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L'enigma di Mileva Marić
Di Alex (del 08/01/2026 @ 07:00:00, in Donne scienziate, letto 111 volte)
Mileva Marić ed Albert Einstein giovani studenti al Politecnico di Zurigo negli anni 1900 mentre studiano insieme formule fisiche su fogli sparsi
Mileva Marić ed Albert Einstein giovani studenti al Politecnico di Zurigo negli anni 1900 mentre studiano insieme formule fisiche su fogli sparsi

Prima moglie di Einstein e brillante fisica, Mileva Marić studiò con lui al Politecnico di Zurigo. Lettere parlano di nostro lavoro sul moto relativo. Non si laureò mai a causa di gravidanza e discriminazioni. Einstein le diede l'intero premio Nobel del 1921. Il suo ruolo nella relatività resta enigmatico. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Una ragazza serba tra i Balcani e la Svizzera
Mileva Marić nacque il 19 dicembre 1875 a Titel, piccola cittadina della Vojvodina serba allora parte dell'Impero austro-ungarico, in una famiglia serbo-ortodossa benestante e progressista. Suo padre Miloš Marić era nato nel 1846 in una famiglia di contadini del villaggio di Kać vicino a Novi Sad, ma attraverso determinazione e studio era riuscito a intraprendere la carriera militare nell'esercito della Duplice Monarchia, raggiungendo il grado di ufficiale. La carriera militare garantiva alla famiglia Marić uno status sociale elevato e buone condizioni economiche che permisero un'educazione privilegiata per i figli. Miloš era un uomo illuminato che credeva nell'istruzione femminile, convinzione rara nell'Europa orientale di fine Ottocento.

Fin da bambina Mileva dimostrò un'intelligenza eccezionale e una passione particolare per la matematica e le scienze naturali. Suo padre la incoraggiò attivamente e quando Mileva manifestò il desiderio di proseguire gli studi scientifici oltre il livello elementare, Miloš non esitò a sostenerla. Il problema era che nell'Impero austro-ungarico le autorità educative consideravano gli studi scientifici superiori inadatti e pericolosi per le donne, negando loro l'accesso ai licei che preparavano all'università. L'unica soluzione era andare in Svizzera, paese all'avanguardia in Europa per i diritti educativi femminili. Nel 1894, a diciannove anni, Mileva si trasferì a Zurigo dove ottenne un permesso speciale per frequentare l'ultimo anno del liceo cantonale maschile, unica ragazza tra decine di ragazzi.

La prima matricola donna al Politecnico
Nell'estate del 1896 Mileva superò l'esame di ammissione al Politecnico Federale di Zurigo, il Eidgenössische Technische Hochschule, istituzione scientifica tra le più prestigiose d'Europa che aveva formato ingegneri e scienziati di fama mondiale. Divenne la prima matricola donna del corso di matematica e fisica della sezione VI, percorso di studi che formava insegnanti di discipline scientifiche per le scuole superiori. Era l'unica donna in una classe di undici studenti, situazione che l'esponeva quotidianamente a sguardi curiosi, commenti sarcastici e pregiudizi dei compagni che consideravano la presenza femminile nelle aule scientifiche una stranezza innaturale. Uno dei suoi compagni di corso era Albert Einstein, giovane ebreo tedesco di Ulm arrivato a Zurigo dopo aver abbandonato il liceo a Monaco per protesta contro l'autoritarismo prussiano del sistema educativo tedesco.

Einstein aveva due anni meno di Mileva ma i due giovani scoprirono rapidamente affinità intellettuali profonde. Entrambi erano outsider: lei donna in un mondo maschile, lui ebreo ribelle con difficoltà di adattamento all'autorità. Entrambi erano appassionati di fisica teorica, divoravano i nuovi articoli sulle teorie elettromagnetiche di Maxwell, discutevano delle contraddizioni della meccanica newtoniana rispetto agli esperimenti sull'etere luminifero. Nelle lettere che Einstein scrisse a Mileva durante le vacanze estive emergono chiaramente il rispetto intellettuale e l'attrazione romantica che legavano i due studenti. Albert chiamava affettuosamente Mileva con soprannomi come Dollie o Doxerl, termine dialettale austro-bavarese che significa bambola o tesorino, e condivideva con lei idee fisiche che non discuteva con nessun altro.

