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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 14/02/2026
Di Alex (pubblicato @ 11:00:00 in Mitologia e Cinema, letto 5 volte)
Jason and the Argonauts (1963): la magia della stop-motion di Harryhausen

Nella storia degli effetti speciali, la battaglia con i sette scheletri in Jason and the Argonauts del 1963 è leggendaria. Harryhausen impiegò quattro mesi per realizzare meno di quattro minuti di film. La scattosità innaturale degli scheletri, frutto della stop-motion, li rende più inquietanti di qualsiasi mostro generato in CGI.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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La battaglia con i sette scheletri
La sequenza degli scheletri guerrieri in Jason and the Argonauts rimane uno dei vertici assoluti nella storia degli effetti speciali cinematografici. Ray Harryhausen dovette sincronizzare i movimenti di sette modellini in stop-motion con le azioni di cinque attori in carne e ossa che combattevano contro avversari invisibili. La difficoltà tecnica era enorme: ogni scatto richiedeva che i modellini venissero spostati di pochi millimetri alla volta, mentre il movimento degli attori doveva essere precalcolato e registrato separatamente.
La sequenza richiese quattro mesi di lavoro per produrre meno di quattro minuti di film finito. Il risultato è una delle scene di combattimento più memorabili della storia del cinema, caratterizzata da una qualità visiva che Harryhausen definì "uncanny": la scattosità meccanica degli scheletri, lungi dall'essere un difetto tecnico, li rende paradossalmente più terrificanti di qualsiasi creatura generata in CGI, perché il movimento innaturale comunica un'alterità radicale.
Talos e il trionfo del sound design
Un altro capolavoro del film è la sequenza di Talos, il gigante di bronzo che custodisce il tesoro degli dei. Harryhausen costruì un modellino di straordinaria qualità, ma fu il sound design a elevare la scena. Il cigolìo metallico che accompagna ogni movimento di Talos, combinato con un'andatura lenta e pesante, comunica immediatamente la scala e la natura della creatura: il suono del metallo che striscia su se stesso diventa la voce di un essere non vivente ma inesorabile.
L'integrazione tra il modellino animato e gli attori in live action fu ottenuta attraverso la tecnica del rear projection, proiettando le riprese degli attori su uno schermo traslucido dietro il modellino. Questa procedura richiedeva una sincronizzazione precisa tra i tempi di ripresa dal vivo e quelli di animazione, rendendo ogni sequenza un esercizio di pianificazione millimetrica e pazienza.
L'eredità della stop-motion
L'opera di Harryhausen in Jason and the Argonauts ha influenzato generazioni di cineasti e animatori. Steven Spielberg, George Lucas e Peter Jackson hanno citato il suo lavoro come fondamentale per la loro formazione visiva. La stop-motion di Harryhausen non era solo una tecnica: era un linguaggio espressivo che attribuiva alle creature una presenza fisica palpabile, il peso e la resistenza della materia animata.
In un'epoca in cui gli effetti visivi sono generati al computer in poche ore, il lavoro manuale e paziente di Ray Harryhausen conserva una forza irriducibile. I suoi scheletri combattono ancora, a distanza di decenni, con la stessa energia di chi sa che ogni fotogramma è stato conquistato uno alla volta, con le mani.

Gli scheletri guerrieri animati in stop-motion da Ray Harryhausen nel film Jason and the Argonauts del 1963
Nella storia degli effetti speciali, la battaglia con i sette scheletri in Jason and the Argonauts del 1963 è leggendaria. Harryhausen impiegò quattro mesi per realizzare meno di quattro minuti di film. La scattosità innaturale degli scheletri, frutto della stop-motion, li rende più inquietanti di qualsiasi mostro generato in CGI.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
La battaglia con i sette scheletri
La sequenza degli scheletri guerrieri in Jason and the Argonauts rimane uno dei vertici assoluti nella storia degli effetti speciali cinematografici. Ray Harryhausen dovette sincronizzare i movimenti di sette modellini in stop-motion con le azioni di cinque attori in carne e ossa che combattevano contro avversari invisibili. La difficoltà tecnica era enorme: ogni scatto richiedeva che i modellini venissero spostati di pochi millimetri alla volta, mentre il movimento degli attori doveva essere precalcolato e registrato separatamente.
