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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 17/07/2026
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Medicina e Tecnologia, letto 46 volte)
La nuova mano robotica di NEO con 25 gradi di libertà e sensori tattili
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Oltre le pinze: perchè la mano fa la differenza
Per un robot umanoide, la mano non è soltanto uno strumento per afferrare oggetti: è l'interfaccia principale con il mondo fisico. 1X Technologies ha capito che il vero limite dei robot attuali non sta più solo nei software di intelligenza artificiale, ma nella capacità fisica di compiere gesti quotidiani come svitare un tappo, raccogliere una moneta o allacciare una cerniera. La nuova mano di NEO è stata progettata come un sistema di percezione completo, non come un semplice attuatore. Dispone di 22 gradi di libertà completamente attuati tra dita e palmo, più altri 3 gradi di libertà nel polso. I gradi di libertà rappresentano il numero di movimenti indipendenti che una struttura può compiere: più sono, maggiore è la flessibilità e la somiglianza con la mano umana.
Tendini artificiali e trasparenza della forza
Tutti i movimenti sono azionati dal sistema proprietario 1X Tendon Drive, che utilizza trasmissioni con rapporti relativamente bassi, compresi tra circa 5:1 e 15:1. Questo dettaglio tecnico è cruciale: in molti robot industriali, i motori sono collegati alle articolazioni tramite riduttori con rapporti molto alti, anche di 100:1 o 200:1, che moltiplicano la forza ma rendono quasi impossibile "sentire" ciò che si sta toccando. La mano di NEO, invece, è completamente backdrivable: questo significa che una forza applicata dall'esterno, per esempio la pressione di un oggetto sulle dita, viene trasmessa direttamente ai motori attraverso lo stesso percorso meccanico usato per generare il movimento. Il risultato è quella che 1X chiama trasparenza della forza: il robot sa esattamente quanta pressione sta esercitando e può regolarla all'istante, proprio come farebbe una persona.
La pelle che sente lo scivolamento
Oltre al controllo della forza, ogni articolazione è dotata di un sistema continuo di propriocezione, cioè la capacità di conoscere la posizione delle proprie dita e del polso senza dover guardare. A questo si aggiunge una superficie tattile ad alta risoluzione distribuita sui polpastrelli e sulle aree di contatto, in grado di rilevare pressione, posizione del contatto e forze di taglio. Questi sensori permettono a NEO di accorgersi se un oggetto sta scivolando e di stringere leggermente la presa in pochi millisecondi, evitando di far cadere un bicchiere o di schiacciare un frutto maturo. La combinazione di sensibilità tattile, controllo della forza e movimenti fini consente operazioni delicate come raccogliere una vite, inserire una spina USB-C o persino comunicare con il linguaggio dei segni.
Prestazioni da record e sicurezza integrata
Sul fronte meccanico, la mano raggiunge una coppia massima di 3,5 newton per metro sull'articolazione del pollice, mentre le articolazioni principali delle dita arrivano fino a 2,6 newton per metro. La forza di flessione delle estremità delle dita può raggiungere i 45 newton, paragonabile alla forza che serve per sollevare un peso di circa 4,5 chilogrammi con la punta delle dita. Il polso sviluppa una coppia di 17,75 newton per metro, sufficiente per ruotare oggetti anche pesanti. La precisione di posizionamento dichiarata è di più o meno 0,2 millimetri, un valore pensato per attività che richiedono una manualità quasi artigianale. Inoltre, le mani sono certificate IP68 contro acqua e polvere, utilizzano materiali compatibili con il contatto alimentare e possono essere lavate sotto acqua corrente. La struttura a tendini e componenti a bassa inerzia permette alle dita di cedere in caso di urti, riducendo il rischio di danni a persone o oggetti.
