Castello di Matsumoto con copertura nera riflessa nel fossato, sfondo Alpi giapponesi
Il castello di Matsumoto, detto Karasu-jo ovvero Castello del Corvo per i suoi pannelli neri in legno laccato, è uno dei rari castelli giapponesi sopravvissuti nella struttura lignea originale del sedicesimo secolo, con sei piani interni distribuiti su cinque livelli visibili e un sistema difensivo progettato per le armi da fuoco introdotte dai portoghesi. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO.
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Il contesto storico: il Giappone dei Sengoku e la nascita del castello da guerra
Il castello di Matsumoto nacque in uno dei periodi più violenti e politicamente frammentati della storia giapponese, il periodo Sengoku, letteralmente l'era degli Stati Combattenti, che si protrasse approssimativamente dal 1467 al 1615 dopo Cristo. Durante questi centocinquant'anni il Giappone fu teatro di una guerra civile sostanzialmente permanente tra clan feudali rivali, i daimyo, ciascuno dei quali cercava di estendere il proprio territorio a spese dei vicini mentre l'autorità dello shogunato Ashikaga si dissolva progressivamente. In questo contesto di insicurezza permanente, la costruzione di fortezze era una necessità strategica di primo ordine, e i daimyo competevano non solo sui campi di battaglia ma anche nella raffinatezza ingegneristica delle loro difese.
La prima struttura difensiva sul sito di Matsumoto fu costruita attorno al 1504 dopo Cristo dal clan Ogasawara, signori della regione di Shinano nell'odierna prefettura di Nagano. Si trattava inizialmente di un complesso di costruzioni relativamente semplice, denominato Fukashi-jo, adatto alle esigenze della prima fase del conflitto feudale. La svolta architettonica e militare avvenne qualche decennio più tardi, quando la regione passò sotto il controllo del clan Shimadachi e poi del clan Matsumoto, che nel decennio tra il 1590 e il 1600 dopo Cristo avviò la costruzione della torre principale, lo tenshukaku, nella forma che ancora oggi possiamo ammirare. Gli architetti e i maestri carpentieri che progettarono la nuova torre erano uomini del loro tempo: avevano assistito alla battaglia di Nagashino del 1575 dopo Cristo, in cui Oda Nobunaga aveva travolto la cavalleria del clan Takeda con le prime formazioni di moschettieri in Giappone, e sapevano perfettamente che la guerra stava cambiando in modo irreversibile.
La disponibilità delle armi da fuoco, arrivate in Giappone con i mercanti portoghesi intorno al 1543 dopo Cristo e rapidamente adottate dai signori della guerra, aveva trasformato i requisiti dell'architettura militare. Le mura alte e le torri di avvistamento dei castelli precedenti erano nate pensando agli attacchi di arcieri e di unità di fanteria tradizionale. Le feritoie strette adatte alle frecce erano inutili per le armi da fuoco, che richiedevano aperture diverse. Le strutture lignee, prima fonte di leggerezza e di flessibilità costruttiva, erano vulnerabili agli incendi appiccati da proiettili infuocati. I nuovi castelli dovevano integrare queste lezioni, e Matsumoto lo fece con una sintesi elegante tra tradizione architettonica giapponese e pragmatismo militare moderno.
L'architettura difensiva: sei piani nascosti in cinque livelli
La caratteristica più sorprendente dell'architettura di Matsumoto, e quella che ha generato il maggiore interesse tra gli storici dell'architettura militare giapponese, è la discrepanza tra la struttura interna e quella esterna. Dall'esterno, la torre principale appare come un edificio a cinque livelli distinti, identificabili dai tetti sporgenti sovrapposti che scendono verso il basso con il tipico profilo a pagoda delle costruzioni giapponesi di alto rango. All'interno, tuttavia, i livelli sono sei. Il quarto piano, contando dall'esterno, non ha finestre né aperture visibili verso l'esterno e non è riconoscibile come piano separato da chi osserva la struttura dal basso o dall'esterno delle mura. Questo piano nascosto non era un errore progettuale né una soluzione di emergenza: era una scelta deliberata, destinata a rendere difficile per un assediante valutare l'effettivo numero di difensori che la torre poteva contenere, e a ospitare truppe di riserva in modo non rilevabile dall'esterno.