La sequenza richiese quattro mesi di lavoro per produrre meno di quattro minuti di film finito. Il risultato è una delle scene di combattimento più memorabili della storia del cinema, caratterizzata da una qualità visiva che Harryhausen definì "uncanny": la scattosità meccanica degli scheletri, lungi dall'essere un difetto tecnico, li rende paradossalmente più terrificanti di qualsiasi creatura generata in CGI, perché il movimento innaturale comunica un'alterità radicale.
Talos e il trionfo del sound design
Un altro capolavoro del film è la sequenza di Talos, il gigante di bronzo che custodisce il tesoro degli dei. Harryhausen costruì un modellino di straordinaria qualità, ma fu il sound design a elevare la scena. Il cigolìo metallico che accompagna ogni movimento di Talos, combinato con un'andatura lenta e pesante, comunica immediatamente la scala e la natura della creatura: il suono del metallo che striscia su se stesso diventa la voce di un essere non vivente ma inesorabile.
L'integrazione tra il modellino animato e gli attori in live action fu ottenuta attraverso la tecnica del rear projection, proiettando le riprese degli attori su uno schermo traslucido dietro il modellino. Questa procedura richiedeva una sincronizzazione precisa tra i tempi di ripresa dal vivo e quelli di animazione, rendendo ogni sequenza un esercizio di pianificazione millimetrica e pazienza.
L'eredità della stop-motion
L'opera di Harryhausen in Jason and the Argonauts ha influenzato generazioni di cineasti e animatori. Steven Spielberg, George Lucas e Peter Jackson hanno citato il suo lavoro come fondamentale per la loro formazione visiva. La stop-motion di Harryhausen non era solo una tecnica: era un linguaggio espressivo che attribuiva alle creature una presenza fisica palpabile, il peso e la resistenza della materia animata.
In un'epoca in cui gli effetti visivi sono generati al computer in poche ore, il lavoro manuale e paziente di Ray Harryhausen conserva una forza irriducibile. I suoi scheletri combattono ancora, a distanza di decenni, con la stessa energia di chi sa che ogni fotogramma è stato conquistato uno alla volta, con le mani.
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Patrimonio mondiale UNESCO, letto 24 volte)
Il Jantar Mantar di Jaipur e l'evoluzione dell'astronomia

Il Jantar Mantar di Jaipur, costruito nel Settecento in India, è la più completa collezione mondiale di strumenti per l'astronomia a occhio nudo. I suoi venti monumenti in muratura non sono ornamenti: sono dispositivi funzionali di calcolo astronomico che testimoniano la raffinata cosmologia della corte Mughal e la transizione verso la scienza moderna.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Gli strumenti di Jaipur
Il Jantar Mantar di Jaipur fu costruito tra il 1724 e il 1735 per volere del maharaja Sawai Jai Singh II, sovrano appassionato di matematica e astronomia. Il sito ospita circa venti strumenti astronomici fissi in muratura, di dimensioni variabili da pochi metri a decine di metri di altezza. Lo strumento principale, lo Samrat Yantra, è una meridiana gigante alta oltre 27 metri in grado di misurare l'ora locale con una precisione di due secondi.
Ogni strumento era progettato per un compito specifico: misurare la declinazione del sole, determinare le costellazioni allo zenit, calcolare le effemeridi dei pianeti visibili, stabilire l'ora esatta del tramonto e dell'alba. Non erano strumenti di dimostrazione didattica, ma apparati funzionali usati quotidianamente dagli astronomi di corte per compilare tavole astronomiche di grande precisione, utili sia per il calendario agricolo sia per le previsioni astrologiche.
La cosmologia Mughal
Il Jantar Mantar riflette un momento di straordinaria sintesi culturale. Sawai Jai Singh II conosceva la tradizione astronomica islamica e persiana, la matematica greca trasmessa attraverso i testi arabi, e le nuove osservazioni europee di Tycho Brahe e Giovanni Cassini. Il sito rappresenta un tentativo esplicito di verificare e migliorare le tavole astronomiche esistenti attraverso misurazioni empiriche sistematiche e confronti tra tradizioni scientifiche diverse.
