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Jason and the Argonauts (1963): la magia della stop-motion di Harryhausen
Di Alex (del 14/02/2026 @ 11:00:00, in Mitologia e Cinema, letto 12 volte)
Jason and the Argonauts (1963): la magia della stop-motion di Harryhausen
Gli scheletri guerrieri animati in stop-motion da Ray Harryhausen nel film Jason and the Argonauts del 1963
Gli scheletri guerrieri animati in stop-motion da Ray Harryhausen nel film Jason and the Argonauts del 1963

Nella storia degli effetti speciali, la battaglia con i sette scheletri in Jason and the Argonauts del 1963 è leggendaria. Harryhausen impiegò quattro mesi per realizzare meno di quattro minuti di film. La scattosità innaturale degli scheletri, frutto della stop-motion, li rende più inquietanti di qualsiasi mostro generato in CGI.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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La battaglia con i sette scheletri
La sequenza degli scheletri guerrieri in Jason and the Argonauts rimane uno dei vertici assoluti nella storia degli effetti speciali cinematografici. Ray Harryhausen dovette sincronizzare i movimenti di sette modellini in stop-motion con le azioni di cinque attori in carne e ossa che combattevano contro avversari invisibili. La difficoltà tecnica era enorme: ogni scatto richiedeva che i modellini venissero spostati di pochi millimetri alla volta, mentre il movimento degli attori doveva essere precalcolato e registrato separatamente.

La sequenza richiese quattro mesi di lavoro per produrre meno di quattro minuti di film finito. Il risultato è una delle scene di combattimento più memorabili della storia del cinema, caratterizzata da una qualità visiva che Harryhausen definì "uncanny": la scattosità meccanica degli scheletri, lungi dall'essere un difetto tecnico, li rende paradossalmente più terrificanti di qualsiasi creatura generata in CGI, perché il movimento innaturale comunica un'alterità radicale.

Talos e il trionfo del sound design
Un altro capolavoro del film è la sequenza di Talos, il gigante di bronzo che custodisce il tesoro degli dei. Harryhausen costruì un modellino di straordinaria qualità, ma fu il sound design a elevare la scena. Il cigolìo metallico che accompagna ogni movimento di Talos, combinato con un'andatura lenta e pesante, comunica immediatamente la scala e la natura della creatura: il suono del metallo che striscia su se stesso diventa la voce di un essere non vivente ma inesorabile.

L'integrazione tra il modellino animato e gli attori in live action fu ottenuta attraverso la tecnica del rear projection, proiettando le riprese degli attori su uno schermo traslucido dietro il modellino. Questa procedura richiedeva una sincronizzazione precisa tra i tempi di ripresa dal vivo e quelli di animazione, rendendo ogni sequenza un esercizio di pianificazione millimetrica e pazienza.

L'eredità della stop-motion
L'opera di Harryhausen in Jason and the Argonauts ha influenzato generazioni di cineasti e animatori. Steven Spielberg, George Lucas e Peter Jackson hanno citato il suo lavoro come fondamentale per la loro formazione visiva. La stop-motion di Harryhausen non era solo una tecnica: era un linguaggio espressivo che attribuiva alle creature una presenza fisica palpabile, il peso e la resistenza della materia animata.

In un'epoca in cui gli effetti visivi sono generati al computer in poche ore, il lavoro manuale e paziente di Ray Harryhausen conserva una forza irriducibile. I suoi scheletri combattono ancora, a distanza di decenni, con la stessa energia di chi sa che ogni fotogramma è stato conquistato uno alla volta, con le mani.