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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
Articoli del 28/02/2026
Di Alex (pubblicato @ 12:00:00 in Salute e benessere, letto 35 volte)
Interfacce cervello-computer e chip neuronali per la riabilitazione neurologica
Le Brain-Computer Interfaces (BCI) stanno rivoluzionando la riabilitazione neurologica. Decodificando l'attività cerebrale, traducono le intenzioni di movimento in comandi digitali, aggirando le vie nervose danneggiate e riportando speranza concreta a milioni di pazienti con paralisi.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Come funzionano le Brain-Computer Interfaces
Le Brain-Computer Interfaces (BCI) sono sistemi che decodificano l'attività elettrofisiologica del cervello — le cosiddette "intenzioni" di movimento generate nelle aree motorie intatte — e le traducono in comandi digitali indirizzati a dispositivi esterni. In questo modo aggirano di fatto le vie discendenti cortico-spinali danneggiate, che nei pazienti con ictus o paralisi cerebrale non riescono più a trasmettere correttamente i segnali ai muscoli.
Il meccanismo chiave di queste tecnologie è la chiusura del loop sensomotorio: il paziente pensa al movimento, il dispositivo lo esegue e il cervello riceve un feedback — visivo, propriocettivo o tattile — che rinforza straordinariamente la plasticità hebbiana, ovvero la capacità del cervello di riorganizzarsi e formare nuove connessioni sinaptiche.
BCI non invasive: EEG, FES ed esoscheletri robotici
Le BCI non invasive utilizzano l'elettroencefalografia (EEG) tramite cuffie indossabili, rilevando variazioni nei ritmi sensomotori, in particolare fenomeni di Desincronizzazione Evento-Correlata (ERD) nella banda mu e beta che precedono l'intenzione di movimento dell'arto paretico. Nei pazienti con emiparesi cronica, questi sistemi si associano a due principali tipologie di effettori.
Il primo tipo è la Stimolazione Elettrica Funzionale (FES): il sistema BCI traduce il segnale EEG in impulsi elettrici erogati sui muscoli dell'avambraccio, provocando contrazioni muscolari reali come l'apertura della mano. Cicli intensivi di 15-20 sessioni aumentano sensibilmente la destrezza e la forza prensile. Il secondo tipo sono gli esoscheletri robotici, come l'IpsiHand di Neurolutions, approvato dalla FDA, che sfrutta il controllo ipsilaterale: registra il segnale dall'emisfero sano e lo usa per muovere l'ortesi robotica sulla mano paretica.
L'era dei chip neuronali invasivi: Neuralink, Synchron e oltre
Il periodo 2024-2026 ha segnato l'approvazione per gli studi clinici sull'uomo dei sistemi BCI invasivi e semi-invasivi. A differenza dell'EEG, che cattura segnali filtrati dallo scalpo, queste tecnologie registrano l'attività di singoli neuroni con risoluzione ineguagliabile, permettendo la decodifica di movimenti ultrafini.
Neuralink, con il chip N1 impiantato a partire da gennaio 2024 tramite un robot chirurgico che inserisce 64 fili con 1024 elettrodi nella corteccia motoria, ha dimostrato all'inizio del 2025 la capacità di decodificare i movimenti indipendenti delle singole dita su 4 gradi di libertà, aprendo la strada al controllo di protesi bioniche avanzate. Synchron ha sviluppato invece lo Stentrode, inserito per via endovascolare senza craniotomia, che negli studi COMMAND e SWITCH del 2024-2025 ha confermato sicurezza a lungo termine e autonomia nelle attività quotidiane digitali.
La Columbia University ha annunciato a fine 2025 il chip BISC, di soli 3 mm³ con 65.536 elettrodi ad alta densità, capace non solo di leggere ma anche di reintrodurre nel cervello il feedback tattile. La Tsinghua University ha invece presentato il sistema NEO, epidurale e minimamente invasivo, che ha permesso a pazienti tetraplegici di controllare esoscheletri pneumatici con un tasso di successo del 100% nel trasferimento degli oggetti.
