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Borobudur: il mandala tridimensionale dell'Indonesia costruito con 2 milioni di blocchi di andesite
Di Alex (del 28/02/2026 @ 09:00:00, in Patrimonio mondiale UNESCO, letto 51 volte)
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Il tempio di Borobudur in Indonesia con le sue stupe e la foresta circostante
Il tempio di Borobudur in Indonesia con le sue stupe e la foresta circostante

Costruito nel IX secolo con oltre 2 milioni di blocchi di andesite vulcanica, Borobudur è il più grande monumento buddista del mondo. Eretto incamiciando una collina naturale, integra un sofisticato sistema di drenaggio e splendidi bassorilievi testimoni della cultura marittima del Sud-Est asiatico.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

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Storia e costruzione: come nasce un mandala tridimensionale
Borobudur fu costruito sull'isola di Giava, nell'odierna Indonesia, tra l'800 e l'850 dopo Cristo circa, durante il regno della dinastia Sailendra. La sua struttura segue la cosmologia buddista: è un mandala tridimensionale — una rappresentazione spaziale dell'universo secondo la dottrina Mahayana — articolato su nove livelli sovrapposti che simboleggiano il percorso spirituale dal mondo materiale verso l'illuminazione.

La tecnica costruttiva è tanto audace quanto originale: anziché edificare su terreno pianeggiante, i costruttori decisero di incamiciare una collina naturale esistente, utilizzandola come nucleo portante dell'intera struttura. Circa 2 milioni di blocchi di andesite vulcanica — estratti da fiumi vulcanici vicini — furono tagliati, trasportati e assemblati senza malta, facendo affidamento unicamente sulla precisione del taglio e sul peso reciproco dei blocchi per garantire la stabilità del complesso.

L'ingegneria del drenaggio: una soluzione tecnica straordinaria contro le piogge tropicali
Uno dei problemi più gravi che i costruttori dovettero affrontare fu la gestione delle precipitazioni tropicali, che a Giava possono essere torrenziali. L'acqua piovana, se non correttamente canalizzata, avrebbe saturato il nucleo di terra della collina interna, compromettendone la stabilità strutturale nel lungo periodo.

La soluzione adottata è un sistema di drenaggio sofisticato integrato nella struttura stessa del monumento: gargoyles — doccioni scolpiti, spesso in forma di demoni o teste di animali — furono posizionati ai quattro angoli di ogni livello per convogliare l'acqua lontano dalle pareti. Questi elementi, oltre alla funzione tecnica, si integrano armonicamente con il programma decorativo del monumento, dimostrando come ingegneria e arte fossero concepite come un'unica disciplina.

I bassorilievi: un'enciclopedia della civiltà buddhista e marittima
Le pareti di Borobudur ospitano 2.672 pannelli di bassorilievo — la più grande e completa raccolta di sculture narrative buddhiste al mondo — che coprono una superficie totale di circa 2.500 metri quadrati. Il programma iconografico illustra le Jataka (le vite precedenti del Buddha), scene della vita quotidiana del IX secolo e rappresentazioni del cosmo secondo la tradizione Mahayana.

Tra le immagini più significative compaiono navi con bilanciere a doppio palo, le tipiche imbarcazioni della tradizione marittima del Sud-Est asiatico. La loro presenza nei bassorilievi non è decorativa: testimonia la ricchezza commerciale e la capacità navigatoria del regno Sailendra, che attraverso il commercio marittimo con India, Cina e Medio Oriente accumulò le risorse necessarie per finanziare un'opera di tale scala e ambizione.

Borobudur oggi: patrimonio UNESCO e rinascita spirituale
Abbandonato probabilmente tra il X e l'XI secolo dopo Cristo — forse a causa dell'eruzione del vulcano Merapi o del declino del buddhismo a favore dell'Islam a Giava — Borobudur rimase sepolto sotto strati di cenere vulcanica e vegetazione fino alla riscoperta coloniale olandese nel 1814. Un restauro massiccio condotto dall'UNESCO tra il 1975 e il 1982 ha riportato il monumento alla sua magnificenza originale.

Ogni anno Borobudur accoglie migliaia di fedeli buddhisti che percorrono in senso orario i suoi corridoi durante la festa di Vesak, ripercorrendo il cammino spirituale scolpito nella pietra dai costruttori di dodici secoli fa. In un mondo sempre più frenetico, questo mandala di andesite continua a offrire ciò per cui fu concepito: un invito silenzioso alla contemplazione e alla ricerca dell'essenziale.