Questa fusione di tradizioni cosmologiche riflette la posizione geopolitica e intellettuale della corte Mughal nel XVIII secolo, al crocevia tra le grandi tradizioni scientifiche asiatiche e la nascente rivoluzione scientifica europea. Il maharaja inviò emissari in Europa e in Medio Oriente per raccogliere i cataloghi stellari più aggiornati e confrontarli con le proprie osservazioni sistematiche.
Patrimonio UNESCO e attualità scientifica
Il Jantar Mantar di Jaipur è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO nel 2010. Il riconoscimento sottolinea non solo il valore architettonico del sito, ma la sua importanza come testimonianza di un approccio empirico alla conoscenza astronomica. Gli strumenti sono ancora funzionanti e vengono periodicamente calibrati e usati per dimostrazioni scientifiche aperte al pubblico.
Il Jantar Mantar di Jaipur ci ricorda che la rivoluzione scientifica non fu un fenomeno esclusivamente europeo: fu una convergenza globale di tradizioni intellettuali diverse che, indipendentemente e in dialogo, svilupparono strumenti sempre più raffinati per interrogare il cielo. Jaipur era uno dei centri vivi di questa conversazione universale tra umanità e cosmo.

Gli strumenti astronomici in muratura del Jantar Mantar di Jaipur, India, patrimonio UNESCO dell'umanità
Il Jantar Mantar di Jaipur, costruito nel Settecento in India, è la più completa collezione mondiale di strumenti per l'astronomia a occhio nudo. I suoi venti monumenti in muratura non sono ornamenti: sono dispositivi funzionali di calcolo astronomico che testimoniano la raffinata cosmologia della corte Mughal e la transizione verso la scienza moderna.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Gli strumenti di Jaipur
Il Jantar Mantar di Jaipur fu costruito tra il 1724 e il 1735 per volere del maharaja Sawai Jai Singh II, sovrano appassionato di matematica e astronomia. Il sito ospita circa venti strumenti astronomici fissi in muratura, di dimensioni variabili da pochi metri a decine di metri di altezza. Lo strumento principale, lo Samrat Yantra, è una meridiana gigante alta oltre 27 metri in grado di misurare l'ora locale con una precisione di due secondi.
Ogni strumento era progettato per un compito specifico: misurare la declinazione del sole, determinare le costellazioni allo zenit, calcolare le effemeridi dei pianeti visibili, stabilire l'ora esatta del tramonto e dell'alba. Non erano strumenti di dimostrazione didattica, ma apparati funzionali usati quotidianamente dagli astronomi di corte per compilare tavole astronomiche di grande precisione, utili sia per il calendario agricolo sia per le previsioni astrologiche.
La cosmologia Mughal
Il Jantar Mantar riflette un momento di straordinaria sintesi culturale. Sawai Jai Singh II conosceva la tradizione astronomica islamica e persiana, la matematica greca trasmessa attraverso i testi arabi, e le nuove osservazioni europee di Tycho Brahe e Giovanni Cassini. Il sito rappresenta un tentativo esplicito di verificare e migliorare le tavole astronomiche esistenti attraverso misurazioni empiriche sistematiche e confronti tra tradizioni scientifiche diverse.
Questa fusione di tradizioni cosmologiche riflette la posizione geopolitica e intellettuale della corte Mughal nel XVIII secolo, al crocevia tra le grandi tradizioni scientifiche asiatiche e la nascente rivoluzione scientifica europea. Il maharaja inviò emissari in Europa e in Medio Oriente per raccogliere i cataloghi stellari più aggiornati e confrontarli con le proprie osservazioni sistematiche.
Patrimonio UNESCO e attualità scientifica
Il Jantar Mantar di Jaipur è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO nel 2010. Il riconoscimento sottolinea non solo il valore architettonico del sito, ma la sua importanza come testimonianza di un approccio empirico alla conoscenza astronomica. Gli strumenti sono ancora funzionanti e vengono periodicamente calibrati e usati per dimostrazioni scientifiche aperte al pubblico.