Il nostro lavoro sul moto relativo
La natura della collaborazione intellettuale tra Mileva Marić e Albert Einstein durante gli anni del Politecnico e i primi anni dopo la laurea è al centro di un dibattito acceso tra storici della scienza iniziato negli anni Ottanta del Novecento. Le prove principali sono le lettere scambiate tra i due giovani, pubblicate nel 1987 nella raccolta The Collected Papers of Albert Einstein curata dall'Università di Princeton. In queste lettere Einstein usa ripetutamente pronomi plurali quando parla del loro lavoro scientifico. In una lettera del 27 marzo 1901 Einstein scrive: "Come sarò felice ed orgoglioso quando avremo terminato con successo il nostro lavoro sul moto relativo". In un'altra lettera del 1903 confessa: "Ho bisogno di mia moglie. Lei risolve tutti i miei problemi matematici".

L'interpretazione di queste frasi divide la comunità degli storici. Gerald Holton e John Stachel, curatori delle opere complete di Einstein, tendono a minimizzare il significato letterale del pronome nostro, interpretandolo come espressione di trasporto affettuoso di un marito innamorato che condivideva emotivamente le proprie ricerche con la compagna, senza che questo implicasse una vera collaborazione scientifica paritaria. Sostengono che Einstein usava il plurale solo per alcuni progetti e non per tutti, suggerendo che si trattasse di cortesia epistolare piuttosto che di coautorialità effettiva. Altri studiosi come Evan Harris Walker, fisico del laboratorio militare di Aberdeen nel Maryland e principale sostenitore della tesi della coautorialità di Mileva, argomentano invece che Einstein lavorasse contemporaneamente a diversi articoli, alcuni portati avanti in collaborazione con la moglie e altri individualmente, e che il pronome nostro indichi precisamente quali fossero i lavori congiunti.

La gravidanza clandestina e la fine degli studi
Nell'estate del 1900 Mileva e Albert sostennero gli esami finali del diploma presso il Politecnico. Einstein superò brillantemente con voto 4,91 su 6, mentre Mileva ottenne 4,00, esattamente il minimo necessario per superare ma insufficiente considerando la soglia implicita più alta richiesta alle studentesse per dimostrare competenza pari ai maschi. Le fu negato il diploma e dovette ripetere l'esame l'anno successivo. Ma nell'autunno del 1901 Mileva scoprì di essere incinta di Einstein. Non erano sposati e la gravidanza extraconiugale rappresentava uno scandalo sociale devastante nella Svizzera puritana di inizio Novecento. Mileva dovette abbandonare Zurigo e tornare clandestinamente in Serbia per partorire lontana da occhi indiscreti.

Nel gennaio 1902 Mileva diede alla luce una bambina che chiamò Lieserl, probabilmente diminutivo di Elisabeth. Il destino di questa bambina rimane uno dei misteri più dolorosi della vicenda. Einstein non conobbe mai sua figlia: rimase a Berna dove aveva trovato impiego all'Ufficio Brevetti, e nelle lettere chiedeva notizie della bambina ma non manifestò mai l'intenzione di andare in Serbia a incontrarla. Secondo alcune ricostruzioni Lieserl morì di scarlattina a circa un anno di età, secondo altre fu data in adozione da una nutrice locale. I documenti sono stati distrutti o sono andati perduti durante le guerre balcaniche. Quello che è certo è che Mileva tornò in Svizzera nel 1902 senza la bambina e non ne parlò mai pubblicamente per il resto della sua vita, portando questo segreto come una ferita aperta nell'anima.

Il matrimonio e l'annus mirabilis
Mileva e Albert si sposarono il 6 gennaio 1903 in una cerimonia civile intima a Berna, dopo la morte del padre di Einstein che aveva sempre osteggiato il matrimonio con una donna non ebrea, più anziana, serba e claudicante, considerata socialmente inadatta per il figlio. Nei primi anni del matrimonio la coppia visse in condizioni economiche modeste: Einstein lavorava otto ore al giorno sei giorni alla settimana all'Ufficio Brevetti analizzando domande di brevetti per dispositivi elettromeccanici, mentre Mileva si occupava della casa e del figlio Hans Albert nato nel maggio 1904. Ma la sera i due si riunivano al tavolo della cucina e alla luce di una lampada a paraffina studiavano e sviluppavano le teorie fisiche che Einstein aveva abbozzato durante gli anni universitari, dando seguito alla loro collaborazione intellettuale.