Il futuro della neuroriabilitazione
La convergenza tra intelligenza artificiale, microelettronica e neuroscienze sta comprimendo in pochi anni decenni di progressi teorici. I sistemi BCI non sono più strumenti sperimentali riservati a laboratori d'élite: stanno diventando dispositivi clinici e, in prospettiva, consumer, destinati a cambiare radicalmente la qualità della vita di milioni di persone con lesioni neurologiche.
La sfida dei prossimi anni non sarà solo tecnologica, ma anche etica e regolatoria: garantire accesso equo a queste tecnologie, definire standard di sicurezza per i dispositivi impiantabili e affrontare le implicazioni profonde di un'interfaccia diretta tra mente umana e macchina. Il percorso è appena iniziato, ma la direzione è inequivocabile.
Di Alex (pubblicato @ 11:00:00 in Nuove Tecnologie, letto 60 volte)
Il Pont du Gard, acquedotto romano a tre ordini di arcate nel sud della Francia
Dai sistemi Aflaj dell'Oman agli acquedotti romani, dall'era dei canali alle ferrovie alpine: l'ingegneria idraulica e delle infrastrutture ha plasmato civiltà intere, lasciando opere monumentali ancora funzionanti e riconosciute patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Antichi sistemi idraulici: dall'Oman alla Cina, la sfida dell'acqua nel deserto e nelle pianure
I sistemi di irrigazione Aflaj in Oman sfruttano la gravità per incanalare l'acqua da sorgenti sotterranee verso campi agricoli e insediamenti, una tecnologia tradizionale che garantisce la sopravvivenza in climi desertici da oltre tremila anni. Il principio ingegneristico è di straordinaria semplicità ed efficacia: gallerie scavate in pendenza trasportano l'acqua per chilometri senza alcuna pompa, sfruttando unicamente la morfologia del terreno. Cinque sistemi Aflaj sono iscritti nel Patrimonio Mondiale UNESCO.
In Cina, il sistema di irrigazione di Dujiangyan, costruito nel III secolo avanti Cristo dal governatore Li Bing nella provincia del Sichuan, continua ancora oggi a regolare il flusso del fiume Min, prevenendo le inondazioni e irrigando la Pianura di Chengdu. Il segreto del suo genio è l'assenza di dighe: attraverso una comprensione intuitiva ma tecnicamente precisa della dinamica dei fluidi, il progetto divide il fiume in canale irriguo e canale di deflusso, separandone i sedimenti tramite una struttura a forma di pesce.
Shushtar: il capolavoro sasanide della gestione integrata delle acque
Il sistema idraulico storico di Shushtar, in Iran, è un capolavoro di epoca sasanide — III-VII secolo dopo Cristo — che comprende ponti, dighe, canali, tunnel e mulini ad acqua in un sistema integrato di rara complessità. La sua capacità di deviare interi fiumi per scopi industriali e agricoli rappresenta uno dei primi esempi documentati di gestione integrata delle risorse idriche su scala regionale, paragonabile per ambizione alle grandi opere idrauliche moderne.
L'UNESCO, iscrivendo Shushtar nel 2009, lo ha definito un "capolavoro del genio creativo umano". I mulini ad acqua azionati dalla corrente deviata producevano energia meccanica che alimentava lavorazioni industriali su scala significativa, anticipando di molti secoli il concetto di forza motrice idraulica applicata all'industria.
L'era dei canali e dei ponti industriali: dal Canal du Midi al Pontcysyllte
Il Canal du Midi in Francia, completato nel XVII secolo da Pierre-Paul Riquet, collegò il Mediterraneo all'Atlantico superando il massiccio centrale e il bassopiano della Garonna attraverso l'uso di chiuse, acquedotti e gallerie — 328 strutture idrauliche in 240 chilometri di percorso. Fu la più grande opera di ingegneria civile del suo tempo in Europa, e rimase il canale navigabile più lungo del continente per oltre un secolo.
