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Ercolano: il lusso e il legno
Di Alex (del 02/02/2026 @ 13:00:00, in Impero Romano, letto 63 volte)
Strutture lignee preservate nelle case di Ercolano
Strutture lignee preservate nelle case di Ercolano

Mentre Pompei venne sepolta dalla cenere vulcanica, Ercolano fu sigillata da colate di fango incandescente che preservarono ciò che altrove è andato perduto per sempre: legno, tessuti, papiri e dettagli organici che offrono una finestra unica sulla vita quotidiana romana. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Due modalità di distruzione, due tipi di preservazione
L'eruzione del Vesuvio nel settantanove dopo Cristo distrusse numerose città romane, ma le due più famose, Pompei ed Ercolano, furono sepolte in modi radicalmente diversi che hanno prodotto risultati archeologici complementari. Pompei fu ricoperta da lapilli e cenere vulcanica che, pur fissando un'istantanea della città, non preservarono i materiali organici. Ercolano invece fu investita da flussi piroclastici densissimi che si trasformarono in colate di fango vulcanico rovente chiamate lahars.

Questo fango vulcanico, sebbene incandescente, creò condizioni anaerobiche quasi perfette, sigillando rapidamente gli edifici e privandoli di ossigeno. Questa assenza di aria impedì la decomposizione dei materiali organici: legno, tessuti, corde, papiri, cibo carbonizzato e persino alcuni tessuti molli umani furono preservati in modo straordinario. Ciò rende Ercolano un sito archeologico unico al mondo per la comprensione della vita materiale romana.

Architettura lignea e opus craticium
Una delle rivelazioni più straordinarie di Ercolano riguarda l'architettura. A Pompei, dove il legno si è decomposto, rimangono solo i muri perimetrali in pietra o mattoni, lasciando archeologici e visitatori a immaginare come fossero suddivisi gli interni. A Ercolano, invece, tramezzi in legno, solai, scale, balconi e persino mobilio sono ancora visibili in situ, carbonizzati ma strutturalmente intatti.

Particolarmente interessante è la preservazione dell'opus craticium, una tecnica costruttiva romana che consisteva in un'intelaiatura di travi di legno riempita con muratura leggera o mattoni, simile al graticcio medievale. Questa tecnica era ampiamente utilizzata per i piani superiori delle case e per pareti divisorie interne, ma raramente sopravvive altrove. A Ercolano possiamo vedere esattamente come erano strutturate queste pareti, come erano connesse alle travi portanti, e persino tracce di intonaco decorativo ancora aderente al legno carbonizzato.

Una città più ricca e residenziale
Le abitazioni di Ercolano mostrano generalmente un livello di ricchezza superiore a quelle di Pompei. Molte case sono a due piani completi, con piani superiori che conservano ancora pavimenti, soffitti e divisioni interne. Le decorazioni sono spesso più elaborate, con mosaici finissimi, affreschi di qualità superiore e arredi più lussuosi. Questo suggerisce che Ercolano fosse prevalentemente una cittadina residenziale per famiglie benestanti, forse una sorta di sobborgo esclusivo o località di villeggiatura.

La Villa dei Papiri, una delle più grandi residenze private romane mai scoperte, conteneva una biblioteca di oltre milleottocento rotoli di papiro carbonizzati. Sebbene estremamente fragili, questi papiri stanno gradualmente venendo letti grazie a tecnologie moderne come la tomografia a raggi X che permette di visualizzare l'inchiostro senza srotolare fisicamente i documenti. Questa biblioteca potrebbe rivelare testi filosofici greci e latini altrimenti perduti per sempre.

Percezione volumetrica degli spazi abitativi
Ciò che rende Ercolano insostituibile è la possibilità di percepire fisicamente come fossero organizzati e vissuti gli spazi interni delle case romane. Mentre a Pompei dobbiamo immaginare dove fossero le stanze basandoci solo sui muri perimetrali, a Ercolano possiamo camminare letteralmente attraverso ambienti che mantengono la loro articolazione tridimensionale originale: piccole stanze di servizio separate da tramezzi lignei, scalinate che conducono ai piani superiori, balconi che si affacciano su cortili interni.

Questa percezione volumetrica permette di comprendere aspetti della vita quotidiana altrimenti inaccessibili: come circolava l'aria per il raffrescamento estivo, come la luce naturale penetrava negli ambienti, come gli spazi erano gerarchizzati tra aree pubbliche e private, tra quartieri padronali e aree di servizio. È come avere accesso a una macchina del tempo architettonica che preserva non solo le strutture, ma anche la loro abitabilità percettiva.

Ercolano rappresenta un caso unico di preservazione archeologica che ci permette di vedere la civiltà romana con un livello di dettaglio materiale impossibile altrove. Il legno, i tessuti, i papiri e l'organizzazione tridimensionale degli spazi ci parlano di una quotidianità domestica che altrimenti potremmo solo inferire. È un promemoria potente di come eventi catastrofici possano, paradossalmente, congelare nel tempo testimonianze preziose che altrimenti sarebbero svanite senza lasciare traccia.