Il sistema di feritoie di Matsumoto è uno degli aspetti più studiati dai ricercatori di storia militare. A differenza dei castelli più antichi, dove le feritoie erano uniformemente strette e verticali per le frecce, Matsumoto presenta tre diversi tipi di apertura che riflettono l'integrazione delle diverse tecnologie d'arma del periodo. Le feritoie triangolari erano destinate agli arcieri tradizionali, che potevano coprire angoli di tiro ampi con la flessibilità del tiro curvo. Le feritoie rettangolari, più larghe, erano dimensionate per i moschetti a miccia, il tipo di arma da fuoco dominante in Giappone alla fine del sedicesimo secolo dopo Cristo, e consentivano di imbracciare l'arma e di mirare senza esporre il corpo all'esterno. Una terza tipologia circolare compare nelle pareti più basse, vicino al livello del fossato, dove le distanze di tiro erano brevi e i proiettili dei moschetti erano più efficaci.
Le scale interne della torre sono costruite con un'inclinazione deliberatamente irregolare e con gradini di dimensioni non uniformi, una caratteristica che disturba il ritmo del passo di qualunque persona che le percorra per la prima volta e rallenta sensibilmente la progressione di un gruppo di attaccanti in condizioni di combattimento. I corrimano erano assenti o minimi, aggiungendo difficoltà a un avanzamento già reso difficoltoso dall'inclinazione. La larghezza delle scale era calibrata per consentire il passaggio di un uomo alla volta, eliminando la possibilità di attacchi affiancati e privilegiando il difensore che, conoscendo il terreno, poteva anticipare ogni svolta.
La sopravvivenza attraverso i secoli e il restauro Meiji
Il Castello di Matsumoto attraversò i secoli successivi alla sua costruzione con alterne fortune. Il periodo Edo, che seguì alla pacificazione del Giappone sotto il clan Tokugawa nel 1603 dopo Cristo, portò pace ma anche un progressivo declino della funzione militare dei castelli. Matsumoto rimase residenza del clan Mizuno prima e poi del clan Toda, che governò la regione fino alla Restaurazione Meiji del 1868 dopo Cristo. Con la fine del sistema feudale, i castelli giapponesi persero la loro funzione istituzionale e molti di essi furono demoliti nell'entusiasmo modernizzante dell'era Meiji, che vedeva nelle strutture feudali un ostacolo simbolico alla costruzione di una nuova identità nazionale moderna. Matsumoto rischiò seriamente la demolizione nel 1872 dopo Cristo, quando la struttura fu messa all'asta per raccogliere fondi.
La salvezza del castello si deve a Ichikawa Ryozo, un insegnante locale che organizzò una campagna pubblica per raccogliere fondi e convincere le autorità della rilevanza storica e culturale dell'edificio. L'impegno di Ichikawa e della comunità di Matsumoto impedì la demolizione, ma il castello versava in condizioni di progressivo deterioramento per mancanza di manutenzione e per la naturale usura del legno. Il primo restauro sistematico fu avviato negli anni Ottanta del diciannovesimo secolo dopo Cristo, con tecniche che cercavano di rispettare i materiali originali pur introdurre elementi di consolidamento strutturale moderno.
Un secondo e più esteso restauro fu condotto tra il 1950 e il 1955 dopo Cristo, quando ricercatori e architetti del Ministero dell'Istruzione documentarono meticolosamente ogni componente della struttura prima di procedere allo smontaggio parziale e alla sostituzione degli elementi lignei deteriorati. Questo lavoro produsse una documentazione storica di grande valore scientifico e garantì la conservazione della struttura per i decenni successivi. Il castello è stato designato Tesoro Nazionale del Giappone e attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori che percorrono le scale ripide e asimmetriche, si affacciano dalle feritoie sui fossati e sul cerchio di montagne innevate, e toccano con mano la permanenza di un'architettura militare che aveva già secoli di vita quando il Giappone si aprì per la prima volta al mondo moderno.
Il Castello di Matsumoto è un monumento alla doppia natura del Giappone feudale: la sua bellezza, con il riflesso nero nel fossato e le Alpi alle spalle, è inseparabile dalla funzione militare che la generò. Sopravvivere intatto in legno per quattro secoli in un Paese soggetto a terremoti, incendi e rivoluzioni politiche è di per sé un fatto che supera ogni spiegazione puramente razionale e appartiene alla categoria delle cose semplicemente straordinarie.