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Articoli del 02/02/2026

Di Alex (pubblicato @ 19:00:00 in Tecnologia, letto 20 volte)
Area Super Nintendo World con tecnologia di realtà aumentata
Area Super Nintendo World con tecnologia di realtà aumentata

Le aree Super Nintendo World negli Universal Studios hanno portato i parchi a tema in una nuova dimensione, trasformando i visitatori da spettatori passivi a giocatori attivi grazie a tecnologie di realtà aumentata mai viste prima su scala commerciale. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Dalla passività all'interazione: il nuovo paradigma
Tradizionalmente, i parchi a tema hanno offerto esperienze prevalentemente passive: si sale su un'attrazione, si viene trasportati attraverso scenografie elaborate, e si scende. Anche le attrazioni più avanzate mantengono il visitatore in un ruolo sostanzialmente recettivo. Le aree Super Nintendo World di Universal Studios Hollywood e Universal Studios Japan hanno capovolto questo paradigma, introducendo un livello di interattività che trasforma ogni visitatore in un giocatore attivo del mondo di gioco che lo circonda.

Grazie ai braccialetti Power-Up Band collegati tramite tecnologia NFC e RFID, i visitatori possono collezionare monete virtuali, competere in sfide sparse per l'area, e vedere i propri progressi sincronizzati in tempo reale su un'applicazione mobile. L'intero ambiente fisico diventa un videogioco tridimensionale in cui camminare, esplorare e interagire ha conseguenze misurabili e gratificanti.

Mario Kart Bowser's Challenge: la realtà aumentata in movimento
L'attrazione Mario Kart rappresenta la prima applicazione su larga scala della realtà aumentata su un veicolo in movimento rapido con più passeggeri. Gli ospiti indossano un visore chiamato Mario Cap, a cui si aggancia magneticamente una lente di realtà aumentata trasparente. Crucialmente, non si tratta di realtà virtuale che isolerebbe completamente l'utente dal mondo esterno, ma di realtà aumentata che sovrappone elementi di gioco come gusci rossi, Goomba e Koopa Troopa agli scenari fisici reali costruiti lungo il percorso.

La tecnologia ottica utilizzata si ritiene derivi dalla startup Mira, acquisita da Apple, e impiega prismi o guide d'onda per riflettere le immagini provenienti da micro-display negli occhi dell'utente mantenendo la trasparenza della visione diretta. Questo permette di vedere contemporaneamente il set fisico elaborato e gli elementi virtuali sovrapposti in modo coerente spazialmente.

La sfida tecnica della latenza e del tracking
La difficoltà ingegneristica principale in un'attrazione come Mario Kart è la latenza: il ritardo tra il movimento fisico e l'aggiornamento dell'immagine virtuale. Se questo ritardo supera i venti millisecondi, l'illusione si rompe e può causare nausea o motion sickness. Il sistema deve conoscere istante per istante la posizione millimetrica del veicolo sul binario e l'orientamento tridimensionale della testa di ciascun passeggero per ancorare correttamente gli oggetti virtuali allo spazio fisico.

Universal utilizza un motore di gioco in tempo reale, probabilmente basato su Unreal Engine o Unity, integrato perfettamente con il sistema di controllo dell'attrazione. Sensori sul veicolo e giroscopi nei visori comunicano continuamente con server locali ad alta velocità per garantire una sincronizzazione perfetta. Questo livello di precisione tecnica in un ambiente con centinaia di utenti simultanei rappresenta un traguardo notevole nell'ingegneria dell'intrattenimento.

Implicazioni future per l'intrattenimento immersivo
Il successo delle aree Super Nintendo World dimostra che il pubblico è pronto per esperienze che richiedono partecipazione attiva piuttosto che fruizione passiva. Questa tendenza alla gamification degli spazi fisici potrebbe estendersi ben oltre i parchi a tema: musei interattivi, esperienze di shopping trasformate in cacce al tesoro, percorsi turistici urbani con elementi di gioco sovrapposti alla realtà tramite smartphone o occhiali AR.

Man mano che la tecnologia di realtà aumentata diventa più accessibile e meno costosa, potremmo vedere una proliferazione di esperienze ibride fisico-digitali in cui la distinzione tra mondo reale e mondo virtuale diventa sempre più sfumata. Universal ha mostrato che questa fusione può essere non solo tecnicamente possibile, ma anche commercialmente di successo e profondamente coinvolgente per un pubblico di massa.