Il Jantar Mantar di Jaipur ci ricorda che la rivoluzione scientifica non fu un fenomeno esclusivamente europeo: fu una convergenza globale di tradizioni intellettuali diverse che, indipendentemente e in dialogo, svilupparono strumenti sempre più raffinati per interrogare il cielo. Jaipur era uno dei centri vivi di questa conversazione universale tra umanità e cosmo.
Di Alex (pubblicato @ 09:00:00 in Storia delle Invenzioni, letto 21 volte)
Igor Sikorsky e l'elicottero a singolo rotore

Il volo verticale era un sogno dai tempi di Leonardo da Vinci, ma i primi elicotteri erano instabili per il problema della coppia. Nel 1939 Igor Sikorsky risolse il problema con il VS-300, introducendo il rotore di coda anticoppia: una soluzione che è ancora oggi lo standard dominante per quasi tutti gli elicotteri del mondo.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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Il problema della coppia e i primi prototipi
Il sogno del volo verticale ha accompagnato l'ingegneria aeronautica fin dai suoi albori. Leonardo da Vinci abbozzò macchine a vite aerea nel XV secolo, ma i primi prototipi pratici di elicottero, realizzati nei decenni precedenti al 1939, erano afflitti da un problema fondamentale: la coppia di reazione. Secondo il terzo principio della dinamica, il rotore principale che genera sollevamento trasmette alla fusoliera una forza di rotazione opposta, rendendo l'aeromobile incontrollabile senza un sistema di compensazione efficace.
Diversi ingegneri avevano tentato soluzioni con due rotori controrotanti, ma queste configurazioni erano meccanicamente complesse, pesanti e difficili da manovrare in condizioni operative reali. Occorreva una soluzione più elegante che compensasse la coppia con un meccanismo separato senza duplicare il rotore principale. Fu Igor Sikorsky, ingegnere russo-americano, a trovare questa soluzione nel 1939 con il suo prototipo VS-300.
La soluzione del VS-300
Il VS-300 introdusse una configurazione destinata a diventare lo standard mondiale: un grande rotore principale orizzontale per il sollevamento e un piccolo rotore di coda verticale per controllare l'imbardata e compensare la coppia. Questa soluzione era elegante nella sua semplicità meccanica: il rotore di coda era alimentato dallo stesso motore del rotore principale attraverso un albero di trasmissione, ed era controllato dal pilota tramite i pedali direzionali.
La configurazione di Sikorsky offriva vantaggi decisivi rispetto alle soluzioni precedenti: controllo preciso dell'orientamento, manovrabilità in tutte le direzioni, capacità di volo stazionario stabile. Il VS-300 volò per la prima volta il 14 settembre 1939, e nel giro di pochi anni questa configurazione era già stata adottata dai principali programmi militari alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.
L'impatto rivoluzionario sull'aviazione
L'elicottero di Sikorsky ha creato una dimensione completamente nuova di mobilità aerea: la capacità di operare senza piste di decollo. Questo ha rivoluzionato le operazioni di ricerca e soccorso, l'evacuazione medica d'urgenza, le operazioni militari in terreni complessi e il trasporto in zone montane o disastrate. L'elicottero permette l'accesso a luoghi fisicamente irraggiungibili da qualsiasi altro mezzo di trasporto.
L'eredità di Igor Sikorsky supera la semplice invenzione tecnica. La sua soluzione al problema della coppia, elegante e definitiva, ha aperto all'umanità una dimensione di mobilità completamente nuova. Ogni operazione di soccorso alpino, ogni evacuazione medica in zona remota, ogni missione di salvataggio portata a termine dipende, in ultima analisi, da quella piccola elica di coda che gira sul piano verticale.

