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Biostampare la pelle direttamente sulle ustioni
Di Alex (del 05/07/2026 @ 10:00:00, in Medicina e Tecnologia, letto 14 volte)
Sistema robotico per biostampa intraoperatoria su ferita
La rivoluzione della pelle stampata in sala operatoria
Quando un grande ustionato arriva in sala operatoria, il tempo è un fattore critico: la pelle danneggiata deve essere sostituita il più rapidamente possibile per evitare infezioni e disidratazione. Fino a oggi, i chirurghi prelevavano lembi di pelle sana dallo stesso paziente, li espandevano attraverso un processo a rete e li applicavano sulla ferita, ma questa tecnica lascia cicatrici e richiede lunghe degenze. La biostampa intraoperatoria sta cambiando radicalmente questo scenario. Si tratta di un sistema robotico dotato di un estrusore a siringa che deposita un idrogel contenente cellule staminali e fibroblasti prelevati poche ore prima dal paziente stesso. Una telecamera 3D scansiona la ferita, mappandone con precisione la topografia, e il software calcola il percorso ottimale per riempire le aree danneggiate con strati successivi di materiale biologico. Il primo strato corrisponde al derma, composto da cellule connettivali immerse in un biopolimero che fa da impalcatura; sopra di esso, un secondo strato di cheratinociti forma l'epidermide, ricreando la barriera cutanea protettiva. L'intero processo avviene direttamente sul corpo del paziente, senza passare attraverso fasi di coltura in laboratorio, riducendo i tempi da settimane a ore. I primi studi clinici, condotti su suini e successivamente su piccoli gruppi di volontari, hanno mostrato una rigenerazione tissutale più rapida e meno contratture cicatriziali rispetto ai metodi tradizionali. L'idrogel utilizzato è a base di collagene o fibrina, entrambi biocompatibili e riassorbibili, e funge da supporto temporaneo che viene gradualmente sostituito dalla matrice extracellulare prodotta dalle cellule stesse. Poichè il materiale cellulare è autologo, non si verificano rigetti nè reazioni immunitarie. Gli ingegneri stanno ora miniaturizzando il robot per renderlo utilizzabile anche in pronto soccorso, magari con un braccio articolato montato sul letto operatorio. Questa tecnologia potrebbe estendersi ben oltre le ustioni: ricostruzione di ferite traumatiche, riparazione di ulcere diabetiche e persino la stampa di tessuti più complessi come cartilagine e vasi sanguigni. La biostampa intraoperatoria è il punto di incontro tra robotica, informatica e biologia cellulare, e promette di trasformare ogni ospedale in un centro di medicina rigenerativa dove il concetto di innesto cutaneo viene sostituito da un progetto di ricostruzione tridimensionale in tempo reale.
Immaginate un futuro in cui un chirurgo possa ricostruire la pelle di un paziente con la stessa facilità con cui si stampa un documento: la biostampa intraoperatoria sta rendendo questo sogno una realtà tangibile.
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