Le aree Super Nintendo World rappresentano un punto di svolta nella storia dei parchi a tema, dimostrando come tecnologia avanzata e design ludico possano convergere per creare esperienze che trascendono i confini tradizionali tra fisico e digitale. Non si tratta più solo di guardare, ma di giocare, competere e immergersi completamente in mondi che esistono simultaneamente nella realtà concreta e nell'immaginazione digitale.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 13:00:00 in Impero Romano, letto 84 volte)
Strutture lignee preservate nelle case di Ercolano
Strutture lignee preservate nelle case di Ercolano

Mentre Pompei venne sepolta dalla cenere vulcanica, Ercolano fu sigillata da colate di fango incandescente che preservarono ciò che altrove è andato perduto per sempre: legno, tessuti, papiri e dettagli organici che offrono una finestra unica sulla vita quotidiana romana. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Due modalità di distruzione, due tipi di preservazione
L'eruzione del Vesuvio nel settantanove dopo Cristo distrusse numerose città romane, ma le due più famose, Pompei ed Ercolano, furono sepolte in modi radicalmente diversi che hanno prodotto risultati archeologici complementari. Pompei fu ricoperta da lapilli e cenere vulcanica che, pur fissando un'istantanea della città, non preservarono i materiali organici. Ercolano invece fu investita da flussi piroclastici densissimi che si trasformarono in colate di fango vulcanico rovente chiamate lahars.

Questo fango vulcanico, sebbene incandescente, creò condizioni anaerobiche quasi perfette, sigillando rapidamente gli edifici e privandoli di ossigeno. Questa assenza di aria impedì la decomposizione dei materiali organici: legno, tessuti, corde, papiri, cibo carbonizzato e persino alcuni tessuti molli umani furono preservati in modo straordinario. Ciò rende Ercolano un sito archeologico unico al mondo per la comprensione della vita materiale romana.

Architettura lignea e opus craticium
Una delle rivelazioni più straordinarie di Ercolano riguarda l'architettura. A Pompei, dove il legno si è decomposto, rimangono solo i muri perimetrali in pietra o mattoni, lasciando archeologici e visitatori a immaginare come fossero suddivisi gli interni. A Ercolano, invece, tramezzi in legno, solai, scale, balconi e persino mobilio sono ancora visibili in situ, carbonizzati ma strutturalmente intatti.

Particolarmente interessante è la preservazione dell'opus craticium, una tecnica costruttiva romana che consisteva in un'intelaiatura di travi di legno riempita con muratura leggera o mattoni, simile al graticcio medievale. Questa tecnica era ampiamente utilizzata per i piani superiori delle case e per pareti divisorie interne, ma raramente sopravvive altrove. A Ercolano possiamo vedere esattamente come erano strutturate queste pareti, come erano connesse alle travi portanti, e persino tracce di intonaco decorativo ancora aderente al legno carbonizzato.

Una città più ricca e residenziale
Le abitazioni di Ercolano mostrano generalmente un livello di ricchezza superiore a quelle di Pompei. Molte case sono a due piani completi, con piani superiori che conservano ancora pavimenti, soffitti e divisioni interne. Le decorazioni sono spesso più elaborate, con mosaici finissimi, affreschi di qualità superiore e arredi più lussuosi. Questo suggerisce che Ercolano fosse prevalentemente una cittadina residenziale per famiglie benestanti, forse una sorta di sobborgo esclusivo o località di villeggiatura.

La Villa dei Papiri, una delle più grandi residenze private romane mai scoperte, conteneva una biblioteca di oltre milleottocento rotoli di papiro carbonizzati. Sebbene estremamente fragili, questi papiri stanno gradualmente venendo letti grazie a tecnologie moderne come la tomografia a raggi X che permette di visualizzare l'inchiostro senza srotolare fisicamente i documenti. Questa biblioteca potrebbe rivelare testi filosofici greci e latini altrimenti perduti per sempre.

Percezione volumetrica degli spazi abitativi
Ciò che rende Ercolano insostituibile è la possibilità di percepire fisicamente come fossero organizzati e vissuti gli spazi interni delle case romane. Mentre a Pompei dobbiamo immaginare dove fossero le stanze basandoci solo sui muri perimetrali, a Ercolano possiamo camminare letteralmente attraverso ambienti che mantengono la loro articolazione tridimensionale originale: piccole stanze di servizio separate da tramezzi lignei, scalinate che conducono ai piani superiori, balconi che si affacciano su cortili interni.

