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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 18/07/2026
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Storia origini civiltà e preistoria, letto 43 volte)
Resti archeologici delle reti fognarie coperte di Mohenjo-daro
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Gli scavi di Mohenjo-daro e Harappa, nell'attuale Pakistan, hanno portato alla luce città costruite con un ordine quasi maniacale. Le strade principali erano larghe e perfettamente orientate secondo i punti cardinali, una pianificazione che suggerisce un forte potere centrale, ma di natura molto diversa da quello faraonico o sacerdotale. L'elemento che più colpisce è la totale assenza di un palazzo reale riconoscibile o di un tempio dominante. Al loro posto, gli archeologi hanno trovato enormi edifici pubblici che sono stati interpretati come granai collettivi e, soprattutto, strutture idrauliche di una modernità sbalorditiva. Tra queste, spicca il "Grande Bagno", una piscina pubblica in mattoni cotti resa impermeabile con bitume naturale, probabilmente utilizzata per rituali di purificazione comunitari, ma che testimonia una padronanza assoluta della gestione dell'acqua.
Toilette private con sciacquone, cinquemila anni fa
La vera rivoluzione degli Harappani correva sottoterra. Praticamente ogni abitazione, anche quelle più modeste nei quartieri operai, era dotata di una toilette privata. Si trattava di una nicchia nel muro esterno, con una seduta in mattoni che scaricava direttamente in un condotto verticale. Questo condotto si collegava a un sistema di fognature coperte che scorreva sotto le strade, con camere di ispezione per la manutenzione. Non era un semplice canale di scolo: era un'opera di ingegneria progettata per gestire le pendenze in modo da mantenere il flusso costante e prevenire ostruzioni. L'approvvigionamento idrico era garantito da una rete capillare di pozzi pubblici e privati, costruiti con anelli di terracotta conici impilati l'uno sull'altro, una tecnica standardizzata che assicurava acqua pulita a tutta la popolazione. Questa attenzione all'igiene di massa non ha paragoni nell'Età del Bronzo, un periodo in cui la maggior parte delle popolazioni conviveva con i propri rifiuti.
Una società cooperativa basata su standard condivisi
L'organizzazione di una tale infrastruttura pubblica richiedeva un livello di cooperazione sociale fuori dal comune. Un'altra prova di questa mentalità "standardizzata" è l'incredibile uniformità dei mattoni. In tutte le città della civiltà dell'Indo, i mattoni cotti seguivano un rapporto dimensionale fisso di 4:2:1, identico a quello dei nostri moderni laterizi. Questa precisione non era un capriccio estetico, ma una scelta funzionale che semplificava la costruzione e la riparazione di edifici e infrastrutture su vasta scala.
Il sistema di pesi e misure racconta la stessa storia di una società orientata al commercio e all'equità. Sono stati ritrovati centinaia di pesi in pietra focaia, cherte e calcare, tagliati in forme cubiche con un'incredibile precisione. Il loro sistema di misurazione era decimale e binario, con un'unità di base di circa 0,85 grammi che veniva moltiplicata per potenze di due fino a raggiungere masse considerevoli. Questi strumenti erano usati per pesare merci, metalli preziosi e materie prime, in un'ampia rete commerciale che si estendeva fino alla Mesopotamia. L'assenza di raffigurazioni di guerre, re trionfanti o armate schierate, così comuni nell'arte egizia e sumera, suggerisce che la ricchezza e la stabilità della società harappana non si fondassero sulla conquista militare, ma su un'efficiente e pacifica gestione delle risorse e del territorio, guidata da un'èlite di mercanti e amministratori piuttosto che da sacerdoti o guerrieri.
La civiltà dell'Indo scomparve misteriosamente dopo il 1900 avanti Cristo, forse a causa di cambiamenti climatici che deviarono il corso dei fiumi. La loro eredità di mattoni, fogne e pesi rimase sepolta fino agli anni '20 del Novecento, ricordandoci che il progresso umano non segue una linea retta, e che la vera civiltà si misura nella capacità di garantire dignità e salute a ogni suo membro.
