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macOS 26.4 beta 1: l'ennesimo fiasco di Cupertino su Siri e Gemini
Di Alex (del 16/02/2026 @ 13:00:00, in Mondo Apple, letto 83 volte)
macOS 26.4 beta 1: Apple ancora in ritardo su Siri con Gemini
macOS 26.4 beta 1: Apple ancora in ritardo su Siri con Gemini

Apple si prepara al rilascio di macOS 26.4 beta 1, atteso per la settimana del 23 febbraio 2026. Ma l'entusiasmo è offuscato dall'ennesimo capitolo del fallimento sull'AI: la nuova Siri potenziata da Google Gemini continua a slittare. Ritardi, test falliti e promesse non mantenute: Cupertino è ancora in affanno.LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

🎧 Ascolta questo articolo

macOS 26.4 beta 1: cosa aspettarsi dal prossimo aggiornamento
Apple sta lavorando attivamente alla versione 26.4 di macOS Tahoe, il cui primo ciclo di beta per sviluppatori è atteso nella settimana del 23 febbraio 2026. Questo aggiornamento arriva a poche settimane dal rilascio di macOS 26.3, avvenuto l'11 febbraio 2026, che ha portato con sé ottimizzazioni per i nuovi chip M5 Pro e M5 Max e una serie di correzioni legate alle normative europee in materia di concorrenza digitale.

Secondo le indiscrezioni raccolte da Bloomberg e riprese da MacRumors, macOS 26.4 includerà "alcune componenti" del tanto atteso rinnovamento di Siri basato sull'intelligenza artificiale. Il condizionale è d'obbligo: anche questa volta Apple non garantisce una consegna completa. Le funzioni più avanzate — quelle che avrebbero dovuto trasformare Siri in un assistente contestuale degno dei competitor — potrebbero slittare ancora verso macOS 26.5 o addirittura verso macOS 27, atteso nell'autunno 2026.

L'accordo con Google: un'ammissione pubblica di debolezza
Il 12 gennaio 2026, Apple e Google hanno reso pubblica una partnership pluriennale che ha lasciato senza parole l'industria tecnologica. In un comunicato congiunto, le due aziende hanno annunciato che la prossima generazione dei modelli fondazionali di Apple — i cosiddetti Apple Foundation Models — sarà costruita sulle tecnologie di Gemini e sull'infrastruttura cloud di Google. La Siri del futuro, in pratica, batterà con un cuore targato Mountain View.

Apple ha giustificato la scelta con una dichiarazione che suona come un'umiliante ammissione: "Dopo un'attenta valutazione, abbiamo stabilito che la tecnologia AI di Google fornisce la base più capace per i nostri modelli fondazionali." Cupertino paga a Google circa un miliardo di dollari l'anno per accedere a un modello da 1,2 trilioni di parametri, una dimensione che "eclissa" letteralmente i modelli attuali di Apple, come ha scritto Bloomberg. Il modello cloud attuale di Apple Intelligence si ferma a 150 miliardi di parametri: un divario enorme.

La partnership non è esclusiva: Apple continua a collaborare con OpenAI per l'integrazione di ChatGPT nelle query complesse. La struttura dell'accordo rivela però una verità scomoda: dopo anni di proclami sull'AI "privata e on-device", Cupertino ha dovuto alzare bandiera bianca e appoggiarsi alla concorrenza per non restare definitivamente fuori dalla corsa.

I problemi tecnici che paralizzano l'integrazione Gemini-Siri
Nonostante l'accordo con Google sia stato annunciato con grande fanfara, l'integrazione pratica si sta rivelando un cantiere aperto. I team di ingegneria di Apple hanno scoperto che la nuova Siri è lenta nelle risposte e produce risultati inaccurati a livelli considerati inaccettabili per un prodotto consumer. Lo ha riportato Gizmodo, citando fonti interne: le funzioni "sono nuovamente in ritardo perché lente e imprecise."

Le difficoltà tecniche sono molteplici e strutturali. L'integrazione di un modello linguistico di grandi dimensioni come Gemini nell'architettura esistente di Siri, mantenendo al tempo stesso gli standard di privacy che Apple ha sempre sbandierato, crea una pressione computazionale enorme. Una buona parte dell'elaborazione deve avvenire on-device, non nel cloud — e questo impone vincoli severi che limitano le performance del modello.

Le funzioni più critiche che tardano ad arrivare includono: la personalizzazione contestuale profonda, che permetterebbe a Siri di apprendere le abitudini dell'utente; l'integrazione multi-step con le app di terze parti; e la pianificazione automatica di operazioni complesse su tutto il sistema operativo. Sono esattamente le funzionalità che Apple aveva mostrato con entusiasmo alla WWDC 2024 — quasi due anni fa — e che ancora non hanno visto la luce nei prodotti reali.