Questa percezione volumetrica permette di comprendere aspetti della vita quotidiana altrimenti inaccessibili: come circolava l'aria per il raffrescamento estivo, come la luce naturale penetrava negli ambienti, come gli spazi erano gerarchizzati tra aree pubbliche e private, tra quartieri padronali e aree di servizio. È come avere accesso a una macchina del tempo architettonica che preserva non solo le strutture, ma anche la loro abitabilità percettiva.

Ercolano rappresenta un caso unico di preservazione archeologica che ci permette di vedere la civiltà romana con un livello di dettaglio materiale impossibile altrove. Il legno, i tessuti, i papiri e l'organizzazione tridimensionale degli spazi ci parlano di una quotidianità domestica che altrimenti potremmo solo inferire. È un promemoria potente di come eventi catastrofici possano, paradossalmente, congelare nel tempo testimonianze preziose che altrimenti sarebbero svanite senza lasciare traccia.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Storia delle invenzioni , letto 92 volte)
Dimostrazione pubblica del dispositivo di sicurezza per ascensori di Elisha Otis nel 1854
Dimostrazione pubblica del dispositivo di sicurezza per ascensori di Elisha Otis nel 1854

Nel milleottocentocinquantatré, mentre le città industriali crescevano in larghezza, la loro crescita verticale era bloccata dalla paura. Gli ascensori esistevano, ma erano trappole mortali. Elisha Otis cambiò tutto con una semplice molla che rese sicuro salire verso il cielo. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Il problema dell'altezza nelle città industriali
Con l'avvento della rivoluzione industriale, le città americane ed europee stavano esplodendo demograficamente. La densificazione urbana richiedeva edifici più alti, ma la tecnologia dell'epoca imponeva un limite naturale: la resistenza umana a salire scale. Gli edifici raramente superavano i cinque o sei piani, e i piani superiori, paradossalmente, valevano meno perché richiedevano uno sforzo fisico maggiore per raggiungerli.

Gli elevatori meccanici esistevano già da decenni, utilizzati principalmente per sollevare merci pesanti in magazzini e fabbriche. Tuttavia, nessuno si sarebbe sognato di usarli per trasportare persone: se la fune di trazione si fosse rotta, la cabina sarebbe precipitata senza alcun sistema di arresto, trasformandosi in una ghigliottina verticale.

L'invenzione del dispositivo di sicurezza
Elisha Graves Otis, un meccanico del Vermont, non inventò l'ascensore, ma risolse il problema che impediva il suo uso per il trasporto umano. Nel milleottocentocinquantatré sviluppò un dispositivo di sicurezza automatico di geniale semplicità meccanica: una molla a balestra mantenuta compressa dal peso della cabina tramite la tensione della fune di trazione.

Il principio era elegante: finché la fune reggeva, la sua tensione comprimeva la molla. Nel momento in cui la fune si rompeva, la tensione scompariva e la molla scattava istantaneamente, spingendo lateralmente dei cunei metallici che si inserivano in cremagliere dentate fissate alle pareti del vano corsa. Questi cunei si incastravano con forza crescente sotto il peso della cabina, bloccandola in pochi centimetri di caduta.

La dimostrazione teatrale che cambiò tutto
Otis comprese che la sua invenzione necessitava di una dimostrazione pubblica drammatica per vincere la diffidenza della gente. All'Esposizione Universale di New York del milleottocentocinquantaquattro, costruì una piattaforma aperta su guide verticali nel Crystal Palace, si fece issare davanti a centinaia di spettatori a diverse decine di piedi dal suolo, e poi ordinò teatralmente a un assistente di tagliare con un'ascia l'unica fune che sosteneva la piattaforma.

Gli spettatori trattennero il fiato mentre la fune cedeva. La piattaforma cadde di pochi centimetri prima che i cunei di sicurezza scattassero con un rumore metallico secco, bloccandola istantaneamente. Otis, imperturbabile, si tolse il cappello e pronunciò la frase che sarebbe passata alla storia: "All safe, gentlemen!" Tutto sicuro, signori. Quella dimostrazione distrusse in pochi secondi decenni di paura e diffidenza.

L'impatto sulla crescita urbana verticale
L'invenzione di Otis rimosse simultaneamente la barriera tecnica e quella psicologica all'edilizia in altezza. Nel giro di pochi decenni, i primi grattacieli iniziarono a svettare sugli skyline di New York e Chicago. L'Home Insurance Building di Chicago, completato nel milleottocentoottantacinque e considerato il primo grattacielo moderno con struttura in acciaio, sarebbe stato impensabile senza ascensori sicuri.