Nel XIX secolo, il Pontcysyllte Aqueduct in Galles — opera di Thomas Telford — rappresentò un salto concettuale fondamentale: l'utilizzo della ghisa per costruire un canale pensile di 307 metri di lunghezza a 38 metri d'altezza sopra il fiume Dee, dimostrando come i nuovi materiali della Rivoluzione Industriale potessero superare i limiti fisici della muratura tradizionale.
Le ferrovie di montagna: sfide ingegneristiche tra le vette europee
La Ferrovia del Semmering in Austria, completata nel 1854, fu la prima ferrovia transalpina ad alta quota al mondo, superando un dislivello di quasi 460 metri attraverso viadotti in mattoni, gallerie e curve di raggio stretto. Richiese lo sviluppo di locomotive appositamente progettate per le forti pendenze e rimase per decenni il riferimento tecnico mondiale per le ferrovie di montagna.
La Ferrovia Retica, tra Svizzera e Italia, prosegue questa tradizione con i suoi celebri loop elicoidali — come quello di Brusio — e tunnel che permettono ai treni di guadagnare quota girandosi su se stessi all'interno della montagna. Entrambe le ferrovie sono iscritte nell'elenco UNESCO come capolavori dell'ingegneria ferroviaria che si integrano armoniosamente con il paesaggio alpino.
Dalle gallerie sotterranee degli Aflaj ai processori di controllo delle moderne dighe, il filo rosso dell'ingegneria idraulica e delle infrastrutture percorre la storia dell'umanità. Ogni opera racconta di uomini che hanno osato modificare la geografia del pianeta per sopravvivere, prosperare e connettere: una storia che non è ancora finita.
Di Alex (pubblicato @ 10:00:00 in Scienza & Spazio, letto 50 volte)
Rappresentazione artistica di una nube di detriti spaziali in orbita terrestre bassa
Ogni lancio spaziale lascia in orbita detriti che viaggiano a 28.000 km/h. La Sindrome di Kessler descrive lo scenario in cui una sola collisione innesca una reazione a catena incontrollabile. Oggi oltre 27.000 frammenti tracciati minacciano satelliti, stazioni spaziali e l’intera economia orbitale.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il problema dei detriti spaziali: dimensioni e velocità di un rischio invisibile
Lo spazio intorno alla Terra è disseminato di oggetti artificiali che nessuno controlla più. Secondo i dati aggiornati dell'ESA e della NASA, in orbita terrestre bassa (LEO) e media si trovano oltre 27.000 detriti tracciati di dimensioni superiori a 10 centimetri, ma la stima dei frammenti tra 1 e 10 centimetri supera il milione di unità, e quelli sotto il centimetro ammontano a centinaia di milioni. Tutti si muovono a velocità comprese tra i 7 e i 29 km/s — abbastanza da perforare qualunque struttura metallica con l'energia cinetica di un proiettile di artiglieria.
Le origini di questo inquinamento orbitale sono molteplici: stadi di razzi abbandonati, satelliti non più operativi, frammenti di esplosioni accidentali e, soprattutto, i detriti generati da test antisatellite condotti da Russia, Cina, India e Stati Uniti nel corso dei decenni. Il test cinese ASAT del 2007, che distrusse il satellite meteorologico Fengyun-1C, produsse da solo oltre 3.500 detriti tracciabili e circa 150.000 frammenti più piccoli, ancora in orbita.
La sindrome di Kessler: quando i detriti si moltiplicano da soli
Nel 1978, il fisico della NASA Donald Kessler pubblicò un articolo che descriveva uno scenario allora teorico ma oggi sempre più concreto: raggiunta una certa densità di oggetti in orbita, le collisioni tra detriti iniziano a produrre nuovi detriti, che generano ulteriori collisioni in una spirale autocatalitica impossibile da fermare senza un intervento attivo. Questo meccanismo è la Sindrome di Kessler, e i modelli attuali indicano che alcune fasce dell'orbita terrestre bassa potrebbero già aver superato la soglia critica di innesco.