Di Alex (pubblicato @ 09:00:00 in Sistemi Operativi, letto 65 volte)
Interfaccia utente di HarmonyOS NEXT su uno smartphone Huawei
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Per capire la portata della rivoluzione di HarmonyOS NEXT, bisogna prima comprendere la differenza architetturale tra un kernel monolitico e un microkernel. Il kernel è il cuore di ogni sistema operativo, il software che ha il controllo totale su tutto: processore, memoria, dispositivi hardware. Android, come la stragrande maggioranza dei sistemi operativi moderni, utilizza un kernel monolitico (Linux), dove tutti questi servizi critici girano all'interno dello stesso spazio di memoria, detto "kernel space". Il vantaggio è la velocità, poichè i componenti comunicano tra loro direttamente. Lo svantaggio è la stabilità e la sicurezza: se un singolo modulo del kernel, come un driver, ha un bug o viene compromesso da un malware, può mandare in crash l'intero sistema o ottenere privilegi di accesso illimitati.
La filosofia del microkernel: piccoli, isolati e sicuri
HarmonyOS NEXT adotta un approccio radicalmente diverso. Nel suo microkernel, solo il codice minimo indispensabile per la sicurezza e la comunicazione tra processi gira in kernel space. Tutti gli altri servizi, come la gestione del file system, i driver del Wi-Fi, della fotocamera, e persino la gestione della memoria, vengono eseguiti in spazi utente isolati, come normali applicazioni. La comunicazione tra questi moduli avviene tramite messaggi gestiti dal microkernel centrale. La conseguenza più importante è la resilienza. Se il driver del Bluetooth ha un problema e si blocca, si riavvierà da solo senza intaccare il funzionamento del telefono, delle chiamate o della fotocamera. Dal punto di vista della sicurezza, un aggressore che riuscisse a compromettere un driver si troverebbe intrappolato in una "sandbox" senza la possibilità di accedere al resto del sistema. Questa architettura è estremamente modulare e progettata per un ecosistema distribuito, dove lo stesso sistema operativo può funzionare su dispositivi con risorse molto diverse, da uno smartwatch a uno schermo per auto, semplicemente attivando o disattivando i moduli-servizio necessari.
La sfida delle prestazioni e il fattore app
Storicamente, il tallone d'Achille dei microkernel sono state le prestazioni, a causa del sovraccarico computazionale generato dal continuo scambio di messaggi tra i moduli. Huawei afferma di aver risolto questo problema con un sistema di comunicazione interprocesso estremamente ottimizzato, ma la prova del nove sarà nell'uso quotidiano, dove l'apertura delle app, lo scrolling e il multitasking dovranno essere fluidi come su un sistema monolitico. L'altra sfida, ancora più grande, è la sostenibilità dell'ecosistema applicativo. Dando l'addio ad Android, HarmonyOS NEXT non può più eseguire le app Android (.apk). Gli sviluppatori devono scrivere applicazioni native per il nuovo sistema, utilizzando un linguaggio di programmazione proprietario, l'ArkTS. Huawei sta investendo enormi risorse per attirare sviluppatori e costruire un suo app store, ma colmare il gap con il Google Play Store, con i suoi milioni di app, è una sfida titanica che determinerà il successo o il fallimento di questa coraggiosa scommessa.
La decisione di Huawei è un atto di indipendenza tecnologica senza precedenti, paragonabile al momento in cui Apple lanciò iOS. HarmonyOS NEXT non è un sostituto di Android, ma un suo rivale, costruito su fondamenta architetturali completamente diverse, che guardano a un futuro in cui i dispositivi saranno molti, interconnessi, e richiederanno una sicurezza a prova di proiettile già a livello di kernel.