Il prototipo VS-300 di Igor Sikorsky, il primo elicottero funzionante con rotore di coda anticoppia, 1939
Il volo verticale era un sogno dai tempi di Leonardo da Vinci, ma i primi elicotteri erano instabili per il problema della coppia. Nel 1939 Igor Sikorsky risolse il problema con il VS-300, introducendo il rotore di coda anticoppia: una soluzione che è ancora oggi lo standard dominante per quasi tutti gli elicotteri del mondo.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il problema della coppia e i primi prototipi
Il sogno del volo verticale ha accompagnato l'ingegneria aeronautica fin dai suoi albori. Leonardo da Vinci abbozzò macchine a vite aerea nel XV secolo, ma i primi prototipi pratici di elicottero, realizzati nei decenni precedenti al 1939, erano afflitti da un problema fondamentale: la coppia di reazione. Secondo il terzo principio della dinamica, il rotore principale che genera sollevamento trasmette alla fusoliera una forza di rotazione opposta, rendendo l'aeromobile incontrollabile senza un sistema di compensazione efficace.
Diversi ingegneri avevano tentato soluzioni con due rotori controrotanti, ma queste configurazioni erano meccanicamente complesse, pesanti e difficili da manovrare in condizioni operative reali. Occorreva una soluzione più elegante che compensasse la coppia con un meccanismo separato senza duplicare il rotore principale. Fu Igor Sikorsky, ingegnere russo-americano, a trovare questa soluzione nel 1939 con il suo prototipo VS-300.
La soluzione del VS-300
Il VS-300 introdusse una configurazione destinata a diventare lo standard mondiale: un grande rotore principale orizzontale per il sollevamento e un piccolo rotore di coda verticale per controllare l'imbardata e compensare la coppia. Questa soluzione era elegante nella sua semplicità meccanica: il rotore di coda era alimentato dallo stesso motore del rotore principale attraverso un albero di trasmissione, ed era controllato dal pilota tramite i pedali direzionali.
La configurazione di Sikorsky offriva vantaggi decisivi rispetto alle soluzioni precedenti: controllo preciso dell'orientamento, manovrabilità in tutte le direzioni, capacità di volo stazionario stabile. Il VS-300 volò per la prima volta il 14 settembre 1939, e nel giro di pochi anni questa configurazione era già stata adottata dai principali programmi militari alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.
L'impatto rivoluzionario sull'aviazione
L'elicottero di Sikorsky ha creato una dimensione completamente nuova di mobilità aerea: la capacità di operare senza piste di decollo. Questo ha rivoluzionato le operazioni di ricerca e soccorso, l'evacuazione medica d'urgenza, le operazioni militari in terreni complessi e il trasporto in zone montane o disastrate. L'elicottero permette l'accesso a luoghi fisicamente irraggiungibili da qualsiasi altro mezzo di trasporto.
L'eredità di Igor Sikorsky supera la semplice invenzione tecnica. La sua soluzione al problema della coppia, elegante e definitiva, ha aperto all'umanità una dimensione di mobilità completamente nuova. Ogni operazione di soccorso alpino, ogni evacuazione medica in zona remota, ogni missione di salvataggio portata a termine dipende, in ultima analisi, da quella piccola elica di coda che gira sul piano verticale.
Di Alex (pubblicato @ 08:00:00 in Meraviglie Naturali Recondite, letto 22 volte)
Il circo Concordia e la catena del Karakoram

Concordia, nel cuore del Karakoram pakistano, è il punto d'incontro tra i ghiacciai Baltoro e Godwin-Austen. Circondato da K2, Broad Peak e Gasherbrum, è la zona più glaciale della Terra fuori dai poli. Raggiungerlo richiede due settimane di trekking su ghiacciai in movimento, lontano da qualsiasi insediamento umano permanente.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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L'anfiteatro di ghiaccio del Karakoram
Concordia si trova a circa 4.600 metri di altitudine nel cuore del Karakoram pakistano, là dove il ghiacciaio Baltoro, uno dei più lunghi ghiacciai al di fuori delle regioni polari, confluisce con il ghiacciaio Godwin-Austen ai piedi del K2. Questo anfiteatro naturale è circondato da alcune delle cime più imponenti della Terra: il K2 con i suoi 8.611 metri di altitudine, il Broad Peak, il Gasherbrum I e il Gasherbrum II, e decine di altri seimila e settemila.
