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Batteriofagi personalizzati, la nuova frontiera contro i superbatteri resistenti
Di Alex (del 21/06/2026 @ 17:00:00, in Medicina e Tecnologia, letto 62 volte)
Cocktail batteriofagi distruggono superbatteri resistenti antibiotici.
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Dall'era pre-antibiotica alla crisi della resistenza antimicrobica
La terapia fagica non è una scoperta recente: subito dopo l'identificazione dei batteriofagi da parte di Frederick Twort e Fèlix d'Hèrelle negli anni dieci del Novecento, i primi tentativi di utilizzare virus batterici per curare infezioni umane risalgono agli anni venti, con risultati promettenti ma scarsamente standardizzati. L'avvento degli antibiotici a largo spettro negli anni quaranta oscurò rapidamente questa linea di ricerca in Occidente, mentre nell'Unione Sovietica, in particolare presso l'Istituto Eliava di Tbilisi in Georgia, la terapia fagica continuò a essere sviluppata e somministrata regolarmente, accumulando decenni di dati clinici. Oggi, con l'emergenza di ceppi batterici pan-resistenti come Staphylococcus aureus MRSA, Pseudomonas aeruginosa multiresistente e Klebsiella pneumoniae produttrice di carbapenemasi, la fagoterapia è tornata prepotentemente all'attenzione della comunità scientifica internazionale. A differenza degli antibiotici, che agiscono su bersagli metabolici conservati tra molte specie batteriche e sono quindi vulnerabili a meccanismi di resistenza trasferibili orizzontalmente, i batteriofagi sono estremamente specifici, spesso in grado di infettare solo un singolo ceppo batterico. Questa specificità, che per decenni è stata considerata un limite, diventa oggi il punto di forza: un cocktail fagico personalizzato può eliminare selettivamente il patogeno senza danneggiare il microbiota commensale, riducendo il rischio di infezioni secondarie e il diffondersi di ulteriori resistenze.
Protocolli di isolamento rapido e formulazione su misura
La procedura all'avanguardia, sperimentata in centri come il Center for Innovative Phage Applications and Therapeutics di San Diego, prevede il prelievo del ceppo batterico dal paziente mediante coltura microbiologica e la sua caratterizzazione genomica completa per identificare i determinanti di resistenza. Parallelamente, un campione ambientale ricco di virus, spesso prelevato da acque reflue o da liquami ospedalieri, viene filtrato e messo in contatto con il batterio target in piastre di arricchimento. In circa 24-48 ore, i fagi capaci di lisare il ceppo vengono isolati, purificati e sequenziati per escludere geni indesiderati come tossine o fattori di virulenza. Il cocktail terapeutico finale è generalmente composto da tre a sei fagi diversi, attaccanti recettori batterici distinti, in modo da ridurre la probabilità che il batterio sviluppi resistenza a tutti contemporaneamente. La somministrazione avviene per via endovenosa, inalatoria o topica a seconda del sito d'infezione, spesso in combinazione con antibiotici di ultima linea, con i quali i fagi possono mostrare sinergia. I risultati preliminari su pazienti con infezioni ossee croniche, fibrosi cistica e ustioni infette hanno mostrato tassi di successo superiori al 70% in casi altrimenti senza speranza. Le sfide regolatorie restano significative, poichè ogni cocktail è un farmaco unico, non riproducibile in serie, e richiede la definizione di nuovi quadri normativi flessibili che bilancino sicurezza e rapidità di accesso. Nonostante ciò, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito i batteriofagi tra le tecnologie prioritarie per fronteggiare la pandemia silenziosa dell'antibiotico-resistenza. La fagoterapia personalizzata ci riporta a un'idea antica resa nuova dalla genomica: combattere il fuoco con il fuoco biologico, virus contro batteri, in una danza evolutiva che possiamo orchestrare per salvare vite.
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