Nel 1905, anno passato alla storia come annus mirabilis di Einstein, il giovane fisico pubblicò sulla rivista Annalen der Physik quattro articoli rivoluzionari che cambiarono per sempre il corso della fisica moderna: uno sull'effetto fotoelettrico che introduceva il concetto di quanto di luce, uno sul moto browniano che dimostrava l'esistenza degli atomi, uno sulla relatività ristretta che ridefiniva i concetti di spazio e tempo, e uno sulla relazione tra massa ed energia contenente la celebre formula E uguale a mc quadrato. Gli articoli furono firmati solo da Albert Einstein. Il ruolo di Mileva in queste pubblicazioni rimane l'enigma irrisolto al centro del dibattito storico. Alcuni sostengono che Mileva abbia contribuito sostanzialmente alla matematica e alla fisica di questi lavori, altri che si sia limitata a fornire supporto emotivo e assistenza pratica.

Le prove controverse della collaborazione
Nel 1969 la scrittrice serba Desanka Trbuhovic-Gjuric pubblicò una biografia di Mileva che per la prima volta sollevò pubblicamente la questione del suo ruolo nello sviluppo della relatività. La biografia conteneva testimonianze di persone che avevano conosciuto i coniugi Einstein-Marić negli anni di Berna e che ricordavano Mileva come collaboratrice attiva e non solo come moglie devota. Tuttavia molti storici contestarono la solidità delle fonti di Trbuhovic-Gjuric, accusandola di revisionismo nazionalista serbo volto a rivendicare una gloria scientifica per la patria. La controversia esplose nel 1986 quando alcune lettere tra Einstein e Marić conservate in una banca di Berkeley furono messe all'asta e rivelarono l'uso frequente del pronome noi riferito agli studi fisici.

Uno degli elementi più discussi è la testimonianza del fisico sovietico Abraham Joffe che nel 1955 affermò di aver visto nel 1905 i manoscritti originali dei tre articoli fondamentali di Einstein sull'effetto fotoelettrico, sul moto browniano e sulla relatività ristretta quando questi furono inviati per la pubblicazione agli Annalen der Physik. Secondo Joffe, i manoscritti erano firmati Einstein-Marity, dove Marity è la versione ungherese del cognome Marić usata quando Mileva viveva nella parte ungherese dell'Impero austro-ungarico. Questa testimonianza suggerirebbe una vera coautorialità formale. Tuttavia i manoscritti originali sono andati perduti e la memoria di Joffe cinquant'anni dopo gli eventi è stata messa in dubbio da molti storici che non trovano conferme indipendenti della sua affermazione.

La competenza matematica superiore di Mileva
Un elemento indiscusso è che Mileva possedeva competenze matematiche superiori a quelle di Einstein. Durante gli anni universitari Einstein prendeva spesso in prestito gli appunti di Mileva per le lezioni di matematica, e lei glieli restituiva corretti e integrati con dimostrazioni che Einstein non aveva compreso. Heinrich Friedrich Weber, professore di fisica al Politecnico, riconosceva pubblicamente che Mileva era la migliore studentessa di matematica della sua classe. Questo è rilevante perché la formulazione matematica della relatività ristretta richiede padronanza delle trasformazioni di Lorentz, delle equazioni differenziali parziali e del calcolo tensoriale, discipline in cui Mileva eccelleva. Inoltre Mileva aveva trascorso un semestre all'Università di Heidelberg nel 1897 dove ebbe come insegnante Philipp Lenard, pioniere nello studio dell'effetto fotoelettrico per cui ricevette il Nobel nel 1905, prima di Einstein.

Questa formazione specifica sull'effetto fotoelettrico ricevuta solo da Mileva e non da Einstein è alla base del primo articolo dell'annus mirabilis per il quale Einstein avrebbe poi ricevuto il Premio Nobel per la Fisica nel 1921. L'Accademia Svedese premiò Einstein specificamente per l'interpretazione dell'effetto fotoelettrico e non per la teoria della relatività, che consideravano ancora controversa. È quindi possibile che le conoscenze sperimentali e teoriche che Mileva aveva acquisito da Lenard abbiano contribuito sostanzialmente all'articolo del 1905. Tuttavia, ancora una volta, non esistono prove documentali dirette che lo dimostrino in modo inconfutabile. Rimaniamo nel regno delle ipotesi plausibili ma non verificabili.

La vita coniugale e la separazione
Dopo il 1905 la carriera di Albert Einstein decollò rapidamente. Nel 1909 ottenne la prima cattedra universitaria a Zurigo, poi si trasferì a Praga nel 1911 e di nuovo a Zurigo nel 1912 al Politecnico dove aveva studiato. Nel 1914 accettò una posizione prestigiosa all'Accademia Prussiana delle Scienze a Berlino, capitale intellettuale della Germania guglielmina. Ma il matrimonio con Mileva si stava sgretolando. La vita familiare era stata segnata da difficoltà crescenti: nel 1910 era nato il secondo figlio Eduard che negli anni successivi avrebbe manifestato schizofrenia richiedendo cure psichiatriche costose per tutta la vita. Einstein aveva iniziato una relazione extraconiugale con sua cugina Elsa Löwenthal che sarebbe diventata la sua seconda moglie.