Le conseguenze sarebbero devastanti: alcune orbite diventerebbero inutilizzabili per decenni o secoli, compromettendo le comunicazioni globali via satellite, i sistemi di posizionamento GPS, la meteorologia spaziale e le future missioni di esplorazione umana. L'intera economia digitale mondiale — che dipende da una costellazione di oltre 8.000 satelliti operativi — risulterebbe direttamente a rischio in uno scenario Kessler conclamato.
Le tecnologie di rimozione attiva: laser, reti, arpioni e vele solari
La comunità scientifica e le agenzie spaziali stanno sviluppando un arsenale di tecnologie per la rimozione attiva dei detriti (Active Debris Removal, ADR). Il ventaglio delle soluzioni proposte riflette la difficoltà del problema: ogni detrito è diverso per dimensione, orbita, rotazione e materiale, rendendo impossibile un approccio unico universale.
I laser orbitali, detti "laser broom", possono essere puntati su piccoli detriti per ablare il loro strato superficiale e creare una spinta che ne abbassa l'orbita fino al rientro atmosferico. Le reti e gli arpioni — testati dalla missione europea RemoveDEBRIS nel 2018-2019 — permettono di catturare fisicamente oggetti di grandi dimensioni e trascinarli verso un'orbita di decadimento. Le vele solari e i dispositivi di deorbita elettrodinamica, invece, sfruttano la pressione della radiazione solare o l'interazione con il campo magnetico terrestre per accelerare il decadimento naturale degli oggetti.
La missione ELSA-d di Astroscale, testata nel 2021 e 2022, ha dimostrato la fattibilità tecnica dell'aggancio magnetico a satelliti equipaggiati con piastre dedicate. Il passo successivo, rappresentato dalla missione ELSA-M in sviluppo, punta alla rimozione commerciale multipla di detriti in un singolo viaggio orbitale, abbattendo i costi operativi.
Gestione del traffico spaziale: verso un sistema di controllo internazionale
La sfida tecnica della rimozione è inseparabile da quella diplomatica e normativa. Oggi non esiste un equivalente orbitale dell'ICAO — l'organizzazione internazionale che gestisce il traffico aereo globale — capace di imporre standard vincolanti per il comportamento degli operatori spaziali. Le linee guida volontarie dell'ONU e del Committee on the Peaceful Uses of Outer Space (COPUOS) raccomandano il deorbita entro 25 anni dalla fine della vita operativa, ma la compliance è parziale e non sanzionabile.
L'esplosione delle mega-costellazioni di satelliti in orbita bassa — con Starlink di SpaceX che ha già superato i 6.000 satelliti e punta a 42.000, e concorrenti come Amazon Kuiper e OneWeb che aggiungono migliaia di ulteriori oggetti — rende urgente la creazione di un sistema di gestione del traffico spaziale (Space Traffic Management, STM) basato su regole condivise, dati aperti sulle traiettorie e meccanismi di responsabilità legale per le collisioni.
Il cielo sopra le nostre teste è diventato una risorsa comune che rischiamo di distruggere prima ancora di averne compreso appieno il valore. La sfida dei detriti spaziali non è solo ingegneristica: è la prima vera prova di governance globale dello spazio, un banco di prova per capire se l'umanità è in grado di tutelare i beni comuni extraterrestri con la stessa urgenza con cui dovrebbe tutelare quelli terrestri.
Di Alex (pubblicato @ 09:00:00 in Patrimonio mondiale UNESCO, letto 55 volte)
Il tempio di Borobudur in Indonesia con le sue stupe e la foresta circostante
Costruito nel IX secolo con oltre 2 milioni di blocchi di andesite vulcanica, Borobudur è il più grande monumento buddista del mondo. Eretto incamiciando una collina naturale, integra un sofisticato sistema di drenaggio e splendidi bassorilievi testimoni della cultura marittima del Sud-Est asiatico.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Storia e costruzione: come nasce un mandala tridimensionale
Borobudur fu costruito sull'isola di Giava, nell'odierna Indonesia, tra l'800 e l'850 dopo Cristo circa, durante il regno della dinastia Sailendra. La sua struttura segue la cosmologia buddista: è un mandala tridimensionale — una rappresentazione spaziale dell'universo secondo la dottrina Mahayana — articolato su nove livelli sovrapposti che simboleggiano il percorso spirituale dal mondo materiale verso l'illuminazione.