Gli appartamenti ai piani superiori, un tempo i meno desiderabili, divennero improvvisamente i più ambiti e costosi, con le loro vedute panoramiche e la distanza dal rumore stradale. La stessa organizzazione dello spazio urbano cambiò radicalmente: le città poterono crescere verso l'alto invece che espandersi solo orizzontalmente, preservando terreno agricolo e creando concentrazioni di attività economica senza precedenti.

Il dispositivo di sicurezza di Elisha Otis è uno di quegli esempi storici in cui una singola innovazione tecnica apparentemente minore ha avuto conseguenze sociali ed economiche di portata epocale. Senza quel semplice meccanismo a molla, le metropoli verticali moderne che conosciamo oggi probabilmente non esisterebbero, e la forma stessa della civiltà urbana contemporanea sarebbe radicalmente diversa.

 
 
Di Alex (pubblicato @ 07:00:00 in Sviluppo sostenibile, letto 117 volte)
Silo di sabbia per lo stoccaggio termico dell'energia rinnovabile
Silo di sabbia per lo stoccaggio termico dell'energia rinnovabile

L'energia rinnovabile ha un problema: il sole non splende di notte e il vento non soffia sempre. Le batterie a sabbia offrono una soluzione geniale e low-tech per immagazzinare l'eccesso di energia sotto forma di calore in enormi silos, rendendola disponibile per il riscaldamento urbano quando serve. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Il principio delle batterie termiche a sabbia
Il concetto è semplice ma efficace: quando le turbine eoliche o i pannelli solari producono più energia di quella richiesta dalla rete, invece di sprecarla, questa viene convertita in calore tramite resistenze elettriche e immagazzinata in grandi sili riempiti di sabbia. La sabbia può raggiungere temperature superiori ai cinquecento gradi Celsius e mantenerle per mesi grazie alla sua eccellente capacità di ritenzione termica e al basso costo del materiale.

Questo calore può essere poi estratto quando necessario per alimentare sistemi di teleriscaldamento urbano, riducendo drasticamente la dipendenza da combustibili fossili durante i mesi invernali. Il primo impianto commerciale di questo tipo è stato realizzato in Finlandia dalla startup Polar Night Energy, che ha installato un silo da cento metri cubi capace di fornire calore a circa centinaia di abitazioni.

Vantaggi rispetto alle batterie chimiche
Rispetto alle tradizionali batterie al litio, le batterie a sabbia presentano numerosi vantaggi. Innanzitutto, il costo: la sabbia è abbondante, economica e non richiede estrazione mineraria complessa o catene di approvvigionamento globali vulnerabili. In secondo luogo, la durabilità: mentre le batterie chimiche degradano dopo alcune migliaia di cicli di carica e scarica, la sabbia può essere riscaldata e raffreddata praticamente all'infinito senza perdere efficienza.

Inoltre, non esistono problemi di smaltimento o riciclaggio al termine della vita utile, e non vi sono rischi di incendi o esplosioni come nelle batterie al litio. La tecnologia è anche scalabile: si possono costruire sili sempre più grandi semplicemente aumentando il volume del contenitore isolato termicamente.

Limiti e applicazioni ottimali
Naturalmente, le batterie a sabbia non sono la soluzione universale. La loro efficienza di riconversione da calore a elettricità è bassa, quindi sono ideali principalmente per applicazioni di riscaldamento diretto piuttosto che per la generazione elettrica on-demand. Questo le rende perfette per i paesi nordici o le regioni con inverni freddi, dove la domanda di calore è elevata e costante.

Inoltre, richiedono spazio considerevole per i sili, quindi sono più adatte a installazioni industriali o a livello di distretto piuttosto che residenziale. Tuttavia, in combinazione con altre tecnologie di stoccaggio energetico e come parte di sistemi integrati di gestione dell'energia, le batterie a sabbia rappresentano un tassello importante nel puzzle della transizione energetica.

Le batterie a sabbia dimostrano che l'innovazione non richiede sempre tecnologie avveniristiche: a volte, le soluzioni più efficaci sono anche le più semplici. Questa tecnologia potrebbe trasformare il modo in cui immagazziniamo e utilizziamo l'energia rinnovabile, rendendo le nostre città più sostenibili e meno dipendenti dai combustibili fossili.

 
 

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