La densità di ghiaccio e roccia in questa regione è tale da renderla la più glacializzata della Terra al di fuori delle calotte polari. Il Karakoram ospita più ghiacciai di grandi dimensioni di qualsiasi altra catena montuosa temperata del pianeta, e questa concentrazione conferisce al paesaggio di Concordia una qualità quasi extraterrestre: torri di granito che emergono verticalmente dal ghiaccio, seracchi colossali, silenzi interrotti solo dal rombo lontano delle valanghe.
La Karakoram Anomaly
Mentre la maggior parte dei ghiacciai del mondo è in rapido ritiro a causa del riscaldamento globale, la regione del Karakoram mostra un comportamento anomalo e scientificamente intrigante. La cosiddetta Karakoram Anomaly descrive il fatto che molti ghiacciai della regione sono stabili o addirittura in espansione, in netta controtendenza rispetto alla norma globale che vede il ritiro glaciale come fenomeno generalizzato.
I ricercatori attribuiscono questo fenomeno ai regimi di precipitazione invernale dominati dai venti occidentali, che portano abbondanti nevicate ad alta quota sul Karakoram. Questa insolita abbondanza di neve alimenta i ghiacciai con un apporto sufficiente a compensare o superare la fusione estiva, creando un'anomalia climatica locale che permette ai ghiacciai di resistere alla tendenza globale. Il fenomeno è oggetto di studi intensivi per comprendere le dinamiche del bilancio di massa glaciale in condizioni climatiche mutevoli.
Il trekking verso Concordia
Raggiungere Concordia è considerato uno dei trekking più impegnativi e spettacolari al mondo. L'itinerario classico parte da Askole, l'ultimo villaggio prima del ghiacciaio, e richiede circa otto giorni di marcia su sentieri glaciali per raggiungere il campo base. Il percorso si snoda sul ghiacciaio Baltoro, con le sue superfici di ghiaccio irregolare, crepacci nascosti e morene caotiche che mettono alla prova anche gli escursionisti più esperti.
Concordia è uno di quei luoghi in cui la scala umana smette di funzionare come riferimento. Circondati da giganti di roccia e ghiaccio che raggiungono quote incomprensibili, ci si sente testimoni di una geologia ancora attiva, di un paesaggio che il tempo ha costruito con una lentezza incomparabile a qualsiasi esperienza umana. Arrivarci, con le proprie gambe, è uno dei privilegi più rari che il pianeta conceda a chi è disposto a guadagnarselo.

Il campo base di Concordia nel Karakoram pakistano con il K2 e i ghiacciai Baltoro e Godwin-Austen sullo sfondo
Concordia, nel cuore del Karakoram pakistano, è il punto d'incontro tra i ghiacciai Baltoro e Godwin-Austen. Circondato da K2, Broad Peak e Gasherbrum, è la zona più glaciale della Terra fuori dai poli. Raggiungerlo richiede due settimane di trekking su ghiacciai in movimento, lontano da qualsiasi insediamento umano permanente.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
L'anfiteatro di ghiaccio del Karakoram
Concordia si trova a circa 4.600 metri di altitudine nel cuore del Karakoram pakistano, là dove il ghiacciaio Baltoro, uno dei più lunghi ghiacciai al di fuori delle regioni polari, confluisce con il ghiacciaio Godwin-Austen ai piedi del K2. Questo anfiteatro naturale è circondato da alcune delle cime più imponenti della Terra: il K2 con i suoi 8.611 metri di altitudine, il Broad Peak, il Gasherbrum I e il Gasherbrum II, e decine di altri seimila e settemila.
La densità di ghiaccio e roccia in questa regione è tale da renderla la più glacializzata della Terra al di fuori delle calotte polari. Il Karakoram ospita più ghiacciai di grandi dimensioni di qualsiasi altra catena montuosa temperata del pianeta, e questa concentrazione conferisce al paesaggio di Concordia una qualità quasi extraterrestre: torri di granito che emergono verticalmente dal ghiaccio, seracchi colossali, silenzi interrotti solo dal rombo lontano delle valanghe.
La Karakoram Anomaly
Mentre la maggior parte dei ghiacciai del mondo è in rapido ritiro a causa del riscaldamento globale, la regione del Karakoram mostra un comportamento anomalo e scientificamente intrigante. La cosiddetta Karakoram Anomaly descrive il fatto che molti ghiacciai della regione sono stabili o addirittura in espansione, in netta controtendenza rispetto alla norma globale che vede il ritiro glaciale come fenomeno generalizzato.