Dai test alla produzione di massa
1X Technologies ha sottoposto i componenti a milioni di cicli di test. Le articolazioni del polso sono state validate oltre i due milioni di cicli anche in condizioni di carico elevato. L'azienda dichiara una capacità produttiva delle mani fino a 10.000 unità nel corso dell'anno, segno che la robotica umanoide sta uscendo dai laboratori per entrare in una fase di produzione su scala industriale. Le applicazioni mostrate spaziano dall'assemblaggio di costruzioni LEGO alla raccolta di monete, dall'installazione di lampadine all'uso di un cacciavite. In un video, NEO riesce persino a versare una bevanda in un bicchiere e a chiudere una cerniera, gesti che fino a pochi anni fa erano fantascienza per un robot. Con questa mano, il divario tra capacità umane e robotiche si assottiglia sempre di più.
La nuova mano di NEO ridefinisce i confini della manipolazione robotica, unendo precisione, sensibilità e sicurezza in un design che guarda dritto al futuro della convivenza tra esseri umani e macchine.
Di Alex (pubblicato @ 09:00:00 in Intelligenza Artificiale, letto 64 volte)
DeepSeek DSpark accelera la generazione di testo fino all'85% con decodifica speculativa
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Perchè i modelli linguistici sono lenti
Quando scriviamo una domanda a un chatbot come DeepSeek, il modello non risponde all'istante con una frase completa. Genera un token alla volta, dove ogni token è una piccola unità di testo, e per ogni token deve rileggere l'intera conversazione e calcolare la parola successiva. Il calcolo matematico in sè è rapido, ma il vero collo di bottiglia è il trasferimento dei dati: i pesi del modello e la memoria della conversazione, chiamata cache di attenzione, devono essere caricati dalla memoria della GPU, il processore grafico che esegue i modelli. Questo trasferimento lascia i core di calcolo inattivi per la maggior parte del tempo, come un motore acceso ma con la frizione premuta. La decodifica speculativa cerca di risolvere questo spreco facendo lavorare contemporaneamente due modelli: uno piccolo e veloce, detto drafter, che propone una bozza di risposta, e uno grande e accurato, che la controlla tutta insieme.
Il problema del drafter parallelo: quando la bozza diventa incoerente
Esistono due tipi di drafter. Quello sequenziale, usato da tecniche come EAGLE-3, genera un token dopo l'altro ed è preciso, ma impiega tempo. Quello parallelo, come DFlash, produce l'intero blocco di token in un solo passaggio ed è velocissimo, ma ogni token viene scelto senza sapere cosa hanno scelto i token vicini. Immagina di dover scrivere una risposta di dieci parole, ma ogni parola la scegli in isolamento, senza leggere quella precedente: potresti scrivere "certo problema" quando avresti voluto dire "nessun problema". Questo fenomeno si chiama suffix decay, il degrado della coda del blocco, e diventa più grave man mano che ci si allontana dall'inizio della frase. Un blocco lungo che perde coerenza a metà strada rallenta invece di accelerare, perchè il modello grande lo rifiuta e deve ricominciare da capo.
La soluzione di DSpark: una memoria minima per tenere il filo
DSpark risolve il problema separando la generazione in due fasi. Prima, un motore parallelo simile a DFlash produce le probabilità di base per ogni posizione del blocco. Poi, una seconda testa leggera e sequenziale corregge quelle probabilità guardando solo il token immediatamente precedente, come chi aggiusta le parole di una frase leggendola parola per parola. Questa testa usa una struttura di tipo markoviano, che tiene conto soltanto dell'ultimo token generato, ed è resa estremamente efficiente da una compressione che riduce la matrice di transizione tra tutte le parole del vocabolario a un rango di sole 256 dimensioni. Il costo aggiuntivo dichiarato è marginale, tra lo 0,2 e l'1,3 per cento di latenza in più rispetto a un drafter parallelo puro, ma il guadagno in coerenza permette di accettare blocchi più lunghi fino al 30 per cento in più.
