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White Sands National Monument, il deserto di gesso bianco più grande del mondo
Dune di gesso bianco brillano sotto il sole del New Mexico
Bonus Video
La geologia del bacino di Tularosa e la genesi delle dune di gesso
La storia di White Sands inizia circa 250 milioni di anni fa, quando un mare poco profondo, il Permian Sea, ricopriva quella che oggi è l'America centro-meridionale, depositando spessi strati di gesso evaporitico sul fondale. Con il sollevamento delle Montagne Rocciose e la formazione del rift del Rio Grande, questi strati furono fratturati e sollevati, costituendo le rocce madri delle vicine San Andres Mountains e Sacramento Mountains. L'acqua piovana e di falda, leggermente acida per la presenza di anidride carbonica, scioglie il gesso delle montagne e lo trasporta in soluzione verso il basso, fino al bacino endoreico di Tularosa, che non ha sbocco al mare. Qui l'acqua evapora rapidamente sotto il sole del Chihuahuan Desert, concentrando i sali fino a far precipitare cristalli di selenite sul fondo di un grande lago effimero chiamato Lake Lucero. Quando il lago si prosciuga, i venti dominanti da sud-ovest sollevano i cristalli, li spezzano in granelli di dimensioni sabbiose e li trasportano verso nord-est, costruendo dune paraboliche, trasversali e a barcana che migrano lentamente, fino a 9 metri all'anno. Il gesso di White Sands è eccezionalmente puro, con un contenuto superiore al 99% di solfato di calcio biidrato, una rarità perchè il gesso si dissolve facilmente in acqua dolce e solo in climi aridi con meno di 250 millimetri di pioggia annua può accumularsi. La struttura cristallina della selenite dona alle dune la loro caratteristica lucentezza: i granelli, a differenza della sabbia silicea, sono fragili e a spigoli vivi, e si compattano in modo diverso, formando increspature che cantano quando vengono calpestate. Gli studi di datazione al radiocarbonio sui gusci di gasteropodi fossili intrappolati nelle dune indicano che l'accumulo di gesso su larga scala iniziò dopo l'ultimo massimo glaciale, circa 12.000 anni fa, e continua ancora oggi, alimentato dalle cicliche piene del lago. Il monumento è un laboratorio naturale per i geomorfologi che studiano la dinamica eolica in assenza di vegetazione fitta e per gli astrobiologi che cercano analoghi terrestri dei paesaggi evaporitici di Marte, dove solfati come la kieserite e il gesso indicano un passato acquoso del pianeta rosso.
L'ecosistema unico delle dune e le specie endemiche adattate al bianco accecante
A dispetto dell'aspetto sterile, White Sands brulica di vita specializzata che ha dovuto risolvere problemi evolutivi estremi: temperature superficiali che superano i 60 gradi Celsius in estate, carenza di suolo organico, predatori altamente visibili sul bianco e una luce riflessa così intensa da richiedere protezioni simili a quelle degli ambienti polari. Tra le piante, la più emblematica è la yucca delle sabbie (Yucca elata), che sopravvive all'avanzata delle dune allungando rapidamente il fusto per mantenere le foglie al di sopra della sabbia, un processo che può portare a steli sotterrati di oltre 2 metri. L'artemisia delle dune (Artemisia filifolia) e il girasole selvatico Helianthus paradoxus formano piccole isole di vegetazione che stabilizzano le creste, creando microhabitat per insetti e rettili. L'animale simbolo del parco è la lucertola sbiancata delle sabbie (Sceloporus arenicolus), la cui pelle ha perso quasi completamente la pigmentazione scura tipica del genere per confondersi col gesso, mentre il topo delle cavallette dalle guance bianche (Onychomys leucogaster) ha sviluppato un udito ipersensibile per rilevare i predatori in assenza di ripari rocciosi. Di notte, le dune si popolano di coleotteri tenebrionidi che raccolgono l'umidità della nebbia inclinando il corpo verso l'alto, un adattamento osservato anche nel deserto del Namib. I biologi hanno scoperto che alcune specie di insetti e ragni presenti a White Sands mostrano una mutazione genetica fissa per il colore bianco, selezionatasi in poche migliaia di anni, un esempio lampante di evoluzione rapida studiato da decenni dalle università americane. Persino la microbiologia del suolo è peculiare: la crosta biologica che cementa la superficie tra le dune è composta da cianobatteri e licheni in grado di fissare l'azoto atmosferico, fertilizzando lentamente la sabbia e consentendo alle piante superiori di attecchire. Il White Sands National Monument è anche un sito di importanza storica, poichè vi sono state rinvenute impronte umane fossilizzate risalenti a 23.000 anni fa, le più antiche mai trovate in Nord America, che riscrivono la cronologia del popolamento del continente e dimostrano che i primi cacciatori-raccoglitori vivevano già a stretto contatto con questo paesaggio surreale.
Camminare sulle dune di White Sands è un'esperienza sensoriale totale: il bianco abbacinante dissolve l'orizzonte, il silenzio è rotto solo dal vento che scolpisce le creste, e la vita ostenta le sue più ingegnose soluzioni per attecchire su un mare di cristallo.
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