I ricercatori attribuiscono questo fenomeno ai regimi di precipitazione invernale dominati dai venti occidentali, che portano abbondanti nevicate ad alta quota sul Karakoram. Questa insolita abbondanza di neve alimenta i ghiacciai con un apporto sufficiente a compensare o superare la fusione estiva, creando un'anomalia climatica locale che permette ai ghiacciai di resistere alla tendenza globale. Il fenomeno è oggetto di studi intensivi per comprendere le dinamiche del bilancio di massa glaciale in condizioni climatiche mutevoli.
Il trekking verso Concordia
Raggiungere Concordia è considerato uno dei trekking più impegnativi e spettacolari al mondo. L'itinerario classico parte da Askole, l'ultimo villaggio prima del ghiacciaio, e richiede circa otto giorni di marcia su sentieri glaciali per raggiungere il campo base. Il percorso si snoda sul ghiacciaio Baltoro, con le sue superfici di ghiaccio irregolare, crepacci nascosti e morene caotiche che mettono alla prova anche gli escursionisti più esperti.
Concordia è uno di quei luoghi in cui la scala umana smette di funzionare come riferimento. Circondati da giganti di roccia e ghiaccio che raggiungono quote incomprensibili, ci si sente testimoni di una geologia ancora attiva, di un paesaggio che il tempo ha costruito con una lentezza incomparabile a qualsiasi esperienza umana. Arrivarci, con le proprie gambe, è uno dei privilegi più rari che il pianeta conceda a chi è disposto a guadagnarselo.
Di Alex (pubblicato @ 07:00:00 in Medicina e Tecnologia, letto 23 volte)
L'antitossina difterica e la sieroterapia (1891)

Alla fine del XIX secolo, la difterite uccideva i bambini per soffocamento. Il 25 dicembre 1891, Emil von Behring somministrò per la prima volta l'antitossina difterica, aprendo l'era dell'immunizzazione passiva. Questa scoperta, premiata con il primo Nobel per la Medicina nel 1901, salvò migliaia di vite e rivoluzionò la medicina infettivologica.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
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La difterite come flagello infantile
Alla fine del XIX secolo, la difterite era una delle più temute malattie infettive dell'infanzia. Causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, la malattia produce una tossina proteica che provoca la formazione di pseudomembrane fibrinose nella laringe e nella faringe, ostruendo progressivamente le vie respiratorie e causando la morte per soffocamento in molti casi. La mortalità nei bambini era devastante, e i medici dell'epoca non disponevano di alcun trattamento efficace.
La comprensione del meccanismo patogenico era tuttavia già avanzata per l'epoca. Friedrich Loeffler aveva isolato il bacillo difterico nel 1883, e Pierre Paul Émile Roux e Alexandre Yersin avevano dimostrato nel 1888 che la malattia era causata non dal batterio stesso, ma dalla sua tossina metabolica. Questa distinzione fondamentale apriva una nuova prospettiva terapeutica: se la malattia era causata da una molecola, forse era possibile neutralizzarla con un'altra molecola.
La scoperta di von Behring e Kitasato
Emil von Behring e Shibasaburo Kitasato, lavorando insieme nel laboratorio di Robert Koch a Berlino, scoprirono che il siero di animali immunizzati con dosi subletali di tossina difterica conteneva una sostanza capace di neutralizzare la tossina stessa in altri individui. Chiamarono questa sostanza antitossina. La loro pubblicazione fondamentale uscì nel 1890, ma fu solo la notte di Natale del 1891 che l'antitossina fu somministrata per la prima volta a esseri umani, con risultati salvavita straordinari.
Questo approccio, l'immunizzazione passiva, era concettualmente rivoluzionario: invece di stimolare il sistema immunitario del paziente a produrre anticorpi propri, come avviene con la vaccinazione, si trasferivano direttamente anticorpi già formati da un altro organismo. Il trattamento era immediato ed efficace nelle fasi acute della malattia, aprendo la strada alla sieroterapia come disciplina medica autonoma.
