adatta il proprio sforzo al gruppo. La musica riduce anche la percezione soggettiva della fatica, fenomeno ben documentato in studi moderni: compiti fisicamente estenuanti diventano più tollerabili quando accompagnati da ritmo musicale regolare.
I supervisori, rappresentati nei bassorilievi con bastoni e fruste, non servivano solo per punire chi rallentava ma per mantenere visivamente il ritmo. Gesti amplificati e colpi ritmici sul terreno servivano da metronomo visivo per squadre troppo distanti per sentire la musica.
Installazione finale e precisione architettonica
Una volta trasportato al sito, il lamassu doveva essere sollevato verticalmente e posizionato con precisione millimetrica ai lati delle porte monumentali. Questo processo, forse ancora più delicato del trasporto, richiedeva rampe inclinate di terra compattata costruite appositamente. La slitta veniva trascinata su queste rampe fino a raggiungere l'altezza necessaria.
Poi veniva il momento critico: il lamassu doveva essere inclinato dalla posizione orizzontale sulla slitta alla posizione verticale definitiva. Questo probabilmente richiedeva sistemi elaborati di corde e contrappesi. Alcune ricostruzioni suggeriscono che venissero scavate fosse temporanee dietro la posizione finale: il lamassu veniva fatto scivolare parzialmente nella fossa, permettendo la rotazione controllata verso la verticale usando leve e corde. Una volta eretto, la fossa veniva riempita con terra e macerie compattate, stabilizzando la base.
La precisione richiesta era estrema: le coppie di lamassu ai lati di una porta dovevano essere perfettamente allineate e simmetriche. Errori di posizionamento avrebbero creato asimmetrie visivamente evidenti, inaccettabili per strutture così simbolicamente importanti. Questa precisione testimonia non solo capacità ingegneristiche ma anche sviluppate competenze topografiche e di misurazione.
Destino dei lamassu: dall'antichità all'ISIS
Molti lamassu sopravvissero per millenni perché sepolti sotto le rovine dei palazzi assiri dopo la caduta dell'impero nel 612 avanti Cristo, quando una coalizione di Medi e Babilonesi distrusse Ninive. Nel diciannovesimo secolo, archeologi europei, particolarmente Austen Henry Layard, scoprirono e scavarono i palazzi assiri, riportando alla luce i lamassu.
Diverse di queste sculture monumentali furono trasportate in Europa, impresa che richiese ingegneria moderna paragonabile all'originale trasporto assiro. Il British Museum a Londra, il Louvre a Parigi, e il Metropolitan Museum a New York ospitano lamassu originali, testimoni silenziosi di una civiltà scomparsa. Questi musei permisero a milioni di persone di ammirare l'arte assira, ma sollevarono anche questioni etiche sul colonialismo culturale e la proprietà del patrimonio archeologico.
Tragicamente, nel 2015, lo Stato Islamico (ISIS) durante la sua occupazione di Mosul distrusse sistematicamente lamassu e altri reperti assiri nel Museo di Mosul e sul sito archeologico di Ninive. Video propaganda mostravano militanti che abbattevano queste sculture millenarie con martelli pneumatici e esplosivi, atto di iconoclastia che provocò condanna internazionale. La distruzione di patrimonio culturale durante conflitti è crimine di guerra secondo le Convenzioni dell'Aia, ma il danno era irreversibile.
Oggi, progetti internazionali stanno documentando digitalmente i siti e i reperti assiri sopravvissuti usando scansioni 3D ad alta risoluzione, creando archivi digitali permanenti. Queste tecnologie permettono ricostruzioni virtuali e, potenzialmente, repliche fisiche attraverso stampa 3D su larga scala, garantendo che la memoria dei lamassu sopravviva indipendentemente dal destino degli originali fisici.
I lamassu assiri rappresentano l'intersezione di arte, religione, propaganda politica e ingegneria monumentale. Il loro trasporto, documentato nei bassorilievi del palazzo di Sennacherib, rivela una civiltà capace di mobilitare risorse umane e tecnologiche su scala straordinaria per manifestare potere attraverso l'architettura. Questi guardiani alati testimoniano che la monumentalità antica non era solo ambizione estetica ma dimostrazione concreta di capacità organizzative e tecnologiche che definivano la grandezza di un impero.
Fotografie del 31/01/2026
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