Una storia di ritardi: la cronologia del fallimento
La saga dei ritardi di Siri è ormai diventata un caso di studio nel settore. Apple aveva annunciato un Siri radicalmente rinnovato con iOS 18 nel 2024, ma i problemi tecnici avevano costretto a una riscrittura completa dell'architettura sottostante. Il lancio era poi slittato al 2025. Quando iOS 26 è uscito a settembre 2025, Siri era ancora sostanzialmente invariata. Apple aveva allora puntato il dito su iOS 26.2 come prima tappa significativa — anche questo obiettivo non è stato rispettato.

La nuova data obiettivo è diventata iOS 26.4, prevista per marzo-aprile 2026. Ora, come riporta WebProNews citando Bloomberg, anche questo traguardo appare a rischio. Business Standard scrive che Apple starebbe pianificando un rollout a fasi: alcune funzioni in iOS 26.5, prevista per maggio 2026, e le capacità più avanzate addirittura rimandate a iOS 27. Come ha titolato Macworld: "Apple non riesce semplicemente a far funzionare Siri come si deve."

Il danno competitivo: Apple indietro nell'era dell'AI
Ogni mese di ritardo ha un costo reale. Google Gemini, integrato nativamente nei dispositivi Pixel e Samsung, è già in grado di eseguire le operazioni multi-step e context-aware che Apple ha solo mostrato nelle sue demo controllate. Amazon ha lanciato Alexa+ sul web. Microsoft ha potenziato Copilot su ogni superficie. OpenAI ha trasformato ChatGPT in un assistente capace di navigare, ragionare e agire.

Nel frattempo, Apple vende ancora iPhone e Mac con un'assistente vocale che fatica con le richieste più elementari. Il danno reputazionale è significativo: per anni Apple ha costruito la sua narrazione attorno alla privacy come vantaggio competitivo dell'AI, salvo poi essere costretta a cedere l'elaborazione a Google — l'azienda che per antonomasia costruisce la propria fortuna sui dati degli utenti. La contraddizione è evidente e non è passata inosservata agli analisti.

macOS 27 e Apple Silicon M6: le prossime scommesse di Cupertino
In questo contesto difficile, Apple scommette sul futuro con macOS 27 e la nuova generazione di chip M6. macOS 27 sarà presentato alla WWDC di giugno 2026 e, secondo le previsioni di Macworld e MacRumors, sarà deliberatamente un aggiornamento conservativo: focus su performance, stabilità e raffinamento del design Liquid Glass introdotto con macOS 26. Non ci sarà spazio per rivoluzioni visive — il ciclo post-Tahoe sarà un anno di riparazione.

C'è però una novità strutturale importante: macOS 27 sarà il primo sistema operativo Apple a escludere completamente i Mac Intel. macOS 26 Tahoe è stato l'ultimo a supportarli, chiudendo definitivamente un'era. Da macOS 27 in poi, solo Apple Silicon — una scelta che permetterà agli ingegneri di ottimizzare l'OS in modo molto più aggressivo per i nuovi chip.

E i chip M6 potrebbero essere una vera svolta. Le indiscrezioni raccolte da MacRumors parlano di un MacBook Pro completamente ridisegnato per la fine del 2026 o inizio 2027, con display OLED touchscreen, Dynamic Island, e i chip M6 Pro e M6 Max. La nuova architettura del chip separerà blocco CPU e blocco GPU, consentendo configurazioni personalizzate mai viste prima. Apple starebbe anche lavorando a un modello cloud da 1 trilione di parametri tutto interno, potenzialmente pronto già nel corso del 2026 — un passo verso la riduzione della dipendenza da Google.

WWDC 2026: un anno di umiltà (forzata)
Mark Gurman ha anticipato che la WWDC 2026 sarà un evento "piuttosto sobrio". Le principali novità saranno la Siri con interfaccia chatbot e le funzioni di personalizzazione contestuale — quelle stesse funzioni promesse due anni prima. Apple si trova nella posizione paradossale di dover celebrare come novità ciò che avrebbe dovuto già consegnare.

Il prodotto più atteso — l'hub per la casa intelligente — è stato bloccato proprio in attesa che Siri raggiunga un livello minimo di competenza. È un circolo vizioso: Siri non è pronta, quindi il prodotto non esce; il prodotto non esce, quindi Apple non dimostra le capacità AI in contesti reali; e la narrativa del ritardo si alimenta da sola.

Il momento della verità per Apple è macOS e iOS 26.4. Non si tratta solo di un aggiornamento software: è il test decisivo per capire se Cupertino è ancora capace di mantenere le promesse tecnologiche che fa ai propri utenti. Con la concorrenza che corre e la pazienza del mercato agli sgoccioli, ogni ulteriore rinvio avrà conseguenze sempre più pesanti sull'immagine e sulla fiducia che milioni di utenti ripongono nella mela. Il dossier Siri è diventato il più grande banco di prova della leadership tecnologica di Apple nell'era dell'intelligenza artificiale.

 
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