La nascita dell'immunizzazione passiva e il Nobel
La sieroterapia di von Behring si diffuse rapidamente in Europa e negli Stati Uniti, salvando migliaia di bambini nei decenni successivi. La ricerca dimostrò che era possibile combattere le malattie infettive agendo non sul microrganismo, ma sulle sue tossine metaboliche, aprendo un intero campo della medicina molecolare che oggi include anticorpi monoclonali, immunoglobuline e terapie biologiche avanzate.
Il Nobel per la Medicina del 1901 assegnato a Emil von Behring riconobbe non solo una scoperta scientifica, ma l'apertura di un nuovo paradigma medico: la malattia non è solo il batterio che la causa, ma la catena molecolare delle sue conseguenze. Comprendere e interrompere quella catena è il principio su cui si fonda ancora oggi buona parte della medicina immunologica moderna.

Emil von Behring, padre della sieroterapia e primo premio Nobel per la Medicina nel 1901
Alla fine del XIX secolo, la difterite uccideva i bambini per soffocamento. Il 25 dicembre 1891, Emil von Behring somministrò per la prima volta l'antitossina difterica, aprendo l'era dell'immunizzazione passiva. Questa scoperta, premiata con il primo Nobel per la Medicina nel 1901, salvò migliaia di vite e rivoluzionò la medicina infettivologica.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
La difterite come flagello infantile
Alla fine del XIX secolo, la difterite era una delle più temute malattie infettive dell'infanzia. Causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae, la malattia produce una tossina proteica che provoca la formazione di pseudomembrane fibrinose nella laringe e nella faringe, ostruendo progressivamente le vie respiratorie e causando la morte per soffocamento in molti casi. La mortalità nei bambini era devastante, e i medici dell'epoca non disponevano di alcun trattamento efficace.
La comprensione del meccanismo patogenico era tuttavia già avanzata per l'epoca. Friedrich Loeffler aveva isolato il bacillo difterico nel 1883, e Pierre Paul Émile Roux e Alexandre Yersin avevano dimostrato nel 1888 che la malattia era causata non dal batterio stesso, ma dalla sua tossina metabolica. Questa distinzione fondamentale apriva una nuova prospettiva terapeutica: se la malattia era causata da una molecola, forse era possibile neutralizzarla con un'altra molecola.
La scoperta di von Behring e Kitasato
Emil von Behring e Shibasaburo Kitasato, lavorando insieme nel laboratorio di Robert Koch a Berlino, scoprirono che il siero di animali immunizzati con dosi subletali di tossina difterica conteneva una sostanza capace di neutralizzare la tossina stessa in altri individui. Chiamarono questa sostanza antitossina. La loro pubblicazione fondamentale uscì nel 1890, ma fu solo la notte di Natale del 1891 che l'antitossina fu somministrata per la prima volta a esseri umani, con risultati salvavita straordinari.
Questo approccio, l'immunizzazione passiva, era concettualmente rivoluzionario: invece di stimolare il sistema immunitario del paziente a produrre anticorpi propri, come avviene con la vaccinazione, si trasferivano direttamente anticorpi già formati da un altro organismo. Il trattamento era immediato ed efficace nelle fasi acute della malattia, aprendo la strada alla sieroterapia come disciplina medica autonoma.
La nascita dell'immunizzazione passiva e il Nobel
La sieroterapia di von Behring si diffuse rapidamente in Europa e negli Stati Uniti, salvando migliaia di bambini nei decenni successivi. La ricerca dimostrò che era possibile combattere le malattie infettive agendo non sul microrganismo, ma sulle sue tossine metaboliche, aprendo un intero campo della medicina molecolare che oggi include anticorpi monoclonali, immunoglobuline e terapie biologiche avanzate.
Il Nobel per la Medicina del 1901 assegnato a Emil von Behring riconobbe non solo una scoperta scientifica, ma l'apertura di un nuovo paradigma medico: la malattia non è solo il batterio che la causa, ma la catena molecolare delle sue conseguenze. Comprendere e interrompere quella catena è il principio su cui si fonda ancora oggi buona parte della medicina immunologica moderna.
Fotografie del 14/02/2026
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