Nel 1914 Mileva rifiutò di trasferirsi a Berlino con i figli, città che percepiva come ostile e militarista, e tornò a Zurigo dove aveva trascorso gli anni più felici della sua vita. Einstein le inviò una lettera con condizioni umilianti per continuare il matrimonio: doveva tenere in ordine i suoi vestiti, servirgli tre pasti al giorno portati nella sua stanza, non aspettarsi affetto o intimità, lasciare immediatamente la stanza quando lui lo richiedeva, non protestare in alcun modo. Mileva rifiutò queste condizioni degradanti e nel 1919 il divorzio fu finalizzato dopo cinque anni di separazione. Einstein sposò Elsa pochi mesi dopo. Nel contratto di divorzio Einstein promise a Mileva che le avrebbe dato l'intero importo del Premio Nobel se lo avesse vinto, clausola insolita che ha alimentato speculazioni sul riconoscimento implicito del contributo di Mileva al suo lavoro.

Il Premio Nobel e gli anni solitari
Nel 1921 Albert Einstein ricevette il Premio Nobel per la Fisica per i servizi resi alla fisica teorica e specialmente per la scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico. Mantenne la promessa fatta nel contratto di divorzio e trasferì l'intero importo di 32000 corone svedesi a Mileva, somma equivalente a circa 180000 dollari attuali. Mileva utilizzò il denaro per acquistare un condominio a Zurigo da cui ricavava affitti che, insieme al contributo mensile che Einstein le versava per il mantenimento dei figli, costituivano i suoi unici mezzi di sussistenza. Non lavorò mai professionalmente come fisica o insegnante, nonostante le sue competenze, probabilmente per l'impossibilità di conciliare le cure del figlio malato con un impiego regolare e per il pregiudizio contro le donne sposate nel mercato del lavoro accademico.

Gli anni Venti e Trenta furono difficili per Mileva. Eduard, il figlio minore, manifestò sintomi psicotici sempre più gravi e fu ricoverato nel 1930 nella clinica psichiatrica Burghölzli di Zurigo, dove sarebbe rimasto per il resto della vita con brevi periodi a casa quando le condizioni miglioravano temporaneamente. Le cure psichiatriche costavano cifre enormi che divoravano i risparmi di Mileva. Hans Albert, il figlio maggiore, si laureò in ingegneria civile al Politecnico nel 1926 e mantenne un rapporto complesso con entrambi i genitori, emigrando negli Stati Uniti nel 1938 per sfuggire alle tensioni europee preguerra. Mileva viveva sola nel suo appartamento zurighese, occupandosi ossessivamente di Eduard, lontana dalla comunità scientifica che l'aveva dimenticata.

La Seconda Guerra Mondiale e la minaccia nazista
Durante gli anni Trenta la situazione politica europea si deteriorò rapidamente con l'ascesa del nazismo in Germania e la minaccia di espansione verso i paesi vicini. La Svizzera si armò e si preparò a una possibile invasione tedesca. Mileva, pur essendo serbo-ortodossa e quindi non ebrea, temeva per la sicurezza di Eduard che era ebreo per parte di padre. Se la Svizzera fosse diventata uno stato satellite della Germania nazista, Eduard avrebbe corso il rischio di persecuzione razziale. Mileva si fece spedire dalla Serbia i certificati di battesimo cristiano dei figli per poter dimostrare alle eventuali autorità collaborazioniste che Eduard non era ebreo secondo le leggi razziali naziste. Questa precauzione rivela il terrore che permeava la vita quotidiana degli europei durante quegli anni bui.

Nel 1933 Albert Einstein, che si trovava negli Stati Uniti per una serie di conferenze, decise di non tornare mai più in Germania nazista e accettò una posizione permanente all'Institute for Advanced Study di Princeton. I suoi beni in Germania furono confiscati dal regime nazista. Questo mise in pericolo il condominio di Mileva a Zurigo che era stato acquistato con i soldi del Nobel, poiché tecnicamente parte della proprietà apparteneva ancora formalmente a Einstein. Grazie all'intervento dell'ex marito che firmò i documenti necessari dalla lontana Princeton, il condominio
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