La tecnica costruttiva è tanto audace quanto originale: anziché edificare su terreno pianeggiante, i costruttori decisero di incamiciare una collina naturale esistente, utilizzandola come nucleo portante dell'intera struttura. Circa 2 milioni di blocchi di andesite vulcanica — estratti da fiumi vulcanici vicini — furono tagliati, trasportati e assemblati senza malta, facendo affidamento unicamente sulla precisione del taglio e sul peso reciproco dei blocchi per garantire la stabilità del complesso.
L'ingegneria del drenaggio: una soluzione tecnica straordinaria contro le piogge tropicali
Uno dei problemi più gravi che i costruttori dovettero affrontare fu la gestione delle precipitazioni tropicali, che a Giava possono essere torrenziali. L'acqua piovana, se non correttamente canalizzata, avrebbe saturato il nucleo di terra della collina interna, compromettendone la stabilità strutturale nel lungo periodo.
La soluzione adottata è un sistema di drenaggio sofisticato integrato nella struttura stessa del monumento: gargoyles — doccioni scolpiti, spesso in forma di demoni o teste di animali — furono posizionati ai quattro angoli di ogni livello per convogliare l'acqua lontano dalle pareti. Questi elementi, oltre alla funzione tecnica, si integrano armonicamente con il programma decorativo del monumento, dimostrando come ingegneria e arte fossero concepite come un'unica disciplina.
I bassorilievi: un'enciclopedia della civiltà buddhista e marittima
Le pareti di Borobudur ospitano 2.672 pannelli di bassorilievo — la più grande e completa raccolta di sculture narrative buddhiste al mondo — che coprono una superficie totale di circa 2.500 metri quadrati. Il programma iconografico illustra le Jataka (le vite precedenti del Buddha), scene della vita quotidiana del IX secolo e rappresentazioni del cosmo secondo la tradizione Mahayana.
Tra le immagini più significative compaiono navi con bilanciere a doppio palo, le tipiche imbarcazioni della tradizione marittima del Sud-Est asiatico. La loro presenza nei bassorilievi non è decorativa: testimonia la ricchezza commerciale e la capacità navigatoria del regno Sailendra, che attraverso il commercio marittimo con India, Cina e Medio Oriente accumulò le risorse necessarie per finanziare un'opera di tale scala e ambizione.
Borobudur oggi: patrimonio UNESCO e rinascita spirituale
Abbandonato probabilmente tra il X e l'XI secolo dopo Cristo — forse a causa dell'eruzione del vulcano Merapi o del declino del buddhismo a favore dell'Islam a Giava — Borobudur rimase sepolto sotto strati di cenere vulcanica e vegetazione fino alla riscoperta coloniale olandese nel 1814. Un restauro massiccio condotto dall'UNESCO tra il 1975 e il 1982 ha riportato il monumento alla sua magnificenza originale.
Ogni anno Borobudur accoglie migliaia di fedeli buddhisti che percorrono in senso orario i suoi corridoi durante la festa di Vesak, ripercorrendo il cammino spirituale scolpito nella pietra dai costruttori di dodici secoli fa. In un mondo sempre più frenetico, questo mandala di andesite continua a offrire ciò per cui fu concepito: un invito silenzioso alla contemplazione e alla ricerca dell'essenziale.