L'intelligenza di sapere quando fermarsi
Un blocco coerente non basta se il sistema lo verifica per intero anche quando la coda è destinata al rifiuto. DSpark aggiunge una testa di confidenza che stima, per ogni token proposto, la probabilità che sopravviva al controllo del modello grande. Un algoritmo di scalatura della temperatura regola questa stima in base al contesto, permettendo di alzare o abbassare la soglia di accettazione. Nei test sul modello Qwen3-4B, alzando la soglia il tasso di accettazione dei token proposti sulla chat generica è passato dal 45,7 al 95,7 per cento, sulla matematica dal 76,9 al 92,5 per cento e sul codice dal 67,6 al 92 per cento. Uno scheduler che legge in tempo reale il carico dell'hardware usa queste stime per distribuire la capacità di verifica tra tutte le richieste attive, allungando i blocchi quando il sistema è scarico e accorciandoli quando il traffico aumenta.
I numeri in produzione e la verifica indipendente
Nei test offline su modelli Qwen3 da 4, 8 e 14 miliardi di parametri, DSpark ha migliorato la lunghezza media dei token accettati del 26,7-30,9 per cento rispetto a EAGLE-3 e del 16,3-18,4 per cento rispetto a DFlash. Distribuito sui server di produzione di DeepSeek-V4, accelera la generazione per utente del 60-85 per cento sul modello V4-Flash e del 57-78 per cento su V4-Pro rispetto al precedente sistema di predizione multi-token. Sotto un vincolo severo di 120 token al secondo per utente, il guadagno di throughput aggregato sale fino al 661 per cento, ma va letto con cautela: a quella soglia il sistema precedente andava quasi in tilt, quindi il confronto evidenzia più la capacità di DSpark di gestire carichi estremi che un reale moltiplicatore di velocità nell'uso quotidiano. Una verifica indipendente su Apple Silicon, pubblicata su GitHub, ha misurato su modelli Qwen3 e Gemma-4 un'accelerazione tra 1,4 e 1,65 volte, confermando parzialmente i risultati di DeepSeek su scala ridotta.
Un toolkit aperto per tutti
Insieme al paper, DeepSeek ha rilasciato DeepSpec, un toolkit con licenza MIT che permette a chiunque di addestrare e valutare i propri drafter. Il repository include le implementazioni di DSpark, DFlash ed EAGLE-3 sotto un unico framework, con checkpoint già pronti per i modelli Qwen3 e Gemma. Questo significa che la tecnica non è un'esclusiva di DeepSeek: qualsiasi azienda o sviluppatore che gestisce un proprio modello linguistico può addestrarla sul proprio traffico e ottenere accelerazioni simili. La decodifica speculativa non altera la qualità delle risposte, perchè il modello finale verifica ogni token e scarta quelli sbagliati. È una differenza fondamentale rispetto ad altre tecniche come la quantizzazione o la distillazione, che sacrificano un pò di precisione per guadagnare velocità. In un'epoca in cui il costo dell'inferenza pesa sempre di più sui bilanci, DSpark offre una strada aperta e verificabile per far correre i modelli linguistici senza pagare pegno in termini di qualità.
DSpark rappresenta un passo avanti concreto nell'ottimizzazione dei modelli linguistici, rendendo la decodifica speculativa accessibile e portando vantaggi misurabili sia a chi sviluppa modelli in proprio sia a chi li utilizza tramite API.
Di Alex (pubblicato @ 08:00:00 in Sviluppo sostenibile, letto 70 volte)
L'impianto solare ibrido CSP-fotovoltaico da 1 GW di Hami, Xinjiang
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Un deserto trasformato in centrale energetica
Il complesso sorge su una distesa di 1.817 ettari ai piedi dei monti Tianshan, nella regione dello Xinjiang. L'investimento è stato di 3,53 miliardi di yuan, pari a circa 480 milioni di dollari. La potenza complessiva raggiunge 1 gigawatt, suddivisa in 900 megawatt di classici pannelli fotovoltaici e 100 megawatt di tecnologia CSP, sigla che sta per Concentrated Solar Power, ovvero energia solare a concentrazione. Sono proprio questi 100 megawatt a fare la differenza: di giorno producono elettricità come i pannelli, ma di notte continuano a funzionare grazie al calore accumulato in enormi serbatoi di sali fusi. L'energia viene immessa nella rete regionale, che può contare su una fornitura stabile anche quando il sole è calato.