Di Alex (pubblicato @ 08:00:00 in Animali rari e particolari, letto 66 volte)
Sezione di un formicaio che mostra camere e corridoi sotterranei
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Un superorganismo come una colonia di formiche può contare diversi milioni di individui. La densità di popolazione in un nido è paragonabile a quella di una megalopoli come Tokyo, con l'aggravante di trovarsi in un ambiente sotterraneo, per sua natura poco ventilato. La sfida principale è lo smaltimento dell'anidride carbonica prodotta dalla respirazione di tutti gli insetti e il ricambio con ossigeno fresco. Se il formicaio fosse una semplice buca, i gas ristagnerebbero e i livelli di anidride carbonica diventerebbero letali nel giro di poche ore. L'evoluzione ha premiato le specie che hanno sviluppato un sistema di ventilazione basato sulla fisica dei fluidi.
Come funziona il condizionatore naturale delle formiche
Le formiche costruiscono i loro nidi con un'entrata principale circondata da un cratere di terra, e con una rete di camini verticali che si diramano verso la superficie. Questi camini non sono ingressi diretti, ma aperture più piccole e distribuite. Il segreto della ventilazione è il gradiente di pressione e temperatura. Il tumulo esterno e le aperture multiple interagiscono con il vento e la differenza di temperatura tra l'interno del nido (più caldo e umido) e l'esterno. Il vento che soffia sulla superficie del tumulo crea zone di alta e bassa pressione. L'aria fresca e ricca di ossigeno viene risucchiata passivamente attraverso alcune aperture, percorre i corridoi, si carica di anidride carbonica, si riscalda e viene espulsa da altre aperture per effetto camino. Questo flusso continuo è talmente efficiente che non richiede alcun dispendio energetico attivo da parte delle formiche. Non ci sono "ventilatori" biologici, è tutto un gioco di pressioni e correnti d'aria.
L'ossessione per l'igiene: cimiteri e discariche
In una città così densamente popolata, il rischio di epidemie è altissimo. Per questo le formiche hanno sviluppato una serie di comportamenti igienici estremamente rigorosi. Un aspetto fondamentale è la gestione dei rifiuti. I materiali organici di scarto, come le esuvie (le vecchie pelli dopo la muta), i resti delle prede e altri detriti, non vengono mai lasciati all'interno delle camere principali. Vengono raccolti e trasportati in camere specifiche, lontane dal nido della regina e dai vivai, vere e proprie discariche isolate. Ancora più sorprendente è la gestione dei corpi dei membri defunti. Le formiche riconoscono la morte di una compagna grazie all'acido oleico, una sostanza che si libera durante la decomposizione. Appena una formica ne percepisce l'odore, afferra il cadavere e lo trasporta all'esterno del nido, in un "cimitero" lontano, in modo da prevenire la diffusione di funghi e batteri patogeni. Questo comportamento di tanatoforassi è innato e vitale per la sopravvivenza della colonia.
Vivai e magazzini: organizzazione spaziale
La struttura del formicaio non è solo un insieme di condotte d'aria. È uno spazio tridimensionale suddiviso in zone con funzioni precise. Le camere più profonde e protette ospitano la regina e le uova. Più in alto, dove le temperature sono più elevate e stabili, ci sono i vivai per le larve. Durante la giornata, le formiche operaie possono spostare attivamente le larve in diverse camere per assicurarsi che ricevano la temperatura e l'umidità ideali per il loro sviluppo. Altre camere sono destinate al magazzino, dove vengono stipati semi o pezzi di foglie. L'intera architettura è un sistema adattivo e dinamico, costantemente modificato e ampliato dalla colonia in risposta ai cambiamenti climatici stagionali e alla crescita della popolazione. È un superorganismo la cui struttura fisica, il nido, è essa stessa un'estensione del suo metabolismo sociale.
Il formicaio è molto più di una semplice casa: è un vero e proprio polmone e sistema immunitario esterno, costruito collettivamente. Dimostra che l'intelligenza non risiede solo nel singolo neurone, ma può emergere da un insieme di regole semplici seguite da milioni di individui, capaci di creare strutture che mantengono la vita in uno degli ambienti più ostili: il sottosuolo.
Fotografie del 18/07/2026
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