Di Alex (pubblicato @ 08:00:00 in Nuove Tecnologie, letto 70 volte)
Rappresentazione artistica del Lunar Gateway in orbita cislunare con la Terra sullo sfondo
Il 2028 segnerà un anno cruciale per l'umanità: il modulo I-HAB raggiungerà il Lunar Gateway con la missione Artemis IV, i processori quantistici supereranno i 15.000 gate e la cybersecurity si trasformerà grazie a sistemi multiagente autonomi. Un anno che ridisegnerà il futuro.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO
Il Lunar Gateway e la missione Artemis IV: un'infrastruttura permanente in orbita lunare
Il 2028 rappresenterà una pietra miliare storica per il programma Artemis della NASA. La missione Artemis IV sfrutterà il debutto del potenziato lanciatore SLS Block 1B con l'Exploration Upper Stage per consegnare in orbita cislunare il modulo abitativo internazionale I-HAB (International Habitat), sviluppato dall'Agenzia Spaziale Europea e dall'Agenzia Spaziale Giapponese.
Il Lunar Gateway non è semplicemente una stazione spaziale: è il primo nodo logistico permanente dell'umanità al di là dell'orbita terrestre bassa, concepito per funzionare come hub di trasferimento tra la capsula Orion e il sistema di atterraggio umano (HLS) sviluppato da SpaceX. Dall'orbita cislunare, gli astronauti potranno compiere discese ripetute verso il Polo Sud lunare senza dover riportare ogni volta l'intero equipaggio sulla Terra, aprendo la strada a una presenza umana continuativa sulla Luna.
Processori quantistici modulari: oltre i 15.000 gate e la nuova architettura a reticolo quadrato
Seguendo la roadmap ufficiale di IBM, il 2028 vedrà la maturazione della piattaforma Nighthawk e lo sviluppo del processore Flamingo, concepiti per eseguire circuiti con 15.000 gate quantistici. Questo salto di densità computazionale è reso possibile dall'abbandono del reticolo esagonale pesante (heavy-hex) a favore di una nuova architettura a reticolo quadrato, che migliora drasticamente la connettività di routing tra i qubit fisici.
La vera rivoluzione, però, sarà nell'implementazione dei codici quantistici di controllo di parità a bassa densità (qLDPC), che permetteranno di abbattere l'overhead necessario per la correzione degli errori del 90%. Un risultato fondamentale: l'informatica quantistica non sarà più confinata alla sperimentazione rumorosa, ma inizierà a produrre qubit logici stabili utilizzabili in applicazioni pratiche che spaziano dalla crittografia alla modellazione molecolare.
Cybersecurity preventiva e sistemi multiagente: dalla difesa reattiva alla protezione algoritmica autonoma
Il 2028 segnerà la fine dell'era della sicurezza informatica reattiva. Il nuovo paradigma sarà la Cybersecurity Preventiva: architetture basate su Sistemi Multiagente consentiranno ad algoritmi modulari di collaborare in tempo reale per mappare le topologie di rete e bloccare proattivamente le minacce prima che l'intrusione avvenga.
Per contrastare le sofisticate compromissioni generate dall'intelligenza artificiale generativa, verranno universalmente adottati standard di "Provenienza Digitale" e piattaforme di Confidential Computing, capaci di garantire che il codice sorgente, i dataset e le comunicazioni aziendali rimangano crittografati e verificabili anche durante le fasi di elaborazione attiva.
Biologia programmabile e base-editing: il DNA come codice software
Il settore biotecnologico inizierà nel 2028 a trattare le sequenze genetiche con la stessa flessibilità ingegneristica del software. Il base-editing — una raffinata iterazione del sistema CRISPR che consente di modificare singole "lettere" del DNA senza causare rotture del doppio filamento — si affermerà come terapia standard per difetti genetici congeniti. Grazie ai successi clinici del 2025 nel trattamento di neonati con rare patologie metaboliche, le approvazioni regolatorie si allargheranno rapidamente.
Il 2028 non sarà semplicemente un anno di progressi scientifici: sarà l'anno in cui diverse rivoluzioni tecnologiche — spaziale, computazionale, informatica e biologica — convergeranno simultaneamente, ridisegnando in modo strutturale le fondamenta della civiltà umana. Prepararsi a questo futuro significa comprenderlo oggi.
Fotografie del 28/02/2026
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