Come funziona il "sole in scatola" a sali fusi
Il principio della concentrazione solare è simile a quello di una lente d'ingrandimento che concentra i raggi del sole su un punto. Qui vengono impiegati circa 260.000 specchi orientabili, chiamati eliostati, distribuiti su una superficie riflettente di 800.000 metri quadrati. Gli specchi seguono il movimento del sole e riflettono la luce verso un ricevitore posto in cima a una torre. All'interno del ricevitore scorrono sali fusi, una miscela di sali che a temperatura ambiente sono solidi ma che, scaldati a circa 550 gradi centigradi, diventano liquidi e possono essere pompati in grandi serbatoi isolati termicamente. Quando arriva la sera, il sale caldo viene fatto passare attraverso uno scambiatore di calore che genera vapore. Il vapore mette in moto una turbina collegata a un alternatore, producendo elettricità esattamente come in una centrale termoelettrica tradizionale, ma senza bruciare nulla. Il sale, una volta ceduto il calore, ritorna al ricevitore per essere riscaldato di nuovo il giorno successivo. Questo ciclo consente di produrre energia fino a otto ore dopo il tramonto, colmando il vuoto lasciato dal fotovoltaico.
Un'architettura innovativa per una maggiore efficienza
L'impianto di Hami adotta una configurazione lineare Fresnel, che sfrutta specchi piani o leggermente incurvati disposti in file. Rispetto ai sistemi Fresnel tradizionali, il progetto cinese migliora l'efficienza di conversione termica fino al 10 per cento. Inoltre, l'impianto è suddiviso in 46 circuiti indipendenti: questo significa che se un settore ha bisogno di manutenzione, gli altri possono continuare a funzionare regolarmente, riducendo i tempi di fermo. Un sistema di controllo centralizzato coordina in tempo reale la parte fotovoltaica e quella termica, garantendo una precisione nella regolazione della frequenza di circa 0,02 hertz e tempi di risposta inferiori al secondo. Sono numeri che permettono di immettere in rete un flusso di energia stabile e prevedibile, caratteristica fondamentale per le reti elettriche moderne.
I numeri del primo anno di esercizio
Dall'allacciamento alla rete, avvenuto il 18 settembre 2025, il complesso ha già fornito circa 6,54 milioni di kilowattora. Una volta a pieno regime, la produzione annua prevista è di circa 2,07 terawattora, sufficienti a soddisfare il fabbisogno di circa 830.000 abitazioni. L'azienda stima inoltre un taglio delle emissioni di anidride carbonica di circa 1,63 milioni di tonnellate ogni anno e un incremento dell'uso delle fonti rinnovabili nello Xinjiang fino a oltre il 95 per cento. Con questi risultati, l'impianto supera il precedente primato del complesso Noor Energy 1 di Dubai, che si fermava a 950 megawatt.
Il futuro: batterie al litio o sali fusi?
Niu Jianle, direttore del progetto, ha spiegato che le batterie agli ioni di litio sono ottime per gestire picchi di breve durata, mentre i sali fusi offrono una capacità di accumulo molto maggiore e cicli di scarica più lunghi, senza produrre emissioni durante il funzionamento. CTG ha già annunciato una seconda fase di espansione che porterà il polo energetico di Hami a una capacità totale di 3 gigawatt. Nel frattempo, un'altra azienda cinese, China Energy Engineering Corporation, ha avviato la costruzione di un impianto simile nelle vicinanze, che combinerà 1,3 gigawatt di fotovoltaico con 150 megawatt di solare termodinamico. La strada dell'accumulo termico sembra destinata a giocare un ruolo chiave nella transizione energetica globale, offrendo una soluzione pulita e programmabile per le ore notturne.
Il mega-impianto di Hami dimostra come la tecnologia dei sali fusi possa rendere l'energia solare disponibile anche dopo il tramonto, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e aprendo la strada a un futuro energetico più sostenibile.
Fotografie del 17/07/2026
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